Parigi Milano
BICICLETTE > Il Cicloturismo - Viaggi in Bicicletta (CHE SONO DI PIU' GIORNI)
Da Parigi a Milano, xxx
Nel programmare le tappe di questo mio viaggio in bici, ho inizialmente
dovuto scegliere su quale passo attraversare le Alpi. Passare da Aosta sarebbe stato
più breve, ma la strada fino a Milano non mi convinceva. Attraversare, invece, la
Svizzera, con le sue belle piste ciclabili, e fare in Italia da Chiasso a casa,
ho ritenuto essere più sicuro. Certamente più gravoso. Infatti, in questa scelta,
è stato necessario il superamento di alcuni importanti valichi, tra i quali, il
San Gottardo.
Domenica 19/07/2015 Milano – Parigi in Treno.
Il treno è il Thello. Il solito Thello, direi, visto che l’ho usato
per altri viaggi in bici con base di partenza: Parigi. Mi piace questo treno. È
comodo e, se prenotato per tempo, non è molto costoso. Mi permette di viaggiare
con la bici senza doverla smontare e impacchettare. Però, sempre con una tappa in
Svizzera in quanto, malgrado molto pubblicizzato, non è ancora possibile iniziare
il viaggio direttamente dall’Italia. Arrivo a Parigi nel primo pomeriggio. Appena
fuori la Gare de Lyon accendo il mio fedele GPS e mi dirigo verso l’Hotel che ho
prenotato. Pedalare a Parigi è sempre entusiasmante, soprattutto per la enorme quantità
di monumenti storici. Passo per la piazza della Bastiglia. Poi, in piazza Republique,
giro a sinistra su Rue du Temple ed eccomi all’Hotel “de Roubaix”. È un buon hotel
e mi fanno parcheggiare la bici in un corridoio vicino ad un pianoforte. È ancora
presto e approfitto per fare un giro a piedi nel centro della fantastica città.
Sono vicino al Beaubourg e, proseguendo, raggiungo Notre Dame dove una enorme fila
lunga tutta la piazza antistante, è in attesa dell’ingresso nella cattedrale. Intanto,
si è fatta ora di cena! Vicino l’hotel c’è un discreto ristorante che serve ottime
entrecôte. Poi a letto presto. Domani inizia “il viaggio”!
Lunedì 20/07/2015 Parigi – Fontainebleau
Sveglia prestissimo questa mattina. Sarà l’emozione per l’inizio di
questo viaggio in bicicletta, ma, appena dopo le otto, ho già fatto colazione e
sono a pedalare su Rue de Rivoli sul lato nord del Louvre e dei Jardin des Tuileries.
Il cielo è nuvoloso. Questa notte ha piovuto e l’aria è fresca, però piacevole per
andare in bici. Per evitare il traffico mattutino decido di entrare nel parco con
le giostre e la grande ruota panoramica e punto diretto a Place de la Concorde.
Aggirata la trafficata piazza, attraverso la Senna. Spesso posso usare le corsie
preferenziali per gli autobus che, qui a Parigi, consentono anche una efficiente
pista ciclabile. Sono esaltato nel pedalare, se pur nel traffico, e mi accorgo che
sto facendo i 23 km/h.
Al Bassin du Champ de Mars sono in asse con la famosa Torre Eiffel.
Faccio le mie solite foto di rito ai piedi del monumento, simbolo di Parigi che
assumo come punto ufficiale di partenza del mio viaggio.
Adesso pedalo nel traffico, che un piccolo tamponamento rende impazzito.
Frequentemente continuo ad usare la comoda pista ciclabile, sempre condivisa con
gli autobus e taxi. La temperatura è già un po’ più gradevole. Dalla Torre Eiffel
percorro Boulevard Saint Germain e in breve sono davanti alla famosa chiesa. Infine,
costeggio la Senna. Al ponte d’Austerlitz passo dall’altra parte seguendo le indicazioni
ciclistiche e il mio GPS. Qui è un quartiere di piccole casette come quelle delle
località di mare. La pista prosegue su un single track sterrato, per ripassare,
dopo 4 km con una passerella pedonale, nel punto in cui la Senna incontra la Marna.
Io seguo ancora la Senna in direzione sud-est.
Il quartiere industriale che ora incontro è veramente degradato. Un
po’ di odori e di sporcizia della estrema periferia parigina.
Poi passo sotto i Grands Moulins de Corbeil, i mulini del grano, che
videro anni gloriosi alla fine del 1800, ma oggi sono solo monumenti storici.
Il percorso è tortuoso, come tortuoso è qui il fiume. Proseguo fino
a metà mattina, quando una pausa è adesso necessaria. Una panchina nel parco e due
biscotti mi rimettono in sesto. Il cielo è ancora poco nuvoloso e un vento fresco
sovente mi è contro. Però, in generale, la strada è bella. Tanti tratti su ciclabili
o su dipartimentali con poco traffico.
Prima di pranzo ho già fatto circa 60 km. Qualche tratto è leggermente
stucchevole, intervallato però da piccole cittadine a ridosso del fiume. Ho quasi
finito l’acqua della borraccia, quando sul lato destro della ciclabile si apre,
attraverso un cancello, un bel parco. È il Parco di “Base de Loisirs Seine Ecole”.
Un centro ricreativo appena dopo Saint-Fargeau-Ponthierry e Pringy, in una zona
naturale di 25 ettari con tre grandi laghi lungo Senna. Ci sono attività e aree
gioco, campi da beach volley e pallone, un porto turistico e un’area camper. L’accesso
è libero e decido di entrare per attraversarlo e recuperare l’acqua. Ma, dopo aver
percorso un paio di chilometri mi accorgo dell’imprudenza. Non c’è un’uscita sull’altro
lato! Forse dovrò tornare all’ingresso. Chiedo informazioni ad un operaio con il
soffiatore delle foglie che per fortuna mi indica la strada, anzi, posa gli attrezzi,
e mi accompagna ad una rete di recinzione piegata che lui abbassa con un piede così
che riesco a superarla spingendo la mia bici. Adesso sono nuovamente sulla strada
giusta, ma, ecco subito un altro inconveniente. Un grosso tronco d’albero è di traverso
sulla ciclabile. Probabilmente è caduto questa notte con la pioggia e lo devo scavalcare
sollevando la bici in spalla.
Eccomi a Évry. La mia guida scrive che il motto della città è “Labor
omnia vincit” (in latino "la fatica vince ogni cosa!"). Ha una lugubre
assonanza! Operosi? Io la prendo come un incitamento. La città di Évry ha una enorme
diversità culturale e i suoi abitanti rivendicano più di sessanta origini nazionali
diverse. Questa diversità si ritrova anche in un'architettura sacra che rappresenta
tutte le credenze e pratiche religiose. La Cristiana in tutte le sue diversità,
la mussulmana, l’ebraica e la buddista. Nel centro della città si erge la Cattedrale
della Resurrezione, edificata con una sottoscrizione pubblica. La comunità buddista
dell'Essonne ha invece costruito la sua pagoda in prossimità del Parc aux Lièvres,
identificabile grazie ai drappi buddisti multicolori che la sormontano. Numerosi
materiali e decorazioni sono originari dell'Asia, come il tetto, con le tegole verniciate
e fabbricate in Cina con delle tecniche tradizionali. La pagoda ospita una statua
di bronzo, ricoperta di lamine d'oro di 4 metri di altezza e 5 tonnellate di peso,
fabbricata in Tailandia. Rappresenta il Buddha seduto nella posizione del loto,
in meditazione.
Di fronte alla Cattedrale, il minareto della moschea della comunità
mussulmana punta verso il cielo. È stata costruita grazie ai finanziamenti privati,
ma anche istituzionali fra i quali quello del re Hassan II del Marocco e il re Fahd
dell'Arabia Saudita. La concezione architettonica è nella pura tradizione arabo-mussulmana.
Mosaici, legni scolpiti e intarsi, stucchi per la maggior parte sono stati realizzati
dai migliori artisti marocchini.
Il percorso, che adesso continua, è molto bello e vario in un tracciato
sicuro, tanto che, guardandomi in giro, non mi accorgo di un altro grosso ramo di
traverso sulla strada. Lo prendo in pieno, mi fa saltare e addirittura sganciare
le borse.
Sono già di nuovo in crisi d’acqua quando arrivo a Melun. Approfitto
di un locale che sembra un circolo dopo lavoro. I simpatici avventori mi fanno riempire
le borracce e, anzi, ironizzano sul fatto che potrei aggiungere una qualche sostanza
che mi potrebbe aiutare nella pedalata.
Melun, era al crocevia delle rotte commerciali sin dall’epoca romana,
ed è situata su un'ansa della Senna a sud di Parigi. La Senna e l’isola di Saint-Etienne
dividono la città in tre parti. Antica capitale dei re capetingi, l'accogliente
Melun, mi invita a scoprire il proprio centro pedonale, il porto e gli argini, luoghi
ideali per belle passeggiate. Poi, ci sarebbe il museo, ricavato in una abitazione
Viscontea che racconta la storia e il suo patrimonio storico e artistico attraverso
collezioni di reperti archeologici, dipinti e sculture. Molto bella è la piazza
Saint-Jean e la sua fontana. Nell’isola sorge imponente la cattedrale di Notre Dame.
Dovrei anche assaggiare il celebre e caratteristico formaggio DOP, il brie di Melun,
ma davvero non ho tempo e meglio sarebbe tornare ad ottobre, quando una festa è
appositamente dedicata a questa specialità.
La bella strada ora continua sul lato di un laghetto, su cui scorgo
fare sci d’acqua. I temerari sportivi sono agganciati ad una fune, che con delle
carrucole, li traina velocemente.
Il mio GPS mi informa che ormai mancano solo 17 km e sono solo le due
del pomeriggio. Qui il GPS è di valido aiuto in quanto sono in un tratto di assoluta
mancanza di cartelli ciclistici anche se la strada, a senso unico per le auto, è
a noi consentita.
Abbandono così il tortuoso corso della Senna e mi dirigo decisamente
verso Fontainebleau sulla D210, che con due linee sulla strada, delimita la pista
ciclabile. Mancano non più di 3 km, ma una pausa gelato adesso ci vuole! Sono nella
foresta demaniale di Fontainebleau, caratterizzata da fauna e flora variegate. Questa
vasta area, che costituisce un bene ambientale tutelato dallo Stato, è ricca di
querce, faggi e pini e ospita caprioli, cinghiali, cervi, conigli, nonché piante
da fiore, licheni e funghi. Con i 300 chilometri di sentieri segnalati, la foresta
di Fontainebleau è una meta apprezzata dagli appassionati di escursionismo, jogging,
equitazione e mountain bike.
Arrivo in Hotel, che è gestito da una famiglia di origine cinese. Fanno
fatica a leggere il mio nome, ma in qualche modo ci intendiamo e in qualche modo
parcheggio la bici. Me la fanno mettere sul pianerottolo della scala. Ma siccome
non ci sta in lunghezza, la sistemo impennata tra due pareti. Dopo una doccia ristoratrice
eccomi pronto per un giro a piedi in Fontainebleau.
La Reale residenza di caccia, nel Medioevo, fu uno dei luoghi prediletti
da Napoleone Bonaparte e non a caso è inserita nella lista mondiale come patrimonio
dell'umanità dall'UNESCO. Oggi, il castello di Fontainebleau mostra agli appassionati
di storia e architettura un complesso straordinariamente conservato che richiama
visitatori da tutto il mondo. All'interno del palazzo si possono ammirare gli appartamenti
di Stato, con l'impressionante galleria d’arte, ricca di affreschi, la scala del
Re decorata con scene che illustrano la vita di Alessandro Magno, gli appartamenti
reali e gli appartamenti del Papa e delle Regine Madri o ancora l'appartamento interno
dell'Imperatore. Nel cortile del Cavallo Bianco, si può ammirare la magnifica e
celebre scalinata, a ferro di cavallo appunto, realizzata nel XVII secolo.
Fontainebleau nel passato è stato un ritrovo di artisti. Tra questi
anche alcuni protagonisti dell'Impressionismo, come Monet e Renoir, in cerca di
ispirazione e non solo.
Nel 1848, vi fu il primo episodio di “tutela pubblica della natura”.
Anche se, in verità, con finalità unicamente estetiche, fu la creazione della "Riserva
artistica della selva di Fontainebleau" voluta espressamente dai pittori Barbisonniers,
onde preservarla da un incombente progetto di disboscamento. Questa fu la prima
area protetta della storia.
Dopo la visita al castello, faccio un pratico salto al supermercato
a procurare provviste per domani e ceno in stanza.
Martedì 21/07/2015 Fontainebleau-Saint-Florentin
Purtroppo, la colazione fornita dall’Hotel, questa mattina, è alquanto
scarsa. Solo tre fettine di prosciutto e un formaggino. Un po’ poco per il primo
mattino di questo viaggio in bici.
Mattinata di sole, ma un po’ fresco all’ombra. La temperatura è comunque
piacevole per pedalare. Attraverso il parco, alle spalle del Jardin Francais, superando
il Gran Canal e subito dopo svolto a sinistra sulla strada D606, esageratamente
troppo trafficata e che considero molto pericolosa per i ciclisti.
Sono solo due chilometri, in leggera discesa, ma li faccio tutti a
perdifiato, tenendo i 28 km/h. Ora, finalmente svolto a destra alla rotonda uscendo
dalla strada trafficata, e mi immergo in un altro lato del parco della Foresta di
Fontainebleau su una strada decisamente più ciclabile. Oggi, infatti, dopo questo
inizio frenetico, percorrerò delle strade dipartimentali, attraversando tanti piccoli
e tranquilli paesini.
Attraverso il canale Loing e sono a Episy. Qui, a lato del canale,
incrocio una parte della ciclabile del Chemin du Vieux Moulin.
Così tanti piccoli paesi che è difficile tenerne traccia di tutti.
Tra questi però Rebours, Villemer, Boisroux, Lorrez-le Bocage-Preaux, Vaux-sur-Lunain
sono veramente caratteristici, in un percorso su strade in salite e discese continue.
A metà mattina mi fermo davanti alla chiesetta di Cheroy con le finestre
a punta e mangio un panino. Poi seguo per Montacher-Villegardin, e a Domats mi incuriosisce
un folto gruppo di ciclisti che sono ad osservare il giardino di una villetta. All’interno,
una enorme quantità di personaggi in miniatura. Sembra che sia riprodotto tutto
il paese e i suoi abitanti, rappresentati nelle proprie arti e mestieri. I ciclisti
mi indicano i due personaggi che riproducono i proprietari.
È quasi mezzogiorno quando mancano ancora 55 km alla tappa odierna.
Il vento è mio amico e mi spinge leggermente. Altre piccole cittadine sono Savigny
sur Clairis e Piffonds.
Il Castello di Piffonds era una residenza secondaria dei signori di
Courtenay, tra la nobiltà francese e rumena.
A Piffonds, mi fermo ad una “patisserie”. Per soli 2.80 euro prendo
una “Niflette” e una lattina di coca cola. La Niflette è un tortino di pasta sfoglia
riempita di crema pasticcera aromatizzata all'arancio. Una squisita specialità locale.
Una volta si preparava solo per il giorno di tutti i Santi, ma oggigiorno si può
trovare sempre sugli scaffali. È un dolce che ha una discendenza medievale e il
suo nome deriva dal latino, “non flete”, che significa “non piangete” e, secondo
la tradizione, veniva distribuito ai bambini poveri davanti le chiese. Il negozio
vende tutti i generi alimentari, dal pane alla frutta e la verdura, gli articoli
per la casa ed è anche un ufficio postale! Altri ciclisti si fermano al negozio.
La signora, appena entro, è impegnata in una furiosa lotta con un’ape che imprudentemente
si è infilata nella vetrinetta dei dolci. Alla fine, la commessa ha la meglio, e
l’ape, considerando di non essere gradita, si allontana. Altre cittadine in successione
sono Saint Martin d’Ordon, Verlin e La Petite Celle.
Prima di arrivare a Cezy. Sono quasi le due del pomeriggio quando giungo
davanti ad una linea ferroviaria dove avrebbe dovuto esserci un passaggio a livello.
Almeno così mi informa il mio fedele GPS. Invece c’è una rete metallica, molto alta,
ma con un grosso buco, sicuramente usato imprudentemente. Probabilmente molti passano
attraverso. Ma…, no, non mi fido assolutamente e cerco un percorso alternativo.
Sono a 35 km da Saint Florentin. Il percorso alternativo supera la ferrovia e il
fiume Yonne, poi passa per Villecien e Saint Aubin sur Yonne, fino a ricongiungere
il percorso pianificato a Joigny. Giro parecchio per la città di Joigny tra la chiesa
di Saint-Jean e lo Château des Gondi racchiusi in un minuscolo centro storico il
cui accesso è attraverso una scalinata e un arco in muratura.
Infatti, Joigny, ad equidistanza da Auxerre e Sens, è la terza città
del dipartimento di Yonne, ed è una città d'arte e di storia. Le origini risalgono
al 996, ma la città è stata ricostruita dopo un grande incendio e ha ora uno dei
più grandi gruppi di case a graticcio della Borgogna.
Proseguo adesso più o meno lungo il fiume Yonne e arrivo a Laroche-Migennes.
Gli scavi condotti a Migennes hanno mostrato la sua presenza già al
momento dell'età del bronzo, poi mosaici e altri manufatti dell’epoca gallo-romana
attestano l'antichità del sito. Il nome Romano di Migennes era Mitigana e significava
“in mezzo alle paludi”. Famosa invece è stata la disputa sulla presenza della stazione
ferroviaria. Molti anni orsono infatti ci fu una diatriba tra le città di Joigny
(10 km a nord ovest) e Auxerre (20 km a sud) che non volevano avere nei loro paesi
l’inquinamento prodotto delle antiche locomotive a vapore. A uguale distanza tra
Digione e Parigi, era però necessario avere una stazione di scambio. Fu quindi presa
la decisione comoda di Migennes tra le due in contestazione.
A Migennes lascio il fiume Yonne e proseguo sulla ciclabile del canale
della Borgogna identificata come V51. Con un ampio porto, stracolmo di piccole imbarcazioni,
inizia qui infatti questo canale, che seguirò per molti chilometri e qualche giorno.
Poco più a sud scorre l’Armançon.
La ciclabile a lato del canale è sterrata, ma alberata e mi assicura
un po’ d’ombra. Su entrambi i lati c’è una strada, per cui a volte mi chiedo se
sono a pedalare sul lato giusto, ovvero, quello previsto. A seguito delle recenti
piogge il livello dell’acqua adesso è molto alto. A volte, infatti, penso che le
mie ruote stiano girando più in basso del suo livello.
Sono a Brienon sur Armançon, con i suoi silos di recente costruzione
che permettono il caricamento del grano sulle chiatte. A soli 12 km dall’arrivo
della tappa di oggi, decido di seguire la D943 per Saint-Florentin invece della
pista sterrata a lato del canale. Poi, in realtà questa decisione non si rivela
molto felice. Infatti, devo superare un piccolo rilievo che mi fa perdere più tempo
della più lunga pista ciclabile. Il canale si dirigeva, comunque, verso Saint-Florentin.
Questa incantevole piccola cittadina di 5000 abitanti sorge in un ambiente
verde sul fianco di una bella collina. In alto scorgo l'imponente chiesa che domina
tutta la città bassa.
Saint-Florentin, sulla antica strada romana, era una stazione gallo-romano
e addirittura Giulio Cesare ci aveva piantato la sua tenda.
Poco prima delle 17 sono in stanza in hotel, pronto per la doccia.
Ho messo la bici nel loro garage e anche qui si parla solo francese. Per domani
dovrebbe essere: “Petit déjeuner” credo, ma questa sera mi concedo una buona cena
a base di salmone.
Il Canale di Borgogna.
Il canale di Borgogna, al
momento della sua costruzione, era un capolavoro di ingegneria civile per il trasporto
delle merci. La sua costruzione iniziò nel 1775 e fu completata nel 1832. Il canale,
oggi, collega l'Oceano Atlantico al Mar Mediterraneo tramite la Senna, il Yonne
alla Saona e il Rodano. Ha una lunghezza di ben 242 km, con 189 chiuse e io le
faccio tutte a lato, sulla strada!
Il canale di Borgogna è aperto
per la nautica da aprile a ottobre di ogni anno ed è diventato, oggigiorno, una
risorsa importante solo per il turismo, soprattutto per il suo percorso centrale
in un paesaggio collinare.
Dopo un primo periodo di
espansione, la concorrenza della ferrovia Parigi, Digione, Lione, Marsiglia ne segnò
un duro colpo. Ma, oltre alla concorrenza con la ferrovia, il problema fu anche
il fatto che il canale ha una larghezza adatta per i trasporti di soli limitati
tonnellaggi. Poi, dal 1960, con la costruzione delle moderne strade, il suo uso
esclusivo divenne solo quello di Yacht da diporto.
Il percorso segue una direttrice
Nord-Ovest/Sud-Est con una grande svolta a trenta chilometri prima di arrivare a
Digione lungo l’Ouche. Il punto di partenza è situato a Migennes, città sullo Yonne,
un affluente della Senna, mentre il suo punto finale è Saint-Jean-de-Losne, situato
sul fiume Saône, un affluente del Rodano.
Mercoledì 22/07/2015 Saint-Florentin – Pouillenay
La mattina del 22 inizia, come sempre, presto! Purtroppo, la mia stanza
è sul lato della strada e vengo svegliato dall’intenso traffico. Anche questa mattina
il cielo è nuvoloso. Forse meglio così per le mie braccia che, malgrado la abbondante
crema solare, hanno già un principio di ustione. Un ponte sul canale e inizio la
mia pedalata seguendo il traffico di imbarcazioni. Oggi seguirò il canale de Bourgogne
per tutto il giorno e la pista nel tratto vicino Percey è un single track.
Dopo le chiuse doppie a Germigny “107-106Y” (sono tutte identificate
da serie numeriche) e la chiusa di Enclosure Grevin “105Y”, la pista segue la D905
in prossimità della strada.
Il canale continua attraverso Flogny-la-Chapelle e un po' sorprendentemente
lascia la Borgogna, ma solo per un breve tratto di 1500 metri per la regione Champagne-Ardenne
e si dirige alla città di Tonnerre, famosa per la Fosse Dionne.
Raggiunta Tonnerre, svolto a destra incuriosito dalle numerose indicazioni
turistiche con il simbolo dell’Unesco indicanti “Il mistero della Fossa Dionne”.
Un vicolo molto stretto è tra muri e pavimentazione ricoperti da una patina verde
indicante una zona molto umida o la presenza continua di acqua. Proseguo incuriosito
e ad un tratto si apre una piazzetta contornata da casette basse e colorate, ma
non perfettamente curate. Al centro della piazza, un paio di metri al di sotto del
piano stradale, un bacino, perfettamente circolare, di 14 metri di diametro è protetto
da un muretto basso in pietra. Su un lato, una zona coperta era un tempo adibita
a lavatoio. L’acqua all’interno del bacino è di un fantastico colore turchese e
offre uno spettacolo fuori dal comune. Bellissimo! Magico! Un luogo incantato. Attraverso
la limpida acqua sorgiva si scorge una galleria da cui fuoriesce l’acqua alla media
di 100 litri al secondo! Acqua, che da una apertura sul muretto basso, defluisce
tra le case in direzione del canale della Borgogna.
Per molto tempo queste gallerie sommerse sono state oggetto di difficile
esplorazione per i canali stretti e per la copiosità dell’acqua. Nel 1955 si utilizzarono
le apparecchiature dell’oceanografo Jacques Cousteau, ma oggi, alla luce della perdita
di numerose vite umane, la discesa è concessa solo da specifiche autorizzazioni.
La galleria, infatti, all’ingresso ha una profondità di 61 metri, ma
si stabilisce che la rete idrogeologica si estenda fino ad addirittura 40 km. La
fonte era conosciuta sin dal tempo dei Celti, che ne fecero crescere la città attorno
ad essa e la utilizzarono come luogo d'aggregazione. Il luogo è bellissimo, ma sarebbe
ancora più bello se fosse tenuto un po’ più pulito e curato.
Lascio Tonnerre proprio lungo il canale che segue da vicino il tortuoso
corso del fiume Armançon e il cielo è ancora un po’ nuvoloso.
Il canale passa attraverso il villaggio di Commissey prima di arrivare
in Tanlay con il suo imponente castello rinascimentale.
Le chiuse lungo il canale sono di diverso tipo. Alcune sono automatiche
ed elettrificate, altre sono completamente manuali. In quelle manuali, i naviganti
devono compiere in proprio delle manovre di apertura e chiusura. In altre c’è la
presenza di un responsabile. Uno di questi responsabili è Richard Misac. Lui era
un venditore di auto, ora in pensione e, con la moglie, gestisce la chiusa Argentenay
numero 87. Il lavoro alla chiusa probabilmente lascia a Richard tanto tempo libero.
E lui lo impiega nel creare alcune sculture in pietra, tanto che nel giardino a
ridosso della casa, e della chiusa, ha creato una mostra d’arte molto visitata.
Nulla di particolare certo, ma l’eccentrico Richard, usando la vernice delle barche
per le sue straordinarie opere d’arte, aggiunge vita surreale alle sue creature
e le mette in scena tra piante e fiori di resina dai colori variopinti.
Proseguo fino alla cupola della Halle du Toueur dell’architetto Shigeru
Ban. La struttura, a ridosso del porto, è una sorta di copertura per una nave da guerra.
In prossimità di Lézinnes le barche, che navigano sul canale, incontrano
una serie di sei chiuse elettrificate, portandole, passato un cementificio e altri
silos per il grano, a Pacy-sur-Armançon prima, e a Ancy-le-Franc, poi. Qui faccio
una deviazione e visito il famoso castello del 16° secolo, nel suo vasto parco.
Nel mezzogiorno sono ancora nello Château di Ancy-le-Franc quando sopraggiunge un
piccolo scroscio di pioggia ma trovo comunque un riparo di fortuna fino ad una schiarita.
Proseguo poi per il piccolo villaggio di Cry-sur-Armançon, sede del
Parco Avventura Acrobatix e qui il Canale de Bourgogne diventa un po’ stucchevole.
Ieri il percorso era più vario tra salite, discese e cambi di strada. Adesso è sempre
tutto uguale, con le stesse chiuse e forse le stesse persone sui natanti!
Il turismo fluviale lungo il canale, inoltre a mio avviso, fa lievitare
i prezzi, soprattutto dei generi alimentari.
La pista del Canale della Borgogna è in gran parte su strada sterrata,
ma ben tenuta, livellata e senza buche. La conseguenza è comunque che sto pedalando
a una media oraria un po’ bassa.
Dopo il passaggio attraverso il canale Aisy-sur-Armançon entro nel
dipartimento della Côte-d'Or. Passo poi attraverso Buffon, con un passato storico
per presenza della grande fucina del ferro costruita dal Conte di Buffon, scienziato,
matematico e scrittore, nel 18° secolo. Così il canale passa attraverso l'ampia
pianura del fiume Brenne. Quindi, solo un breve tratto, fino alla grande città di
Montbard. Dedico un po’ di tempo alla visita di questa città, del suo castello e
del parco.
Il Castello di Montbard è costruito su di uno precedente del XIV secolo
in un fantastico parco di ben 3 ettari. La prima menzione del Castello risale all’epoca
feudale in cui era costruito in legno sulla scogliera rocciosa ed era un posto di
osservazione strategico all'incrocio delle valli che portano da Parigi a Digione.
Successivamente i duchi di Borgogna trasformarono il castello in una vera fortezza.
Lo circondarono con un bastione e costruirono delle torri difensive, di cui rimangono
solo quelle di "Aubespin" e "Saint-Louis".
Intorno alla metà del 1700, il naturalista Georges-Louis Leclerc di
Buffon annesse il castello al parco con molti cambiamenti. Infatti, oggi il parco
è organizzato attorno a quattordici terrazze di giardini francesi e italiani. Alberi,
fiori e animali provenienti da diversi continenti. Buffon si stabilì qui e trascorse
gran parte delle sue giornate scrivendo la sua Storia Naturale. Attualmente una
raccolta originale di 44 volumi descrive l'evoluzione della scienza nel periodo
cruciale dell’Illuminismo e sono conservati nel museo interno. Nel 1870 la municipalità
di Montbard acquistò il castello e lo trasformò in un parco pubblico. La Tour de
l'Aubespin è oggi oggetto di una classificazione come monumento storico, mentre
il castello e il suo parco sono classificati sito naturale.
Dopo Montbard, e precisamente a Marmagne, se svoltassi a sinistra ci
sarebbe da visitare l’Abbazia di Fontenay, patrimonio dell’Unesco! L'Abbazia di
Fontenay è un'abbazia cistercense situata nel dipartimento della Côte-d'Or. È stata
fondata da San Bernardo di Clairvaux nel 1118, ed è costruita in stile romanico.
Si tratta di una delle più antiche e più complete abbazie cistercensi in Europa,
ed è diventata un patrimonio mondiale nel 1981. L'Abbazia di Fontenay, insieme ad
altre abbazie cistercensi, forma un anello di congiunzione tra romanico e architetture
gotiche. Non allungare ancora il percorso è stato un grave errore. Peccato. Era
a soli 4 + 4 km.
Otto chiuse e 13 km dopo Montbard, il canale arriva in Venarey-les-Laumes
situato vicino al villaggio di Alise-Sainte-Reine luogo della battaglia di Alesia,
una delle guerre galliche del 52 a.C., tra Giulio Cesare e Vercingetorige per la
conquista della Gallia. Il sito della battaglia era indicato in cima al Mont Auxois, sopra
la moderna Alise-Sainte-Reine, ma questo luogo, per gli storici, non si adatta alla
descrizione di Cesare. In ogni caso una statua di Vercingetorige fu posta da Napoleone
III appunto a Alise-saint-Reine.
Arrivo a Pouillenay e all’Hotel che ha un bel cortile interno e un
ottimo ristorante! Ne approfitto per una deliziosa entrecôte con patate e verdure
seguita da una profiterole con gelato alla crema! La bici la lascio nel cortile,
ma comunque in sicurezza.
Giovedì 23/07/2015 Pouillenay – Dijon
Il contachilometri questa mattina segna già 347 da Parigi. Nel cortile
dell’hotel incontro una coppia di ciclisti che si spostano a tratti in automobile
e approfittano delle bici per pedalare solo sui percorsi più belli.
Il GPS mi informa di essere a quota 336 m slm (sul livello mare). Su
questo percorso al fianco del canale ora le chiuse si susseguono al ritmo di una
ogni 200 metri! Sulla pista, queste, si traducono in uno strappo accentuato tra
due zone in piano.
Proseguo lungo il canale e la velocità media è del tutto dipendente
da questi strappi e dallo sterrato che adesso mi da fastidio.
Il paesaggio, pur non molto vario, ogni tanto offre uno spunto per
una foto. Mi fermo e lascio la bici a lato, fuori dalla ciclabile, come si usa correttamente
in questi luoghi. Due ragazze in bici mi raggiungono da nord, si fermano e mi chiedono:
“Bonjour, avez vous des problèmes avec votre vélo?”. “No, no, grazie” rispondo stupito.
Queste sono le persone che si incontrano nel Cicloturismo!
Già nei pressi della vetta, a Pouilly-en-Auxois, il percorso diventa
più facile. Gli strappi alle chiuse meno frequenti e più dolci. Il canale scorre
ora attraverso un bel parco alberato. Poi, nei pressi del centro della città, si
apre su un grande porto attrezzato. Infatti, qui le imbarcazioni devono entrare
in un tunnel stretto e lungo ben 3 chilometri. I naviganti è bene che non soffrano
di claustrofobia.
A seguito di alcuni incidenti accorsi nel passato, gli yacht ora devono
essere dotati di un potente faro e qui vengono controllati: il senso alternato e
le distanze di sicurezza.
Ora il percorso ciclabile corre parallelo nel parco al di sopra del
tunnel. Riconosco infatti i torrini allineati per le prese d’aria. Dopo soli 1300
metri però, nei pressi dell’ufficio del turismo, devo svoltare a sinistra. Davanti
a me l’autostrada si pone di traverso, e il ponte che la scavalca richiede, alle
bici, una deviazione per più di un chilometro.
La buona notizia è che adesso le chiuse vanno in discesa. Mancano,
per concludere questa giornata, circa 60 km.
Pouilly-en-Auxois attraversa la linea di spartiacque a quota 378 metri
e riprendo ancora la linea retta, ora in discesa, sopra il tunnel con gli sfoghi
d’aria, ed in breve ecco di nuovo il canale e mi fermo a mangiare qualcosa su una
panchina.
Emergendo vicino al villaggio di Créancey il canale inizia a scendere,
passando vicino alla autostrada A6. Proseguo per i villaggi di Vandenesse e Crugey
prima di incontrare il fiume Ouche, a Pont d'Ouche, dove ci sono una serie di ormeggi
per la rimessa invernale delle imbarcazioni. Nelle vicinanze della cittadina di
Bligny-sur-Ouche il mio percorso e il canale ora cambiano direzione. Da Sud-Est
a Nord-Nord-Est. Attraverso così la bella valle del fiume Ouche, che si dirige verso
Digione, capitale della regione della Borgogna.
Dopo la cittadina di Bussiere sur Ouche, arrivo alla Ecluse de la Charme
28S.
Qui dal 1990 la chiusa accoglie i turisti che passano a piedi, in bicicletta,
a cavallo o in barca e offre mostre per tutta l'estate e eventi culturali, sportivi
o di svago. Degustazioni di prodotti regionali in collaborazione con 18 produttori
locali, spettacoli di canzoni e musica tradizionale, teatro e serate di cabaret!
Arrivo a Plombières-lès-Dijon e il canale svolta ancora a Sud-Est passando
vicino al Lac Kir, un lago artificiale utilizzato per il tempo libero.
Così, nel primo pomeriggio, arrivo in Hotel. Al “Du Strade” parlano
inglese e mi fanno parcheggiare la bici nel cortile. Dopo una tonificante doccia,
esco subito a visitare questa bella città.
Digione, considerata la capitale mondiale della mostarda, è stata la
sede dei duchi di Borgogna per ben 4 secoli. Attualmente rappresenta una magnifica
combinazione di colori e cultura. Inizio il mio giro dal Palazzo Ducale, situato
in un’ampia piazza abbellita da fontane. Al suo interno si trova il Museo delle
Belle Arti. Proseguo per la torre Philippe Le Bon che occorrerebbe scalare per godere
di una meravigliosa vista sui caratteristici tetti colorati della città e nel centro
storico, poi, posso ammirare le tipiche facciate degli edifici con inserti in legno
e in Place François Rude i bar e le caffetterie che si affacciano sulla piazza.
La Place Darcy si distingue invece per la sua grandiosità e per la presenza dell’arco
di Porte Guillaume, a poca distanza dall’ingresso di un parco. Infatti, Digione
è ricca di spazi verdi. Dal grande Parc de la Colombière, il cui percorso centrale
era il preferito di Luigi XIV, alla Promenade de l'Ouche, che parte dall’ospedale
e termina al lago di Kir, dove sarebbe possibile anche fare una nuotata. Non manca
lo shopping al mercato di Les Halles, progettato da Gustave Eiffel, lo stesso della
famosa torre parigina. Chiudo il giro con la chiesa di Notre Dame. Soprattutto per
toccare la civetta scolpita su uno dei suoi muri. Occorre utilizzate la mano sinistra
perché è considerato un porta fortuna! Il bassorilievo è purtroppo oggi appena intuibile.
Infatti, tutti i turisti, compreso me, toccando ne levigano la superficie.
Adesso è ora di cena. Scelgo una buona, ed inusuale, pizza nell’area
pedonale di piazza della Repubblica.
Venerdì 24/07/2015 Dijon – Besancon
Partenza molto presto, anche, questa mattina. Oggi mi aspettano 107
km. La strada sarà un po’ “a sorpresa”, poiché non ho avuto molto tempo di controllare
bene a casa.
Uscendo da Digione, percorro il viale Generale de Gaulle che è fantastico!
Alberato con controviali e piste ciclabili ai lati. Mi porta diretto al parco de
la Colombiere. Entro nel Parco e seguo la strada, ottimamente segnalata, che descrive
un grande semicerchio per poi uscire dal lato sud a ridosso del fiume l’Ouche. Poi,
il “Chemin rural dit du Buissenot” fino al Bourgogne.
Il canale de la Bourgogne qui è tutto dritto. Una fucilata lunga ben
28 km! Uniche variazioni per i ciclisti sono il sovente cambio di lato. Passo vicino
al deposito delle ferrovie a Perrigny e all'aeroporto di Longvic.
Un ora dopo, e pedalando alla destra del canale, osservo dei ciclisti
sull’altro lato che sembra siano su una zona asfaltata, mentre qui è un single track.
Purtroppo, uscito da Digione non c’è più alcuna indicazione, ma le due piste sui
lati mi permettono comunque di scegliere il lato all’ombra.
A Thorey-en-Plaine l'attività principale è prettamente agricola. Superato
Brazey-en-Plaine, il canale du Bourgogne raggiunge il suo termine a Saint-Jean-de-Losne,
il più grande porto turistico interno in Francia, dove si unisce al fiume Saône.
Sono a 182 m di quota.
Con una serie di ponti mi sposto sul lato sud del Saône, sulla bella
pista indicata con il numero 50. Dopo soli 4 o 5 km svolto a destra per seguire,
sempre su 50, il canale du Rhone au Rhin Branche Sud.
Lo sterrato, finalmente, lascia il posto all’asfalto e il sole è già
alto! Occorre mettere subito la crema solare. Il canale entra nella valle ampia
e relativamente piatta del Saône. Il percorso è il famoso EuroVelo 6 sul quale incontro
molti cicloturisti e poi le chiuse nuovamente in salita.
Passo vicino all’industria della Solvay. In questa zona industriale,
con il passaggio temporaneamente interdetto, la strada fa un anello per evitarla.
Eccomi adesso alla città di Dole che ha un carattere decisamente “turistico-commerciale”.
Ma il ricco patrimonio architettonico, gli edifici religiosi e i resti degli antichi
romani sono comunque di particolare abbondanza. Città d'arte e storia, Dole si trova
nel dipartimento del Giura, in Borgogna. In particolare, mi soffermo davanti la
casa natale di Louis Pasteur, classificata come monumento storico e museo, ripercorre
la vita e le opere del celebre scienziato.
Il percorso EV06, sempre ben segnato, confluisce nel Doubs su cui ne
alterno tratti al canal Rhone au Rhin.
Noto con curiosità che quasi tutte le villette di questa zona sono
in vendita. Così come le barche e anche le automobili parcheggiate. Trovo una bella
fontana per riempire le borracce e, a Orchamps, svolto a destra abbandonando il
canale, in mezzo alla bella e tranquilla campagna, prima sulla D12 poi su D76.
Mancano 26 km alla fine della tappa di oggi e al piccolo comune di
Routelle punto diretto su Besançon invece di proseguire lungo il canale. Questa
deviazione è più breve, ma più ondulata. La città è molto grande ed entro da una
zona commerciale periferica un po’ degradata. Sto infatti attraversando un quartiere
abitato da varie etnie e vengo avvicinato da un gruppo di ragazzini in motoscooter,
tutti senza casco e che percorrono le strette vie spesso al mio fianco e su una
sola ruota. Quasi a dimostrami la loro abilità. Comunque, non mi curo di loro e
pedalando mi allontano. Prima di raggiungere il centro città, aggiro, da nord, due
collinette, ma ora su una bella pista ciclabile. Infine, attraverso il fiume Doubs
e con esso le mura della città. Il Doubs qui crea una piccola e stretta ansa che
racchiude la cittadella di Besançon e raggiungo così l’hotel.
Sabato 25/07/2015 Besançon - Pontarlier
Questo sabato inizia con una buona colazione e la visita alla città.
L’aria mattutina è fresca e piacevole. Con una ripida salita arrivo alla Fortezza
di Besançon, che domina la città, capoluogo della regione della Contea Franca. Si
tratta di uno dei capolavori dell’ingegnere militare Sébastien Le Prestre de Vauban.
La struttura è classificata come monumento storico e Patrimonio dell'Umanità. Oltre
alle sue fortificazioni è possibile, da questo luogo, godere di una splendida vista
sulla valle del fiume Doubs.
La prima pietra della cittadella fu posta sul monte Saint-Étienne nel
1668, quando la città era possedimento spagnolo. A quel tempo uno dei principali
nodi del sistema difensivo dell'est del paese. Oggi, è il simbolo della città e
importante attrazione turistica per la regione. Ospita, all’interno delle sue mura,
il museo della Resistenza e della deportazione, il museo etnologico di Storia Naturale,
lo zoo e i giardini botanici. È veramente molto bello! Dalla cittadella, poi, ridiscendo
alla casa natale del famoso scrittore Victor Hugo, proseguendo la visita alla scoperta
del centro storico. La Cattedrale Saint Jean e il suo magnifico orologio
astronomico costituito da 30000 pezzi, il Palazzo di Giustizia e infine il Rectorat. Bisognerebbe però dedicare più tempo alla visita di questi luoghi.
Esco, infine, dalla città attraversando
un arco sulle mura che la delimitano. L’arco è la Porte Noire, un arco gallo-romano
eretto intorno al 175 d.C. per celebrare le vittorie militari di Marco Aurelio.
Questo monumento, allineato sul cardine massimo meridionale è in direzione di Roma.
Poi di improvviso il cielo diviene molto nuvoloso
e arriva anche del vento freddo. Il mio percorso è ancora sulla EV06, ciclabile
in fianco al fiume Doubs ma non per molto. Infatti, rapidamente svolto e inizio
a salire in quota verso i monti del Giura.
A volte la pendenza è notevole e devo spingere la bici. Passo in Montfaucon.
Qui un chilometro alla pendenza del 13% mi impegna notevolmente. Poi, spiana, ma
si intensifica il vento freddo e sento il bisogno di riposare un po’ in un luogo
riparato. Mi dirigo verso Saône risalendo per altri 300 metri di quota. Poi attraverso
la città di Mamirolle e continuo ancora a salire. In un bel bosco di conifere, un
pezzo a piedi e un pezzo in bici! Però il luogo è molto bello.
Subito dopo Hopital-du-Grosbois c’è Gouffre de Poudrey e una strana
grotta ovale di 130x100 metri e profonda 27, che attira ogni anno decine di migliaia
di visitatori da tutto il mondo. Quindi passo per Etalans su strade secondarie e
da Fallerans a Vernierfontaine in salita attraverso un campo e sono certo che il
tracciato programmato è sicuramente sbagliato.
A Vernierfontaine mi fermo all’interno di una pensilina della fermata
dell’autobus per ripararmi dal vento e mangiare qualcosa. Si susseguono altre cittadine.
Chasnans, Athose e si sale ancora. Hauterpierre-le-Chatelet fino a Aubonne, poi Saint-Gorgon-Main.
Qui faccio un tratto sulla strada N57/E23 per soli
2 km, ma che considero estremamente pericolosa per l’intenso traffico di camion.
Svolto a destra verso Vuillecin su strade di campagna sterrate e in una zona boscosa.
Nel centro di Vuillecin svolto a sinistra ed ecco di nuovo la N57/E23. No, è troppo
pericoloso! Mi fermo in una stazione di servizio e scorgo il proprietario di un
PickUp che sta facendo rifornimento. Prendo, così, la sana decisione di chiedere
un passaggio. Sono a solo 10 km dall’arrivo, ma carico la bici sul cassone posteriore
e il gentile e simpatico George mi accompagna fino al parcheggio del centro commerciale
alle porte di Pontarlier.
È pomeriggio quando arrivo in hotel. La zona è periferica e per cenare
ho due alternative. McDonald o un “AllYouCanEat” cinese. Scelgo il cinese.
Domenica 26/07/2015 Pontarlier – Berna
Considero sempre molto pratici gli Hotel della catena Formula 1 per
i miei viaggi in bici. Per la praticità, ma anche per il prezzo. La colazione, la
mattina, è vero, è un po’ scarsa, ma per 3 euro cosa pretendere? Sono in una zona
industriale, dove sorgono molte società per l’elettronica e i software. La prima
direzione è verso il centro della città di Pontarlier. Il cielo, al contrario di
ieri, è quasi sereno. Mi aiuterà, spero, perché oggi continuerò ancora a salire
in quota.
Seguo il corso del fiume Doubs e inizio la salita ai monti del Giura
franco-svizzero. Al castello di Joux svolto a sinistra nella valle del fiume. Poco
dopo Les Verrieres-de-Joux ecco il confine, e sono già a quota 932 m slm. Un po’
di vento contro è segnalato anche dalle immancabili bandiere crociate svizzere esposte
ai balconi fioriti. Due ore dopo la partenza continuo a salire in quota. Ora il
GPS segna 1212 m e ho già le mani ghiacciate.
Svolto a destra, dapprima in una breve discesa poi continuando ancora
a salire tra i boschi. La salita è ancora più dura sulla pista 54 fino a la Cote
Aux Fees. Poi prendo la pista 7 e infine la pista 94. Piacevole in un bosco di faggi,
in discesa dove raggiungo la velocità di oltre 50 km/h. Ho scelto questa deviazione
un po’ più impegnativa per evitare di percorrere la statale e una lunga galleria.
Incontro la città di Buttes sull’omonimo fiume. Poi seguo fino a Fleurier,
cittadina famosissima per gli orologi Parmigiani-Fleurier. Orologi da 20.000 euro!
Qui il torrente si getta nel l’Areuse e ne seguo la valle per qualche chilometro.
I monti del Jura non sono ancora finiti però. In questa zona, fino a pochi anni
or sono, erano in uso le miniere di asfalto. Le “Mines d’asphalte de la Presta”,
oggi visitabili, hanno raccolto fino al 1986 il raro e prezioso minerale estratto
dalle viscere della terra di Travers, assicurando rapidamente al piccolo villaggio
una reputazione internazionale. Oggi chiaramente l'industria mineraria si è fermata,
ma l'asfalto di Travers è tuttora visibile nel mondo da Londra a New York. Due milioni
di tonnellate di asfalto infatti sono stati estratti da queste miniere per più di
due secoli.
La gola tra le valli, qui, si fa stretta sul “Sentier des Gorges de
l’Areuse”. Una picchiata verso il Château de Boudry con il suo museo della vigna
e del vino, poi, dopo Cortaillod, arrivo sul lago di Neuchatel e dal porto proseguo
sul lungolago approfittando di un chiosco per un gelato. Questa mattina credo di
non aver fatto una sufficiente colazione per l’impegno odierno richiesto. Risento
un po’ anche della stanchezza di ieri, alla quale si aggiungono le dure salite di
oggi e le discese con il freddo.
È primo pomeriggio. Un po’ tardi, e anche se mancano poco più di 50
km, visito il castello di Neuchatel, dopo una ennesima notevole salita spingendo
la bici sul porfido. La vista dal castello, sulla città e il lago, è però superba.
Scendendo giro per il centro storico ed esco dalla città seguendo il percorso 94.
Devo fare attenzione! Infatti, il 50 è per MTB e un simbolo sul cartello ne identifica
la tipologia. Passo il fiume Le Landeron ed esco anche dalla provincia di Neuchatel
per entrare nella provincia di Berna.
Tra campi coltivati, su strade di servizio dove è facile incontrare
un trattore o una macchina agricola, il percorso è continui cambi di direzione.
Esco momentaneamente dalla provincia di Berna ed entro, per un breve tratto, nel
Freiburg. A Kerzers sarebbe da visitare il Papillorama, uno zoo con un padiglione
dedicato alle farfalle.
Il percorso è molto tortuoso e, in prossimità di Berna, incontro il
grande fiume Aare, fino a contornare il perimetro esterno della centrale nucleare
Kernkraftwerk di Muhleberg che, inaugurata nel 1972, sarà definitivamente dismessa
nel 2019. Poi il museo BKW e la centrale idroelettrica della diga sul fiume Aare
che è l’imbocco del lago Wohlensee. Poi un altro ponte sul Aare mi riporta in un
idilliaco bosco del Bremgardenwald. Il ponte sull’autostrada purtroppo conclude
questo stupendo parco ed entro nella città di Berna. Il mio hotel è abbastanza vicino
alla zona universitaria e il centro storico. A sera passeggio sulla Spitalgasse
sotto una leggera pioggerellina.
Ho fatto 119 km. La prima parte è stata abbastanza dura nel superare
i monti del Jura e adesso sono un po’ stanco. Forse questa tappa è stata troppo
lunga per questa orografia.
Lunedì 27/07/2015 Berna – Meiringen
Oggi i chilometri programmati sono invece 97. Subito dopo le 8, mi
dirigo verso il centro storico. Con una bella dormita, una bella giornata di sole
e l’aria frizzante mi sento in formissima! L’Hotel era fantastico e così anche la
colazione. Oggi la pista è la numero 8 con un po’ di vento laterale. C’è un blocco
con divieto di accesso alle bici, ma il tecnico al lavoro, con un gesto della mano,
mi consente di attraversare i lavori in corso. Proseguo sulla Spitalgasse poi passo
per il Bundeshaus, il palazzo federale. Proseguo verso sud passando davanti al museo
di Einstein. Poi, uno di seguito all’altro, il museo delle scienze naturali e il
museo delle comunicazioni.
Si alternano tratti in ciclabili con strade più trafficate, ma sempre
nel massimo rispetto per i ciclisti. La pista ora passa davanti, e poi di lato,
all’Aeroporto di Berna. Percorro una ciclabile che dista non più di 50 metri dalla
pista principale semplicemente protetta da una recinzione a rete metallica.
Seguo la valle del fiume Aare passando prima per Heimberg e poi per
la città di Thun.
Sono le 10, mancano 62 km alla destinazione odierna, sono a 565 m di
quota e…, un intenso odore di patatine fritte pervade la bella e turistica città
di Thun!
La città sorge nel punto in cui il fiume Aare, che sto risalendo, fuoriesce
dal lago di Thun, circa 30 km a sud di Berna. Il centro storico è costituito da
tre parti. La Schlossberg, la collina con il castello, la Unterstadt, la città bassa
e la Obere Hauptgasse, la contrada principale. Occorre però subito precisare che
la città di Thun non ha alcuna relazione con l’azienda italiana di oggetti da collezione
di Otmar Thun.
Lo Schloss Thun è il possente Donjon (termine che credo può essere assimilato a Fortezza)
fu costruito dai Duchi di Zähring intorno al 1200. Splendore dell'era medievale
oggi museo, permette un impressionante panorama della città, del lago e delle Alpi.
Approfitto per traguardare, lungo la valle, le alte montagne che domani
dovrò superare.
Il centro città è letteralmente disseminato di avvisi. La polizia di
Thun, infatti, espone, nei luoghi più trafficati, dei cartelli che invitano i turisti
a prestare attenzione ai borseggiatori. Il disegno, per essere chiari, è di un ladro
che sfila il portafogli dallo zainetto del malcapitato.
Attraverso il ponte per entrare sull’isola in mezzo al fiume, poi brevemente
con un altro ponte sono sull’altro lato del fiume. Le strade sono un po’ trafficate
e faccio un paio di errori, poi supero la ferrovia e ritorno sul percorso originale.
Probabilmente avrei dovuto passare nel sottopasso della stazione.
Il percorso si allontana dal lago Thunersee salendo in quota. Utile
per fare una bella foto del castello, ma a scapito di una dura salita. Alternando
il percorso ai lati dell’autostrada numero 6, in breve sono a Spiez. Anche qui,
dall’alto, il castello di Spiez è più un maniero.
La ciclabile, che segue questo lato del lago, è fantastica. Passo per
Leissigen e Darlingen. In breve sono a Unterseen e poi, dopo il fiume, a Interlaken
che, come dice il nome, è tra i due laghi, il Thunersee e il Brienzersee.
A Interlaken sono sorpreso dalla presenza di una moltitudine di etnie
diverse e anche di ristoranti e negozi etnici. Da qui continuo sulla pista numero
9 e proseguo lungo il lago Brienzersee. Attraverso Bonigen e riprendo a costeggiare
il lago Brienzersee. Una foresta è estesa per tutta la lunghezza del lago, mentre
l’autostrada invece scorre in un tunnel.
Poi, al lato nord del lago sono davanti al Brienzersee Giessbach falls.
Un luogo che definirei un “paradiso”, ma invaso da turisti di ogni dove! Un’ovovia
porta i turisti dal lago al prospicente Hotel dai balconi rossi, costruito intorno
al 1873. Tutto immerso in un parco idilliaco di 22 ettari. Delle cascate, con 14
salti e un dislivello di 500 metri, sono affascinanti e prese d’assalto dai turisti.
Io, con la mia bici e le sacche laterali, sono sicuramente di disturbo nelle strette
passerelle, ma riesco, comunque, a fare qualche foto.
Proseguendo a breve distanza arrivo alla foce del fiume Aare. Poi ancora,
nella ampia valle, ed ecco Meiringen, la città di Sherlock Holmes, l’immaginario
detective di Sir Arthur Conan Doyle. È pomeriggio, un po’ di nuvole, ma un gelato
ci sta, forse sarebbe meglio una meringa. Infatti, il villaggio è anche noto per
la pretesa di essere stato il luogo in cui ne fu creata la prima. La città è già
a quota 595 m slm.
L’Hotel è carino, caratteristico per questi luoghi. All’ingresso incontro
Luca, un cameriere italiano tutto fare, che traduce per il proprietario, mi aiuta
con la WiFi e nella scelta del menù della cena. Domani mi aspettano 37 km fino alla
vetta del Grimsel alla pendenza media del 6%. Poi, dopo una breve discesa, il Furkapass
con altri 11 km di salita. Poi, però, sarà tutta discesa fino a sera.
Martedì 28/07/2015 Meiringen - Hospental
Oggi è il giorno delle grandi salite! Il Grimsel e il Furkapass! Dopo
l’abbondante colazione e aver salutato il cameriere italiano, passo da un negozio
per ciclisti, per una controllatina alla pressione delle gomme. Le porto quasi al
limite massimo perché oggi desidero il minimo attrito anche se questo è a scapito
del confort. Ma in questa giornata è più importante l’efficienza alla comodità.
Il valico del Grimsel collega l'Oberland bernese e la valle dell'Aare
con l'alto vallese mediante una bella strada asfaltata e molto frequentata, che
presenta bellissimi panorami.
A Meiringen non ho purtroppo visitato la Aareschluct, una gola strettissima
e scavata dal fiume di 1.5 Km, che si può percorrere a piedi su delle passerelle.
Ma adesso, eccomi alla salita. La pista è la numero 8. Il percorso
è considerato complessivamente impegnativo sia per la lunghezza della salita sia
per le pendenze che si incontrano, ma non mi spaventano. Con il mio passo cercherò
di superare il primo valico. Il successivo dovrebbe essere più facile. Ho programmato
che se arrivassi al culmine del Grimsel entro le 13.00 circa, sarò certo di raggiungere
poi l’albergo di Hospental prima di sera. Il gestore, che ha capito il mio tragitto
in bici, mi ha assicurato di aspettarmi stasera fino alle 22. “Grazie”, ho risposto
con un po’ di orgoglio, “ma conto di fare prima”.
Da Meiringen (595 m) salgo facilmente fino a quota 706 metri per superare
il bastione roccioso che chiude la valle dell'Aare e scendo, poi, con impegnativi
tornanti a Innertkirchen a 622 m, dove lascio a sinistra la strada che porterebbe
al Sustenpass, meta di molti ciclisti della zona. Mi dispiace un po’ di questa,
comunque gradevole, discesa perché adesso dovrò riguadagnare di nuovo quota perduta.
Così dalla piazza principale di Innertkirchen, la scalata verso il
Grimsel si preannuncia già faticosa, anche perché la giornata è particolarmente
calda.
Procedo in falsopiano per i primi due chilometri che sono assolutamente
riposanti. Quasi un riscaldamento. Sto risalendo la valle dell'Aare che, tra boschi
e prati come sempre curatissimi, si va restringendo. Nessun problema anche nel tratto
appena successivo, dove brevi e se pur più dure rampe si alternano a tratti decisamente
meno impegnativi. Supero alcune brevi gallerie paravalanghe e, con una breve discesina,
attraverso il piccolo centro di Boden (km 5,5 mt. 870) da cui procedo con altri
ripidi tornanti. Con una galleria in curva ma ben illuminata arrivo a Guttannen
(km. 8,4 mt. 1057). Qui trovo una fontana per il rifornimento. Al museo minerario
di Guttannen si possono ammirare dei cristalli di tutte le dimensioni e colori e
la vicina Handeck è il punto di partenza della Gelmerbahn, la funicolare che con
una pendenza del 106% è la più ripida in Europa e conduce al pittoresco bacino Gelmersee.
La mia salita in bici ridiventa impegnativa e pedalo tra aspre gole
rocciose superando alcuni tornanti intagliati nella roccia. Il GPS mi informa della
quota raggiunta: 1137 m. Dopo una breve discesa ed un lungo ponte sull'Aare, attraverso
un'altra galleria e passo vicino le grandi centrali idroelettriche del Grimsel,
le più ampie d'Europa e, per buona parte, sotterranee. Con un primo ed un secondo
tornante supero, faticosamente, una parete rocciosa per raggiungere il pianoro dove
sorge l'albergo di Handegg a quota 1404 m. Non è ancora finita. Alla fine del pianoro
riprendo a salire con pendenza molto dura con tratti fino all'11%. Qui, dopo un
tornante, la strada per le auto entra in una galleria lunga più di un chilometro
e molto ripida. Per i ciclisti però esiste, ed è obbligatoria, la vecchia strada,
tuttora ben tenuta e segnalata, con un breve tratto in pavé, corre a strapiombo
sul fiume in dura salita. La strada si ricongiunge quindi alla nuova strada all'uscita
della galleria in località Chuenxentennlen (quota 1596 m), base per numerose escursioni
a piedi. Proseguo ancora con ripidi tornanti per raggiungere la diga del Räterichsbodensee
(quota 1767 m). Tanta fatica, ma il fantastico laghetto dalla acqua glaciale verde
smeraldo, che costeggio in piano per circa 1.5 km, è inimmaginabile!
Alla fine del lago una stradina a destra va a perdersi sotto la neve,
che in questa gola si conserva anche in piena estate.
Poi, con altri due duri tornanti, raggiungo la diga che genera il lago
del Grimsel il più ampio dei bacini della zona. Sono a quota 1912 m e ho percorso
23 km. Manca poco, ma non è ancora finita!
Vedo una strada, alla mia destra che corre sulla diga e con una ripida
rampa sale al nuovo ospizio, oggi però un albergo, che si erge in cima ad un roccione
che domina il lago. Questo è il “nuovo” perché quello vecchio giace ormai sul fondo
del bacino! Dopo 300 metri piani lungo il bordo del lago, la strada riprende a salire
affrontando il primo degli ultimi quattro ripidi tornanti.
Il GPS mi avvisa che devo soffrire ancora per tre chilometri, ma la
bellezza del panorama è tale che la fatica scompare d'incanto. Gli ultimi tornanti
prima del passo mi consentono infatti di godere di uno spettacolo unico sui laghi
sottostanti.
L'arrivo sul Grimsel Pass (km 26, mt 2165) è quasi in falsopiano e
il traffico turistico è molto intenso. Sono le 12e30 del mattino. Ci ho messo meno
del previsto. Nello spiazzo con vasti parcheggi, i numerosi bar e locande sono ottimi
per rifocillarmi. Tra alberghi e ristoranti, scorgo la cappella dedicata a San Cristoforo
che sorge su un dosso in posizione dominante.
Una stradina porta all’Oberaar See. Una escursione sarebbe da non perdere
se non fossi troppo affaticato, perché il piccolo laghetto naturale, dicono, contribuisca
a rendere ancora più fiabesco il paesaggio.
È tempo delle foto di rito a testimonianza della cima raggiunta con
la mia bici.
Sul Grimselpass c’è anche una grotta artificiale di cristalli di ghiaccio
e un giardino zoologico, inoltre è il punto di partenza per il paradiso degli escursionisti
e scalatori, immerso in un paesaggio fantastico di alta montagna.
La fredda temperatura, adesso che sono fermo, si fa sentire. Occorre
coprirsi per affrontare la discesa alla volta di Gletsch. Un attimo prima vale la
pena che mi soffermi per ammirare la serpentina dei tornanti che dovrò percorrere.
In lontananza si staglia invece il profilo della strada in salita che porta verso
il Furkapass, che presto mi aspetta da scalare.
La discesa verso Gletsch è velocissima. Un volo in picchiata. Dopo
solo sei tornanti e sei chilometri arrivo alla piccola cittadina a quota 1759 m
a cavallo del fiume Rodano. Il villaggio di Gletsch è la “terrazza” ideale per ammirare
l’imponente mole del ghiacciaio del Rodano. Addirittura, un tempo, l'abitato ne
era sfiorato, oggi purtroppo fortemente ritiratosi.
In un piccolo parco, di fronte l’Hotel Glacier du Rhone, mangio ancora
qualcosa che mi sono portato e mi preparo per il Furkapass, la seconda salita di
oggi. Fantastico sarebbe stato, invece, pranzare nella storica sala da pranzo circolare
dell’Hotel, aperto sin dal 1857, e gustare qualcuno dei piatti tipici della zona.
Poco distante trovo anche la cappella anglicana, e nel parco la Lambrecht’sche Wettersäulen,
la colonna meteorologica costruita nel 1903.
La Lambrecht’sche Wettersäulen.
Oggigiorno le previsioni del tempo si
basano su una rete globale di stazioni di monitoraggio, modelli di calcolo estremamente
complessi, analisi di immagini satellitari, radar meteo, palloni sonda, ecc. Nonostante
queste tecnologie sofisticate, ancora registriamo un certo, oggi piccolo, grado
di incertezza, soprattutto in luoghi dalle condizioni climatiche instabili.
Già nel diciannovesimo secolo furono sviluppati
dei dispositivi di misurazione, che facilitarono le previsioni meteorologiche del
tempo. Sul mercato erano arrivate infatti le cosiddette colonne meteo che hanno
supportato le previsioni soprattutto in città, nei centri termali e nelle stazioni
turistiche. A quel tempo, come oggi, le previsioni meteo erano un'esigenza importante
per il turismo e l'agricoltura.
L'azienda Wilhelm Lambrecht a Göttingen,
fondata nel 1859 ed ancora competente in questo settore, sviluppò strumenti di misura
per previsioni del tempo e offrì una serie di colonne meteorologiche completamente
attrezzate di diversi strumenti ai luoghi più frequentati. La colonna meteo di Gletsch
fu consegnata nel 1903 e corrispondeva al modello III, denominato "Tourist".
Via, si riparte! Adesso devo raggiungere quota 2436 m con un dislivello
positivo di 677 m, in questa bellissima giornata sulle Alpi Svizzere.
Dal villaggio di Gletsch, con un breve falsopiano, entro in un catino
dove nasce il fiume Rodano che inizia il suo percorso verso sud. Oltrepasso il Rodano
che scorre in una stretta e profonda gola con alcune cascatelle e la ferrovia cambiando
versante. Qui transita il famoso Glacier Express, il treno che collega Zermatt con
Sankt Moritz. Affronto, quindi, tre tornanti ravvicinati. All’inizio, la salita
è molto regolare. Supero dei lunghi rettilinei intervallati da qualche tornante
fiancheggiando i binari della ferrovia. Le pendenze non sono proibitive, tutt'altro.
Oltre un ponte, la strada si inerpica verso il ghiacciaio del Rodano,
subendo una improvvisa impennata, proprio in prossimità degli stretti tornanti che
precedono l'Hotel Belvedere (2272 m). Qui le pendenze superano abbondantemente il
10%, seppur per un breve tratto di circa 500 metri. Questo è l'unico vero ostacolo
alla conquista della vetta. Ad ogni tornante mi fermo per ammirare il ghiacciaio
e, in tutta onesta, anche per tirare il fiato.
All’Hotel Belvedere, un grande parcheggio è contornato da bar e ristoranti
con un meraviglioso punto panoramico sull’imponente e vicinissimo ghiacciaio del
Rodano. Una bella cascata è l’inizio del grande fiume. C’è poi la famosa Eisgrotte,
la grotta blu scavata nel ghiaccio. Ma non mi devo illudere, la salita non è ancora
finita! Gli ultimi tre chilometri vedono un progressivo regredire della pendenza,
e anche qui l'arrivo, sul passo, è addirittura in falsopiano. Il Furkapass è a quota
2436 m, uno dei più alti stradali svizzeri e segna il confine tra i cantoni del
Vallese e dell’Uri. Sono le ore 15e40, è fatta! Infatti, ora, per raggiugere l’hotel
a Hospental, c’è solo una lunga discesa. Il grandioso balcone naturale sulla valle
è veramente molto bello. Non così ricco invece di punti di ristoro. Per fortuna
un furgoncino vende panini e il gestore è davvero molto simpatico. Ha allestito
dei tavoli che sono punto di incontro tra ciclisti.
Anche qui le foto davanti al cartello indicante la quota, e poi mi
preparo per la successiva discesa a Hospental.
Il traffico automobilistico non è adesso molto intenso e come sempre
c'è da rilevare che comunque l'estrema disciplina degli automobilisti e anche motociclisti
svizzeri nei confronti dei ciclisti, ben altra cosa rispetto alle abitudini nostrane.
Il primo tratto, in leggera discesa, è in rettilineo, poi, dopo l’hotel
Furkablick, la pendenza si accentua facendomi raggiungere i 52 km/h. Ma devo stare
attento perché mi avvicino a due secchi tornanti, che vedo in largo anticipo sul
mio GPS.
Dopo Bielenstafel (2254 m), dove un sentiero, risalendo una bella cascatella
raggiunge un rifugio, continuo ancora in una discesa quasi rettilinea. Presso le
poche case di Tiefenbach (2106 m) la strada presenta un breve tratto dalla pendenza
moderata e così mi accorgo che nel fondo del vallone si vede il vecchio tracciato
ferroviario. Ecco un altro tornante di fronte all'hotel Galenstock che ne preannuncia
una lunga serie. A quota 1790 m percorro un lungo tratto in costa. A destra vedo
la stazione ferroviaria e l'imbocco del traforo. La strada qui è piuttosto stretta
e tortuosa e arrivo a Realp (1538 m). Finalmente dopo la piazza principale, e semi
nascosta, una provvidenziale fontana per fare il pieno alla mia borraccia. Continuo
in dolce e rettilinea discesa vicino al fiume Furkareuss.
Attraverso nuovamente la ferrovia e arrivo a Zumdorf (1496 m). Proseguo
quindi in piano fino a lasciare a destra la strada del Passo del San Gottardo, che
farò domani. Sono a Hospental (1493 m) e fatico un po’ a trovare l’hotel ma, una
volta raggiunto, l’accoglienza è grande. Sono le 16e30. Lo gestisce una simpatica
famigliola e sembra di essere ospiti a casa loro. Parlano inglese e un po’ di italiano
e approfitto della Wifi per controllare la mia posta elettronica e inoltrare, orgoglioso,
sui social qualche foto dei passi appena superati. Poi un giro in città, che però
non offre molto, così scelgo di cenare in hotel.
Il tunnel stradale del San Gottardo passa proprio sotto i miei piedi.
Questo tunnel, con i suoi 17 chilometri, collega Airolo a Göschenen e ne costituisce
la seconda galleria stradale più lunga del mondo, dopo il Lærdalstunnelen in Norvegia.
Mercoledì 29/07/2015 Hospental - Bellinzona
Ho dormito bene, ma ho dimenticato di caricare le batterie del GPS
e macchine fotografiche! Devo comunque aspettare le 8.00 per la colazione e la mattina
si annuncia freddina. Aspetto sì, ma la colazione è ottima. Oggi il programma prevede
la salita al passo del San Gottardo. Anche se questo è considerato il versante più
facile, non è comunque da sottovalutare.
Parto, così, tardi questa mattina. Me la prendo con comodo. Voglio
gustare a pieno questa famosa salita. Il passo del Gottardo in bicicletta deve essere
spettacolare! E non deve mancare nel mio Curriculum di ciclista. Da Hospental la
pista è la numero 3. Salgo con il mio passo. La salita è graduale e alla media del
6%. Il primo tratto è sulla statale.
Il San Gottardo è il passo storico delle Alpi centrali, che prende
il nome dall’abate benedettino del X secolo rappresentato nell’iconografia con una
piccola chiesa in mano, ed è considerato come una cerniera tra Nord e Sud di tutta
l’Europa e per lungo tempo, la via, è stata poco più che un sentiero.
Approfitto di un tratto pianeggiante per prendere fiato e, giunto alla
deviazione per la strada vecchia, esco dal cantone dell’Uri ed entro in Airolo Ticino.
C’è un segnale che mi obbliga a seguire questa strada. Ma all’incrocio
altri ciclisti, con bici da corsa, però decidono di fare la più “liscia” strada
nuova, infrangendo il divieto e percorrendo il tunnel a noi vietato e direi anche
pericoloso.
Ora il fondo stradale è in porfido. La riga di spartitraffico della
strada è di colore rosa. Questa è la vecchia strada del passo. Una successione di
tornanti sorretti da spettacolari muraglioni in pietra per far passare le diligenze
e il servizio postale.
Il paesaggio cambia, con la vegetazione che diventa sempre più scarna.
Le rocce più spigolose e le montagne più vicine.
Passo a lato del lago di Rodont. Un po’ più su c’è il lago Lucendro
con la sua diga, oltre il mio sguardo.
Ad un tratto, una pedivella dalla mia bici comincia a cigolare e in
breve si allenta la vite a brugola che la tiene alla guarnitura! È un problema perché,
pur avendo una serie di attrezzi, non ho con me la chiave specifica. Grave imprudenza!
Stringo frequentemente accoppiando alla buona altri attrezzi, ma senza risolvere.
Non nascondo che sono preoccupato. Continuo a pedalare quando, da lontano, scorgo
un piccolo cantiere. Gli operai stanno facendo manutenzione ad un ponte. Loro, sicuramente,
avranno degli attrezzi.
Raggiunto il cantiere, mostro il problema e loro direttamente si incaricano
della riparazione. Un operaio da un lato e uno dall’altro danno una stretta anche
all’altra pedivella. “Per sicurezza”. Uno degli operai, in dialetto ticinese, commenta
la scena: “Sembra di essere ai box della Formula 1!”.
Il fascino di questa salita è rappresentato proprio dal pavé che si
incontra lungo la via. La bici sobbalza continuamente, le braccia sono sottoposte
a continue vibrazioni, eppure questa esperienza vale senz'altro le piccole sofferenze
che inevitabilmente bisogna patire. Una strada spettacolare per la sua unicità,
per il paesaggio e per la quasi totale assenza di traffico, deviato sulla vicina
superstrada. Un vero capolavoro di ingegneria che a percorrerla incute grandi sensazioni.
Quasi non avverto più, infatti, le vibrazioni, talmente sono assorto nella fatica
e nelle emozioni.
Al lago di San Carlo, in un paesaggio in realtà un po’ brullo, arrivo
al GottardPass a quota 2106 m e, poco dopo, ecco il lago della Piazza. Qui, su un
lato del lago, c’è un piccolo paesino con Bar, ristoranti, il Museo sulla storia
del Passo che ne illustra lo sviluppo, ed infine, il classico chioschetto di Hot
Dogs.
Il museo del Sasso San Gottardo, invece, poco distante, dicono, sia
un'esperienza unica al mondo, che permette di camminare per chilometri nel cuore
delle Alpi in gallerie scavate durante la Seconda Guerra Mondiale. Sul lato sud
del lago un monumento è all'aviatore Adriano Guex, schiantatosi sulla sommità del
San Gottardo nel 1927.
Sono le 10e50 e mangio qualcosa preparandomi per la successiva discesa.
Il Passo del San Gottardo rappresenta una delle principali vie di comunicazione
europee ed è sicuramente il più importante valico della Svizzera.
In epoca Romana, pur essendo il percorso
attraverso il San Gottardo il più breve per superare le Alpi, furono altre le vie
preferite per muoversi verso nord dalla Lombardia. Il valico del Lucomagno, a destra
del Gottardo, malgrado una lunghezza quasi doppia, era molto più adatto al trasporto
delle merci. Soprattutto in quanto dotato di una strada carrabile, mentre il Gottardo
poteva essere superato solo a piedi o con animali da soma. Inoltre, la via del Gottardo
presentava degli ostacoli notevoli, tra cui, la gola di Schöllenen, tra Andermatt
e Göschenen.
Nel XII sec. i Walser valicando il Passo
della Furka giunsero in val Orsera, una piccola vallata a monte dell'impervia gola
e con le loro tecniche, avanzatissime per il tempo, edificarono il Ponte del Diavolo
sul Reuss, nonché una passerella di una sessantina di metri sospesa sulla viva roccia
che apriva l'accesso al ponte. Con queste realizzazioni il passo assunse un'importanza
europea e divenne determinante per le popolazioni dei due versanti. A metà del XIII
sec. poi, il passo compare nel Annales Stradenses, una sorta di guida per i pellegrini
che dal nord Europa intendevano raggiungere Roma.
Nel 1775, la prima carrozza riuscì a compiere
il percorso su di una strada notevolmente migliorata. Poi nel 1830 fu infine aperta
la prima strada di valico che inaugurò l'epoca delle diligenze postali. Successivamente,
nel 1882, venne inaugurato un tunnel ferroviario lungo 15 km che passa al di sotto
del massiccio e nel 1980 venne aperta un'altra galleria, questa volta stradale,
lunga 17 km. Al momento in cui scrivo questo racconto, è stato completato un secondo
tunnel ferroviario, la "Galleria di Base del San Gottardo". La galleria
ferroviaria più lunga del mondo che misura 57 km.
A sinistra del Museo inizio la discesa verso Airolo su questa strada
che è un vero e proprio monumento, costruita ben due secoli fa!
Il pavé della Tremola è soltanto per 6 km, 417 metri di dislivello
e ben 24 tornanti!
In discesa, a velocità sostenuta potrebbe essere una vera tortura e
per un istante, mi viene voglia di imboccare la superstrada a destra, ma i cartelli
sono perentori: “la strada è vietata al traffico ciclistico”. Qualcuno, in verità,
con bicicletta da corsa, segue comunque la strada nuova fino a Motto Bartola, dove
è costretto a riprendere comunque la Tremola fino ad Airolo. Però, a quanto ho letto,
si narra di ciclisti multati in maniera spropositata per aver infranto il divieto.
Ma poi, perché infrangere il divieto? Il fascino di questo passo si completa con
la sua discesa sulla storica strada!
È intorno a mezzogiorno quando sono pronto per la discesa. Il cielo
adesso è nuvoloso e chiaramente un po’ freddo. Scendo per la Tremola con dei tornanti
bellissimi. Da qui, fino a Bellinzona, sarà tutta discesa per ben 70 km.
La Tremola, in alcuni tratti, raggiunge una pendenza del 12%. Quindi,
mani serrate sui freni e qualche sosta per godersi il panorama dall’alto. Sto pedalando
lungo splendidi scenari d’alta montagna con pascoli, ghiacciai, dighe, laghi artificiali
e la vista va verso vette innevate oltre i 4000 metri. La strada conserva una parte
dei vecchi muri a secco, una parte consistente del lastricato in granito, come pure
le pietre chilometriche e paracarri.
Questa via collega la grigia e fredda Europa del Nord alle assolate
terre del Meridione. La parte settentrionale della Svizzera, di lingua tedesca,
e la parte italiana della Confederazione.
Arrivando dall’Oberland (che significa “terre alte”), mi lascio alle
spalle ghiacciai e creste di granito e mi accoglie un’improvvisa folata di calore
e vivaci colori. Già sembra di respirare l’aria del Mediterraneo. Posso solo allora
immaginare quale seduzione doveva provare nel Medioevo un pellegrino quando, raggiunto
il valico dopo giorni di cammino, si affacciava per la prima volta sulla Val Leventina
e l’Italia.
Prima di Airolo, da destra giunge il nascente fiume Ticino (Passo della
Novena, NufenenPass).
Adesso, dal Passo, ho già fatto quasi 14 km e sono sceso di 940 m di
quota fino alla cittadina di Airolo. Il Museo del Forte di Airolo è considerato
la partenza della Tremola per chi arriva da sud. Da qui seguo le indicazioni della
pista ciclabile della Val Leventina, che in realtà conduce sulla strada normale,
oggi poco frequentata dalle automobili grazie alla vicina autostrada.
Discendendo la valle del Ticino i fianchi dell’alta valle, tra costoni
boscosi, in alcuni punti si restringono fino a formare una gola. Man mano l’ambiente
alpino lascia il posto a un paesaggio più agreste. All’altezza di Faido il fiume
Ticino forma una spettacolare cascata. Il paesino più caratteristico è adesso Giornico,
con la affrescata “Casa Stanga” che si affacciata sulla piazzetta. Immancabili i
vasi di gerani rossi che decorano i balconi delle case in pietra. La chiesa di San
Nicolao, e la pieve di Santa Maria del Castello, spiccano su un colle appena sopra
il paese.
Questo storico paese, con notevoli monumenti, è anche famoso per la
battaglia del 1478, quando la sconfitta dei Milanesi valse agli Svizzeri la conquista
del Ticino.
Respirando
questa calda aria mediterranea urge ora un cambio di abbigliamento.
Dopo Giornico seguo i magnifici segnali ciclabili, Bodio, Lodrino,
Bellinzona.
Infatti, la valle è ricca di piccoli centri come Quinto, da dove si
raggiungono le acque cristalline del lago Ritom e il suo sentiero didattico. Oppure
Osco, graziosa e panoramica. E Biasca, da dove partirà la futura (al momento del
mio viaggio) nuova galleria del Gottardo, e il suggestivo monastero dell'Assunta
di Claro.
Mancano ancora una ventina di chilometri al completamento della tappa
di oggi ed è presto. Complice un inaspettato forte vento e qualche nube bassa, decido
di fermarmi in un bar per un panino. Un avventore incuriosito mi chiede da dove
vengo. “Questa mattina da Hospental, ma la partenza di questo mio viaggio è stata
da Parigi”, rispondo. Lui incredulo lo dice alla cameriera, in quel dialetto che
tanto si avvicina al milanese. Quest’ultima, candidamente afferma di usare l’auto
sempre, anche solo per andare all’ufficio postale!
Riprendo il mio viaggio. Qui è un susseguirsi di numerose cave di granito
e laboratori per la sua lavorazione. Poco prima dell’arrivo, un gruppo di ragazzini
in bici mi sfida ad una corsa di velocità. Spiego, poi loro, i vantaggi che avrebbero
se, con prudenza, stessero in scia a chi sta davanti, alternandosi.
Bellinzona mi accoglie con un'atmosfera mite. All'italiana, ma anche
“turrita”, come viene detta per le sue numerose roccaforti e castelli di epoca medievale,
che testimoniano l'importanza strategica della sua posizione e che fanno parte del
patrimonio dell'UNESCO.
Questa sera c’è un concerto musicale nel Castello e posso usare un
pulmino gratuito che porta su.
Giovedì 30/07/2015 Bellinzona - Chiasso
Questo è il penultimo giorno! La colazione in hotel è esageratamente
costosa, come d'altronde anche la cena di ieri sera.
Alle 07e30 sono pronto. Il cielo, dopo il vento di ieri, è assolutamente
limpido. Attraverso il centro storico di Bellinzona e, dopo la stazione di Cadenazzo,
salgo un po’ di quota e abbandono il Ticino che si getta nel Lago Maggiore. Sto
per imboccare la strada del Monte Ceneri. Il tratto è molto trafficato e ancora
la pedivella mi dà preoccupazione. Ma continuo, e dopo aver scollinato il Monte
(558 m slm), mi fermo in un’area di rifornimento per una pausa caffè. La pista è
la numero 3 che ora abbandona la strada trafficata del Monte Ceneri, ma ne corre
parallela. I molti campi coltivati lasciano il posto a zone industriali. Una bella
discesa e arrivo a Torricella-Taverna. Qui gli studenti di un liceo artistico hanno
riprodotto una lunghissima serie di quadri famosi su un muro di argine del fiume.
Costeggio l’aeroporto di Lugano e, a causa di lavori, devo deviare dal mio percorso.
Sempre ottimamente segnalato come è consuetudine in Svizzera. Ora le indicazioni
sono “Chiasso”.
Ecco l’ansa di Agno del lago di Lugano. Percorro il lungolago e giro
intorno al monte Arbostora che descrive un dente nel lago verso l’Italia.
Immerso in un paesaggio da cartolina, costeggio prima il ramo sinistro
del lago di Lugano dove le palme hanno sostituito i pini, e dove le eleganti ville
lacustri hanno sostituito le case di montagna. La zona è ricca di punti panoramici
da dove scattare qualche foto. Non posso non fermarmi a Morcote, l’antico villaggio
di pescatori oggi caratterizzato da belle dimore signorili che si specchiano sul
lago. Anzi, se avessi tempo, salirei i 400 gradini per visitare il santuario di
S. Maria del Sasso oppure, più a nord, a San Grato il meraviglioso parco botanico.
Risalgo fino a Melide per il ponte sul lago con la sua pista a lato.
Poi giù a Capolago e saluto il lago a Riva San Vitale, dove si potrebbe visitare
il battistero, l'edificio cristiano più antico della Svizzera. Arrivo a Mendrisio,
ormai città dello shopping, e nel piazzale della stazione, con 2 franchi, prendo
una bibita dalla macchinetta.
Sono nei pressi di Chiasso, città di confine, a pochi passi dal Lago
di Como e precisamente a Balerna. È tardi per continuare fino a Milano, soprattutto
per i problemi alla pedivella. Quindi dormo qui e a piedi vado a Chiasso per la
cena.
Venerdì 31/07/2015 Chiasso - Milano
Partenza con colazione scarsa. Ma, ecco il confine con l’Italia. Fermo
la bici su un’area laterale per fare una foto, ma il doganiere mi “invita” ad andare
via. Dopo il confine, in breve, sono a Como. Nella bella Piazza Cavour, che con
i suoi edifici sui lati, incornicia la vista sul lago. Un salto a piazza Duomo,
quindi, seguo la BI12, nella prima parte detta la passeggiata Voltiana, non senza
qualche errore. Qualche tratto in sentiero e al Comune di Alserio, giro intorno
all’omonimo lago. Seguo adesso in parte la valle del Lambro con parti sterrate.
Poi a Biassono vorrei attraversare il Parco di Monza, ma il cancello nord è chiuso.
Infatti, sono già iniziati i lavori per il prossimo Gran Premio di Formula 1 di
settembre. Ne trovo uno successivo aperto e la pedivella è ormai agli ultimi respiri.
Ma mancano solo 14 km per arrivare a casa. Mangio un panino al bar del parco ed
infine… Monza, viale Lombardia, Cologno, Naviglio Martesana, Casa!
È il primo pomeriggio. Ho percorso in totale 1183 km. È fatta!
Devo dire che questo viaggio è stato complessivamente più gravoso di
altri che ho fatto fino ad ora. Ma il mio gran divertimento è trovarmi, in bici,
lungo strade sconosciute, aree ignote da esplorare, a farmi un’idea della gente
che ci vive. È la vacanza senza pensieri, e quasi senza orari. Un viaggio improntato
alla conoscenza di me, e nell’essenza della cultura, della natura, della storia
e dell’arte dei luoghi.
Sandro Foti