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Sandro Foti
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Per non perdersi nel bosco

IL GPS
Per non perdersi nel bosco
Dalla Mappa al GPS
Il dottore ruppe i sigilli con molta precauzione, e ne uscì “la mappa” di un'isola con latitudine e longitudine, fondali, nomi di alture, baie e imboccature, ed ogni altra indicazione necessaria a poter portare una nave ad un ancoraggio sicuro sulla costa. Vi erano inoltre alcune note aggiunte, particolarmente visibili. Tre croci in inchiostro rosso. Due nella parte nord dell'isola e una a sud-ovest. Inoltre, accanto a quest'ultima, nel medesimo inchiostro rosso, in una scrittura ben diversa dai tremolanti caratteri del Capitano. Queste parole: "Qui il grosso del tesoro"!!! (da L'isola del tesoro di R. L. Stevenson). [immagine mappa del tesoro]

Nell'immaginario di ciascuno di noi c’è una mappa del tesoro? Saper leggere la carta permette di "vedere" il territorio senza esserci realmente stati e allo stesso tempo di sapere dove ci troviamo o dove dobbiamo andare per raggiungere la nostra meta.
Questo testo vuole fornire un po’ di storia e gli elementi di base per poter leggere qualsiasi tipo di mappa con poche regole pratiche.
La storia della cartografia, ossia l’arte di scrivere le carte, è uno dei capitoli più affascinanti dell'evoluzione culturale dei popoli e ne documenta fedelmente esigenze e aspirazioni. La trasposizione grafica dello spazio, è determinata dalla cultura e dalla visione della realtà che guidano il cartografo. Nell'impostare il disegno, egli trasfonde nella carta l'insieme delle conoscenze desunte da altri (studiosi o viaggiatori) o frutto di sue esperienze dirette (viaggi e misurazioni).
Alla base della sopravvivenza dell'uomo primitivo c'era la conoscenza dei luoghi e la capacità di orientarsi. Per questo motivo i disegni tracciati da queste popolazioni sui muri delle grotte risentono dello stretto collegamento tra uomo e natura ma riguardano spazi molto limitati. Presso le tribù indiane del Nord America già prima dell'arrivo degli Europei erano riportati con estrema precisione tutti i fiumi, i laghi e i monti della regione in cui vivevano, con l'indicazione del toponimo. Tali mappe erano fatte in modo da essere arrotolate per renderne agevole il trasporto e la consultazione.
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Curiosità: Sembra siano stati gli Eschimesi della Groenlandia i primi a costruire carte in rilievo. Nel 1826 il capitano F. W. Beechey, durante una spedizione ad Occidente dello Stretto di Bering, vide un grande modello in rilievo del loro territorio. L'area riprodotta era scandita in distanze, misurate in rapporto ai giorni di viaggio. La linea di costa era delimitata da aste di legno. I rilievi e le catene montuose erano costruiti con mucchi di sabbia e pietre, cercando di mantenere le giuste proporzioni.
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I Babilonesi.
I primi reperti cartografici noti sono quelli delle civiltà mesopotamiche. Essi riguardano l'assetto del territorio in relazione alla disponibilità di acqua in quanto queste civiltà traevano vita dall'agricoltura. La necessita di estendere l'irrigazione portò alla produzione di tavolette sulle quali erano disegnati i terreni da coltivare, il fiume e i canali. Infatti si deve ai Babilonesi anche la prima mappa del Mondo (allora conosciuto) del VI secolo a.C. [fig. 1]. La Terra è rappresentata come un'isola galleggiante nel mare al centro della quale si trova la città di Babilonia, posta tra le sette città limitrofe con l'indicazione delle distanze. Oltre l'anello che raffigura la terra, vi sono sette Paesi lontani con didascalie di carattere astronomico (dove sorge o tramonta il Sole) e nella parte superiore della tavoletta sono rappresentati i segni dello Zodiaco.
Gli Egizi.
I prodotti cartografici egizi a noi giunti riguardano quasi esclusivamente mappe catastali, piante di edifici, palazzi e templi. Unica eccezione, un papiro della XX dinastia (XII secolo a.C.) conservato al Museo Egizio di Torino, che riproduce una parte della Nubia (tra Egitto e Sudan) in cui si trovava un giacimento d'oro.
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Curiosità: Le carte geografiche sono state nel tempo realizzate su diversi materiali. Gli Aztechi utilizzavano fibre di agave e corteccia di fico. Gli Eschimesi incidevano ciocchi di legno. Gli abitanti delle isole Marshall approntavano carte nautiche su foglie di palma di cocco, applicandovi delle conchiglie per indicare le isole. Le popolazioni mesopotamiche disegnavano le carte su tavolette d'argilla.
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I Greci.
Nella civiltà greca la cartografia si sviluppò con un intento essenzialmente pratico e tecnico, al quale si affiancò, nel corso del tempo, la riflessione filosofica. L'esigenza pratica di conoscere nuove terre da colonizzare portò alla produzione di “periploi” (navigazione intorno ad un’isola) ricchi di informazioni utili. Questa ricerca successivamente darà origine a trattati nei quali si affrontano problemi quali la misura della Terra e l'origine dell'Universo.
Il primo geografo greco del quale si abbia notizia è Omero. Sia nell'Iliade, sia nell'Odissea troviamo particolari che presuppongono l'esistenza di carte geografiche. Per esempio, la descrizione dello scudo di Achille [fig. 2] è la trasposizione letteraria di un disegno cartografico. Al centro è rappresentato l'Universo celeste, con il Sole e la Luna e le principali costellazioni. Nei cerchi è rappresentata la Terra densamente abitata con due grandi città e sono scolpiti campi coltivati, mandrie e greggi, scene di vita pastorale e infine nell'ultimo è rappresentato l'Oceano che circonda tutta la Terra.
Nella seconda meta del IV secolo a.C. nasce in Grecia una cartografia scientifica. Alla sempre maggiore conoscenza di popoli e di terre si accompagna l'applicazione della matematica, per risolvere il problema dell'orientamento e della posizione delle aree raffigurate. Tale innovazione si deve a Dicearco da Messina, che introduce nelle mappe il sistema di riferimento a due assi ortogonali, orientati uno secondo la direzione Nord-Sud e l'altro secondo il corso solare [fig. 3]. Tale sistema fu alla base delle carte geografiche per oltre quattro secoli. Un secolo dopo Dicearco, fu Eratostene, amministratore della Biblioteca di Alessandria, a introdurre nelle carte un rudimentale reticolo geografico fatto di linee rette orizzontali e verticali tracciate a distanze diseguali, che dovevano passare per località note [fig. 4] e solo con Ipparco di Nicea, due secoli dopo, verrà introdotta l'equidistanza tra le linee di riferimento. Inoltre, Cratete di Mallo nella prima meta del II secolo a.C., consapevole delle deformazioni che comportava la resa in piano della superficie sferica della Terra, elaborò un modello del mondo a tutto tondo (globo), suddiviso in quattro continenti uguali per estensione.
Per inciso, tutti sanno però che il più importante cartografo dell'antichità fu Claudio Tolomeo, il dotto alessandrino del II secolo d.C., universalmente noto per il sistema che da lui prese il nome. Il sistema tolemaico voleva la Terra (e non il Sole) al centro di quello che noi chiamiamo sistema solare. Tolomeo formulò con precisione le regole da seguire per la costruzione dei globi terrestri e dei planisferi.
I Romani.
L'agrimensura, cioè la misurazione dei campi, ebbe grande importanza nella civiltà romana per definire i confini delle nuove città che venivano fondate e per delimitare gli appezzamenti da assegnare ai coloni. Tale operazione veniva effettuata da esperti, detti mensores, "misuratori". Le carte venivano elaborate su bronzo o marmo e riportavano il disegno delle terre misurate e le caratteristiche del territorio.
Le più originali creazioni cartografiche romane sono gli itinerari, che potevano essere dei dipinti (picta) o degli scritti (adnotata), a seconda del contenuto informativo. Gli itinerari nacquero come strumenti per le campagne di guerra e indicavano le distanze, la qualità delle strade e le possibili difficoltà morfologiche, ma vennero elaborati anche per scopi civili ad uso di funzionari imperiali e di privati viaggiatori dove erano riportate le stazioni di sosta (mansiones) e di ristoro (tabernae) con le distanze tra queste e le città.
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Curiosità: Il capolavoro della cartografia romana è la Tabula Peutingeriana. Una carta disegnata probabilmente a meta del IV secolo, copiata poi nel pieno Medioevo e riscoperta nel 1508 da Konrad Peutinger, dal quale deriva il nome. La Tabula è una striscia di pergamena, lunga quasi 7 metri e alta solo 35 centimetri~ che rappresenta tutto il mondo allora conosciuto. Si tratta di un mondo deformato, ridotto alla sola dimensione orizzontale e fatto di reticoli stradali intervallati da citta, porti, stazioni di posta, in mezzo ai quali spicca Roma simboleggiata da una matrona seduta in trono. Le distanze tra un punto e l’altro di tutte le strade sono annotate come in una moderna mappa stradale. [fig. 5]
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Nel Medioevo si diffonde una cultura nella quale la tradizione classica si interseca con la matrice cristiana. Si tratta di carte geografiche circolari ed ecumeniche, cioè comprendenti l’intera ecumene e tutto il mondo allora conosciuto. Queste carte sono solitamente orientate con I'Est in alto, e spesso presentano in mezzo al disegno la città di Gerusalemme, in quanto ritenuta centro dell'Universo.
Già nel VI secolo Costantino di Antiochia, viaggiatore, mercante e poi monaco, aveva formulato nella sua Topographia Christiana una figurazione che riconduceva all'Universo. La Terra appare quadrangolare e circondata da un grande oceano che si insinua in quattro golfi; ai suoi lati si innalzano le pareti del Cielo che la uniscono alla volta celeste. In fondo alla Terra si erge una grande montagna, dietro la quale ogni giorno spariscono il Sole e gli altri astri.
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Curiosità: La rappresentazione in forma quadrata della Terra può essere considerata come il diretto risultato della lettura e dell'interpretazione di due brani della Scrittura. “Egli manderà i suoi angeli con una grande tromba e raduneranno tutti i suoi eletti dai quattro venti (Matteo 24, 31). Dopo ciò vidi quattro angeli che stavano ai quattro angoli della Terra (Apocalisse 7, 1)”.
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La maggior parte delle carte ecumeniche medievali veniva elaborata da monaci che se ne servivano per dimostrare la loro interpretazione degli autori classici e dei testi sacri del cristianesimo, o per decorare con un'immagine universale le cattedrali. Per esempio, due mappamondi fungevano da pale d'altare nelle cattedrali di Ebstorf in Germania [fig. 6] e di Hereford in lnghilterra. Erano orientati con l'Est in alto e al centro la citta di Gerusalemme, ma già compaiono elementi delle nuove conoscenze geografiche riportate dai naviganti. Poi, con il mappamondo del Frate Minore Paolino da Venezia nel 1320, la rappresentazione circolare dell'ecumene acquista un'ampia diffusione. Fu questo il primo di una serie di figurazioni cartografiche circolari, nelle quali compaiono indicazioni moderne riguardanti la Scizia, il Catay e il Mar Caspio, finalmente disegnato come un mare chiuso. Ma un altro veneziano, il Camaldolese Fra Mauro, tra il 1457 e il 1459 imprime una decisiva svolta verso i tempi nuovi. Egli realizza un monumentale mappamondo (alto circa 2 metri), in cui fa piazza pulita degli schemi tradizionali e mette a frutto le nuove conoscenze geografiche e nautiche derivanti dai viaggi dei pellegrini.
Si inaugura così la cartografia dell’età moderna.
Gli itinerari. Gli itinerari medievali nascono e si diffondono per motivi religiosi come guida per i pellegrini che desideravano visitare i luoghi sacri del cristianesimo. Essi descrivono, anche con aneddoti e leggende, le chiese, le basiliche e i luoghi di culto dove erano conservate le reliquie dei santi. Risalgono all'XI secolo, per esempio, i Mirabilia Urbis Romae che proponevano ai pellegrini un elenco di monumenti cristiani e pagani di Roma.
Le carte islamiche. Nella cartografia anche il mondo islamico continua a lungo a ripetere i modelli stilizzati della tarda antichità. Uno dei maggiori esponenti della cartografia islamica fu il marocchino Al-Idrisi. A lui si deve un mappamondo disegnato su incarico del re di Sicilia Ruggero II d'Altavilla (1130-1154) [fig. 7]. Si tratta di una tavola incisa su lastra d'argento, larga tre metri e mezzo e alta uno e mezzo. La tavola venne fatta a pezzi durante una congiura di palazzo intorno al 1160, ma la sua fama aveva già fatto si che se ne fossero riprodotte copie conservate sino ad oggi. Rispetto alla tradizione occidentale il Nord è posto in basso e quindi il disegno è capovolto.
I portolani e le carte nautiche. Meno dipendenti da influenze religiose sono le carte nautiche e i portolani, che nascono per esigenze pratiche e che compaiono solo nel tardo medioevo.
La carta nautica forniva visivamente attraverso il disegno le stesse informazioni che il portolano esprimeva in forma discorsiva. La più antica carta nautica relativa a tutto il Mediterraneo è la cosiddetta Carta Pisana del 1275, [fig. 8] mentre il primo portolano ad oggi noto è il “Compasso da navegare” del 1296. In esso sono indicati i percorsi in mare aperto fra punti di costa lontani tra loro e sono descritti i litorali. I portolani chiaramente a quel tempo riguardavano solo il Mediterraneo.
La Cartografia di derivazione Tolemaica.
Il Cinquecento, oltre ad essere il secolo della rivoluzione copernicana, è il secolo d'oro della cartografia grazie all'invenzione della stampa, alle grandi scoperte geografiche, alla riscoperta e aggiornamento dell'opera cartografica di Tolomeo.
L'epoca delle grandi scoperte geografiche si apre con l'esplorazione degli oceani da parte di Bartolomeo Diaz e di Vasco da Gama, che giunse in India circumnavigando l'Africa. Prosegue poi con i quattro viaggi di Cristoforo Colombo e quello di Amerigo Vespucci, che fu il primo ad avere la consapevolezza di trovarsi in un nuovo continente e si chiude con il viaggio di circumnavigazione del globo di Ferdinando Magellano. L'interesse geografico verso le nuove terre si riscontra nella fioritura di molti cartografi che pubblicano carte geografiche stampate da lastre incise su rame dove i maggiori centri di produzione furono Roma e Venezia.
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Curiosità: Le carte antiche avevano spesso fini militari, economici o strategici. Nel XVI secolo venivano consapevolmente inseriti nelle carte degli errori per impedire che qualcuno raggiungesse i luoghi appena scoperti.
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I grandi atlanti.
Il primo atlante moderno è generalmente ritenuto quello pubblicato ad Anversa nel 1570 da Abramo Ortelio, il Theatrum Orbis Terrarum. Composto da 107 carte, fu presto tradotto in tedesco, francese, spagnolo, olandese, italiano e inglese. Il nome "atlante" data a una raccolta coordinata di carte geografiche si deve a Gerardo Mercatore.
La fortuna degli atlanti del Cinquecento è sicuramente legata alle scoperte geografiche. Un'area del tutto sconosciuta era ancora quella dell'Oceano Pacifico meridionale, dove figurava un grande continente australe comprendente Australia e Antartide. Fu solo James Cook negli anni '70 del Settecento a scoprire l'insularità del continente australiano. Altre aree incerte erano quelle del Polo Nord e l'interno dell'Africa.
Della grande tradizione degli atlanti fa parte anche quello di Fra Silvestro Pepi da Panicale, che nel 1632, su incarico del Ministro generale dei Cappuccini desideroso di disporre di uno strumento utile al governo dell'Ordine, realizzò un Atlante delle province francescane [fig. 9]. Egli portò a termine l'opera in soli due anni. L'atlante è composto da 49 tavole geografiche in cui sono raffigurati moltissimi particolari relativi alle popolazioni ed alle usanze delle varie parti d'Europa.
La cartografia moderna.
Tra il Seicento e in Settecento nasce la cartografia geodetica, che si avvale dell'esecuzione dei rilievi topografici basati sul sistema della triangolazione e sull'applicazione delle prime tecniche scientifiche per la rappresentazione del rilievo. Tali tecniche verranno perfezionate alla fine del XVIII secolo, quando furono fissati i criteri per l'uso del tratteggio con luce zenitale e delle isoipse o curve di livello. Inoltre, accanto al rilevamento del terreno vengono eseguite misurazioni per la determinazione delle coordinate geografiche. L'iniziatore della cartografia topografica moderna è ritenuto Cesar-Francois detto Cassini de Thury, direttore dell'Osservatorio di Parigi che diede avvio alla grande carta topografica di Francia, composta da 182 fogli a scala 1:86.400, detta Carta del Cassini. Ai francesi si devono anche le misurazioni delle dimensioni della Terra. Le loro spedizioni accertarono lo schiacciamento della sfera terrestre in vicinanza dei Poli, che permise di eliminare secolari errori e di correggere la raffigurazione del Mar Mediterraneo fino ad allora dilatata in Longitudine. Numerosi furono i progressi nell'esplorazione degli oceani, anche se l’'impossibilità di determinare la Longitudine durante la navigazione ritardò la conoscenza della posizione esatta dei mari e delle isole. Oltre alle spedizioni di James Cook, che dimostrarono l'inesistenza del grande continente australe, la separazione dell'Asia dall'America, l'esistenza di un emisfero oceanico che occupa una superficie doppia di quella delle terre emerse, si devono ricordare l'inizio delle esplorazioni dei territori interni del continente africano, dell'America meridionale, delle zone interne dell'Australia, delle zone polari (il Polo Nord fu raggiunto solo nel 1909 e il Polo Sud nel 1919).
La cartografia nei secoli XIX e XX.
Le grandi scoperte colmarono i numerosi spazi lasciati vuoti nelle precedenti carte geografiche e fornirono informazioni sempre più dettagliate. La quantità delle informazioni disponibili divenne così imponente da richiedere la selezione delle notizie per argomento. Nasce la cartografia tematica (carte politiche, fisiche, ecc.). Si svilupparono le carte a grande scala e quasi tutti i Paesi del Vecchio Continente curarono la pubblicazione di carte topografiche dei propri territori. Nella nostra Penisola nel 1882, ventuno anni dopo la proclamazione del Regno d’Italia, fu affidato all'Istituto Geografico Militare (IGM) il compito di provvedere alla cartografia ufficiale dello Stato. Riordinare il materiale non fu facile, perché i vari Stati italiani avevano adottato scale, proiezioni e sistemi di rilevamento diversi. Fu solo con una legge del 1878 che venne adottata come scala di rilevamento per tutto il territorio nazionale la scala 1:25.000. Le tavolette relative al territorio italiano sono 3.545. Grande impulso al rilevamento topografico venne dalla Grande Guerra, con la connessa necessità di conoscere "al millimetro" le caratteristiche delle zone belliche.
La Carta Geografica.
La carta geografica è una rappresentazione ridotta, approssimata e simbolica di una parte o dell'intera superficie terrestre. Ridotta perché la realtà rappresentata è ridotta in scala. Approssimata perché non è possibile rappresentare esattamente su un piano una realtà tridimensionale. Simbolica perché i particolari presenti nella realtà vengono rappresentati con simboli, colori e/o scritture.
A seconda della porzione di territorio rappresentato le carte si possono dividere in cinque categorie. I Planisferi rappresentano l'intero pianeta, le Carte geografiche riproducono porzioni del pianeta o continenti, le Carte corografiche regioni del territorio (ad esempio l'Umbria), le Carte topografiche parti di province o comuni (per esempio Mondovì), ed infine le Mappe o piante raffigurano piccole porzioni di territorio urbano con vie, edifici e terreni.
La Scala.
Per leggere una carta il primo elemento da considerare è la scala. La scala è il rapporto fra la distanza misurabile sulla carta (sempre =1) e la distanza reale sul terreno. Se una carta topografica ha la scala 1:25.000 significa che un centimetro sulla carta equivale a 25.000 centimetri nella realtà, cioè 250 metri. La stessa distanza misurata su una carta con scala 1:100.000 equivale ad 1 chilometro [fig. 10].
Oltre alla scala numerica sulla carta è presente anche quella grafica, ovvero un righello sul quale sono riportate le distanze reali sul terreno. In tutte le carte è presente sia la scala numerica sia quella grafica. Poiché la scala è un rapporto, più grande è il denominatore più piccola è la scala. Maggiore è la scala più numerosi sono i particolari in essa rappresentati e minori sono le deformazioni rispetto alla realtà riprodotta.
Le Proiezioni Geografiche.
La difficolta a rappresentare la superficie sferica della Terra su un piano, alterando il meno possibile la sua forma e i rapporti delle distanze e delle aree reali con quelle della carta, è stata risolta facendo ricorso a delle proiezioni geografiche. Questi sono quei procedimenti che consentono di stabilire una corrispondenza fra i diversi punti della superficie sferica e quelli rappresentati in piano sulla carta. L'unica rappresentazione della superficie terrestre che non presenta alterazioni di rilievo è chiaramente il globo del mappamondo.
La proiezione adottata da quasi tutti gli stati del mondo è la Universale Trasversa di Mercatore (UTM), che si costruisce avvolgendo l'ellissoide terrestre (perché la Terra non è perfettamente sferica) con la superficie laterale di un cilindro in modo che essa sia tangente lungo un meridiano [fig. 11]. In tal modo si ottiene l'equidistanza lungo un meridiano: ciò limita il problema della forte deformazione in prossimità dei Poli. Inoltre, facendo ruotare la superficie del cilindro in modo tale da determinare la tangenza lungo molti meridiani, si otterrà una proiezione a spicchi (o fusi). I fusi sono 60 e hanno un'ampiezza di 6°. All'interno di ogni fuso si potranno disegnare oggetti geografici con la minore approssimazione possibile [fig.11]. I fusi a loro volta sono suddivisi prima in 20 fasce orizzontali ampie 8° ciascuna e poi in quadrati da 100 km di lato e ogni quadrato in un reticolo chilometrico.
I Simboli Cartografici.
L'uso dei simboli consente di migliorare il contenuto informativo della carta geografica e al tempo stesso ne aumenta la praticità e la leggibilità. La simbologia grafica utilizzata per rappresentare il luogo di una quota o elementi del paesaggio come strade, corsi d'acqua, confini o linee di costa, boschi e laghi.
Il simbolismo planimetrico.
I simboli planimetrici riguardano i fenomeni geografici a prevalente sviluppo orizzontale e vengono rappresentati sul piano tramite la forma della loro pianta o mediante appositi segni convenzionali [fig. 12]. Tra questi i simboli relativi all'idrografia (sorgenti, pozzi, laghi, paludi), alle piante e alle associazioni vegetali, i segni relativi alla rappresentazione delle vie di comunicazione, ai fabbricati e alle costruzioni umane; i simboli connessi con i limiti politici o amministrativi (confini di Comune, Provincia, Regione, Stato).
Il simbolismo altimetrico.
Vari sono i modi per rappresentare un rilievo su una carta. Nella rappresentazione a “sfumo” i rilievi sono evidenziati con ombreggiature realizzate ipotizzando che il Sole sia a Nord-Ovest e colorando di scuro i versanti che verrebbero a trovarsi in ombra. Tale rappresentazione delle altitudini da una buona percezione dei dislivelli dei rilievi, ma non fornisce sufficienti informazioni sulle pendenze. Il sistema più efficace e più usato per rappresentare i rilievi è quello delle isoipse o curve di livello. Esse sono linee ideali che uniscono tutti i punti del terreno aventi la stessa altezza rispetto al livello del mare (isoipsa, dal greco "uguale altezza") [fig. 13]. Per ogni tipo di carta la distanza verticale tra due isoipse è sempre uguale ed è detta equidistanza. La distanza planimetrica tra due curve è detta intervalla. Più le curve di livello sono ravvicinate tra loro più il pendio è ripido. Viceversa, più esse sono distanziate più il pendio è dolce. Se un sentiero corre parallelo alle curve di livello il tratto di strada è pianeggiante. Al contrario se un sentiero taglia le curve di livello la strada è in pendenza.
Le scritture.
Le scritture consentono di associare una nomenclatura specifica ai diversi fenomeni raffigurati. Oltre alla funzione toponomastica, esse svolgono anche quella di veri e propri simboli, in quanto la forma del carattere consente di distinguere, sulla carta, le diverse categorie di oggetti geografici. Per esempio le scritture relative all'idrografia si riconoscono dall'inclinazione verso sinistra, mentre per i rilievi si usano caratteri diritti e di solito maiuscoli. Le dimensioni delle lettere alfabetiche indicano la maggiore o minore importanza degli oggetti geografici. [fig. 14]
Qui a lato le mappe tematiche della De Agostini esposte alla mostra al Palazzo della Regione Lombardia. [fig. 15]
La determinazione di un punto.
Un punto sul terreno è rappresentato compiutamente sulla carta quando se ne conoscono la posizione planimetrica e altimetrica. Per la planimetria si usano le coordinate e per l'altimetria si usano le quote.
Le coordinate di un punto.
La posizione di un oggetto nello spazio è sempre relativa ad un punto di riferimento. Nord, Sud, Est e Ovest sono detti punti cardinali perché sono i “cardini” dell’orientamento. Le semicirconferenze che uniscono i due Poli e che tagliano la Terra in tanti spicchi si chiamano meridiani. Il Meridiano fondamentale, cioè quello di riferimento per il calcolo della Longitudine, è per convenzione quello di Greenwich (Londra, Regno Unito) [fig. 16].
L'Equatore divide idealmente la Terra in due emisferi, quello Boreale (Nord) e quello Australe (Sud). I cerchi paralleli alla linea dell’Equatore si chiamano paralleli, e la loro lunghezza decresce man mano che si avvicinano ad uno dei due Poli. La griglia che si crea dall'intersezione di infiniti meridiani e paralleli viene chiamata Reticolo Geografico. Per definire la posizione assoluta in cui ci si trova è necessario tener conto che ogni punto sulla Terra si colloca all'incrocio di un meridiano e di un parallelo, anche se questi non sono tutti disegnati, e lo si può localizzare determinando la distanza angolare che lo separa dall'Equatore e dal Meridiano fondamentale.
I due angoli che si formano si chiamano: Latitudine e Longitudine. La Latitudine è la distanza angolare di un punto dall'Equatore. La sua massima ampiezza è di 90°, lo 0° corrisponde all'Equatore mentre 90°N al Polo Nord e 90°S al Polo Sud.
La Longitudine è la distanza angolare di un punto dal Meridiano fondamentale. La sua massima ampiezza è di 180°. Lo 0° corrisponde al Meridiano fondamentale.
Questi due angoli permettono di definire le Coordinate Geografiche. Se un punto si trova all'intersezione delle maglie del reticolo disegnato (A), le sue coordinate corrispondono al valore del meridiano e del parallelo che lo attraversano [fig. 16]. Per esempio un punto A si identifica con Latitudine 45° 30' 14.35" Nord, Longitudine 09° 14' 28.92" Est (casa mia!).
La quota di un punto.
Per stabilire la distanza verticale di un punto dal livello del mare occorre verificare la quota della curva di livello sulla quale si trova il punto stesso, oppure quella dei punti quotati vicini. Se il punto si colloca fra due curve occorre assumere un valore intermedio tenendo conto della distanza del punto dalle due curve e della equidistanza fra queste.
Come orientare una carta.
Il Nord geografico è sempre disegnato nella parte alta delle carte. Per leggere ed utilizzare una carta occorre orientarla in modo corretto, cioè ruotarla in modo da far corrispondere la parte alta con il Nord. Un metodo efficace per orientarla consiste nel girare la carta finché gli elementi topografici in essa rappresentati vengano a disporsi esattamente come sul terreno. Se si dispone, invece, di una bussola si può procedere a far coincidere la direzione dell'ago della bussola con il margine destro o sinistro della carta, infine ruotare la carta fino a quando l'ago della bussola non si sia stabilizzato.
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Attenzione: Nelle carte è indicato il Nord geografico, mentre l'ago della bussola segna il Nord magnetico. Questi due Nord non coincidono esattamente, infatti, mentre il Nord geografico corrisponde al Polo Nord, il Nord magnetico si trova in un'isola dell'Arcipelago Artico canadese a una distanza di circa 2.200 km dal Polo Nord. Poiché il Nord magnetico cambia annualmente posizione, anche la declinazione magnetica varia. Il suo valore e quelli delle sue variazioni annuali sono comunque riportati sulle carte topografiche.
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Distanza tra due punti.
La distanza orizzontale (o topografica) tra due punti sul terreno si ottiene misurando con un righello la distanza tra i punti corrispondenti sulla carta e riportandola sulla scala grafica per leggerne il valore. Quando però misuriamo la distanza su carta fra due punti tra i quali c’è una differenza di livello (quota) la distanza reale e ovviamente maggiore sia di quella orizzontale sia di quella in linea d'aria.
Il GPS.
Il GPS è un'invenzione che ha cambiato la vita di molti di noi. Si tratta di uno strumento che permette di conoscere la propria posizione con una precisione di una decina di metri. Nato inizialmente per scopi militari è stato ben presto utilizzato anche in ambito civile. Il Global Positioning System indica un sistema di posizionamento e navigazione satellitare che, attraverso una rete dedicata di satelliti in orbita, fornisce ad un ricevitore informazioni sulle sue coordinate geografiche e sull'altezza rispetto al livello medio del mare [fig. 17].


 
GPS
Percorso a Tokyo "Golden Ride Bike".
km 28 - Traccia GPS
Varzi - Passo Penice - Nibbiano - Varzi.
km 67 - Traccia GPS
Percorso lungo il Lago Kawagushi, a nord del monte Fuji.
km 20 - Traccia GPS
Da Milano a Vienna in Bicicletta.
km 1092 - Traccia GPS
La Via Claudia Augusta.
km 370 - Traccia GPS
L'Islanda in MTB.
km 650 - Traccia GPS
Nota: L'attraversamento dell'isola può essere pericoloso. Leggi il mio racconto.
 
Il navigatore satellitare è oggi, per il ciclista che ama l’avventura, un accessorio quasi indispensabile.
 

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