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Sandro Foti
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India

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Ogni giorno è opportunità di devozione e preghiera. La vita non è che un istante nel viaggio dell’anima immortale.
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KHANCHIPURAM, una delle sette città sante dell'India
Domenica decidiamo di visitare un’altra città famosa per i Templi. Kankipuram, già capitale al tempo della dinastia Chola nel II° secolo a.C., appartiene alla Saptapuri, le città sante dell'India. Qui una folla di fedeli e pellegrini intenti a compiere i propri riti con estrema dedizione, si mischiano ai turisti di ogni dove e a orde di postulanti. A Kankipuram si tessono sete pregiatissime e la produzione dei sari pregiati ha reso la città famosa nel mondo. I templi sono sparsi in un raggio di 5 chilometri. Occorre più di un giorno per visitarli tutti. Ma il caldo afoso, al quale noi non siamo abituati, ci fa desistere. Visitiamo soltanto il Kailashanath che è il principale madir dedicato a Shiva.
Questo è quasi una città, con santuari, sale con enormi colonnati, cortili, porticati e un grande bacino idrico centrale. L'acqua del bacino è di un verde intenso. Anche se fosse possibile toccare l'acqua è nostra convinzione che non sia molto salutare. Abbiamo dovuto lasciare le scarpe all'esterno, a lato di un venditore di dolciumi. La custodia costa 10 rupie (0.20 euro). Il problema è che anche con le calze il pavimento scotta come la sabbia al mare a mezzogiorno.
Io e il mio collega Michele abbiamo voluto partecipare ad una "cerimonia" all'interno del tempio. Alla fine, con un segno rosso sulla fronte e con una spesa di sole 100 rupie (2 euro) il "santone" ha promesso che pregherà per noi per tutto un anno. Infatti, a me e a Michele il telefono funziona, invece a Maurizio no!
In un cortile, attraversato il santuario, un enorme albero di mango è venerato e coperto da messaggi di carta appesi ai rami. I fedeli ritengono che abbia virtù taumaturgiche e che garantisca una sicura fertilità.
MAMALLAPURAM, Meta turistica
Mamalapuram è una piccola città marittima ad un ora di macchina da Chennai. Fu il porto principale durante al dinastia Pallava (600-900 d.C.), che da qui salpavano per commerciare con Java, Sumatra e la Cambogia.
Possiede il più grande bassorilievo del mondo e numerosi templi ricavati nella roccia. Dal 1984 sotto tutela dell'Unesco. I templi sono grotte scolpite nei poderosi massi granitici. Lo Shore Temple invece sorge su una piccola collinetta vicino alla spiaggia. Questo edificio è il primo tempio eretto con blocchi di pietra e non scavato nella roccia. Il tempio ha subito 14 secoli di intemperie e lo tzunami del 2000 così purtroppo alcune statue risultano consunte.
La Krishna's Butter Ball (la palla di burro di Krishna) é una immensa palla rocciosa posizionata in un equilibrio precario. La leggenda vuole che molti Re provarono a spostarla anche con l’aiuto di molti elefanti, ma nessuno vi è mai riuscito.
Anche in questi luoghi orde di postulanti e venditori di oggetti ci assalgono. Comprare qualcosa da uno significa inimicarsi tutti gli altri.
PONDICHERRY, Ex possedimento francese
Pondicherry è a quasi duecento chilometri da Chennai. Il suo passato coloniale, in particolare francese, ha reso questa città ben organizzata con viali e strade in combinazione tra la cultura indiana e quella europea. La città è a statuto speciale quindi è possibile acquistare alcolici a buon prezzo! Nella parte vecchia di Pondicherry, a ridosso del mare, le strade si incrociano ad angolo retto, le chiese e gli eleganti palazzi danno una parvenza di una cittadina mediterranea. All'altezza del molo si trova il Gandhi Memorial, impreziosito da antiche colonne che i francesi portarono qui per la statua del governatore Dupleix.
AUROVILLE, La città dell'aurora
A Pondicherry, dal 1968 esiste la “Città dell’Aurora”, aperta ad ogni nazionalità, credo religioso e tendenza politica. È chiamata, un’oasi di pace. L’esperimento di questa città si basa sulla visione del filosofo e mistico indiano Sri Aurobindo. Riconosciuta Patrimonio Mondiale dall’Unesco, da cui riceve anche supporto finanziario, la città fu disegnata dall’architetto francese Roger Anger, che pose al centro di uno spazio di circa 3 chilometri quadrati il Matrimandir, il tempio della madre, un’enorme sfera di metallo dorato destinata alla meditazione. Qui è stata portata la terra di 126 paesi del mondo a simbolo di amicizia tra i popoli. Urbanisticamente Auroville è strutturata come un mandala e oggi la comunità ospita circa 2.500 residenti permanenti, oltre a migliaia di visitatori che vi transitano ogni anno. Auroville è pressoché autosufficiente dal punto di vista energetico grazie a sistemi che sfruttano l’energia solare, ma anche in virtù di coltivazioni agricole biologiche e del riciclaggio dei materiali. Inoltre sono presenti negozi e servizi pubblici.
Ho acquistato un libro sulla Meditazione di Sri Aurobindo e Mere. Qui di seguito ne riporto un brano. "Ci sono due parole per esprimere il concetto indiano di dhyana: meditazione e contemplazione. Meditazione vuol dire concentrazione della mente in un’unica sequenza di idee. Contemplazione vuol dire considerare mentalmente un’unica idea in modo che la conoscenza dell'idea possa sorgere naturalmente nella mente in virtù della concentrazione".
Il Tempio Dravidico
I Templi del sud dell'India hanno subito una lunga evoluzione stilistica. Le costruzioni più vaste, spettacolari e complesse sono quelle dell'ultimo periodo del regno dei governatori Nayak. In quel periodo si svilupparono vere e proprie città-tempio. I complessi templari sono circondati da mura difensive e, in corrispondenza dei punti cardinali, i portali d'accesso sono sormontati da altissime torri, che di notte venivano illuminate. La parte inferiore delle torri è in pietra, decorata con pilastri e nicchie. La parte superiore, in mattoni, è costituita da diversi piani di dimensioni gradualmente decrescenti. I muri possono essere ricoperti da un numero incredibile di statue. L'interno del complesso templare può contenere diverse corti secondarie, vari edifici, templi sussidiari e uno o più bacini idrici con gradinate.
Il santuario principale si trova nella corte più interna, abbellito da figure danzanti e elefanti. Il luogo più sacro è una piccola e spoglia cella che custodisce l'immagine della divinità normalmente celato alla vista dei non indù.
Shiva, il re della danza.
L'immagine di Shiva danzante è una delle icone indù più universalmente note e tra gli oggetti di artigianato più venduti nei bazar indiani. Gli arti e le loro posizioni hanno dei precisi significati. La gamba destra schiaccia un "nanerottolo" ovvero l'uomo dell'oblio, che simboleggia l'ignoranza dell'uomo. La gamba sinistra è sollevata perché sfugge al morso del serpente e indica la liberazione dai legami materiali. Nella raffigurazione Shiva ha quattro braccia. La mano destra più esterna regge il tamburello la cui vibrazione sonora è causa prima dell'essere. La mano sinistra regge la fiamma, simbolo della dissoluzione cosmica.
Le braccia più interne sono rivolte ai fedeli. La mano destra è sollevata nel gesto protettivo, invece la mano sinistra rappresenta la proboscide dell'elefante e indica il piede sinistro, quindi la liberazione dalla materia.
I bronzi di Chola.
Gli straordinari Bronzi della Dinastia Chola furono realizzati con la tecnica della cera persa il cui nome in sanscrito è: madhuchchisthavidhana. L'immagine veniva visualizzata dall'artista attraverso processi meditativi descritti negli antichi trattati di architettura. Infatti la scultura è da considerarsi parte integrante e non solo decorativa della costruzione dei Templi.
Il Tilak, il segno del Divino
Osservando le persone indiane sovente si riconosce un segno sulla fronte all'incrocio con le sopraciglia fatto con sandalo, zafferano, o altre sostanze colorate. Questo è il simbolo della consacrazione. La forma e il colore indicano l'appartenenza ad una delle correnti dell'Induismo. Molti definiscono questo segno il terzo occhio, che si apre tramite la meditazione.
L'Autorickshaw
O tuk-tuk nella lingua popolare è il veicolo principale di trasporto in India. Questa è una versione moderna e motorizzata del tradizionale rickshaw a pedali. La maggior parte dei rickshaws indiani non ha porte o cinture di sicurezza e, anche se il numero massimo di passeggeri trasportati è tre, non è difficile vedere 6-8 passeggeri a bordo.
Alcuni rickshaws più grandi invece sono usati per portare i bambini a scuola o impiegati in ufficio. Questi hanno sedili addizionali e possono trasportare fino a 20 bambini/persone.
Quasi tutti i rickshaws montano un tassametro secondo le leggi dell'India, ma molti rifiutano di accenderli, così sempre occorre mercanteggiare il prezzo col conducente. Le tariffe possono raddoppiare se la destinazione è un luogo isolato e il conducente, probabilmente, ritornerà vuoto. Chiaramente ai passeggeri stranieri viene fatto pagare un prezzo più elevato, che comunque non supera i due euro per attraversare tutta la città. Pochi autisti parlano inglese, così è consigliato avere l'indirizzo di destinazione scritto nella lingua locale.
Please Sound Horn
Guidare in India è un'operazione complessa ed estremamente pericolosa ed è meglio lasciare dunque l'incombenza a chi se ne intende. Vigono in teoria le regole di circolazione britanniche, ma in realtà, più che a destra o a sinistra, in India si circola in mezzo e a base di segnalazioni acustiche. Il clacson è uno dei componenti di un’auto sottoposti a maggior usura, a causa di un utilizzo intensivo e costante.
Nel traffico indiano qualsiasi tipo di veicolo, sia esso un motociclo, un’automobile o un autocarro, è tenuto a suonare per segnalare una propria intenzione di superare, di svoltare, di fermarsi, o anche solo segnalare la propria presenza, in una sorta di reciproco riconoscimento. Ogni camion e ogni autorickshaw reca sul lato posteriore una vistosa scritta «Sound Horn». Il risultato è un clacsonare continuo e onnipresente, che mette a dura prova le nostre orecchie. I produttori, come la Bosch decantavano in pubblicità la qualità del proprio prodotto, adatto ai requisiti, assai particolari, del mercato indiano.
Gli autisti della Società
Gli autisti vengono al mattino a prenderci in hotel. Appena entrano dal cancello, un dipendente dell'albergo annota il numero di targa su una tabella e lo comunica via radio ad un altro dipendente che sta vicino alla porta di ingresso, che su un’altra tabella associa targa e stanza del cliente, così che quando esci dici i 4 numeri della targa o il numero della stanza e loro, via radio, chiamano l'autista nel parcheggio. Ma loro vogliono fare di più! Allora, appena arriva l'autista, mi telefonano direttamente in stanza per avvisarmi. E magari sono sotto la doccia! Allora gli dico "Grazie, sì lo so. Comunque, non c'è bisogno di telefonare". Altre volte sto facendo la colazione e un cameriere gira tra i tavoli chiedendo "stanza 406?" Sì, dico, sono io. Volevamo avvisarla che l'autista è arrivato. LO SO! Altre volte sono riuscito a farla franca, ma alla sera sotto la porta della stanza c'era un biglietto: "Volevamo avvisare che arrivato l'autista"!!!
Il Ganesh in regalo
I colleghi del Dipartimento di ingegneria civile della società indiana dove ho lavorato, alla mia partenza, mi hanno regalato una statuetta di Ganesh dorata. Conservo gelosamente questo regalo quale testimonianza della reciproca amicizia che ho con tutti i colleghi indiani.
Qualche consiglio…
Appena si atterra a Chennai si ha il primo impatto con le pesanti condizioni atmosferiche. In aprile, l'aria è calda e umida. I mesi nei quali ho lavorato in India sono i più caldi e afosi dell'anno, ma non i più piovosi. La temperatura è intorno ai 40°C e l'umidità quasi sempre intorno al 70%.
Non è consigliato bere l'acqua del rubinetto, ma va usata solo minerale in bottiglie, che devono essere aperte davanti a voi. Non usate il ghiaccio. Non mangiate la verdura cruda, uova o maionese. Consumate solo la frutta che si sbuccia.
Durante la visita a musei e templi è opportuno portarsi una o più bottiglie di acqua da bere.
Nei templi non è permesso entrare con le scarpe, ma il pavimento può essere troppo caldo per i nostri piedi. Consiglio di portare ed indossare due paia di calze.
Chennai, la capitale del Tamil Nadu.
Chennai è il suo nome attuale, ma nel suo passato coloniale veniva chiamata Madras. La città è situata nell'India meridionale sul lato est nel Golfo del Bengala. Non è particolarmente turistica, anche se alcuni luoghi sono comunque di interesse e fascino, il suo aeroporto è approdo per visite nei templi della regione.
La città è soffocata da un traffico enorme. Direi anzi allucinante! In auto non esistono regole! Tutti si fanno largo nel traffico e tutti suonano il clacson in continuazione. Mentre gli autobus e i camion hanno la supremazia, i pedoni non contano quasi nulla. Anche attraversare la strada è un'impresa. Non esistono regole ed i semafori e le strisce pedonali fanno solo arredamento stradale.
Camminare per strada è pericoloso e quindi fortemente sconsigliato. Infatti, la Società nella quale lavoro ci mette a disposizione un’auto con autista. I marciapiedi, quando esistono, sono "abitati" da intere famiglie. La popolazione censita è di circa sei milioni di abitanti, ma una moltitudine di gente e bambini vive sui i marciapiedi d cui il Governo non ha tracciamento.
L'autista suona il clacson a tutti i pedoni che stanno per attraversare, a quelli che stanno attraversando e anche a quelli che sono già arrivati dall’altra parte della strada prima del nostro arrivo. Poi quando si immette in una strada da un passo carraio non guarda chi sta arrivando. Questo è il problema di chi è già sulla strada che deve cambiare corsia, suonando naturalmente. Tanto che per salvaguardare le mie coronarie mi siedo dietro, allaccio la cintura di sicurezza e non guardo fuori dai finestrini.
Tutti gli spostamenti avvengono con auto e autista della società. In pratica usciamo dall'albergo (con aria condizionata) e immediatamente entriamo in auto, con aria condizionata. Quando arriviamo in ufficio all'interno del cortile una guardia vicino al cancello ci fa il saluto militare, quindi un altro che ci apre la portiera e siamo subito in ufficio, ancora in aria condizionata.
Per la maggior parte del tempo, dopo l'ufficio, restiamo confinati in albergo. Per fortuna in Hotel c'è la palestra, sauna e idromassaggio. C'è anche una Lounge con internet e alcuni colleghi usano Skype per chiamare a casa.
Quando al ristorante dell'hotel, una sera, ci hanno detto che c'era da aspettare 45 minuti, abbiamo realizzato che senza l'autista non potevamo andare in nessun altro ristorante soprattutto di sera. L'illuminazione stradale è carente ed il traffico pauroso. Siamo quindi PRIGIONIERI DEL NOSTRO LUSSO.
Fuori del centro città, lungo le strade, sovente incontriamo delle mucche. A volte anche sullo spartitraffico delle "superstrade". Questo crea problemi alla circolazione. Ma le mucche sono sacre in India. Purtroppo però sono allo stato brado e sovente sostano vicino a cumuli di immondizia.
Tappa d'obbligo è il classico ristorante italiano che dopo 10 giorni di cibo spezziato, era assolutamente necessario. Qui Salvatore, un simpatico salernitano, gestisce il ristorante chiamato "Pasta Fresca".
Suomi, invece, è il nostro autista.
Lui vive qui a Chennai, ma la sua famiglia è a 400 km. Un giorno ci ha raccontato che sua figlia partecipava ad una gara di ballo. Quando parla, in un semplicissimo inglese, parla di sé in terza persona (“Suomi domani 8 e 30”). Suomi dice che se fai una infrazione al codice della strada ed il vigile ti ferma, forse puoi far franca. Suoni nel suo inglese dice: “Policeman, Suomi ten rupies, no problem”. E poi ride divertito. Cioè ci fa intendere che la corruzione è possibile con solo 20 centesimi di euro.
Le strisce pedonali non hanno senso nel delirante traffico. Il semaforo segna rosso per le auto in arrivo e malgrado ciò la prima auto si ferma, naturalmente suonando, a soli 10 centimetri dalla mia gamba, quasi per una dimostrazione di superiorità.
Qui in India, dal primo giugno, è obbligatorio usare il casco in motocicletta. I dipendenti della Società vengono quasi tutti in moto. Il prezzo del casco chiaramente (ogni mondo è paese) è salito alle stelle. Ci vuole metà del loro stipendio per acquistarne uno. La Società ha deciso di "regalare" i caschi ai dipendenti, MA solo se non si licenziano prima di due anni. Caso contrario dovranno rimborsare il prezzo del casco. Come in ogni paese, il primo giorno in cui è diventato obbligatorio l'uso del casco in moto, tutti lo indossavano. Fino al giorno prima non ce lo aveva nessuno! Il casco è obbligatorio però per il solo conducente, moglie e figli sono esentati da indossarlo!
Il Tamil Nadu è la regione o meglio dire lo stato dell'India dove ci troviamo. Il popolo Tamil, appartiene al ceppo dravidico, ovvero quelle genti che vennero sospinte a sud dall'invasione degli Arya, mantenendo invariata la loro lingua originale.
Per alcuni giorni, sia in Hotel, sia in strada, la polizia ha eseguito numerosi controlli per ragioni di sicurezza, in quanto in occasione del compleanno del presidente del Tamil Nadu, ci sarebbe stato in città il Primo Ministro Indiano e la popolazione di Chennai non è molto d'accordo con la sua politica.
Gli uffici della società sono in una palazzina a quattro piani nel centro della città. I colleghi indiani sono simpatici, molto preparati e precisi, a volte anche troppo precisi. Tutte le ragazze indossano il Sari coloratissimo ma se eventualmente lavorano il sabato gli è concesso indossare i pantaloni jeans con sopra una tunica lunga.
In ufficio non c'è la classica macchinetta del caffè, ma un cameriere, che gira tra i tavoli con un vassoio, distribuisce caffè, tè, biscottini e "brioche calde al curry". Lui ricorda a memoria le scelte di ciascun collega.
A mezzogiorno andiamo a mangiare al ristorante del vicino hotel. I tempi di attesa sono lunghi. Ma non perché ci voglia tanto tempo per la preparazione dei piatti, ma perché vogliono trattarci con riguardo. Non è per loro concepibile un “pranzare e andare via” stile Milano. Nel bagno del ristorante c'è un ragazzo che sta in piedi vicino al lavandino. Quando ti avvicini lui apre l'acqua, ti schiaccia il pulsante del sapone e dopo ti passa la carta per asciugarsi. E meno male che non entra nella toilet!
I dipendenti della società hanno ottenuto di non lavorare il sabato. Quindi, se non ci sono urgenze con il cantiere, abbiamo tutto il fine settimana a disposizione per visitare i Templi, la città e i suoi centri commerciali o andare al mare.
Chennai ha una spiaggia lunghissima di 12 km. Luogo di ritrovo favorito degli abitanti è popolata da giostre e bancarelle. L'attività balneare non è raccomandabile in quanto le acque di questa zona del Golfo del Bengala sono infestate dagli squali attratti dai rifiuti scaricati in mare. Alcuni ragazzi sulla strada giocano a Cricket, qui lo sport nazionale. Passeggiando ho paura di prendere in testa una di quelle palline lanciate dagli speciali bastoni.
Sul lungomare si affacciano grandi palazzi coloniali. Più a nord si trova il Forte inglese di St. George, circondato da un fossato e protetto da massicce mura merlate. All'interno ci sono alcuni uffici del Governo e un museo con armi e uniformi inglesi. Il governatore Elihu Yale grazie ai suoi fiorenti commerci, accumulò ricchezze tali da poter patrocinare la fondazione della Università Americana di Yale. Una curiosità è l'asta della bandiera del Forte che è la più alta di tutta l'India.
In India convivono diverse religioni tra cui anche la nostra cristiana. Una domenica andiamo nella chiesa cristiana di St. Thomas. Nella basilica magnifiche vetrate illustrano la vita di San Tommaso che visse a Chennai intorno al 50 d.c. Una statua della Madonna, molto venerata, fu trasportata qui dal Portogallo. Poi andiamo su una vicina collina dove avvenne il martirio di San Tommaso. Questo luogo fu visitato da Giovanni Paolo II nel 1986. Un collega ci informa che nella messa di Pasqua, il sacerdote presenta la liturgia su grandi schermi, usando un file di Power Point!
Ho visitato il Government Museum, il secondo dell'India dopo quello di Calcutta. Ho usato uno dei "taxi" di Chennai. L'autorickshaw è il caratteristico taxi della città. In pratica è un motocarro Ape Piaggio giallo coperto da una tela cerata nera e con un largo sedile dietro. Durante il viaggio occorre tenersi attaccati alla struttura metallica perché cambi di direzione e frenate sono improvvisi. Quando pago, il conducente strofina il denaro sul manubrio e poi con i soldi tocca tutte le immagini delle divinità attaccate sul parabrezza. In ufficio mi spiegano che sono stato il suo primo cliente della giornata.
Il museo è composto da vari palazzi e non tutti hanno l'aria condizionata. Per accedere devo compilare un modulo ed esibire il mio passaporto. Qui si può ammirare la migliore collezione di bronzi del sud dell'India, i bronzi della dinastia Chola. Ci sono anche gallerie d'arte e sezioni naturalistiche e di geologia. Una grande galleria custodisce molte antiche sculture in marmo.
Il tempio Kapaleeswrar è situato a Mylapore, antico nucleo storico della città. Il nome indiano era Mayilapur ovvero la città del pavone, ma gli inglesi lo trasformarono in Mylapore. Il tempio è in stile dravidico e con le alte torri brulicanti di statue è dedicato a Lord Shiva. Occorre lasciare le scarpe all'esterno e non è possibile fare foto anche perché all'interno si sta svolgendo un matrimonio.
Visito il memoriale del filosofo Thriuvalluvar, "Valluvar Kottam". Questo tempio ha forma di un enorme carro trainato da due elefanti. All'interno del complesso, immerso in un grande giardino, c'è un auditorium che può contenere migliaia di persone.
La temperatura è elevata e non si trova ristoro neanche nel grande parco zoologico di Guindy. Qui vivono varie specie di antilopi, manguste e scimmie.
Il sabato, in un quartiere a sud della città, si svolge il Pondy Bazar. Ci sono tante bancarelle e negozi con tanta merce esposta da non riuscire a camminare.
In un immenso parco vicino il campus dell'università, visito il palazzo della Theosophical Society. La società, tuttora attiva con sedi internazionali, propugna ideali di fratellanza universale. I locali ospitano una biblioteca di libri filosofici e religiosi. Nel parco si trova il celebre e gigantesco albero di Ficus Bengalis, che con le sue radici aeree copre una estensione di 500 metri quadri. Nel parco alcuni giardinieri stanno piantando una nuova siepe. Con l'aiuto dell'autista che traduce, mi invitano a tenere la pianta nel momento dell'interro.
Il centro commerciale di Chennai è punto di ritrovo di molti stranieri in cerca di seta, phasmine, sari o statuette di bronzo da portare quale souvenir dell'India. Nel centro, un dedalo di corridoi nasconde una infinita serie di piccoli negozi caratteristici e grandi magazzini in stile europeo come Nike, Adidas, Levi's. Davanti ad ogni negozio un commesso invita i passanti ad entrare, a volte anche con sin troppa insistenza.
I riti davanti ad una divinità sono molto frequenti. Vengono accesi degli incensi alla sola apertura del proprio negozio o alcuni colleghi indiani, in ufficio, agghindano di fiori colorati e profumati la statua di Ganesh posta nell'atrio all'ingresso.
La domenica è consuetudine dei colleghi italiani e francesi passare la giornata al mare. Un resort chiamato Ideal Beach permette di godere un po' di relax in spiaggia all'ombra di grandi palme, o di fare un tuffo in piscina, ma anche mangiare le Tiger Lobster (grandi aragoste) nell’annesso ristorante.
Sulla strada di ritorno dal mare un parco allevamento di coccodrilli attira la nostra attenzione. I coccodrilli sono visibili attraverso un percorso guidato nelle ambientazioni che riproducono l'habitat di questi animali. Nello stesso zoo c'è un centro per l'estrazione del veleno dei serpenti, alcuni dei quali sono in mostra in apposite teche.
Il matrimonio indiano.
La cerimonia del matrimonio è tuttora invariata da 3000 anni. È un connubio tra tradizione, ostentazione di ricchezza, e alleanza delle famiglie. I riti sono tanti e cambiano secondo la zona e la casta. La tradizione e la cultura viene rispettata anche da ragazzi che hanno studiato o lavorano all’estero.
Il primo evento è il Mehndi. Il giorno prima del matrimonio, le mani e i piedi della sposa vengono tatuati con elaborati ghirigori all’ennè. La elaborata procedura può durare anche dieci ore, perché più intenso è il colore, più grande sarà l’affetto tra suocera e nuora! Mentre l’ennè si asciuga, la sposa viene intrattenuta in una cerimonia danzante a cui partecipa tutta la famiglia. Le coreografie, tra cultura e novità, ricalcano quelle dei ballerini della TV e, addirittura, si invita un DJ con tutta la sua necessaria attrezzatura.
Il 95% dei matrimoni in India è combinato dalla famiglia dello sposo e della sposa. Per gli Indù, il partner deve provenire dalla stessa casta.
Alle caste principali detti dei Brahamani appartengono i sacerdoti e gli studiosi, mentre i guerrieri sono della casta degli Kshatryia e i Vaishya sono mercanti e artigiani. Dopo queste tre principali seguono i Sudra che sono agricoltori ed infine gli “intoccabili” che svolgono i lavori più umili e non hanno diritti nella società.
Il giorno della cerimonia centinaia di operai dispongono migliaia di fiori di gelsomino, petali di rose e centinaia di orchidee, intorno ad una struttura centrale ricoperta di tendaggi e cuscini coloratissimi. In un lato vengono disposti una enormità di servizi di pentole, quali dote o regali ricevuti.
Lo sposo, che porta un velo davanti al viso, arriva in corteo accompagnato da molti musicisti, su una cavalla bianca. La sposa è vestita nel più bello e tradizionale sari indiano di seta ed è ricoperta di monili d'oro. Lo sposo, se il percorso da fare a cavallo è lungo, fa arrivare il cavallo, ma lui viaggia in automobile! Un po’ anche per ostentare una certa ricchezza.
La sposa è accompagnata dalla sua famiglia e viene condotta all’altare/tenda. La cerimonia inizia con il mescolare l’acqua contenuta in due tazze, a significato che le loro anime non si potranno più dividere. Poi lo sposo tiene le mani giunte di lei tra le sue e queste vengono legate da un filo di cotone rosso. Questo è il nodo unificatore dei corpi e delle menti. Quindi, dopo che la sposa ha versato del riso nelle mani dello sposo, lei e lui camminano sette volte intorno al fuoco. Il sacerdote intona delle preghiere in sanscrito. Per i primi tre giri è la sposa a condurre e negli altri quattro segue i passi dello sposo. A questo punto, quando lui pone della pasta rossa sulla fronte di lei, sono dichiarati marito e moglie. Musica e balli, fino a tarda notte, concludono la cerimonia.
Addestrare un elefante.
Sulla riva del fiume Narmada un mahout, ovvero un conducente di elefanti, lasciò il figlio tra la proboscide e le zampe anteriori del suo elefante, mentre l’animale riposava, e andò a prepararsi da mangiare. Il bambino provò più volte ad allontanarsi, ma l’elefante circondava il bimbo con la proboscide e lo riportava delicatamente dove il padre l’aveva lasciato. Da il libro “Project Elephant”.

Gli elefanti “da lavoro” sono al servizio dell’uomo sin dal 2000 a.e.v. (avanti era volgare, come dire avanti Cristo). Nell’antichità gli elefanti erano addestrati principalmente per la guerra. Oggi in India gli elefanti sono addestrati per lavorare principalmente nell’industria del legname, in occasione di ricorrenze religiose e di matrimoni, nella pubblicità, nel circo e però addirittura per mendicare. Come vengono addomesticati? E come vengono addestrati?
In India diversi Centri sono attrezzati per prendersi cura dei piccoli di elefante che sono stati catturati, abbandonati o feriti mentre erano allo stato selvatico. Uno di questi centri di addestramento si trova a Koni, nello stato del Kerala. Qui i piccoli vengono addestrati per diventare elefanti da lavoro. Il suo istruttore, detto “mahout”, deve prima conquistarsi la fiducia del piccolo. Per farlo risulta fondamentale dargli da mangiare. Il piccolo riconosce la voce del suo mahout e accorre in fretta quando viene chiamato per ricevere la sua razione di latte e miglio. Di solito i giovani elefanti non vengono addestrati al lavoro fino a quando non hanno raggiunto più o meno il tredicesimo anno di età, ma poi iniziano a lavorare solo dopo i 25 anni e, nel Kerala, la legge stabilisce che gli elefanti vadano in pensione a 65 anni.
Per condurre un elefante senza correre rischi, il mahout deve essere già lui ben addestrato. Secondo l’Elephant Welfare Association di Trichur (Kerala), un nuovo mahout deve lui prima seguire un corso intensivo di almeno sei mesi. Questo corso non insegna semplicemente a impartire dei comandi, ma rivela tutto quello che c’è da sapere sulla vita e il comportamento degli elefanti.
Per addestrare un elefante già adulto ci vuole chiaramente un po’ più di tempo. All’inizio, mentre l’animale è chiuso nel recinto, l’addestratore rimane fuori e gli insegna a ubbidire ai comandi verbali. Nel Kerala il mahout si serve di una ventina di comandi e segnali, per far compiere all’elefante certi lavori. Impartisce i comandi in modo forte e chiaro e contemporaneamente sollecita l’elefante con un bastone e gli mostra cosa fare, ma senza mai fargli alcuni male. Ogni volta che l’elefante ubbidisce al comando, l’addestratore gli dà una piccola ricompensa. Quando è ormai certo che l’elefante si sia ammansito, entra nel recinto e lo accarezza. Questa interazione consolida la fiducia reciproca. Col tempo l’elefante può essere portato fuori dal recinto, ovviamente con la dovuta cautela, dal momento che l’animale conserva alcuni tratti selvaggi. Finché non si è sicuri che sia addomesticato definitivamente, tutte le volte che viene portato fuori per il bagno o per una passeggiata è incatenato ad altri due elefanti che vengono utilizzati per addestrarlo.
Quando l’elefante ha capito i comandi verbali, il mahout si siede sul dorso e gli insegna a ubbidire a dei comandi che impartisce sollecitandolo con le dita dei piedi o coi talloni. Per farlo avanzare, il mahout preme con gli alluci dietro gli orecchi dell’elefante. Per farlo indietreggiare preme con i talloni sulle sue spalle. A impartire i comandi verbali è un solo mahout, in modo da non far confondere l’elefante. L’animale impara a ubbidire a tutti i comandi nel giro di tre o quattro anni, e dopo non li scorda più. Anche se in proporzione al corpo ha un cervello di dimensioni ridotte, l’elefante è un animale molto intelligente.
L’elefante ha bisogno di cure sia sotto il profilo fisico che emotivo. È importante che faccia il bagno tutti i giorni. Durante il bagno il mahout utilizza pietre e gusci di noci di cocco levigati per sfregare la pelle dell’elefante che è spessa, anche se morbida e sensibile.
Poi arriva il momento della colazione. Il mahout prepara una razione abbondante di grano, miglio e di un altro tipo di foraggio (il dolichos biflorus). Inoltre, prepara il piatto forte, che include bambù, foglie di palma ed erba. E l’elefante è ancora più soddisfatto se ci sono anche carote crude e canna da zucchero. Gli elefanti trascorrono la maggior parte del tempo mangiando. Ogni giorno consumano circa 140 chili di cibo e quasi 150 litri d’acqua. Se vuole che lui e l’elefante rimangano buoni amici, il mahout deve soddisfare queste basilari esigenze.
Non si può guidare e far lavorare il docile elefante indiano oltre un certo limite. Gli elefanti possono ribellarsi ai mahout se vengono puniti o anche solo sgridati. Il mahout deve stare attento anche durante il musth, la stagione degli amori. In questo periodo i maschi adulti possono avere un comportamento aggressivo e imprevedibile nei confronti di altri elefanti maschi e a volte anche verso l’uomo. Ma questo periodo dura circa 15 giorni all’anno.
Un elefante può agitarsi anche quando viene venduto o assegnato ad un nuovo mahout o come nel caso che un mahout muoia e ne deve subentrare un altro. Se possibile, perché il cambiamento non sia brusco, di solito il precedente mahout lo accompagna nella sua nuova casa. Qui i due addestratori collaborano finché quello nuovo non entra in sintonia con l’elefante. Ciò nonostante alla fine l’elefante finisce per accettare la nuova situazione.
Un elefante ben addestrato ubbidisce sempre a un padrone che lo tratta bene. Se l’elefante percepisce un’atmosfera serena, non è necessario incatenarlo neanche quando il mahout si allontana temporaneamente. Tutto quello che deve fare, per esempio, è appoggiare il suo bastone sulla zampa dell’elefante e chiedere all’animale di restare fermo. L’elefante ubbidisce e rimane fermo senza spostare il bastone. La cooperazione così tra elefante e mahout negli anni può essere sorprendente e toccante.
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