Vittoria Bussi
PERSONAGGI
Il Record dell'ora di Vittoria Bussi
Vittoria
Bussi, questa sconosciuta.
Scommetto
che tutti sapete chi sono Bradley Wiggins, Rohan Dennis e Fausto Coppi. E almeno
il 30% di voi sa dal record dell'ora di Moser dell'84. Se siete giovani ne avrete
sentito parlare, se siete un po' meno giovani vi ricorderete di quale eco mediatica
ebbe a suo tempo. Scommetto, però, che neanche il 15% di voi sa qualcosa di Vittoria
Bussi. Eppure, Vittoria, il 13 settembre 2018, ha fatto proprio quello che hanno
fatto anche Coppi, Moser, Wiggins e Dennis: ha conquistato il record dell'ora, ad
Aguascalientes, in Messico, percorrendo 48,007 km in un'ora. Nessun servizio al
telegiornale, ben poche interviste, al massimo qualche breve trafiletto, almeno
fino a quando il Corriere della Sera le ha finalmente dedicato una corposa intervista.
Io
Vittoria la seguo da un paio di anni. Da quando all’UpCycle Cafè ho assistito
alla sua presentazione. Sono stato a parlare con lei e il suo fidanzato per
tanto tempo quella sera. Di ciclismo, di preparazione e di sacrifici.
Ma
perché la sua impresa è passata sotto silenzio? Perché è un'impresa al femminile,
innanzitutto, e sappiamo bene quanto lo sport in rosa fatichi a trovare un minimo
di spazio in questo paese. Perché il ciclismo su pista non se lo fila nessuno, e
di conseguenza nessuno si fila gli anni di sacrifici e di fatica di chi si dedica
a una disciplina tutt'altro che facile, in un paese dove non ci sono neanche i velodromi.
Ok,
direte voi, non sarà conosciuta dal grande pubblico, Vittoria, non sarà finita più
di tanto sui media, ma avrà pure la sua squadra, i suoi sponsor, sarà un'atleta
professionista e ben pagata. Invece no. Primo perché il professionismo, a livello
femminile, non è riconosciuto in Italia, secondo perché, come racconta nell'intervista,
la squadra se l'è fatta lei insieme al fidanzato, e i possibili sponsor guardano
più ai follower su Instagram che ai risultati in pista. Tranne alcuni partner prevalentemente
tecnici le spese sono tutte a suo carico. Migliaia di euro per il passaporto biologico,
altre migliaia per spostarsi ed allenarsi. E qualche sponsor minaccia pure di mollarla,
dato che sui social non ha grandi numeri.
Nel
marketing di oggi vale di più una influencer di qualcuno che sta scrivendo la storia
del ciclismo. Eppure, ci sono tanti altri ragazzi e ragazze come lei, là fuori,
che meriterebbero sostegno, che si fanno il mazzo, che hanno storie incredibili
da raccontare.