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Sandro Foti
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BICICLETTE > Il Cicloturismo - Viaggi in Bicicletta (CHE SONO DI PIU' GIORNI)
Da Parigi a Milano, xxx
Nel programmare le tappe di questo mio viaggio in bici, ho inizialmente dovuto scegliere su quale passo attraversare le Alpi. Passare da Aosta sarebbe stato più breve, ma la strada fino a Milano non mi convinceva. Attraversare, invece, la Svizzera, con le sue belle piste ciclabili, e fare in Italia da Chiasso a casa, ho ritenuto essere più sicuro. Certamente più gravoso. Infatti, in questa scelta, è stato necessario il superamento di alcuni importanti valichi, tra i quali, il San Gottardo.
Domenica 19/07/2015  Milano – Parigi in Treno.
Il treno è il Thello. Il solito Thello, direi, visto che l’ho usato per altri viaggi in bici con base di partenza: Parigi. Mi piace questo treno. È comodo e, se prenotato per tempo, non è molto costoso. Mi permette di viaggiare con la bici senza doverla smontare e impacchettare. Però, sempre con una tappa in Svizzera in quanto, malgrado molto pubblicizzato, non è ancora possibile iniziare il viaggio direttamente dall’Italia. Arrivo a Parigi nel primo pomeriggio. Appena fuori la Gare de Lyon accendo il mio fedele GPS e mi dirigo verso l’Hotel che ho prenotato. Pedalare a Parigi è sempre entusiasmante, soprattutto per la enorme quantità di monumenti storici. Passo per la piazza della Bastiglia. Poi, in piazza Republique, giro a sinistra su Rue du Temple ed eccomi all’Hotel “de Roubaix”. È un buon hotel e mi fanno parcheggiare la bici in un corridoio vicino ad un pianoforte. È ancora presto e approfitto per fare un giro a piedi nel centro della fantastica città. Sono vicino al Beaubourg e, proseguendo, raggiungo Notre Dame dove una enorme fila lunga tutta la piazza antistante, è in attesa dell’ingresso nella cattedrale. Intanto, si è fatta ora di cena! Vicino l’hotel c’è un discreto ristorante che serve ottime entrecôte. Poi a letto presto. Domani inizia “il viaggio”!
Lunedì 20/07/2015  Parigi – Fontainebleau
Sveglia prestissimo questa mattina. Sarà l’emozione per l’inizio di questo viaggio in bicicletta, ma, appena dopo le otto, ho già fatto colazione e sono a pedalare su Rue de Rivoli sul lato nord del Louvre e dei Jardin des Tuileries. Il cielo è nuvoloso. Questa notte ha piovuto e l’aria è fresca, però piacevole per andare in bici. Per evitare il traffico mattutino decido di entrare nel parco con le giostre e la grande ruota panoramica e punto diretto a Place de la Concorde. Aggirata la trafficata piazza, attraverso la Senna. Spesso posso usare le corsie preferenziali per gli autobus che, qui a Parigi, consentono anche una efficiente pista ciclabile. Sono esaltato nel pedalare, se pur nel traffico, e mi accorgo che sto facendo i 23 km/h.
Al Bassin du Champ de Mars sono in asse con la famosa Torre Eiffel. Faccio le mie solite foto di rito ai piedi del monumento, simbolo di Parigi che assumo come punto ufficiale di partenza del mio viaggio.
Adesso pedalo nel traffico, che un piccolo tamponamento rende impazzito. Frequentemente continuo ad usare la comoda pista ciclabile, sempre condivisa con gli autobus e taxi. La temperatura è già un po’ più gradevole. Dalla Torre Eiffel percorro Boulevard Saint Germain e in breve sono davanti alla famosa chiesa. Infine, costeggio la Senna. Al ponte d’Austerlitz passo dall’altra parte seguendo le indicazioni ciclistiche e il mio GPS. Qui è un quartiere di piccole casette come quelle delle località di mare. La pista prosegue su un single track sterrato, per ripassare, dopo 4 km con una passerella pedonale, nel punto in cui la Senna incontra la Marna. Io seguo ancora la Senna in direzione sud-est.
Il quartiere industriale che ora incontro è veramente degradato. Un po’ di odori e di sporcizia della estrema periferia parigina.
Poi passo sotto i Grands Moulins de Corbeil, i mulini del grano, che videro anni gloriosi alla fine del 1800, ma oggi sono solo monumenti storici.
Il percorso è tortuoso, come tortuoso è qui il fiume. Proseguo fino a metà mattina, quando una pausa è adesso necessaria. Una panchina nel parco e due biscotti mi rimettono in sesto. Il cielo è ancora poco nuvoloso e un vento fresco sovente mi è contro. Però, in generale, la strada è bella. Tanti tratti su ciclabili o su dipartimentali con poco traffico.
Prima di pranzo ho già fatto circa 60 km. Qualche tratto è leggermente stucchevole, intervallato però da piccole cittadine a ridosso del fiume. Ho quasi finito l’acqua della borraccia, quando sul lato destro della ciclabile si apre, attraverso un cancello, un bel parco. È il Parco di “Base de Loisirs Seine Ecole”. Un centro ricreativo appena dopo Saint-Fargeau-Ponthierry e Pringy, in una zona naturale di 25 ettari con tre grandi laghi lungo Senna. Ci sono attività e aree gioco, campi da beach volley e pallone, un porto turistico e un’area camper. L’accesso è libero e decido di entrare per attraversarlo e recuperare l’acqua. Ma, dopo aver percorso un paio di chilometri mi accorgo dell’imprudenza. Non c’è un’uscita sull’altro lato! Forse dovrò tornare all’ingresso. Chiedo informazioni ad un operaio con il soffiatore delle foglie che per fortuna mi indica la strada, anzi, posa gli attrezzi, e mi accompagna ad una rete di recinzione piegata che lui abbassa con un piede così che riesco a superarla spingendo la mia bici. Adesso sono nuovamente sulla strada giusta, ma, ecco subito un altro inconveniente. Un grosso tronco d’albero è di traverso sulla ciclabile. Probabilmente è caduto questa notte con la pioggia e lo devo scavalcare sollevando la bici in spalla.
Eccomi a Évry. La mia guida scrive che il motto della città è “Labor omnia vincit” (in latino "la fatica vince ogni cosa!"). Ha una lugubre assonanza! Operosi? Io la prendo come un incitamento. La città di Évry ha una enorme diversità culturale e i suoi abitanti rivendicano più di sessanta origini nazionali diverse. Questa diversità si ritrova anche in un'architettura sacra che rappresenta tutte le credenze e pratiche religiose. La Cristiana in tutte le sue diversità, la mussulmana, l’ebraica e la buddista. Nel centro della città si erge la Cattedrale della Resurrezione, edificata con una sottoscrizione pubblica. La comunità buddista dell'Essonne ha invece costruito la sua pagoda in prossimità del Parc aux Lièvres, identificabile grazie ai drappi buddisti multicolori che la sormontano. Numerosi materiali e decorazioni sono originari dell'Asia, come il tetto, con le tegole verniciate e fabbricate in Cina con delle tecniche tradizionali. La pagoda ospita una statua di bronzo, ricoperta di lamine d'oro di 4 metri di altezza e 5 tonnellate di peso, fabbricata in Tailandia. Rappresenta il Buddha seduto nella posizione del loto, in meditazione.
Di fronte alla Cattedrale, il minareto della moschea della comunità mussulmana punta verso il cielo. È stata costruita grazie ai finanziamenti privati, ma anche istituzionali fra i quali quello del re Hassan II del Marocco e il re Fahd dell'Arabia Saudita. La concezione architettonica è nella pura tradizione arabo-mussulmana. Mosaici, legni scolpiti e intarsi, stucchi per la maggior parte sono stati realizzati dai migliori artisti marocchini.
Il percorso, che adesso continua, è molto bello e vario in un tracciato sicuro, tanto che, guardandomi in giro, non mi accorgo di un altro grosso ramo di traverso sulla strada. Lo prendo in pieno, mi fa saltare e addirittura sganciare le borse.
Sono già di nuovo in crisi d’acqua quando arrivo a Melun. Approfitto di un locale che sembra un circolo dopo lavoro. I simpatici avventori mi fanno riempire le borracce e, anzi, ironizzano sul fatto che potrei aggiungere una qualche sostanza che mi potrebbe aiutare nella pedalata.
Melun, era al crocevia delle rotte commerciali sin dall’epoca romana, ed è situata su un'ansa della Senna a sud di Parigi. La Senna e l’isola di Saint-Etienne dividono la città in tre parti. Antica capitale dei re capetingi, l'accogliente Melun, mi invita a scoprire il proprio centro pedonale, il porto e gli argini, luoghi ideali per belle passeggiate. Poi, ci sarebbe il museo, ricavato in una abitazione Viscontea che racconta la storia e il suo patrimonio storico e artistico attraverso collezioni di reperti archeologici, dipinti e sculture. Molto bella è la piazza Saint-Jean e la sua fontana. Nell’isola sorge imponente la cattedrale di Notre Dame. Dovrei anche assaggiare il celebre e caratteristico formaggio DOP, il brie di Melun, ma davvero non ho tempo e meglio sarebbe tornare ad ottobre, quando una festa è appositamente dedicata a questa specialità.
La bella strada ora continua sul lato di un laghetto, su cui scorgo fare sci d’acqua. I temerari sportivi sono agganciati ad una fune, che con delle carrucole, li traina velocemente.
Il mio GPS mi informa che ormai mancano solo 17 km e sono solo le due del pomeriggio. Qui il GPS è di valido aiuto in quanto sono in un tratto di assoluta mancanza di cartelli ciclistici anche se la strada, a senso unico per le auto, è a noi consentita.
Abbandono così il tortuoso corso della Senna e mi dirigo decisamente verso Fontainebleau sulla D210, che con due linee sulla strada, delimita la pista ciclabile. Mancano non più di 3 km, ma una pausa gelato adesso ci vuole! Sono nella foresta demaniale di Fontainebleau, caratterizzata da fauna e flora variegate. Questa vasta area, che costituisce un bene ambientale tutelato dallo Stato, è ricca di querce, faggi e pini e ospita caprioli, cinghiali, cervi, conigli, nonché piante da fiore, licheni e funghi. Con i 300 chilometri di sentieri segnalati, la foresta di Fontainebleau è una meta apprezzata dagli appassionati di escursionismo, jogging, equitazione e mountain bike.
Arrivo in Hotel, che è gestito da una famiglia di origine cinese. Fanno fatica a leggere il mio nome, ma in qualche modo ci intendiamo e in qualche modo parcheggio la bici. Me la fanno mettere sul pianerottolo della scala. Ma siccome non ci sta in lunghezza, la sistemo impennata tra due pareti. Dopo una doccia ristoratrice eccomi pronto per un giro a piedi in Fontainebleau.
La Reale residenza di caccia, nel Medioevo, fu uno dei luoghi prediletti da Napoleone Bonaparte e non a caso è inserita nella lista mondiale come patrimonio dell'umanità dall'UNESCO. Oggi, il castello di Fontainebleau mostra agli appassionati di storia e architettura un complesso straordinariamente conservato che richiama visitatori da tutto il mondo. All'interno del palazzo si possono ammirare gli appartamenti di Stato, con l'impressionante galleria d’arte, ricca di affreschi, la scala del Re decorata con scene che illustrano la vita di Alessandro Magno, gli appartamenti reali e gli appartamenti del Papa e delle Regine Madri o ancora l'appartamento interno dell'Imperatore. Nel cortile del Cavallo Bianco, si può ammirare la magnifica e celebre scalinata, a ferro di cavallo appunto, realizzata nel XVII secolo.
Fontainebleau nel passato è stato un ritrovo di artisti. Tra questi anche alcuni protagonisti dell'Impressionismo, come Monet e Renoir, in cerca di ispirazione e non solo.
Nel 1848, vi fu il primo episodio di “tutela pubblica della natura”. Anche se, in verità, con finalità unicamente estetiche, fu la creazione della "Riserva artistica della selva di Fontainebleau" voluta espressamente dai pittori Barbisonniers, onde preservarla da un incombente progetto di disboscamento. Questa fu la prima area protetta della storia.
Dopo la visita al castello, faccio un pratico salto al supermercato a procurare provviste per domani e ceno in stanza.
Martedì 21/07/2015  Fontainebleau-Saint-Florentin
Purtroppo, la colazione fornita dall’Hotel, questa mattina, è alquanto scarsa. Solo tre fettine di prosciutto e un formaggino. Un po’ poco per il primo mattino di questo viaggio in bici.
Mattinata di sole, ma un po’ fresco all’ombra. La temperatura è comunque piacevole per pedalare. Attraverso il parco, alle spalle del Jardin Francais, superando il Gran Canal e subito dopo svolto a sinistra sulla strada D606, esageratamente troppo trafficata e che considero molto pericolosa per i ciclisti.
Sono solo due chilometri, in leggera discesa, ma li faccio tutti a perdifiato, tenendo i 28 km/h. Ora, finalmente svolto a destra alla rotonda uscendo dalla strada trafficata, e mi immergo in un altro lato del parco della Foresta di Fontainebleau su una strada decisamente più ciclabile. Oggi, infatti, dopo questo inizio frenetico, percorrerò delle strade dipartimentali, attraversando tanti piccoli e tranquilli paesini.
Attraverso il canale Loing e sono a Episy. Qui, a lato del canale, incrocio una parte della ciclabile del Chemin du Vieux Moulin.
Così tanti piccoli paesi che è difficile tenerne traccia di tutti. Tra questi però Rebours, Villemer, Boisroux, Lorrez-le Bocage-Preaux, Vaux-sur-Lunain sono veramente caratteristici, in un percorso su strade in salite e discese continue.
A metà mattina mi fermo davanti alla chiesetta di Cheroy con le finestre a punta e mangio un panino. Poi seguo per Montacher-Villegardin, e a Domats mi incuriosisce un folto gruppo di ciclisti che sono ad osservare il giardino di una villetta. All’interno, una enorme quantità di personaggi in miniatura. Sembra che sia riprodotto tutto il paese e i suoi abitanti, rappresentati nelle proprie arti e mestieri. I ciclisti mi indicano i due personaggi che riproducono i proprietari.
È quasi mezzogiorno quando mancano ancora 55 km alla tappa odierna. Il vento è mio amico e mi spinge leggermente. Altre piccole cittadine sono Savigny sur Clairis e Piffonds.
Il Castello di Piffonds era una residenza secondaria dei signori di Courtenay, tra la nobiltà francese e rumena.
A Piffonds, mi fermo ad una “patisserie”. Per soli 2.80 euro prendo una “Niflette” e una lattina di coca cola. La Niflette è un tortino di pasta sfoglia riempita di crema pasticcera aromatizzata all'arancio. Una squisita specialità locale. Una volta si preparava solo per il giorno di tutti i Santi, ma oggigiorno si può trovare sempre sugli scaffali. È un dolce che ha una discendenza medievale e il suo nome deriva dal latino, “non flete”, che significa “non piangete” e, secondo la tradizione, veniva distribuito ai bambini poveri davanti le chiese. Il negozio vende tutti i generi alimentari, dal pane alla frutta e la verdura, gli articoli per la casa ed è anche un ufficio postale! Altri ciclisti si fermano al negozio. La signora, appena entro, è impegnata in una furiosa lotta con un’ape che imprudentemente si è infilata nella vetrinetta dei dolci. Alla fine, la commessa ha la meglio, e l’ape, considerando di non essere gradita, si allontana. Altre cittadine in successione sono Saint Martin d’Ordon, Verlin e La Petite Celle.
Prima di arrivare a Cezy. Sono quasi le due del pomeriggio quando giungo davanti ad una linea ferroviaria dove avrebbe dovuto esserci un passaggio a livello. Almeno così mi informa il mio fedele GPS. Invece c’è una rete metallica, molto alta, ma con un grosso buco, sicuramente usato imprudentemente. Probabilmente molti passano attraverso. Ma…, no, non mi fido assolutamente e cerco un percorso alternativo. Sono a 35 km da Saint Florentin. Il percorso alternativo supera la ferrovia e il fiume Yonne, poi passa per Villecien e Saint Aubin sur Yonne, fino a ricongiungere il percorso pianificato a Joigny. Giro parecchio per la città di Joigny tra la chiesa di Saint-Jean e lo Château des Gondi racchiusi in un minuscolo centro storico il cui accesso è attraverso una scalinata e un arco in muratura.
Infatti, Joigny, ad equidistanza da Auxerre e Sens, è la terza città del dipartimento di Yonne, ed è una città d'arte e di storia. Le origini risalgono al 996, ma la città è stata ricostruita dopo un grande incendio e ha ora uno dei più grandi gruppi di case a graticcio della Borgogna.
Proseguo adesso più o meno lungo il fiume Yonne e arrivo a Laroche-Migennes.
Gli scavi condotti a Migennes hanno mostrato la sua presenza già al momento dell'età del bronzo, poi mosaici e altri manufatti dell’epoca gallo-romana attestano l'antichità del sito. Il nome Romano di Migennes era Mitigana e significava “in mezzo alle paludi”. Famosa invece è stata la disputa sulla presenza della stazione ferroviaria. Molti anni orsono infatti ci fu una diatriba tra le città di Joigny (10 km a nord ovest) e Auxerre (20 km a sud) che non volevano avere nei loro paesi l’inquinamento prodotto delle antiche locomotive a vapore. A uguale distanza tra Digione e Parigi, era però necessario avere una stazione di scambio. Fu quindi presa la decisione comoda di Migennes tra le due in contestazione.
A Migennes lascio il fiume Yonne e proseguo sulla ciclabile del canale della Borgogna identificata come V51. Con un ampio porto, stracolmo di piccole imbarcazioni, inizia qui infatti questo canale, che seguirò per molti chilometri e qualche giorno. Poco più a sud scorre l’Armançon.
La ciclabile a lato del canale è sterrata, ma alberata e mi assicura un po’ d’ombra. Su entrambi i lati c’è una strada, per cui a volte mi chiedo se sono a pedalare sul lato giusto, ovvero, quello previsto. A seguito delle recenti piogge il livello dell’acqua adesso è molto alto. A volte, infatti, penso che le mie ruote stiano girando più in basso del suo livello.
Sono a Brienon sur Armançon, con i suoi silos di recente costruzione che permettono il caricamento del grano sulle chiatte. A soli 12 km dall’arrivo della tappa di oggi, decido di seguire la D943 per Saint-Florentin invece della pista sterrata a lato del canale. Poi, in realtà questa decisione non si rivela molto felice. Infatti, devo superare un piccolo rilievo che mi fa perdere più tempo della più lunga pista ciclabile. Il canale si dirigeva, comunque, verso Saint-Florentin.
Questa incantevole piccola cittadina di 5000 abitanti sorge in un ambiente verde sul fianco di una bella collina. In alto scorgo l'imponente chiesa che domina tutta la città bassa.
Saint-Florentin, sulla antica strada romana, era una stazione gallo-romano e addirittura Giulio Cesare ci aveva piantato la sua tenda.
Poco prima delle 17 sono in stanza in hotel, pronto per la doccia. Ho messo la bici nel loro garage e anche qui si parla solo francese. Per domani dovrebbe essere: “Petit déjeuner” credo, ma questa sera mi concedo una buona cena a base di salmone.
Il Canale di Borgogna.
Il canale di Borgogna, al momento della sua costruzione, era un capolavoro di ingegneria civile per il trasporto delle merci. La sua costruzione iniziò nel 1775 e fu completata nel 1832. Il canale, oggi, collega l'Oceano Atlantico al Mar Mediterraneo tramite la Senna, il Yonne alla Saona e il Rodano. Ha una lunghezza di ben 242 km, con 189 chiuse e io le faccio tutte a lato, sulla strada!
Il canale di Borgogna è aperto per la nautica da aprile a ottobre di ogni anno ed è diventato, oggigiorno, una risorsa importante solo per il turismo, soprattutto per il suo percorso centrale in un paesaggio collinare.
Dopo un primo periodo di espansione, la concorrenza della ferrovia Parigi, Digione, Lione, Marsiglia ne segnò un duro colpo. Ma, oltre alla concorrenza con la ferrovia, il problema fu anche il fatto che il canale ha una larghezza adatta per i trasporti di soli limitati tonnellaggi. Poi, dal 1960, con la costruzione delle moderne strade, il suo uso esclusivo divenne solo quello di Yacht da diporto.
Il percorso segue una direttrice Nord-Ovest/Sud-Est con una grande svolta a trenta chilometri prima di arrivare a Digione lungo l’Ouche. Il punto di partenza è situato a Migennes, città sullo Yonne, un affluente della Senna, mentre il suo punto finale è Saint-Jean-de-Losne, situato sul fiume Saône, un affluente del Rodano.
Mercoledì 22/07/2015  Saint-Florentin – Pouillenay
La mattina del 22 inizia, come sempre, presto! Purtroppo, la mia stanza è sul lato della strada e vengo svegliato dall’intenso traffico. Anche questa mattina il cielo è nuvoloso. Forse meglio così per le mie braccia che, malgrado la abbondante crema solare, hanno già un principio di ustione. Un ponte sul canale e inizio la mia pedalata seguendo il traffico di imbarcazioni. Oggi seguirò il canale de Bourgogne per tutto il giorno e la pista nel tratto vicino Percey è un single track.
Dopo le chiuse doppie a Germigny “107-106Y” (sono tutte identificate da serie numeriche) e la chiusa di Enclosure Grevin “105Y”, la pista segue la D905 in prossimità della strada.
Il canale continua attraverso Flogny-la-Chapelle e un po' sorprendentemente lascia la Borgogna, ma solo per un breve tratto di 1500 metri per la regione Champagne-Ardenne e si dirige alla città di Tonnerre, famosa per la Fosse Dionne.
Raggiunta Tonnerre, svolto a destra incuriosito dalle numerose indicazioni turistiche con il simbolo dell’Unesco indicanti “Il mistero della Fossa Dionne”. Un vicolo molto stretto è tra muri e pavimentazione ricoperti da una patina verde indicante una zona molto umida o la presenza continua di acqua. Proseguo incuriosito e ad un tratto si apre una piazzetta contornata da casette basse e colorate, ma non perfettamente curate. Al centro della piazza, un paio di metri al di sotto del piano stradale, un bacino, perfettamente circolare, di 14 metri di diametro è protetto da un muretto basso in pietra. Su un lato, una zona coperta era un tempo adibita a lavatoio. L’acqua all’interno del bacino è di un fantastico colore turchese e offre uno spettacolo fuori dal comune. Bellissimo! Magico! Un luogo incantato. Attraverso la limpida acqua sorgiva si scorge una galleria da cui fuoriesce l’acqua alla media di 100 litri al secondo! Acqua, che da una apertura sul muretto basso, defluisce tra le case in direzione del canale della Borgogna.
Per molto tempo queste gallerie sommerse sono state oggetto di difficile esplorazione per i canali stretti e per la copiosità dell’acqua. Nel 1955 si utilizzarono le apparecchiature dell’oceanografo Jacques Cousteau, ma oggi, alla luce della perdita di numerose vite umane, la discesa è concessa solo da specifiche autorizzazioni.
La galleria, infatti, all’ingresso ha una profondità di 61 metri, ma si stabilisce che la rete idrogeologica si estenda fino ad addirittura 40 km. La fonte era conosciuta sin dal tempo dei Celti, che ne fecero crescere la città attorno ad essa e la utilizzarono come luogo d'aggregazione. Il luogo è bellissimo, ma sarebbe ancora più bello se fosse tenuto un po’ più pulito e curato.
Lascio Tonnerre proprio lungo il canale che segue da vicino il tortuoso corso del fiume Armançon e il cielo è ancora un po’ nuvoloso.
Il canale passa attraverso il villaggio di Commissey prima di arrivare in Tanlay con il suo imponente castello rinascimentale.
Le chiuse lungo il canale sono di diverso tipo. Alcune sono automatiche ed elettrificate, altre sono completamente manuali. In quelle manuali, i naviganti devono compiere in proprio delle manovre di apertura e chiusura. In altre c’è la presenza di un responsabile. Uno di questi responsabili è Richard Misac. Lui era un venditore di auto, ora in pensione e, con la moglie, gestisce la chiusa Argentenay numero 87. Il lavoro alla chiusa probabilmente lascia a Richard tanto tempo libero. E lui lo impiega nel creare alcune sculture in pietra, tanto che nel giardino a ridosso della casa, e della chiusa, ha creato una mostra d’arte molto visitata. Nulla di particolare certo, ma l’eccentrico Richard, usando la vernice delle barche per le sue straordinarie opere d’arte, aggiunge vita surreale alle sue creature e le mette in scena tra piante e fiori di resina dai colori variopinti.
Proseguo fino alla cupola della Halle du Toueur dell’architetto Shigeru Ban. La struttura, a ridosso del porto, è una sorta di copertura per una nave da guerra.
In prossimità di Lézinnes le barche, che navigano sul canale, incontrano una serie di sei chiuse elettrificate, portandole, passato un cementificio e altri silos per il grano, a Pacy-sur-Armançon prima, e a Ancy-le-Franc, poi. Qui faccio una deviazione e visito il famoso castello del 16° secolo, nel suo vasto parco. Nel mezzogiorno sono ancora nello Château di Ancy-le-Franc quando sopraggiunge un piccolo scroscio di pioggia ma trovo comunque un riparo di fortuna fino ad una schiarita.
Proseguo poi per il piccolo villaggio di Cry-sur-Armançon, sede del Parco Avventura Acrobatix e qui il Canale de Bourgogne diventa un po’ stucchevole. Ieri il percorso era più vario tra salite, discese e cambi di strada. Adesso è sempre tutto uguale, con le stesse chiuse e forse le stesse persone sui natanti!
Il turismo fluviale lungo il canale, inoltre a mio avviso, fa lievitare i prezzi, soprattutto dei generi alimentari.
La pista del Canale della Borgogna è in gran parte su strada sterrata, ma ben tenuta, livellata e senza buche. La conseguenza è comunque che sto pedalando a una media oraria un po’ bassa.
Dopo il passaggio attraverso il canale Aisy-sur-Armançon entro nel dipartimento della Côte-d'Or. Passo poi attraverso Buffon, con un passato storico per presenza della grande fucina del ferro costruita dal Conte di Buffon, scienziato, matematico e scrittore, nel 18° secolo. Così il canale passa attraverso l'ampia pianura del fiume Brenne. Quindi, solo un breve tratto, fino alla grande città di Montbard. Dedico un po’ di tempo alla visita di questa città, del suo castello e del parco.
Il Castello di Montbard è costruito su di uno precedente del XIV secolo in un fantastico parco di ben 3 ettari. La prima menzione del Castello risale all’epoca feudale in cui era costruito in legno sulla scogliera rocciosa ed era un posto di osservazione strategico all'incrocio delle valli che portano da Parigi a Digione. Successivamente i duchi di Borgogna trasformarono il castello in una vera fortezza. Lo circondarono con un bastione e costruirono delle torri difensive, di cui rimangono solo quelle di "Aubespin" e "Saint-Louis".
Intorno alla metà del 1700, il naturalista Georges-Louis Leclerc di Buffon annesse il castello al parco con molti cambiamenti. Infatti, oggi il parco è organizzato attorno a quattordici terrazze di giardini francesi e italiani. Alberi, fiori e animali provenienti da diversi continenti. Buffon si stabilì qui e trascorse gran parte delle sue giornate scrivendo la sua Storia Naturale. Attualmente una raccolta originale di 44 volumi descrive l'evoluzione della scienza nel periodo cruciale dell’Illuminismo e sono conservati nel museo interno. Nel 1870 la municipalità di Montbard acquistò il castello e lo trasformò in un parco pubblico. La Tour de l'Aubespin è oggi oggetto di una classificazione come monumento storico, mentre il castello e il suo parco sono classificati sito naturale.
Dopo Montbard, e precisamente a Marmagne, se svoltassi a sinistra ci sarebbe da visitare l’Abbazia di Fontenay, patrimonio dell’Unesco! L'Abbazia di Fontenay è un'abbazia cistercense situata nel dipartimento della Côte-d'Or. È stata fondata da San Bernardo di Clairvaux nel 1118, ed è costruita in stile romanico. Si tratta di una delle più antiche e più complete abbazie cistercensi in Europa, ed è diventata un patrimonio mondiale nel 1981. L'Abbazia di Fontenay, insieme ad altre abbazie cistercensi, forma un anello di congiunzione tra romanico e architetture gotiche. Non allungare ancora il percorso è stato un grave errore. Peccato. Era a soli 4 + 4 km.
Otto chiuse e 13 km dopo Montbard, il canale arriva in Venarey-les-Laumes situato vicino al villaggio di Alise-Sainte-Reine luogo della battaglia di Alesia, una delle guerre galliche del 52 a.C., tra Giulio Cesare e Vercingetorige per la conquista della Gallia. Il sito della battaglia era indicato in cima al Mont Auxois, sopra la moderna Alise-Sainte-Reine, ma questo luogo, per gli storici, non si adatta alla descrizione di Cesare. In ogni caso una statua di Vercingetorige fu posta da Napoleone III appunto a Alise-saint-Reine.
Arrivo a Pouillenay e all’Hotel che ha un bel cortile interno e un ottimo ristorante! Ne approfitto per una deliziosa entrecôte con patate e verdure seguita da una profiterole con gelato alla crema! La bici la lascio nel cortile, ma comunque in sicurezza.
Giovedì 23/07/2015  Pouillenay – Dijon
Il contachilometri questa mattina segna già 347 da Parigi. Nel cortile dell’hotel incontro una coppia di ciclisti che si spostano a tratti in automobile e approfittano delle bici per pedalare solo sui percorsi più belli.
Il GPS mi informa di essere a quota 336 m slm (sul livello mare). Su questo percorso al fianco del canale ora le chiuse si susseguono al ritmo di una ogni 200 metri! Sulla pista, queste, si traducono in uno strappo accentuato tra due zone in piano.
Proseguo lungo il canale e la velocità media è del tutto dipendente da questi strappi e dallo sterrato che adesso mi da fastidio.
Il paesaggio, pur non molto vario, ogni tanto offre uno spunto per una foto. Mi fermo e lascio la bici a lato, fuori dalla ciclabile, come si usa correttamente in questi luoghi. Due ragazze in bici mi raggiungono da nord, si fermano e mi chiedono: “Bonjour, avez vous des problèmes avec votre vélo?”. “No, no, grazie” rispondo stupito. Queste sono le persone che si incontrano nel Cicloturismo!
Già nei pressi della vetta, a Pouilly-en-Auxois, il percorso diventa più facile. Gli strappi alle chiuse meno frequenti e più dolci. Il canale scorre ora attraverso un bel parco alberato. Poi, nei pressi del centro della città, si apre su un grande porto attrezzato. Infatti, qui le imbarcazioni devono entrare in un tunnel stretto e lungo ben 3 chilometri. I naviganti è bene che non soffrano di claustrofobia.
A seguito di alcuni incidenti accorsi nel passato, gli yacht ora devono essere dotati di un potente faro e qui vengono controllati: il senso alternato e le distanze di sicurezza.
Ora il percorso ciclabile corre parallelo nel parco al di sopra del tunnel. Riconosco infatti i torrini allineati per le prese d’aria. Dopo soli 1300 metri però, nei pressi dell’ufficio del turismo, devo svoltare a sinistra. Davanti a me l’autostrada si pone di traverso, e il ponte che la scavalca richiede, alle bici, una deviazione per più di un chilometro.
La buona notizia è che adesso le chiuse vanno in discesa. Mancano, per concludere questa giornata, circa 60 km.
Pouilly-en-Auxois attraversa la linea di spartiacque a quota 378 metri e riprendo ancora la linea retta, ora in discesa, sopra il tunnel con gli sfoghi d’aria, ed in breve ecco di nuovo il canale e mi fermo a mangiare qualcosa su una panchina.
Emergendo vicino al villaggio di Créancey il canale inizia a scendere, passando vicino alla autostrada A6. Proseguo per i villaggi di Vandenesse e Crugey prima di incontrare il fiume Ouche, a Pont d'Ouche, dove ci sono una serie di ormeggi per la rimessa invernale delle imbarcazioni. Nelle vicinanze della cittadina di Bligny-sur-Ouche il mio percorso e il canale ora cambiano direzione. Da Sud-Est a Nord-Nord-Est. Attraverso così la bella valle del fiume Ouche, che si dirige verso Digione, capitale della regione della Borgogna.
Dopo la cittadina di Bussiere sur Ouche, arrivo alla Ecluse de la Charme 28S.
Qui dal 1990 la chiusa accoglie i turisti che passano a piedi, in bicicletta, a cavallo o in barca e offre mostre per tutta l'estate e eventi culturali, sportivi o di svago. Degustazioni di prodotti regionali in collaborazione con 18 produttori locali, spettacoli di canzoni e musica tradizionale, teatro e serate di cabaret!
Arrivo a Plombières-lès-Dijon e il canale svolta ancora a Sud-Est passando vicino al Lac Kir, un lago artificiale utilizzato per il tempo libero.
Così, nel primo pomeriggio, arrivo in Hotel. Al “Du Strade” parlano inglese e mi fanno parcheggiare la bici nel cortile. Dopo una tonificante doccia, esco subito a visitare questa bella città.
Digione, considerata la capitale mondiale della mostarda, è stata la sede dei duchi di Borgogna per ben 4 secoli. Attualmente rappresenta una magnifica combinazione di colori e cultura. Inizio il mio giro dal Palazzo Ducale, situato in un’ampia piazza abbellita da fontane. Al suo interno si trova il Museo delle Belle Arti. Proseguo per la torre Philippe Le Bon che occorrerebbe scalare per godere di una meravigliosa vista sui caratteristici tetti colorati della città e nel centro storico, poi, posso ammirare le tipiche facciate degli edifici con inserti in legno e in Place François Rude i bar e le caffetterie che si affacciano sulla piazza. La Place Darcy si distingue invece per la sua grandiosità e per la presenza dell’arco di Porte Guillaume, a poca distanza dall’ingresso di un parco. Infatti, Digione è ricca di spazi verdi. Dal grande Parc de la Colombière, il cui percorso centrale era il preferito di Luigi XIV, alla Promenade de l'Ouche, che parte dall’ospedale e termina al lago di Kir, dove sarebbe possibile anche fare una nuotata. Non manca lo shopping al mercato di Les Halles, progettato da Gustave Eiffel, lo stesso della famosa torre parigina. Chiudo il giro con la chiesa di Notre Dame. Soprattutto per toccare la civetta scolpita su uno dei suoi muri. Occorre utilizzate la mano sinistra perché è considerato un porta fortuna! Il bassorilievo è purtroppo oggi appena intuibile. Infatti, tutti i turisti, compreso me, toccando ne levigano la superficie.
Adesso è ora di cena. Scelgo una buona, ed inusuale, pizza nell’area pedonale di piazza della Repubblica.
Venerdì 24/07/2015  Dijon – Besancon
Partenza molto presto, anche, questa mattina. Oggi mi aspettano 107 km. La strada sarà un po’ “a sorpresa”, poiché non ho avuto molto tempo di controllare bene a casa.
Uscendo da Digione, percorro il viale Generale de Gaulle che è fantastico! Alberato con controviali e piste ciclabili ai lati. Mi porta diretto al parco de la Colombiere. Entro nel Parco e seguo la strada, ottimamente segnalata, che descrive un grande semicerchio per poi uscire dal lato sud a ridosso del fiume l’Ouche. Poi, il “Chemin rural dit du Buissenot” fino al Bourgogne.
Il canale de la Bourgogne qui è tutto dritto. Una fucilata lunga ben 28 km! Uniche variazioni per i ciclisti sono il sovente cambio di lato. Passo vicino al deposito delle ferrovie a Perrigny e all'aeroporto di Longvic.
Un ora dopo, e pedalando alla destra del canale, osservo dei ciclisti sull’altro lato che sembra siano su una zona asfaltata, mentre qui è un single track. Purtroppo, uscito da Digione non c’è più alcuna indicazione, ma le due piste sui lati mi permettono comunque di scegliere il lato all’ombra.
A Thorey-en-Plaine l'attività principale è prettamente agricola. Superato Brazey-en-Plaine, il canale du Bourgogne raggiunge il suo termine a Saint-Jean-de-Losne, il più grande porto turistico interno in Francia, dove si unisce al fiume Saône. Sono a 182 m di quota.
Con una serie di ponti mi sposto sul lato sud del Saône, sulla bella pista indicata con il numero 50. Dopo soli 4 o 5 km svolto a destra per seguire, sempre su 50, il canale du Rhone au Rhin Branche Sud.
Lo sterrato, finalmente, lascia il posto all’asfalto e il sole è già alto! Occorre mettere subito la crema solare. Il canale entra nella valle ampia e relativamente piatta del Saône. Il percorso è il famoso EuroVelo 6 sul quale incontro molti cicloturisti e poi le chiuse nuovamente in salita.
Passo vicino all’industria della Solvay. In questa zona industriale, con il passaggio temporaneamente interdetto, la strada fa un anello per evitarla.
Eccomi adesso alla città di Dole che ha un carattere decisamente “turistico-commerciale”. Ma il ricco patrimonio architettonico, gli edifici religiosi e i resti degli antichi romani sono comunque di particolare abbondanza. Città d'arte e storia, Dole si trova nel dipartimento del Giura, in Borgogna. In particolare, mi soffermo davanti la casa natale di Louis Pasteur, classificata come monumento storico e museo, ripercorre la vita e le opere del celebre scienziato.
Il percorso EV06, sempre ben segnato, confluisce nel Doubs su cui ne alterno tratti al canal Rhone au Rhin.
Noto con curiosità che quasi tutte le villette di questa zona sono in vendita. Così come le barche e anche le automobili parcheggiate. Trovo una bella fontana per riempire le borracce e, a Orchamps, svolto a destra abbandonando il canale, in mezzo alla bella e tranquilla campagna, prima sulla D12 poi su D76.
Mancano 26 km alla fine della tappa di oggi e al piccolo comune di Routelle punto diretto su Besançon invece di proseguire lungo il canale. Questa deviazione è più breve, ma più ondulata. La città è molto grande ed entro da una zona commerciale periferica un po’ degradata. Sto infatti attraversando un quartiere abitato da varie etnie e vengo avvicinato da un gruppo di ragazzini in motoscooter, tutti senza casco e che percorrono le strette vie spesso al mio fianco e su una sola ruota. Quasi a dimostrami la loro abilità. Comunque, non mi curo di loro e pedalando mi allontano. Prima di raggiungere il centro città, aggiro, da nord, due collinette, ma ora su una bella pista ciclabile. Infine, attraverso il fiume Doubs e con esso le mura della città. Il Doubs qui crea una piccola e stretta ansa che racchiude la cittadella di Besançon e raggiungo così l’hotel.
Sabato 25/07/2015  Besançon - Pontarlier
Questo sabato inizia con una buona colazione e la visita alla città. L’aria mattutina è fresca e piacevole. Con una ripida salita arrivo alla Fortezza di Besançon, che domina la città, capoluogo della regione della Contea Franca. Si tratta di uno dei capolavori dell’ingegnere militare Sébastien Le Prestre de Vauban. La struttura è classificata come monumento storico e Patrimonio dell'Umanità. Oltre alle sue fortificazioni è possibile, da questo luogo, godere di una splendida vista sulla valle del fiume Doubs.
La prima pietra della cittadella fu posta sul monte Saint-Étienne nel 1668, quando la città era possedimento spagnolo. A quel tempo uno dei principali nodi del sistema difensivo dell'est del paese. Oggi, è il simbolo della città e importante attrazione turistica per la regione. Ospita, all’interno delle sue mura, il museo della Resistenza e della deportazione, il museo etnologico di Storia Naturale, lo zoo e i giardini botanici. È veramente molto bello! Dalla cittadella, poi, ridiscendo alla casa natale del famoso scrittore Victor Hugo, proseguendo la visita alla scoperta del centro storico. La Cattedrale Saint Jean e il suo magnifico orologio astronomico costituito da 30000 pezzi, il Palazzo di Giustizia e infine il Rectorat. Bisognerebbe però dedicare più tempo alla visita di questi luoghi.
Esco, infine, dalla città attraversando un arco sulle mura che la delimitano. L’arco è la Porte Noire, un arco gallo-romano eretto intorno al 175 d.C. per celebrare le vittorie militari di Marco Aurelio. Questo monumento, allineato sul cardine massimo meridionale è in direzione di Roma. Poi di improvviso il cielo diviene molto nuvoloso e arriva anche del vento freddo. Il mio percorso è ancora sulla EV06, ciclabile in fianco al fiume Doubs ma non per molto. Infatti, rapidamente svolto e inizio a salire in quota verso i monti del Giura.
A volte la pendenza è notevole e devo spingere la bici. Passo in Montfaucon. Qui un chilometro alla pendenza del 13% mi impegna notevolmente. Poi, spiana, ma si intensifica il vento freddo e sento il bisogno di riposare un po’ in un luogo riparato. Mi dirigo verso Saône risalendo per altri 300 metri di quota. Poi attraverso la città di Mamirolle e continuo ancora a salire. In un bel bosco di conifere, un pezzo a piedi e un pezzo in bici! Però il luogo è molto bello.
Subito dopo Hopital-du-Grosbois c’è Gouffre de Poudrey e una strana grotta ovale di 130x100 metri e profonda 27, che attira ogni anno decine di migliaia di visitatori da tutto il mondo. Quindi passo per Etalans su strade secondarie e da Fallerans a Vernierfontaine in salita attraverso un campo e sono certo che il tracciato programmato è sicuramente sbagliato.
A Vernierfontaine mi fermo all’interno di una pensilina della fermata dell’autobus per ripararmi dal vento e mangiare qualcosa. Si susseguono altre cittadine. Chasnans, Athose e si sale ancora. Hauterpierre-le-Chatelet fino a Aubonne, poi Saint-Gorgon-Main. Qui faccio un tratto sulla strada N57/E23 per soli 2 km, ma che considero estremamente pericolosa per l’intenso traffico di camion. Svolto a destra verso Vuillecin su strade di campagna sterrate e in una zona boscosa. Nel centro di Vuillecin svolto a sinistra ed ecco di nuovo la N57/E23. No, è troppo pericoloso! Mi fermo in una stazione di servizio e scorgo il proprietario di un PickUp che sta facendo rifornimento. Prendo, così, la sana decisione di chiedere un passaggio. Sono a solo 10 km dall’arrivo, ma carico la bici sul cassone posteriore e il gentile e simpatico George mi accompagna fino al parcheggio del centro commerciale alle porte di Pontarlier.
È pomeriggio quando arrivo in hotel. La zona è periferica e per cenare ho due alternative. McDonald o un “AllYouCanEat” cinese. Scelgo il cinese.
Domenica 26/07/2015  Pontarlier – Berna
Considero sempre molto pratici gli Hotel della catena Formula 1 per i miei viaggi in bici. Per la praticità, ma anche per il prezzo. La colazione, la mattina, è vero, è un po’ scarsa, ma per 3 euro cosa pretendere? Sono in una zona industriale, dove sorgono molte società per l’elettronica e i software. La prima direzione è verso il centro della città di Pontarlier. Il cielo, al contrario di ieri, è quasi sereno. Mi aiuterà, spero, perché oggi continuerò ancora a salire in quota.
Seguo il corso del fiume Doubs e inizio la salita ai monti del Giura franco-svizzero. Al castello di Joux svolto a sinistra nella valle del fiume. Poco dopo Les Verrieres-de-Joux ecco il confine, e sono già a quota 932 m slm. Un po’ di vento contro è segnalato anche dalle immancabili bandiere crociate svizzere esposte ai balconi fioriti. Due ore dopo la partenza continuo a salire in quota. Ora il GPS segna 1212 m e ho già le mani ghiacciate.
Svolto a destra, dapprima in una breve discesa poi continuando ancora a salire tra i boschi. La salita è ancora più dura sulla pista 54 fino a la Cote Aux Fees. Poi prendo la pista 7 e infine la pista 94. Piacevole in un bosco di faggi, in discesa dove raggiungo la velocità di oltre 50 km/h. Ho scelto questa deviazione un po’ più impegnativa per evitare di percorrere la statale e una lunga galleria.
Incontro la città di Buttes sull’omonimo fiume. Poi seguo fino a Fleurier, cittadina famosissima per gli orologi Parmigiani-Fleurier. Orologi da 20.000 euro! Qui il torrente si getta nel l’Areuse e ne seguo la valle per qualche chilometro. I monti del Jura non sono ancora finiti però. In questa zona, fino a pochi anni or sono, erano in uso le miniere di asfalto. Le “Mines d’asphalte de la Presta”, oggi visitabili, hanno raccolto fino al 1986 il raro e prezioso minerale estratto dalle viscere della terra di Travers, assicurando rapidamente al piccolo villaggio una reputazione internazionale. Oggi chiaramente l'industria mineraria si è fermata, ma l'asfalto di Travers è tuttora visibile nel mondo da Londra a New York. Due milioni di tonnellate di asfalto infatti sono stati estratti da queste miniere per più di due secoli.
La gola tra le valli, qui, si fa stretta sul “Sentier des Gorges de l’Areuse”. Una picchiata verso il Château de Boudry con il suo museo della vigna e del vino, poi, dopo Cortaillod, arrivo sul lago di Neuchatel e dal porto proseguo sul lungolago approfittando di un chiosco per un gelato. Questa mattina credo di non aver fatto una sufficiente colazione per l’impegno odierno richiesto. Risento un po’ anche della stanchezza di ieri, alla quale si aggiungono le dure salite di oggi e le discese con il freddo.
È primo pomeriggio. Un po’ tardi, e anche se mancano poco più di 50 km, visito il castello di Neuchatel, dopo una ennesima notevole salita spingendo la bici sul porfido. La vista dal castello, sulla città e il lago, è però superba. Scendendo giro per il centro storico ed esco dalla città seguendo il percorso 94. Devo fare attenzione! Infatti, il 50 è per MTB e un simbolo sul cartello ne identifica la tipologia. Passo il fiume Le Landeron ed esco anche dalla provincia di Neuchatel per entrare nella provincia di Berna.
Tra campi coltivati, su strade di servizio dove è facile incontrare un trattore o una macchina agricola, il percorso è continui cambi di direzione. Esco momentaneamente dalla provincia di Berna ed entro, per un breve tratto, nel Freiburg. A Kerzers sarebbe da visitare il Papillorama, uno zoo con un padiglione dedicato alle farfalle.
Il percorso è molto tortuoso e, in prossimità di Berna, incontro il grande fiume Aare, fino a contornare il perimetro esterno della centrale nucleare Kernkraftwerk di Muhleberg che, inaugurata nel 1972, sarà definitivamente dismessa nel 2019. Poi il museo BKW e la centrale idroelettrica della diga sul fiume Aare che è l’imbocco del lago Wohlensee. Poi un altro ponte sul Aare mi riporta in un idilliaco bosco del Bremgardenwald. Il ponte sull’autostrada purtroppo conclude questo stupendo parco ed entro nella città di Berna. Il mio hotel è abbastanza vicino alla zona universitaria e il centro storico. A sera passeggio sulla Spitalgasse sotto una leggera pioggerellina.
Ho fatto 119 km. La prima parte è stata abbastanza dura nel superare i monti del Jura e adesso sono un po’ stanco. Forse questa tappa è stata troppo lunga per questa orografia.
Lunedì 27/07/2015  Berna – Meiringen
Oggi i chilometri programmati sono invece 97. Subito dopo le 8, mi dirigo verso il centro storico. Con una bella dormita, una bella giornata di sole e l’aria frizzante mi sento in formissima! L’Hotel era fantastico e così anche la colazione. Oggi la pista è la numero 8 con un po’ di vento laterale. C’è un blocco con divieto di accesso alle bici, ma il tecnico al lavoro, con un gesto della mano, mi consente di attraversare i lavori in corso. Proseguo sulla Spitalgasse poi passo per il Bundeshaus, il palazzo federale. Proseguo verso sud passando davanti al museo di Einstein. Poi, uno di seguito all’altro, il museo delle scienze naturali e il museo delle comunicazioni.
Si alternano tratti in ciclabili con strade più trafficate, ma sempre nel massimo rispetto per i ciclisti. La pista ora passa davanti, e poi di lato, all’Aeroporto di Berna. Percorro una ciclabile che dista non più di 50 metri dalla pista principale semplicemente protetta da una recinzione a rete metallica.
Seguo la valle del fiume Aare passando prima per Heimberg e poi per la città di Thun.
Sono le 10, mancano 62 km alla destinazione odierna, sono a 565 m di quota e…, un intenso odore di patatine fritte pervade la bella e turistica città di Thun!
La città sorge nel punto in cui il fiume Aare, che sto risalendo, fuoriesce dal lago di Thun, circa 30 km a sud di Berna. Il centro storico è costituito da tre parti. La Schlossberg, la collina con il castello, la Unterstadt, la città bassa e la Obere Hauptgasse, la contrada principale. Occorre però subito precisare che la città di Thun non ha alcuna relazione con l’azienda italiana di oggetti da collezione di Otmar Thun.
Lo Schloss Thun è il possente Donjon (termine che credo può essere assimilato a Fortezza) fu costruito dai Duchi di Zähring intorno al 1200. Splendore dell'era medievale oggi museo, permette un impressionante panorama della città, del lago e delle Alpi.
Approfitto per traguardare, lungo la valle, le alte montagne che domani dovrò superare.
Il centro città è letteralmente disseminato di avvisi. La polizia di Thun, infatti, espone, nei luoghi più trafficati, dei cartelli che invitano i turisti a prestare attenzione ai borseggiatori. Il disegno, per essere chiari, è di un ladro che sfila il portafogli dallo zainetto del malcapitato.
Attraverso il ponte per entrare sull’isola in mezzo al fiume, poi brevemente con un altro ponte sono sull’altro lato del fiume. Le strade sono un po’ trafficate e faccio un paio di errori, poi supero la ferrovia e ritorno sul percorso originale. Probabilmente avrei dovuto passare nel sottopasso della stazione.
Il percorso si allontana dal lago Thunersee salendo in quota. Utile per fare una bella foto del castello, ma a scapito di una dura salita. Alternando il percorso ai lati dell’autostrada numero 6, in breve sono a Spiez. Anche qui, dall’alto, il castello di Spiez è più un maniero.
La ciclabile, che segue questo lato del lago, è fantastica. Passo per Leissigen e Darlingen. In breve sono a Unterseen e poi, dopo il fiume, a Interlaken che, come dice il nome, è tra i due laghi, il Thunersee e il Brienzersee.
A Interlaken sono sorpreso dalla presenza di una moltitudine di etnie diverse e anche di ristoranti e negozi etnici. Da qui continuo sulla pista numero 9 e proseguo lungo il lago Brienzersee. Attraverso Bonigen e riprendo a costeggiare il lago Brienzersee. Una foresta è estesa per tutta la lunghezza del lago, mentre l’autostrada invece scorre in un tunnel.
Poi, al lato nord del lago sono davanti al Brienzersee Giessbach falls. Un luogo che definirei un “paradiso”, ma invaso da turisti di ogni dove! Un’ovovia porta i turisti dal lago al prospicente Hotel dai balconi rossi, costruito intorno al 1873. Tutto immerso in un parco idilliaco di 22 ettari. Delle cascate, con 14 salti e un dislivello di 500 metri, sono affascinanti e prese d’assalto dai turisti. Io, con la mia bici e le sacche laterali, sono sicuramente di disturbo nelle strette passerelle, ma riesco, comunque, a fare qualche foto.
Proseguendo a breve distanza arrivo alla foce del fiume Aare. Poi ancora, nella ampia valle, ed ecco Meiringen, la città di Sherlock Holmes, l’immaginario detective di Sir Arthur Conan Doyle. È pomeriggio, un po’ di nuvole, ma un gelato ci sta, forse sarebbe meglio una meringa. Infatti, il villaggio è anche noto per la pretesa di essere stato il luogo in cui ne fu creata la prima. La città è già a quota 595 m slm.
L’Hotel è carino, caratteristico per questi luoghi. All’ingresso incontro Luca, un cameriere italiano tutto fare, che traduce per il proprietario, mi aiuta con la WiFi e nella scelta del menù della cena. Domani mi aspettano 37 km fino alla vetta del Grimsel alla pendenza media del 6%. Poi, dopo una breve discesa, il Furkapass con altri 11 km di salita. Poi, però, sarà tutta discesa fino a sera.
Martedì 28/07/2015  Meiringen - Hospental
Oggi è il giorno delle grandi salite! Il Grimsel e il Furkapass! Dopo l’abbondante colazione e aver salutato il cameriere italiano, passo da un negozio per ciclisti, per una controllatina alla pressione delle gomme. Le porto quasi al limite massimo perché oggi desidero il minimo attrito anche se questo è a scapito del confort. Ma in questa giornata è più importante l’efficienza alla comodità.
Il valico del Grimsel collega l'Oberland bernese e la valle dell'Aare con l'alto vallese mediante una bella strada asfaltata e molto frequentata, che presenta bellissimi panorami.
A Meiringen non ho purtroppo visitato la Aareschluct, una gola strettissima e scavata dal fiume di 1.5 Km, che si può percorrere a piedi su delle passerelle.
Ma adesso, eccomi alla salita. La pista è la numero 8. Il percorso è considerato complessivamente impegnativo sia per la lunghezza della salita sia per le pendenze che si incontrano, ma non mi spaventano. Con il mio passo cercherò di superare il primo valico. Il successivo dovrebbe essere più facile. Ho programmato che se arrivassi al culmine del Grimsel entro le 13.00 circa, sarò certo di raggiungere poi l’albergo di Hospental prima di sera. Il gestore, che ha capito il mio tragitto in bici, mi ha assicurato di aspettarmi stasera fino alle 22. “Grazie”, ho risposto con un po’ di orgoglio, “ma conto di fare prima”.
Da Meiringen (595 m) salgo facilmente fino a quota 706 metri per superare il bastione roccioso che chiude la valle dell'Aare e scendo, poi, con impegnativi tornanti a Innertkirchen a 622 m, dove lascio a sinistra la strada che porterebbe al Sustenpass, meta di molti ciclisti della zona. Mi dispiace un po’ di questa, comunque gradevole, discesa perché adesso dovrò riguadagnare di nuovo quota perduta.
Così dalla piazza principale di Innertkirchen, la scalata verso il Grimsel si preannuncia già faticosa, anche perché la giornata è particolarmente calda.
Procedo in falsopiano per i primi due chilometri che sono assolutamente riposanti. Quasi un riscaldamento. Sto risalendo la valle dell'Aare che, tra boschi e prati come sempre curatissimi, si va restringendo. Nessun problema anche nel tratto appena successivo, dove brevi e se pur più dure rampe si alternano a tratti decisamente meno impegnativi. Supero alcune brevi gallerie paravalanghe e, con una breve discesina, attraverso il piccolo centro di Boden (km 5,5 mt. 870) da cui procedo con altri ripidi tornanti. Con una galleria in curva ma ben illuminata arrivo a Guttannen (km. 8,4 mt. 1057). Qui trovo una fontana per il rifornimento. Al museo minerario di Guttannen si possono ammirare dei cristalli di tutte le dimensioni e colori e la vicina Handeck è il punto di partenza della Gelmerbahn, la funicolare che con una pendenza del 106% è la più ripida in Europa e conduce al pittoresco bacino Gelmersee.
La mia salita in bici ridiventa impegnativa e pedalo tra aspre gole rocciose superando alcuni tornanti intagliati nella roccia. Il GPS mi informa della quota raggiunta: 1137 m. Dopo una breve discesa ed un lungo ponte sull'Aare, attraverso un'altra galleria e passo vicino le grandi centrali idroelettriche del Grimsel, le più ampie d'Europa e, per buona parte, sotterranee. Con un primo ed un secondo tornante supero, faticosamente, una parete rocciosa per raggiungere il pianoro dove sorge l'albergo di Handegg a quota 1404 m. Non è ancora finita. Alla fine del pianoro riprendo a salire con pendenza molto dura con tratti fino all'11%. Qui, dopo un tornante, la strada per le auto entra in una galleria lunga più di un chilometro e molto ripida. Per i ciclisti però esiste, ed è obbligatoria, la vecchia strada, tuttora ben tenuta e segnalata, con un breve tratto in pavé, corre a strapiombo sul fiume in dura salita. La strada si ricongiunge quindi alla nuova strada all'uscita della galleria in località Chuenxentennlen (quota 1596 m), base per numerose escursioni a piedi. Proseguo ancora con ripidi tornanti per raggiungere la diga del Räterichsbodensee (quota 1767 m). Tanta fatica, ma il fantastico laghetto dalla acqua glaciale verde smeraldo, che costeggio in piano per circa 1.5 km, è inimmaginabile!
Alla fine del lago una stradina a destra va a perdersi sotto la neve, che in questa gola si conserva anche in piena estate.
Poi, con altri due duri tornanti, raggiungo la diga che genera il lago del Grimsel il più ampio dei bacini della zona. Sono a quota 1912 m e ho percorso 23 km. Manca poco, ma non è ancora finita!
Vedo una strada, alla mia destra che corre sulla diga e con una ripida rampa sale al nuovo ospizio, oggi però un albergo, che si erge in cima ad un roccione che domina il lago. Questo è il “nuovo” perché quello vecchio giace ormai sul fondo del bacino! Dopo 300 metri piani lungo il bordo del lago, la strada riprende a salire affrontando il primo degli ultimi quattro ripidi tornanti.
Il GPS mi avvisa che devo soffrire ancora per tre chilometri, ma la bellezza del panorama è tale che la fatica scompare d'incanto. Gli ultimi tornanti prima del passo mi consentono infatti di godere di uno spettacolo unico sui laghi sottostanti.
L'arrivo sul Grimsel Pass (km 26, mt 2165) è quasi in falsopiano e il traffico turistico è molto intenso. Sono le 12e30 del mattino. Ci ho messo meno del previsto. Nello spiazzo con vasti parcheggi, i numerosi bar e locande sono ottimi per rifocillarmi. Tra alberghi e ristoranti, scorgo la cappella dedicata a San Cristoforo che sorge su un dosso in posizione dominante.
Una stradina porta all’Oberaar See. Una escursione sarebbe da non perdere se non fossi troppo affaticato, perché il piccolo laghetto naturale, dicono, contribuisca a rendere ancora più fiabesco il paesaggio.
È tempo delle foto di rito a testimonianza della cima raggiunta con la mia bici.
Sul Grimselpass c’è anche una grotta artificiale di cristalli di ghiaccio e un giardino zoologico, inoltre è il punto di partenza per il paradiso degli escursionisti e scalatori, immerso in un paesaggio fantastico di alta montagna.
La fredda temperatura, adesso che sono fermo, si fa sentire. Occorre coprirsi per affrontare la discesa alla volta di Gletsch. Un attimo prima vale la pena che mi soffermi per ammirare la serpentina dei tornanti che dovrò percorrere. In lontananza si staglia invece il profilo della strada in salita che porta verso il Furkapass, che presto mi aspetta da scalare.
La discesa verso Gletsch è velocissima. Un volo in picchiata. Dopo solo sei tornanti e sei chilometri arrivo alla piccola cittadina a quota 1759 m a cavallo del fiume Rodano. Il villaggio di Gletsch è la “terrazza” ideale per ammirare l’imponente mole del ghiacciaio del Rodano. Addirittura, un tempo, l'abitato ne era sfiorato, oggi purtroppo fortemente ritiratosi.
In un piccolo parco, di fronte l’Hotel Glacier du Rhone, mangio ancora qualcosa che mi sono portato e mi preparo per il Furkapass, la seconda salita di oggi. Fantastico sarebbe stato, invece, pranzare nella storica sala da pranzo circolare dell’Hotel, aperto sin dal 1857, e gustare qualcuno dei piatti tipici della zona. Poco distante trovo anche la cappella anglicana, e nel parco la Lambrecht’sche Wettersäulen, la colonna meteorologica costruita nel 1903.
La Lambrecht’sche Wettersäulen.
Oggigiorno le previsioni del tempo si basano su una rete globale di stazioni di monitoraggio, modelli di calcolo estremamente complessi, analisi di immagini satellitari, radar meteo, palloni sonda, ecc. Nonostante queste tecnologie sofisticate, ancora registriamo un certo, oggi piccolo, grado di incertezza, soprattutto in luoghi dalle condizioni climatiche instabili.
Già nel diciannovesimo secolo furono sviluppati dei dispositivi di misurazione, che facilitarono le previsioni meteorologiche del tempo. Sul mercato erano arrivate infatti le cosiddette colonne meteo che hanno supportato le previsioni soprattutto in città, nei centri termali e nelle stazioni turistiche. A quel tempo, come oggi, le previsioni meteo erano un'esigenza importante per il turismo e l'agricoltura.
L'azienda Wilhelm Lambrecht a Göttingen, fondata nel 1859 ed ancora competente in questo settore, sviluppò strumenti di misura per previsioni del tempo e offrì una serie di colonne meteorologiche completamente attrezzate di diversi strumenti ai luoghi più frequentati. La colonna meteo di Gletsch fu consegnata nel 1903 e corrispondeva al modello III, denominato "Tourist".
Via, si riparte! Adesso devo raggiungere quota 2436 m con un dislivello positivo di 677 m, in questa bellissima giornata sulle Alpi Svizzere.
Dal villaggio di Gletsch, con un breve falsopiano, entro in un catino dove nasce il fiume Rodano che inizia il suo percorso verso sud. Oltrepasso il Rodano che scorre in una stretta e profonda gola con alcune cascatelle e la ferrovia cambiando versante. Qui transita il famoso Glacier Express, il treno che collega Zermatt con Sankt Moritz. Affronto, quindi, tre tornanti ravvicinati. All’inizio, la salita è molto regolare. Supero dei lunghi rettilinei intervallati da qualche tornante fiancheggiando i binari della ferrovia. Le pendenze non sono proibitive, tutt'altro.
Oltre un ponte, la strada si inerpica verso il ghiacciaio del Rodano, subendo una improvvisa impennata, proprio in prossimità degli stretti tornanti che precedono l'Hotel Belvedere (2272 m). Qui le pendenze superano abbondantemente il 10%, seppur per un breve tratto di circa 500 metri. Questo è l'unico vero ostacolo alla conquista della vetta. Ad ogni tornante mi fermo per ammirare il ghiacciaio e, in tutta onesta, anche per tirare il fiato.
All’Hotel Belvedere, un grande parcheggio è contornato da bar e ristoranti con un meraviglioso punto panoramico sull’imponente e vicinissimo ghiacciaio del Rodano. Una bella cascata è l’inizio del grande fiume. C’è poi la famosa Eisgrotte, la grotta blu scavata nel ghiaccio. Ma non mi devo illudere, la salita non è ancora finita! Gli ultimi tre chilometri vedono un progressivo regredire della pendenza, e anche qui l'arrivo, sul passo, è addirittura in falsopiano. Il Furkapass è a quota 2436 m, uno dei più alti stradali svizzeri e segna il confine tra i cantoni del Vallese e dell’Uri. Sono le ore 15e40, è fatta! Infatti, ora, per raggiugere l’hotel a Hospental, c’è solo una lunga discesa. Il grandioso balcone naturale sulla valle è veramente molto bello. Non così ricco invece di punti di ristoro. Per fortuna un furgoncino vende panini e il gestore è davvero molto simpatico. Ha allestito dei tavoli che sono punto di incontro tra ciclisti.
Anche qui le foto davanti al cartello indicante la quota, e poi mi preparo per la successiva discesa a Hospental.
Il traffico automobilistico non è adesso molto intenso e come sempre c'è da rilevare che comunque l'estrema disciplina degli automobilisti e anche motociclisti svizzeri nei confronti dei ciclisti, ben altra cosa rispetto alle abitudini nostrane.
Il primo tratto, in leggera discesa, è in rettilineo, poi, dopo l’hotel Furkablick, la pendenza si accentua facendomi raggiungere i 52 km/h. Ma devo stare attento perché mi avvicino a due secchi tornanti, che vedo in largo anticipo sul mio GPS.
Dopo Bielenstafel (2254 m), dove un sentiero, risalendo una bella cascatella raggiunge un rifugio, continuo ancora in una discesa quasi rettilinea. Presso le poche case di Tiefenbach (2106 m) la strada presenta un breve tratto dalla pendenza moderata e così mi accorgo che nel fondo del vallone si vede il vecchio tracciato ferroviario. Ecco un altro tornante di fronte all'hotel Galenstock che ne preannuncia una lunga serie. A quota 1790 m percorro un lungo tratto in costa. A destra vedo la stazione ferroviaria e l'imbocco del traforo. La strada qui è piuttosto stretta e tortuosa e arrivo a Realp (1538 m). Finalmente dopo la piazza principale, e semi nascosta, una provvidenziale fontana per fare il pieno alla mia borraccia. Continuo in dolce e rettilinea discesa vicino al fiume Furkareuss.
Attraverso nuovamente la ferrovia e arrivo a Zumdorf (1496 m). Proseguo quindi in piano fino a lasciare a destra la strada del Passo del San Gottardo, che farò domani. Sono a Hospental (1493 m) e fatico un po’ a trovare l’hotel ma, una volta raggiunto, l’accoglienza è grande. Sono le 16e30. Lo gestisce una simpatica famigliola e sembra di essere ospiti a casa loro. Parlano inglese e un po’ di italiano e approfitto della Wifi per controllare la mia posta elettronica e inoltrare, orgoglioso, sui social qualche foto dei passi appena superati. Poi un giro in città, che però non offre molto, così scelgo di cenare in hotel.
Il tunnel stradale del San Gottardo passa proprio sotto i miei piedi. Questo tunnel, con i suoi 17 chilometri, collega Airolo a Göschenen e ne costituisce la seconda galleria stradale più lunga del mondo, dopo il Lærdalstunnelen in Norvegia.
Mercoledì 29/07/2015  Hospental - Bellinzona
Ho dormito bene, ma ho dimenticato di caricare le batterie del GPS e macchine fotografiche! Devo comunque aspettare le 8.00 per la colazione e la mattina si annuncia freddina. Aspetto sì, ma la colazione è ottima. Oggi il programma prevede la salita al passo del San Gottardo. Anche se questo è considerato il versante più facile, non è comunque da sottovalutare.
Parto, così, tardi questa mattina. Me la prendo con comodo. Voglio gustare a pieno questa famosa salita. Il passo del Gottardo in bicicletta deve essere spettacolare! E non deve mancare nel mio Curriculum di ciclista. Da Hospental la pista è la numero 3. Salgo con il mio passo. La salita è graduale e alla media del 6%. Il primo tratto è sulla statale.
Il San Gottardo è il passo storico delle Alpi centrali, che prende il nome dall’abate benedettino del X secolo rappresentato nell’iconografia con una piccola chiesa in mano, ed è considerato come una cerniera tra Nord e Sud di tutta l’Europa e per lungo tempo, la via, è stata poco più che un sentiero.
Approfitto di un tratto pianeggiante per prendere fiato e, giunto alla deviazione per la strada vecchia, esco dal cantone dell’Uri ed entro in Airolo Ticino.
C’è un segnale che mi obbliga a seguire questa strada. Ma all’incrocio altri ciclisti, con bici da corsa, però decidono di fare la più “liscia” strada nuova, infrangendo il divieto e percorrendo il tunnel a noi vietato e direi anche pericoloso.
Ora il fondo stradale è in porfido. La riga di spartitraffico della strada è di colore rosa. Questa è la vecchia strada del passo. Una successione di tornanti sorretti da spettacolari muraglioni in pietra per far passare le diligenze e il servizio postale.
Il paesaggio cambia, con la vegetazione che diventa sempre più scarna. Le rocce più spigolose e le montagne più vicine.
Passo a lato del lago di Rodont. Un po’ più su c’è il lago Lucendro con la sua diga, oltre il mio sguardo.
Ad un tratto, una pedivella dalla mia bici comincia a cigolare e in breve si allenta la vite a brugola che la tiene alla guarnitura! È un problema perché, pur avendo una serie di attrezzi, non ho con me la chiave specifica. Grave imprudenza! Stringo frequentemente accoppiando alla buona altri attrezzi, ma senza risolvere. Non nascondo che sono preoccupato. Continuo a pedalare quando, da lontano, scorgo un piccolo cantiere. Gli operai stanno facendo manutenzione ad un ponte. Loro, sicuramente, avranno degli attrezzi.
Raggiunto il cantiere, mostro il problema e loro direttamente si incaricano della riparazione. Un operaio da un lato e uno dall’altro danno una stretta anche all’altra pedivella. “Per sicurezza”. Uno degli operai, in dialetto ticinese, commenta la scena: “Sembra di essere ai box della Formula 1!”.
Il fascino di questa salita è rappresentato proprio dal pavé che si incontra lungo la via. La bici sobbalza continuamente, le braccia sono sottoposte a continue vibrazioni, eppure questa esperienza vale senz'altro le piccole sofferenze che inevitabilmente bisogna patire. Una strada spettacolare per la sua unicità, per il paesaggio e per la quasi totale assenza di traffico, deviato sulla vicina superstrada. Un vero capolavoro di ingegneria che a percorrerla incute grandi sensazioni. Quasi non avverto più, infatti, le vibrazioni, talmente sono assorto nella fatica e nelle emozioni.
Al lago di San Carlo, in un paesaggio in realtà un po’ brullo, arrivo al GottardPass a quota 2106 m e, poco dopo, ecco il lago della Piazza. Qui, su un lato del lago, c’è un piccolo paesino con Bar, ristoranti, il Museo sulla storia del Passo che ne illustra lo sviluppo, ed infine, il classico chioschetto di Hot Dogs.
Il museo del Sasso San Gottardo, invece, poco distante, dicono, sia un'esperienza unica al mondo, che permette di camminare per chilometri nel cuore delle Alpi in gallerie scavate durante la Seconda Guerra Mondiale. Sul lato sud del lago un monumento è all'aviatore Adriano Guex, schiantatosi sulla sommità del San Gottardo nel 1927.
Sono le 10e50 e mangio qualcosa preparandomi per la successiva discesa.
Il Passo del San Gottardo rappresenta una delle principali vie di comunicazione europee ed è sicuramente il più importante valico della Svizzera.
In epoca Romana, pur essendo il percorso attraverso il San Gottardo il più breve per superare le Alpi, furono altre le vie preferite per muoversi verso nord dalla Lombardia. Il valico del Lucomagno, a destra del Gottardo, malgrado una lunghezza quasi doppia, era molto più adatto al trasporto delle merci. Soprattutto in quanto dotato di una strada carrabile, mentre il Gottardo poteva essere superato solo a piedi o con animali da soma. Inoltre, la via del Gottardo presentava degli ostacoli notevoli, tra cui, la gola di Schöllenen, tra Andermatt e Göschenen.
Nel XII sec. i Walser valicando il Passo della Furka giunsero in val Orsera, una piccola vallata a monte dell'impervia gola e con le loro tecniche, avanzatissime per il tempo, edificarono il Ponte del Diavolo sul Reuss, nonché una passerella di una sessantina di metri sospesa sulla viva roccia che apriva l'accesso al ponte. Con queste realizzazioni il passo assunse un'importanza europea e divenne determinante per le popolazioni dei due versanti. A metà del XIII sec. poi, il passo compare nel Annales Stradenses, una sorta di guida per i pellegrini che dal nord Europa intendevano raggiungere Roma.
Nel 1775, la prima carrozza riuscì a compiere il percorso su di una strada notevolmente migliorata. Poi nel 1830 fu infine aperta la prima strada di valico che inaugurò l'epoca delle diligenze postali. Successivamente, nel 1882, venne inaugurato un tunnel ferroviario lungo 15 km che passa al di sotto del massiccio e nel 1980 venne aperta un'altra galleria, questa volta stradale, lunga 17 km. Al momento in cui scrivo questo racconto, è stato completato un secondo tunnel ferroviario, la "Galleria di Base del San Gottardo". La galleria ferroviaria più lunga del mondo che misura 57 km.
A sinistra del Museo inizio la discesa verso Airolo su questa strada che è un vero e proprio monumento, costruita ben due secoli fa!
Il pavé della Tremola è soltanto per 6 km, 417 metri di dislivello e ben 24 tornanti!
In discesa, a velocità sostenuta potrebbe essere una vera tortura e per un istante, mi viene voglia di imboccare la superstrada a destra, ma i cartelli sono perentori: “la strada è vietata al traffico ciclistico”. Qualcuno, in verità, con bicicletta da corsa, segue comunque la strada nuova fino a Motto Bartola, dove è costretto a riprendere comunque la Tremola fino ad Airolo. Però, a quanto ho letto, si narra di ciclisti multati in maniera spropositata per aver infranto il divieto. Ma poi, perché infrangere il divieto? Il fascino di questo passo si completa con la sua discesa sulla storica strada!
È intorno a mezzogiorno quando sono pronto per la discesa. Il cielo adesso è nuvoloso e chiaramente un po’ freddo. Scendo per la Tremola con dei tornanti bellissimi. Da qui, fino a Bellinzona, sarà tutta discesa per ben 70 km.
La Tremola, in alcuni tratti, raggiunge una pendenza del 12%. Quindi, mani serrate sui freni e qualche sosta per godersi il panorama dall’alto. Sto pedalando lungo splendidi scenari d’alta montagna con pascoli, ghiacciai, dighe, laghi artificiali e la vista va verso vette innevate oltre i 4000 metri. La strada conserva una parte dei vecchi muri a secco, una parte consistente del lastricato in granito, come pure le pietre chilometriche e paracarri.
Questa via collega la grigia e fredda Europa del Nord alle assolate terre del Meridione. La parte settentrionale della Svizzera, di lingua tedesca, e la parte italiana della Confederazione.
Arrivando dall’Oberland (che significa “terre alte”), mi lascio alle spalle ghiacciai e creste di granito e mi accoglie un’improvvisa folata di calore e vivaci colori. Già sembra di respirare l’aria del Mediterraneo. Posso solo allora immaginare quale seduzione doveva provare nel Medioevo un pellegrino quando, raggiunto il valico dopo giorni di cammino, si affacciava per la prima volta sulla Val Leventina e l’Italia.
Prima di Airolo, da destra giunge il nascente fiume Ticino (Passo della Novena, NufenenPass).
Adesso, dal Passo, ho già fatto quasi 14 km e sono sceso di 940 m di quota fino alla cittadina di Airolo. Il Museo del Forte di Airolo è considerato la partenza della Tremola per chi arriva da sud. Da qui seguo le indicazioni della pista ciclabile della Val Leventina, che in realtà conduce sulla strada normale, oggi poco frequentata dalle automobili grazie alla vicina autostrada.
Discendendo la valle del Ticino i fianchi dell’alta valle, tra costoni boscosi, in alcuni punti si restringono fino a formare una gola. Man mano l’ambiente alpino lascia il posto a un paesaggio più agreste. All’altezza di Faido il fiume Ticino forma una spettacolare cascata. Il paesino più caratteristico è adesso Giornico, con la affrescata “Casa Stanga” che si affacciata sulla piazzetta. Immancabili i vasi di gerani rossi che decorano i balconi delle case in pietra. La chiesa di San Nicolao, e la pieve di Santa Maria del Castello, spiccano su un colle appena sopra il paese.
Questo storico paese, con notevoli monumenti, è anche famoso per la battaglia del 1478, quando la sconfitta dei Milanesi valse agli Svizzeri la conquista del Ticino.
Respirando questa calda aria mediterranea urge ora un cambio di abbigliamento.
Dopo Giornico seguo i magnifici segnali ciclabili, Bodio, Lodrino, Bellinzona.
Infatti, la valle è ricca di piccoli centri come Quinto, da dove si raggiungono le acque cristalline del lago Ritom e il suo sentiero didattico. Oppure Osco, graziosa e panoramica. E Biasca, da dove partirà la futura (al momento del mio viaggio) nuova galleria del Gottardo, e il suggestivo monastero dell'Assunta di Claro.
Mancano ancora una ventina di chilometri al completamento della tappa di oggi ed è presto. Complice un inaspettato forte vento e qualche nube bassa, decido di fermarmi in un bar per un panino. Un avventore incuriosito mi chiede da dove vengo. “Questa mattina da Hospental, ma la partenza di questo mio viaggio è stata da Parigi”, rispondo. Lui incredulo lo dice alla cameriera, in quel dialetto che tanto si avvicina al milanese. Quest’ultima, candidamente afferma di usare l’auto sempre, anche solo per andare all’ufficio postale!
Riprendo il mio viaggio. Qui è un susseguirsi di numerose cave di granito e laboratori per la sua lavorazione. Poco prima dell’arrivo, un gruppo di ragazzini in bici mi sfida ad una corsa di velocità. Spiego, poi loro, i vantaggi che avrebbero se, con prudenza, stessero in scia a chi sta davanti, alternandosi.
Bellinzona mi accoglie con un'atmosfera mite. All'italiana, ma anche “turrita”, come viene detta per le sue numerose roccaforti e castelli di epoca medievale, che testimoniano l'importanza strategica della sua posizione e che fanno parte del patrimonio dell'UNESCO.
Questa sera c’è un concerto musicale nel Castello e posso usare un pulmino gratuito che porta su.
Giovedì 30/07/2015  Bellinzona - Chiasso
Questo è il penultimo giorno! La colazione in hotel è esageratamente costosa, come d'altronde anche la cena di ieri sera.
Alle 07e30 sono pronto. Il cielo, dopo il vento di ieri, è assolutamente limpido. Attraverso il centro storico di Bellinzona e, dopo la stazione di Cadenazzo, salgo un po’ di quota e abbandono il Ticino che si getta nel Lago Maggiore. Sto per imboccare la strada del Monte Ceneri. Il tratto è molto trafficato e ancora la pedivella mi dà preoccupazione. Ma continuo, e dopo aver scollinato il Monte (558 m slm), mi fermo in un’area di rifornimento per una pausa caffè. La pista è la numero 3 che ora abbandona la strada trafficata del Monte Ceneri, ma ne corre parallela. I molti campi coltivati lasciano il posto a zone industriali. Una bella discesa e arrivo a Torricella-Taverna. Qui gli studenti di un liceo artistico hanno riprodotto una lunghissima serie di quadri famosi su un muro di argine del fiume. Costeggio l’aeroporto di Lugano e, a causa di lavori, devo deviare dal mio percorso. Sempre ottimamente segnalato come è consuetudine in Svizzera. Ora le indicazioni sono “Chiasso”.
Ecco l’ansa di Agno del lago di Lugano. Percorro il lungolago e giro intorno al monte Arbostora che descrive un dente nel lago verso l’Italia.
Immerso in un paesaggio da cartolina, costeggio prima il ramo sinistro del lago di Lugano dove le palme hanno sostituito i pini, e dove le eleganti ville lacustri hanno sostituito le case di montagna. La zona è ricca di punti panoramici da dove scattare qualche foto. Non posso non fermarmi a Morcote, l’antico villaggio di pescatori oggi caratterizzato da belle dimore signorili che si specchiano sul lago. Anzi, se avessi tempo, salirei i 400 gradini per visitare il santuario di S. Maria del Sasso oppure, più a nord, a San Grato il meraviglioso parco botanico.
Risalgo fino a Melide per il ponte sul lago con la sua pista a lato. Poi giù a Capolago e saluto il lago a Riva San Vitale, dove si potrebbe visitare il battistero, l'edificio cristiano più antico della Svizzera. Arrivo a Mendrisio, ormai città dello shopping, e nel piazzale della stazione, con 2 franchi, prendo una bibita dalla macchinetta.
Sono nei pressi di Chiasso, città di confine, a pochi passi dal Lago di Como e precisamente a Balerna. È tardi per continuare fino a Milano, soprattutto per i problemi alla pedivella. Quindi dormo qui e a piedi vado a Chiasso per la cena.
Venerdì 31/07/2015  Chiasso - Milano
Partenza con colazione scarsa. Ma, ecco il confine con l’Italia. Fermo la bici su un’area laterale per fare una foto, ma il doganiere mi “invita” ad andare via. Dopo il confine, in breve, sono a Como. Nella bella Piazza Cavour, che con i suoi edifici sui lati, incornicia la vista sul lago. Un salto a piazza Duomo, quindi, seguo la BI12, nella prima parte detta la passeggiata Voltiana, non senza qualche errore. Qualche tratto in sentiero e al Comune di Alserio, giro intorno all’omonimo lago. Seguo adesso in parte la valle del Lambro con parti sterrate. Poi a Biassono vorrei attraversare il Parco di Monza, ma il cancello nord è chiuso. Infatti, sono già iniziati i lavori per il prossimo Gran Premio di Formula 1 di settembre. Ne trovo uno successivo aperto e la pedivella è ormai agli ultimi respiri. Ma mancano solo 14 km per arrivare a casa. Mangio un panino al bar del parco ed infine… Monza, viale Lombardia, Cologno, Naviglio Martesana, Casa!
È il primo pomeriggio. Ho percorso in totale 1183 km. È fatta!
Devo dire che questo viaggio è stato complessivamente più gravoso di altri che ho fatto fino ad ora. Ma il mio gran divertimento è trovarmi, in bici, lungo strade sconosciute, aree ignote da esplorare, a farmi un’idea della gente che ci vive. È la vacanza senza pensieri, e quasi senza orari. Un viaggio improntato alla conoscenza di me, e nell’essenza della cultura, della natura, della storia e dell’arte dei luoghi.
Sandro Foti
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