Cimabanche Calalzo
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La lunga via delle Dolomiti
La Lunga Via delle Dolomiti (OK)
Mail: Il giorno 21 giugno 2010 13.13, Paolo Magnani ha scritto:
Ciao a tutti! Come a qualcuno ho già accennato, approfondite analisi e profonde riflessioni consigliano per il week end del 24-25 luglio un percorso cicloturistico un po' più "fresco" (e con meno zanzare!) rispetto a quello previsto lungo la riva del Po.... sentite qua:
Dolomiti in Bicicletta.
1° giorno: Calalzo di Cadore - Cortina d'Ampezzo - Dobbiaco - Rusun di Sopra (Anterselva). 85 km (1020 mt in ascesa, 710 in discesa).
2° giorno: Rasun di Sopra - Rio Pusteria - Bressanone – Bolzano. 90 km (560 mt in ascesa, 1430 in discesa)
Treno:
- sabato 24: Milano C.le 07.25 - Calalzo di Cadore 14.22 (cambio a Padova)
Oppure Milano 07.35 Venezia Mestre 09.52 poi Mestre 10.10 Tai di Cadore 12.00 ma forse è un pulman.
- domenica 25: Bolzano 16.31 (o 18.31) - Milano C.le 20.40 (o 22.35), cambio a Verona.
Pernottamento: Garni Oberlechnerhof a Rasun di Sopra
Il percorso sarà su ciclabile per almeno l’80% e sono in pochissimi tratti in sterrato.
Come vedete ci sono le salite! ... ma sono pedalabili, dai! e poi sono io quello che soffre nelle ascese... al massimo mi aspetterete a Cimabanche, al fresco dei 1550 mt tra Cortina e Dobbiaco!
Al momento sono in parola con la Sig.ra Martina Mair di Rasun di Sopra... se riuscite a darmi una conferma entro la settimana sarebbe l'ideale!
Salita:
Calalzo di Cadore (800 m s.l.m.) - Cortina (1220 m s.l.m.), 34 km, ciclabile asfaltata 2h 30min.
Cortina (1220 m s.l.m.) - Cimabanche (1530 m s.l.m), 13 km, ciclabile sterrata "bella" 1h 30min
Discesa:
Cimabanche (1530 m s.l.m) - Dobbiaco (1180 m s.l.m.), 27 km, statale 1h (NB: x questo tratto ci sarebbe anche la ciclabile sterrata, ma pare sia molto "ghiaiosa", servirebbero MTB per tutti e comunque non sarebbe facile).
Dobbiaco (1180 m s.l.m.) - Valdaora di sotto (1000 m s.l.m.), 20 km ciclabile mista 1h.
Salita:
Valdaora di sopra (1000 m s.l.m.), Rasun di sopra (1100 m s.l.m) 5 km ciclabile mista 30 min.
Bravo Paolo un programma coi fiocchi!!!
La Lunga Via delle Dolomiti
Il primo tratto da Calalzo a Cimabanche è un itinerario ciclabile spettacolare, inserito tra le montagne più affascinanti al mondo. La pista ciclabile è realizzata sul percorso dell’ex ferrovia e tocca alcune fra le più gradevoli località turistiche del bellunese, offrendo al visitatore la possibilità di ammirare uno scenario costellato da maestose cime e di conoscere luoghi densi di storia. Le guglie dolomitiche che emergono dai fitti boschi si specchiano nei laghi e nei corsi d’acqua.
Pedalare nelle Dolomiti è un'esperienza unica che fa scoprire le bellezze architettoniche, le tradizioni ed i sapori di questi luoghi ricchi di storia e di intramontabili leggende.
La Lunga Via delle Dolomiti per noi inizia a Calalzo. Sì perché molti la fanno in senso opposto. Questo, con ogni probabilità, è l’insediamento più antico del Cadore. Ma è anche polo ferroviario e punto di partenza per altre piacevoli escursioni nelle vicine località di Auronzo, del Comelico e di Sappada in un territorio Patrimonio Naturale dell’Umanità riconosciuto dall’Unesco.
Il percorso che ci accingiamo a fare sarà sterrato per il 30% e in asfalto per il restante 70%. È vero però che in questi luoghi gli abitanti lavorano incessantemente per fornire un sempre migliore accoglienza, quindi non è detto che le parti in sterrato nel tempo diminuiscano sempre più.
Calalzo di Cadore è servito dalla stazione ferroviaria che si collega con la pianura veneta. Scesi dal treno a Calalzo e agganciate le borse, si può partire alla volta di Cortina. Dal Piazzale della Stazione, attraversiamo la cittadina su strade secondarie in salita, e ci immettiamo quasi subito sulla pista ciclabile. Calalzo offre interessanti opportunità turistiche. Per esempio il sito archeologico di Lagole offre meravigliose opportunità di escursioni naturalistiche, come la cascata delle Pile in Val d’Oten oppure gli edifici di grande pregio architettonico come la chiesa di San Biagio.
Pedalando sulla pista facciamo un largo giro nel bosco. C’è una terrazza panoramica con belle viste sul lago di Centro Cadore, e raggiungiamo Pieve di Cadore, meritevole di una visita più lunga. Pieve di Cadore, a 878 m, è il centro storico, geografico e culturale del Cadore, fra i Colli Contràs e monte Ricco, alla confluenza dei fiumi Boite e Piave.
Il centro del capoluogo è Piazza Tiziano, con la statua di bronzo dell’artista ed il Palazzo della Magnifica Comunità di Cadore. Infatti Pieve di Cadore è dove nel 1477 nacque il grande pittore Tiziano Vecellio, noto semplicemente come Tiziano, di cui si può visitare il museo nella casa natale. Tutti spunti molto interessanti ma per noi adesso è tempo di una piccola pausa con caffè e brioches.
La pista ciclabile corre, senza intoppi, passando sul vecchio viadotto ferroviario di Tai e prosegue sulla destra idrografica del Boite. A Tai di Cadore è possibile visitare il Museo dell’Occhiale allestito non a caso nella patria dell’occhialeria. Il Museo espone preziosi occhiali di tutti i tipi e tutte le epoche. Poco oltre, sull’altura di fronte alla piazza, scorgiamo il monte Ricco dove è possibile visitare il Forte che durante la prima guerra mondiale ospitava le batterie che sbarravano la strada alle valli del Piave e del Boite.
Eccoci a Valle di Cadore, le cui origini sono molto antiche. Testimonianza ne sono i numerosi reperti di origine romana e preromana. Le antiche origini del paese si potrebbero ammirare (ma è fuori mano rispetto al nostro percorso) percorrendo la borgata di Costa con i suoi antichi palazzi ricchi di volte, balconi e stemmi per arrivare alla settecentesca Chiesa di San Martino edificata sulle antiche rovine di un castello.
Fantastica è la vista sul lago di Valle e di Cadore. Una piccola galleria ci porta ad uscire dalla cittadina. Il percorso è su ciclabile asfaltata ed è fantastico. Segue, ma a debita distanza, la strada statale 51. Il piccolo borgo di Venas di Cadore ci porta un po’ di saliscendi. Due brevi ci movimentano il tragitto tra Peajo e Venas, frazione del comune di Valle.
Nello scrivere questo testo ho notato che ad oggi sono stati creati nuovi tratti ciclabili. La Ciclabile infatti è in continuo ammodernamento. Noi abbiamo percorso questa fantastica pista alcuni anni fa, quindi se la volete fare è meglio che cercate le informazioni più recenti possibili.
Peaio è un piccolo gruppo di case lungo la strada statale dove utilissimi sono i ponti in legno. Uno è sul torrente secco di Ru Rudan.
Poi Vodo di Cadore, il Comune che si allunga sulla diga del torrente Boite. Arriva poi fino al confine con il territorio di Borca. La pista è ora completa anche nel tratto dove prima si doveva percorrere la statale. Attenti però a stare a nord della statale.
Procediamo in piacevolmente in leggerissima salita con panorami sempre nuovi alla volta di Borca di Cadore dove l’accoglienza è garantita da numerose strutture ideali per rifocillarsi. Borca di Cadore, a 942 m, si estende tra i massicci dolomitici del Pelmo e dell’Antelao, dove la Valle del Boite si allarga in ampi pianori di abetaie.
Proseguendo sul percorso lungo la Val Boite, così denominata dal torrente che la percorre, oltre alle numerose bellezze naturalistiche, si possono ammirare alcune chicche architettoniche, come la chiesetta tardogotica della parrocchiale.
Grazie alle preziose opere realizzate la pista consente di raggiungere Cimabanche in piena sicurezza con sottopassaggi e ponti.
Il Corso del Boite prosegue a Nord e con lui la pista ciclabile. Numerosi sono gli spunti per una sosta. La Chiesa di San Giovanni a Vodo per esempio. Ma eccoci a San Vito di Cadore, centro turistico di notevole importanza, estivo ed invernale. Particolare attrattiva turistica costituisce il Lago di Mosigo, circondato da boschi e prati e servito da impianti sportivi e ricreativi. Probabilmente la cittadina di San Vito fu abitata da pastori fin dai tempi dei Celti, ma una testimonianza certa di antica presenza umana sul suo territorio è venuta dalla recente scoperta della sepoltura mesolitica dell’uomo cacciatore di Mondeval, che visse circa 7000 anni fa.
In questo nostro viaggio incontriamo spesso lungo il percorso le caratteristiche stazioni della vecchia ferrovia, originali nello stile, come quella di Resinego oggi adibita a museo.
Inoltre numerose sono le indicazioni lungo il tragitto che consentono agevolmente di seguire la pista.
Al Pian del Lago noi abbiamo seguito la pista che scende al fiume, ma oggi la Ciclabile corre a Nord della cittadina. Così però noi abbiamo goduto della vista del vecchio trampolino olimpico nei pressi di Zuel.
Entriamo a Cortina attraversando un ponte spettacolare facendo attenzione come suggerito da alcuni cartelli dove si raccomanda prudenza per l’elevata presenza di pedoni. Ecco la stazione di partenza della funivia del Faloria e poi il piazzale della stazione degli autobus.
Conosciuta anche come di Regina delle Dolomiti, Cortina d’Ampezzo è una delle più rinomate ed esclusive località turistiche montane. Grazie alle numerose attrazioni estive e invernali, ospita ogni anno milioni di turisti da tutto il mondo. Il centro, elegante ed animato, propone caratteristici negozi e numerose offerte ricreative e culturali. Dal paese partono due ardite quanto spettacolari funivie per le Tofane e per il Faloria che in inverno sono il paradiso dello sci alpino e dove ogni anno vengono disputate le gare di Coppa del Mondo. Immancabile è l’appuntamento con la gastronomia tradizionale grazie alla presenza di numerosi e qualificati ristoranti per assaporare le prelibatezze locali. Per noi però è ancora troppo presto per il pranzo.
Lasciamo la stazione degli autobus e all’uscita da Cortina il fondo diventa sterrato sulla Ciclabile. Si parte alla volta di Cimabanche, il facile valico stradale che andiamo a superare percorrendo uno sterrato molto buono della ex ferrovia e con una pendenza costante e molto contenuta.
I profumi del bosco ed il suono del torrente accompagnano la leggera salita. Il panorama è ogni momento da scoprire e spettacolare.
Arriviamo davanti alla ex stazione di Fiammes e da qui dopo le gallerie della vecchia ferrovia ed i ponti sospesi scivoliamo verso Ospiate, un tempo luogo di sosta per i viandanti che raggiungiamo senza fatica. Spettacolare è la vista sull'orrido e sulle cascate sottostanti dal ponte dell’ex ferrovia sul Felizon. Il percorso si insinua nel bosco quando, all’altezza di una radura nei pressi della statale, si erge la chiesetta dei Santi Biagio e Nicolò di Ospitale. Proseguiamo in direzione di Cimabanche approfittando prima per un approvvigionamento idrico. Naturalmente, lungo tutta la tratta, le visioni dolomitiche sono spettacolari e lo sterrato che incontriamo in questa prima parte di percorso è di ottima qualità. Compatto e ben battuto, senza affaticare eccessivamente, rende ancora più affascinante il tragitto. Rotta su Cimabanche. Ecco il passo! C’è la rossa casa cantoniera e un’area di sosta con dei locali per gustare qualcosa di tipico e passiamo il confine regionale. Lasciamo il Veneto ed entriamo in Trentino. Da Cimabanche poi la discesa lungo la pista è veloce e piacevolissima e lungo la ex ferrovia altrettanto bella. Il fondo è ancora sterrato. La Ciclabile però è stupenda e attraversa boschi secolari. Incrociamo la strada che porta al lago di Misurina, ma noi continuiamo dritti per Dobbiaco. Un cimitero di guerra da preludio alla piana del lago di Landro. Dai pressi di Carbonin si scende e la pista continua lasciando il laghetto di Landro sulla destra. Ma inevitabile è un'altra sosta. Dal lago si apre una magnifica finestra con la spettacolare, e classica, visione sulle Tre Cime di Lavaredo. Un posto incantevole, tranquillo e facilmente raggiungibile tramite la pista ciclabile che va a Cortina. Ci sediamo lungo le sponde del lago per godersi questo spettacolo. C’è anche una piccola spiaggetta dove potersi godere il sole.
La ciclabile ora copia la strada statale 51 di Alemagna, ma in una sua sede e distante dalla strada. Ecco il lago di Dobbiaco Sarebbe possibile noleggiare anche i pedalò per fare il giro del lago. Dopo poco ecco il comune di Dobbiaco, la “Porta delle Dolomiti”, e siamo in Alta Val Pusteria. Nel territorio comunale nascono i fiumi della Drava e del Rienza. (la ciclabile della Drava è un altro dei miei racconti).
Qui abbandoniamo la Ciclabile della lunga via delle Dolomiti per la pista ciclabile della Val Pusteria. Da Dobbiaco, Brunico e a Rio Pusteria si scende lungo la valle. Però attenzione: non illudiamoci di trovare solamente discesa. Qui è un continuo saliscendi con strappi anche abbastanza duri. Una pedalata molto nervosa, fatta di continui cambiamenti di ritmo, piccoli incroci, continue curve e controcurve, il tutto però molto entusiasmante. I luoghi attraversati sono indimenticabili, i paesaggi meravigliosi quasi irreali. Stiamo pedalando nella valle del fiume Rienza. Passiamo per Villabassa e la pista su strada attraversa la città. Nella bella piazza con pavimentazione in porfido non ci sorprende il proverbiale rispetto per i ciclisti. Non è facile descrivere i luoghi. L'incantevole posizione, i prati e i campi che si estendono a perdita d'occhio, le Dolomiti sullo sfondo che sono così vicine che sembra quasi di poterle toccare con la punta delle dita.
Fuori dalla città la pista svolta a sinistra, si supera la ferrovia e via a destra verso Brunico.
In mezzo ai campi coltivati, una bella strada e ciclabile porterebbe al famosissimo lago di Braies. Ma noi in breve siamo a Monguelfo. Oltre il paese sulla destra si intravedono le rovine del castello di Thurn e si apre il lago artificiale di Valdaora, l’invaso per la fornitura dell'energia elettrica. Molte famiglie sono ora impegnate in succulenti picnic. Dicono che le acque del lago cambiano colore a seconda del lato da cui lo si guarda.
Proseguendo incontriamo una chiesetta con cimitero a Valdaora di Sopra e ancora, tra i campi, le mucche protette da una staccionata in legno. Attraversiamo il Rio Furcla e la pista ci conduce a nord verso Valdaora di Sotto. Arrivati lasciamo la ciclabile per dirigerci in salita verso nord, a Rasun di Sopra. Paolo ha prenotato un fantastico posto per dormire affacciato sulla valle (link hotel: https://www.oberlechnerhof.com/). Ci dividiamo nelle stanze e dopo una sanificante doccia andiamo a mangiare. La gentile Sig.ra Martina ci suggerisce un posto a poca distanza a piedi dove si svolge una festa con una grande orchestra e ballerini nei vestiti tipici della zona. Pollo fritto, patatine e birra artigianale a fiumi!
La mattina, dopo la abbondante colazione come si usa da queste parti, riprendiamo di buon’ora il nostro viaggio. La pista e le strade secondarie hanno un andamento nervoso con continue svolte di direzione. Qui il fondo è sterrato ma ben livellato. Le brevi salite ricorrenti possono essere una sfida per i meno allenati, ma il percorso è molto facile lungo la pista ciclabile super sviluppata. Siamo a Perca, una Stazione unica. Infatti non solo serve la città, ma è anche punto di partenza delle funivie del Plan de Corones. In pratica si arriva con il treno, attrezzato per portare gli sci, e si sale in funivia!
Ora passiamo due gallerie ben illuminate e, seguendo l’argine del fiume Rienza, eccoci arrivati a Brunico. A Brunico c'è un po' di tutto ed è ricca di locali carini. C'è un bellissimo castello, visitabile e il centro pedonale è molto curato. Da Brunico passano poi numerose piste ciclabili. La più famosa è quella che va a Lienz, per la valle Aurina e per la val Badia. Pensiamoci! Accogliente e rilassante ovunque andiamo per la città.
Il percorso continua interamente su pista asfaltata. Le montagne circostanti creano uno scenario imperdibile e indimenticabile, grazie all'accortezza degli abitanti che preservano e mantengono con cura quello che la natura ci regala. Ogni visitatore può godere appieno di vedute e paesaggi meravigliosi. Brunico è la città più grande della Val Pusteria, pulita, moderna e vitale. Il centro storico è un piccolo gioiello racchiuso da palazzi costruiti sulle antiche mura del borgo medievale sovrastato dal castello, che risale al 1251, costruito per volere dei Principi e Vescovi dell’epoca. In posizione elevata permette un'ottima panoramica sulla città e sulla Val Pusteria. Non da meno è la piazza del Municipio.
Ma riprendiamo la ciclabile che passa dietro la stazione ferroviaria e ancora seguiamo il fiume, che in breve trova la confluenza del torrente Aurino.
Raggiungiamo San Lorenzo di Sebato, dapprima costeggiando un torrente e poi, sempre su ciclabile attraversando la zona industriale. Attraversiamo il suo centro storico e la pista taglia a ridosso della ferrovia. San Lorenzo di Sebato è l’incrocio tra la Val Pusteria e la Val Badia.
Passato il centro di San Lorenzo, si va verso la stazione e dopo il sottopasso si prosegue verso la frazione Ronchi dove attraversiamo il ponte e la Strada Statale 244. Qui incontriamo il primo strappo. Una salitona al 16% di pendenza da fare a piedi, ma il panorama ricambia lo sforzo come dice Michele. Raggiunta la sommità si gode della bellissima vista dei prati verdi e del Castel Badia.
Adesso seguiamo il Rio Galdera, ma solo per aggirare il colle di Floronzo e riprendiamo il Rienza. (Casteldarne stagno con pic-nic e castello). I totem lungo la pista spiegano bene dove siamo e il percorso che stiamo seguendo.
Passiamo sotto la statale e proseguiamo, sempre su pista separata, fino al centro di Rio Pusteria. Il percorso adesso è di media difficoltà. Alcuni tratti di salita. Sono presenti delle panchine, ma nessuna fontanella per riempire la borraccia. Anche qua si attraversa un bellissimo bosco caratterizzato da diverse varietà di piante.
Con un ponte coperto ci spostiamo sull’altro lato del fiume e ci viene incontro Chiusa del Rio Pusteria. Il castello di Chiusa di Val Pusteria preannuncia l'arrivo a Rio. La chiusa è più avanti, vicino alla stazione. Il percorso attraversa la città e passa per la piazza principale con la bella chiesa di Sant’Elena. Il fiume Rienza confluisce adesso nell’Isarco e fontanelle ovunque. Il percorso prosegue verso sud. Poco dopo usciti dalla città sulla ciclabile tra i boschi sorge la cappella “Stöcklvater”. Si prosegue in un tratto costellato di punti di osservazione per il birdwatching, in un percorso che in qualche modo segue la direzione della ferrovia. E, dopo una breve salita nel bosco, scendiamo alla volta degli svincoli stradali di Nat-Sciaves. Per un breve tratto siamo su strada statale ma poco trafficata per poi riprendere la sede della pista ciclabile protetta e separata e con un ponte superiamo il fiume Isarco.
Nella zona di Fortezza è un continuo saliscendi con pendenze, che abbiamo misurato con il gps anche del 15%! Il Forte di Fortezza è una struttura tenuta molto bene. Una fortezza militare del 1900. Ottimo punto per belle foto, soprattutto quando si passa sopra il lago artificiale. E adesso siamo sulla Ciclopista della Valle dell’Isarco parte della Ciclopista del Sole che è parte della Eurovelo 7. Qui comunque occorre prestare attenzione ai cartelli. Dopo una puntatina sul lago di Fortezza, pieghiamo decisamente verso Varna per poi Bressanone. Si sarebbe potuto tagliare per la cittadina di Novacella e la sua Abbazia. Così seguendo il fiume Isarco entriamo a Bressanone. Il Duomo di Bressanone in stile barocco è caratterizzato da sontuosi interni in marmo. Il Chiostro è romanico con affreschi medievali. Nel Palazzo Vescovile c'è il Museo Diocesano che espone arte medievale e rinascimentale. Il Duomo di Santa Maria Assunta con le due torri campanarie gemelle e la sua grande piazza sono già un incanto. Ma anche sono magnifici i portici, con i suoi negozi di tutti i generi o i balconcini di tante case.
Proseguendo forse ancor più caratteristica è la cittadina di Chiusa. Una meritata pausa caffè ce la meritiamo nel meraviglioso borgo tra facciate colorate e chiese gotiche all’ombra della Torre del Capitano (Branzoll). Questo tratto è molto facile e piacevole, praticamente tutto su pista ciclabile protetta. È un percorso semplice, tutto pianeggiante, tanto verde e tanti ciclisti.
Dopo Chiusa si transita sulla vecchia sede della ferrovia del Brennero. Ci sono alcune gallerie illuminate, in un percorso tutto su asfalto.
Lungo il percorso della stretta valle Isarco sono numerosi i castelli. Tanti da non poterne tenere traccia di tutti. Sulla pista ciclisti di ogni genere, turisti, famiglie in bici ma zero schiamazzi. Tutti si pedala con riguardo per gli altri e per i luoghi.
Piccola pausa a Ponte Gardena. Dopo Campodazzo due gallerie sono per passare sotto l’autostrada del Brennero. Qui il tratto della ciclabile della Val d’Isarco, che da Bressanone conduce a Bolzano, è la tappa più scorrevole. Ecco Prato all’Isarco. Percorriamo il lato destro del fiume ed ecco qui Bolzano. Il capoluogo dell’Alto Adige. Dopo questo nostro lungo percorso ci è sembrata troppo città! Siamo delusi! Tanti turisti e molto commerciale. Passiamo per la piazza Walther, sede dei famosissimi mercatini di Natale per il Duomo gotico dedicato a Santa Maria Assunta. E subito in stazione. Si cambia treno a Verona. E nell’attesa ci sta un bel panino di McDonald. È come uscire da un paradiso e tornare alle nostre consolidate abitudini. Sob!
D:\Archivio Fotografie\2010 07 25 - La Ciclabile delle Dolomiti Bolzano Calalzo