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Sandro Foti
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Francia - Parigi e la Loira e NIZZA

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Parigi e la Loira... e NIZZA
Nizza con Lidia
Nizza, la città italiana fino al 1860, che si stende lungo la Baia degli Angeli, è oggi capoluogo della Costa Azzurra e meta molto frequentata per le spiagge e per la vita mondana. Il clima è mite e la rende perfetta per ogni periodo dell’anno, ma, oltre al famoso lungomare e i locali alla moda, offre molto altro. Due musei sono dedicati ai due grandi pittori Chagall e Matisse, che amarono Nizza e la sua luce. Due sono anche le grandi cattedrali: quella di Santa Reparata e quella di San Nicola, che è la più grande chiesa ortodossa al di fuori della Russia. Poi le piazze, i palazzi, e i parchi con le passeggiate meravigliose.
Il viaggio in auto per raggiungere Nizza è stato estenuante. In alcune delle numerose gallerie in Liguria sono in corso dei lavori per la messa in sicurezza dopo dei recenti incidenti. Il viaggio in auto da Milano dura ben nove ore, ma raggiunto il nostro hotel, in zona centrale appena dopo Villa Massena, parcheggiamo l’auto e ci rilassiamo iniziando a girovagare per il centro storico.
Siamo avvolti da stradine strette su cui si affacciano palazzi dai colori caldi e dallo stile barocco. Passeggiamo tra colorati negozi di artigianato e locali in cui trovare ristoro.
A soli settecento metri raggiungiamo piazza Massena, affollata da turisti e ragazzi che la scelgono come punto di ritrovo. Antichi palazzi e porticati la circondano rendendola molto suggestiva. Il periodo natalizio si colora di luci e si anima con i bellissimi mercatini. Siamo incuriositi da delle lampade a forma di corpo umano su alti pali disseminate per tutta la piazza, che in continuazione cambiano colore. L’area è pavimentata con mosaici e in mezzo una grande statua di Apollo è intitolata ai sette continenti con i fari colorati della bandiera francese. Fa da sfondo una grande ruota panoramica, e con boutique, ristoranti e cafè è la piazza principale di Nizza. L’area è pedonale, ma occorre fare attenzione al passaggio dei tram. Un palazzo rosso ocra ad angolo ospita la famosa Galeries Lafayette. Cinque piani dedicati alle grandi firme da Valentino a Chloè, tappa obbligatoria per chi ama lo shopping di lusso. Siamo stanchi per il lungo viaggio in auto e, dopo una cena veloce, ritorniamo in hotel.
Il clima a Nizza anche a dicembre è fantastico. Prima tappa è per la colazione. Siamo sul famoso (e anche tristemente noto) lungomare Promenade de l’Anglais. Le panchine bianche sono rivolte verso il mare calmo del golfo della Baia degli Angeli. Una fantastica pista ciclabile e una infinita fila di palme ci dividono dalla strada. Camminando raggiungiamo il promontorio a est vicino al porto. Qui sorge su di una piccola collina il castello, o quello che ne resta. C’è un ripido percorso a piedi con scale in pietra per raggiungere la vetta. Pare che dal lato del cimitero il percorso sia più facile, ma noi assolutamente scegliamo l’ascensore comodo e gratuito.
La vista dalla terrazza del bastione con il pavimento a mosaico è stupenda. Si domina tutta Nizza e la città vecchia da un lato e il porto dall’altro con yacht di lusso e traghetti per la Corsica. Proseguiamo poi sul percorso che ci porta alle cascate in un ambiente artificiale costruito alla fine del ‘900. Rientriamo poi direttamente alla città vecchia scendendo per una stupenda scala.
A pranzo voglio assolutamente provare la speciale “pissaladière”. Questa è una golosa focaccia con acciughe, cipolle caramellate e aromatizzata con un trito di timo e alloro. Il tocco finale è poi dato dall’aggiunta delle olive caillettes, le piccole olive nere coltivate a Nizza. Il gusto dolciastro delle cipolle e il sapore deciso delle acciughe creano un abbinamento intenso ed irresistibile.
Tra i palazzi color ocra di place Rossetti risalta la cattedrale di Sainte Réparate con il suo campanile. Per questa cattedrale tutto ebbe inizio nel 1078. Infatti, durante un viaggio a Roma, il ricco borghese Raimbald Rostagni entrò in possesso delle requie di una martire palestinese, Santa Reparata, e decise di edificare una cappella che accogliesse le sue spoglie. La cappella divenne negli anni una parrocchia e ne seguirono numerose ristrutturazioni e ampliamenti che l’hanno trasformata oggi in una degna cattedrale. La Santa è la patrona della città di Nizza, e la chiesa è sede del vescovato cittadino e monumento storico della Francia. Al lato del campanile, che fu realizzato nel 1756 dopo la demolizione delle case che occupavano la piazza, adesso hanno allestito un presepe con figure a grandezza naturale.
Tra i vicoli della città vecchia, a pochi passi dalle Cattedrale di Santa Reparata, ci fermiamo ad ammirare, tra i tanti, il Palazzo Lascaris. Uno splendido esempio di architettura civile in stile barocco costruito per una famiglia aristocratica nizzarda.
Questa sera c’è uno spettacolo in città. Il Festival de Lanternes Chinoise. Un favoloso viaggio in Cina (qui a Nizza) con più di 550 lanterne luminose tradizionali cinesi realizzate a mano da artigiani della provincia del Sichuan e da la trasportate prima del meticoloso assemblaggio in loco, che raffigurano la Grande Muraglia, draghi monumentali e paesaggi magici con spettacoli e dimostrazioni sorprendenti! Si svolge nel Phoenix Park, un ambiente verde ed esotico appena fuori Nizza e a ridosso dell’Aeroporto, in questo periodo dell’anno che coincide con il capodanno cinese. Paesaggi magici e una cinquantina di monumentali dipinti luminosi alti fino a 18 metri stupiscono grandi e piccini al calar della notte. Un vero e proprio viaggio attraverso le tradizioni cinesi, spettacoli di arti marziali e specialità culinarie. Simpatici sono i panda luminosi e i due draghi lunghi 50 metri che galleggiano sul lago mentre giocano con una perla di fuoco. Poi in un anfiteatro assistiamo allo spettacolo della Danza del Pavone, simbolo di buon auspicio e felicità, la Danza delle Maschere dove il maestro con il costume tradizionale cambia maschere più volte in un movimento rapidissimo e a noi impercettibile. Poi, la cerimonia del tè con una teiera dal becco allungato che ruota per servire il tè attraverso una coreografia fluida e armoniosa e per finire i classici maestri di Kung Fu.
La mattina seguente è dedicata alla cultura. Di buon mattino ci avviamo a piedi alla Cattedrale di San Nicola, la più grande chiesa ortodossa russa fuori dai confini nazionali e una delle tappe obbligate della nostra visita nella città di Nizza. Già da lontano ne riconosciamo la tipica l’architettura, circondata da un giardino molto curato. L’ingresso è libero, ma Lidia deve indossare un foulard per la testa. Se non ne avesse avuto uno, era comunque disponibile in un cesto pieno. C’è in corso una funzione e non posso fare foto all’interno, ma entrando siamo affascinati dalle iconostasi in legno. Nella parte centrale sono raffigurati i quattro evangelisti che scrivono della venuta di Gesù. Mentre nelle cappelle a lato è raccontata l’apparizione dell’arcangelo Gabriele alla Vergine Maria. Questa Cattedrale fu costruita nel 1912 per volere dello Zar Nicola II la cui famiglia e nobili russi amavano frequentare Nizza. Composta dalle sei cupole verdi-oro è diventata uno dei simboli della città. Il progetto della chiesa si rifà alla cattedrale di San Basilio sulla piazza Rossa a Mosca, infatti, proprio dallo Zar Alessandro II è nato il progetto di questa cappella. Nicolas, il figlio dello Zar era morto di meningite nella villa presente nel parco. Lo zar la fece distruggere e ne costruì una prima cappella in sua memoria, successivamente ampliata a Cattedrale.
La giornata prosegue con la visita del Museo di Marc Chagall. Per raggiungerlo a piedi non è troppo distante, ma nell’ultimo tratto si incontra una discreta salita. Marc Chagall era bielorusso e nel corso della sua vita frequentò assiduamente la Francia e la Costa Azzurra. Così che nel 1966 donò alla Francia una serie di diciassette tele illustranti il Messaggio Biblico. L’allora ministro francese della Cultura apprezzò a tal punto il gesto da voler dedicare un intero museo ai suoi capolavori. Le tele che vediamo raccontano le tematiche principali dell’Antico Testamento con l’Esodo, la Genesi, il Cantico dei Cantici. Il progetto del museo fu affidato ad un architetto francese, ma lo stesso Chagall lo supervisionò in ogni fase. Scelse l’ordine di esposizione delle tele e il tipo di illuminazione. Con gli anni il museo si è poi arricchito con gli schizzi che l’artista successivamente realizzò. Uscendo restiamo ammirati anche dei giardini, il famoso mosaico e le tre vetrate dipinte.
A solo un altro chilometro e mezzo c’è il museo di Matisse. Anche questa strada è in salita. All’ingresso il personale è molto severo su macchine fotografiche e cellulari, così decido di non entrare. Lidia fa comunque un veloce giro. Henri Matisse, artista esponente del Fauvismo, lasciò un’enorme eredità ai nizzardi. Il museo è nella villa Arènes e al suo interno le opere sono disposte in modo da seguire un percorso che ripercorre la sua evoluzione artistica tra dipinti, tempere, disegni, incisioni e sculture. Lidia dice che le didascalie delle opere sono però spesso solo in francese e si concentrano maggiormente sulla biografia dell'artista e non sulla sua ricerca artistica. Io ne approfitto per visitare il Jardin Des Arenes de Cimiez e le rovine dell’anfiteatro. Il giardino con ulivi e grandi prati è ideale per una uscita nel verde e rilassarsi. Luogo di pic nic e giochi per bambini, mentre gli anziani giocano a “petanque”, le bocce! Con Lidia poi apprezziamo il punto di ristoro che offre insalate, panini e dolci e dove abbiamo facciamo uno spuntino ad un prezzo equo.
La mattina, la colazione in un bar della Promenade di fronte al mare è un buon inizio di giornata. Oggi ci gustiamo la spiaggia. Alla fine di dicembre, qui a Nizza, le temperature sono decisamente gradevoli.
Poi approfittiamo dei saldi invernali su Avenue Jean Medecin, la corso Buenos Aires di Nizza. Tra negozi, caffè e centri commerciali, incastonata sulla via accessibile solo ai pedoni e al tram, c’è la Basilica di Nostra Signora dell'Assunzione. Ha una certa somiglianza alla Notre Dame di Parigi ed è luogo emblematico della città. Ristrutturata di recente, era sfortunatamente venuta alla ribalta dopo un attentato nel 2020. Ricca di storia con statue e vetrate illuminate la sera.
Raggiungiamo da Piazza Massena la Promenade du Paillon o anche detto il Parc du Coulée Verte (cintura verde). Un parco protetto, pulito e davvero ben curato dove sarebbe possibile noleggiare delle bici. Appena entrati una meravigliosa fontana a filo pavimento si illumina dei colori della bandiera francese e gli spettacolari riflessi sulla superficie bagnata mostrano i coloratissimi edifici cittadini. Molti sono, lungo questo lungo nastro verde, i giochi in legno per i bambini, tra barche dei pirati e scheletri di balena dove arrampicarsi sempre attorniati da piante e cespugli fioriti. A chiudere questo percorso il Museo d'Arte Moderna e d'Arte Contemporanea.
Per la cena non c’è che l’imbarazzo della scelta. Il quartiere tra la Promenade e la fontana di Apollo offre una infinita di possibilità di locali. Nella cucina nizzarda si sente l’influenza del passato italiano soprattutto nei primi piatti. Infatti, una pietanza tipica è la Socca, una sottile frittata di farina di ceci ripresa della vicina Genova. Ma iniziamo con un Tapenade aux olives, pane simile alla baguette con un trito abbondante di olive speziate. Le zuppe, di influenza francese, sono ottime. La ratatouille niçoise è un piatto di verdure stufate, e a seguire la Soupe de Poissons, zuppa di pesce di scoglio come trigliette, scorfani, gallinelle e tracine. L’insalata nizzarda, con verdure miste sia cotte che crude, tonno, uova sode, acciughe e olive nere, condite con olio d’oliva ci spiegano che è più un piatto estivo. Per secondo assaggiamo la Daube, spezzatino di vitello con cipolla, carote, pancetta e vino rosso. Ed infine, la Torte de Blette, a base di erbette e mele renette.
Ma un ultimo consiglio: non prendete le ostriche vendute già aperte con limone in piazza Massena!
Parigi, Castelli sulla Loira, Costa Azzurra, Isola di Porquerolles.
Questo viaggio è stato in occasione delle ferie estive, in compagnia del mio amico, nonché ex compagno di banco, Enzo. La decisione di passare le vacanze in Francia fu presa solo due o tre giorni prima della partenza. Decidemmo di partire molto presto da Milano, per raggiungere, così Parigi prima di pranzo. Giunti in città, al Tourist Bureau, fissammo la stanza in un albergo appena dietro il Teatro dell'Operà.
Il mio amico Enzo è un perfetto navigatore. Lo potresti lasciare in mezzo al deserto e lui, dopo aver guardato una volta a destra e una volta a sinistra, ti dice, indicando con la mano, "di la!".
Passiamo una settimana a girovagare tra monumenti, piazze, musei in completa rilassatezza. Visitiamo infatti, da perfetti turisti, tutti i principali monumenti, affascinati soprattutto dal Museo del Louvre, dove passiamo quasi un giorno intero. Poi la Torre Eiffel, la collina del Sacro Cuore, Notre Dame, l'Arco di Trionfo, il quartiere latino, la piazza della Concordia, i grandi magazzini Lafayette, il centro commerciale Desalle, e alla sera dopo cena, normalmente una passeggiata su gli Champs Elisee, sulla riva della Senna o a Pigalle! Siamo affascinati dal quartiere de la Defense con l'edificio sede della fondazione dei Diritti dell'Uomo, a forma di cornice alta 100 metri! La Reggia di Versailles, emblema della grandezza del Re Sole, è una altra importante e suggestiva meta. Il parco, con bacini navigabili, fontane e alberi secolari è percorso da stupende passeggiate. Ma lo spettacolo veramente incredibile sono i giochi d'acqua musicali. Questi si svolgono presso il bacino di Nettuno nel parco della Reggia, e con l'uso coreografico di getti e zampilli d'acqua e di fuochi d'artificio viene ri-proposta la storia di Francia!
Dopo una settimana di "cultura" decidiamo di andare al mare. In Costa Azzurra! Passando per i castelli della Loira, però. Tra tutti, quello che suscita in noi maggior interesse è quello di Chambord.
Il castello di Chambord ha senza dubbio una sagoma molto particolare con uno stile rinascimentale. La sua facciata ci lascia stupiti. Arrivando dal vicino parcheggio e poi sul lungo viale si presenta lunga ben 128 metri e arricchita da ben 800 capitelli scolpiti. Qui scopriamo che l’influenza di Leonardo da Vinci è palpabile e ci fa onore! Leonardo da Vinci, ha infatti lavorato come architetto alla corte di Francesco I. L'ingresso al castello è attraverso la Porte Royale che immette nel cortile, che si sviluppa attorno al Palazzo. Entrati nel palazzo siamo sorpresi dalla bellezza dello scalone principale a doppia elica. Dallo scalone poi si raggiungono quattro grandi locali e da qui ad otto appartamenti. Uno in ognuna delle quattro torri ed altri quattro tra gli spazi tra le torri. Così uguale per i tre piani. Lo scalone a doppia elica al centro dell'edificio principale ci affascina e rivela lo stile di Leonardo. Le due scale a chiocciola ruotano nello stesso senso, ma non si incrociano mai. All'ultimo piano abbiamo poi accesso alla terrazza, che ci offre una stupenda vista del fiume, del bosco circostante e dei numerosi camini e capitelli che ornano la costruzione. La terrazza gira attorno a tutta alla struttura che permette uno sguardo a 360°. Al fine della stupenda visita, proseguiamo in direzione “mare”.
Viaggiando in autostrada ci accorgiamo delle dimensioni esagerate di una torre di raffreddamento (siamo geometri). Dopo piccola discussione, decidiamo di andare a vedere. Da lontano ci accorgiamo che si tratta di una Centrale Nucleare. Allora estraggo la macchina fotografica faccio qualche foto, poi timoroso metto via il tutto. La strada però non ha divieti di accesso e decidiamo di proseguire. Così in breve ci ritroviamo nel parcheggio della Centrale, dove increduli veniamo accolti da una guida che in italiano ci spiega che loro preferiscono spiegare piuttosto che nascondere.
Raggiungiamo così il mare a sud della Francia. Particolarmente interessante è l'isola di Porquerolles, tra Marsiglia e Saint Tropez, per la sua natura incontaminata. Sull'isola è vietato fumare, ed è possibile affittare delle biciclette per simpatiche pedalate.
Ultime tappe di rito a Saint Tropez, e a Monaco, per poi rientrare a casa a Milano.
CAMARGUE e PROVENZA
C:\Users\Sandro\Documents\CAMARGUE & PROVENZA IL RACCONTO
 
Avignone: Il Palazzo dei Papi
 
Lusso a corte
 
Il Palazzo dei Papi è il palazzo gotico più importante del mondo. Si tratta in realtà di due palazzi distinti, il Vecchio e il Nuovo. Con i suoi circa 15.000 m2 è grande più o meno quanto 4 cattedrali gotiche ed accoglie più di 650.000 visitatori all’anno. Questo lo rende uno dei 10 monumenti più visitati di Francia. Non è un luogo semplicemente museale, come ci si aspetterebbe per una residenza papale. In ogni periodo dell’anno ci sono mostre, visite a tema e concerti. Durante la stagione estiva la Grande Cappella ospita una grande mostra d’arte e ogni Luglio, nel Cortile d’Onore del Palazzo, iniziano le rappresentazioni del Festival di Avignone.
 
Un po' di storia
 
Non doveva andare così. Clemente V, primo papa di Avignone, credeva che il suo soggiorno avignonese dovesse durare poco quindi decise di alloggiare nel Convento dei Prêcheurs. Non la pensavano così i suoi successori, soprattutto Giovanni XXII che fece ingrandire i vecchi appartamenti del vescovo e trasformò la vecchia chiesa parrocchiale di Saint-Etienne, situata nel lato sud della Cattedrale di Notre-Dame-des-Doms, in cappella pontificia. Lo stesso papa fece costruire, nel 1319 una sala destinata alle riunioni del tribunale per la cause apostoliche. La vera costruzione del palazzo inizia nel 1334, alla morte di Giovanni XXII. Il suo successore, Benedetto XII, dà l’incarico a Pierre Poisson di costruire di una grande torre, "La Torre des Anges", fiancheggiata da appartamenti privati e protetta da mura; fu quindi costruita la Grande Cappella (Cappella Benedetto XII) parallela alla Cattedrale Notre-Dame des Doms. Nel 1337 furono edificate l’ala del Conclave, l’ala degli Appartamenti privati (oggi distrutta), la Torre dello Studio, il Concistoro e il Tinello Grande, la Torre delle Cappelle, la Torre delle Latrine, le cucine e i contrafforti del giardino. Nel 1340 e nei sette anni successivi Poisson impiega circa 800 operai nei lavori che porteranno all’edificazione dell’ala dei Familiari (al posto degli appartamenti di Giovanni XXII) l’attuale torre della Campana, le gallerie del chiostro e la scalinata esterna che conduce alla Cappella Pontificia. Benedetto XII non ne vedrà la fine della costruzione dell’imponente torre di Trouillas, ma alla sua morte il Palazzo dei Papi è una fortezza immensa che assicura la sicurezza di papi che vivevano sotto la minaccia costante di chi congiurava per riportare il papato a Roma. I lavori continuano con Clemente VI, il papa che dà al palazzo l’eleganza gotica che oggi possiamo ammirare. I muri si coprono di affreschi magnifici realizzati dall’italiano Matteo Giovanetti e gli arredi si arricchiscono di preziosa tappezzeria da muro. Le costruzioni si succedono fino al 1351. I lavori dell’ala Sud sono ultimati nel 1952, poco prima della morte di Clemente VI.
 
La visita al Palazzo
 
Il Palazzo dei Papi è immenso. Tutte le aree meritano una visita ma noi vi indichiamo quelle che non potete assolutamente perdere lasciando a voi la scelta. Un’avvertenza: vi stupirà il vuoto delle stanze e la mancanza quasi assoluta degli arredi. Sono stati razziati durante la Rivoluzione Francese.
 
La sala della Grande Udienza e la Cappella Grande
 
La visita al Palazzo dei Papi inizia da qui. La Grande Udienza è il capolavoro dell’architetto Jean de Louvres. È lunga 52 metri, larga 16,30 e alta 11. È composta da due navate divise da cinque pilastri, su cui poggiano le crociere a sesto acuto. La Grande Udienza era il luogo dove si riuniva il Tribunale della Cause Apostoliche, poi soprannominato Sacra Rota a causa del banco in muratura a forma di ruota su cui sedevano i suoi membri. Il lato nord della sala era coperto da un immenso affresco del Giudizio Universale, che doveva sottolineare l’infallibilità del tribunale. Al di sotto della Sala c’è la Cappella Grande, fatta edificare da Clemente VII, che ha le stesse dimensioni e strutture della Sala superiore.
 
La camera del cervo
 
Questa stanza segna il passaggio dal Palazzo Vecchio a quello Nuovo. Il nome deriva dalla scena di caccia al cervo che la decora, che purtroppo è quasi scomparsa durante i pesanti lavori di ristrutturazione effettuati nel XVIII ° secolo. Era lo studio privato di papa Clemente VI che la fece arredare con un letto e la sua biblioteca privata. La Camera del Cervo si trova al quarto piano della torre del Guardaroba. Nella stessa torre al pianterreno si trova il locale per i bagni d’acqua calda riservati al papa. Ai due piani successivi ci sono i guardaroba, da cui il nome della torre. Al di sopra della Camera del Cervo si trovava la Cappella privata del Papa, dedicata a San Michele.
 
La camera del Papa
 
La Camera del Papa si trova al piano principale della Torre degli angeli, tra la Camera del Camerlengo e il Tesoro Grande, che contiene una parte del tesoro e la biblioteca del Palazzo. Nella camera, divisa da due pareti mobili, dormiva il papa con i suoi servitori. Il soffitto è affrescato con arabeschi di foglie di vite e di quercia, in cui si muovono uccelli e scoiattoli.
 
La Loggia
 
Il luogo storico più importante del palazzo è la Loggia che costituisce il sagrato della Grande Cappella. Dalla Loggia il Papa impartiva la triplice benedizione alla folla riunita nel Cortile d’Onore e sempre qui aveva luogo l’imposizione della tiara, cerimonia con cui si incoronavano i pontefici. Il portale della Grande Cappella è composto da due archi; quello superiore è scolpito con 12 personaggi, quello il più basso solo da 10. Alcuni hanno le teste mutilate, pratica comune durante la Rivoluzione Francese, come era anche accaduto per le statue dei Re d’Israele che ornavano Notre Dame a Parigi.
 
Il chiostro
 
Il Chiostro è formato da quattro edifici con diverse funzioni riuniti intorno ad un cortile. L’ala del Concistoro, a Est, è composta da due sale sovrapposte: il Concistoro e il Grande Tinello. A Sud, l’ala degli Ospiti o del Conclave è attraversata da un passaggio coperto, difeso ad ogni estremità da porte a battenti e sovrastato da una sala per la manovra delle saracinesche. Questa ala ha tre livelli: un vasta sala lunga 38 metri era utilizzata per ospitare i cardinali durante i conclavi. Sotto si trovano gli alloggi dei panettieri e dei bottiglieri. I panettieri si occupava della fabbricazione del pane per la popolazione del palazzo mentre i bottiglieri assicurano l’approvvigionamento dei vini e avevano a disposizione la Grande Cantina, che si trova al di sotto di questa abitazione. A Ovest c’è l’ala dei Familiari e a nord la Cappella pontificale di Benedetto XII.
 
Informazioni per la visita
 
Orari di apertura
Il Palazzo dei Papi è aperto tutti i giorni, tutto l’anno.
Dal 15 marzo agli 1 luglio: 9.00 – 19.00
Luglio, Agosto e settembre: 9.00 – 20.00
Durante il Festival del Teatro, a luglio: 9.00-21.00
Ottobre: 9.30 - 19.00
Dal 1 novembre al 14 marzo: 9.30 - 17.45
I biglietti possono essere acquistati fino ad 1 ora prima della chiusura.
Costo del biglietto
Bassa stagione (1 novembre-14 marzo)7.50 €
Alta stagione (15 marzo - 31 ott.) 9,50€
 
Provenza: Avignone
 
La Seconda Roma
 
Non si può parlare di Avignone senza ricordare l’avvenimento che ha trasformato la storia di questa città: il trasferimento, dal 1375 al 1378 del Papato di Clemente V che volle andare in Provenza perchè a Roma “l’aria era malsana”. In realtà Clemente V era totalmente succube di Filippo Il Bello, sovrano francese, che lo costrinse a trasferirsi in Francia. Ad Avignone si susseguirono 7 papi e fu Gregorio XI a riportare la sede del papato a Roma. Il ritorno a Roma non risolse i problemi della chiesa. Gregorio XI venne considerato non eletto dai cardinali, francesi che elessero da soli l’Antipapa Clemente VII, ospitato anch‘egli ad Avignone, insieme al suo successore Benedetto XIII e sempre sotto la protezione della Monarchia Francese. Della Cattività Avignonese e del periodo successivo resta la grandiosa testimonianza del Palazzo dei Papi.
 
La città dei Festival
 
Durante il secolo in cui Avignone fu sede papale, all’interno delle mura austere della città era piena di vita e di lusso, con i cortigiani che affollavano il Palazzo dei Papi e le strade della città. Fu un momento di straordinaria ricchezza culturale, testimoniata dalla presenza ad Avignone anche di Simone Martini e Francesco Petrarca. Quella vivacità culturale non si è persa:
 
dal 1947 Avignone è sede di uno straordinario festival di teatro, danza e musica che con i suoi 800 spettacoli in 20 giorni di ogni luglio attira circa 600.000 spettatori da tutta Europa. Per ammirare al meglio la maestosità del Palazzo dei Papi bisogna salire fino al Rocher des Doms, il giardino-belvedere che sovrasta Avignone e il Rodano: da lì si vede non solo il Palazzo con le quattro torri gigantesche ma anche il Ponte Saint Bénezet (il celebre Pont d’Avignon), le mura di cinta della città, il Petit Palais, la Cattedrale des Doms. Tutti questi elementi formano un complesso architettonico tutelato dall’Unesco perché considerato Patrimonio Mondiale dell’Umanità.
 
Il Ponte St. Bénézet
 
Secondo una leggenda nel 1177 il giovane Bènézet vide un angelo che gli ordinò di costruire un ponte sul Rodano. Non stupisce che il ragazzo venisse considerato folle, visto che in quel punto il fiume è largo 800 metri. Snobbato dalle autorità civili e religiose, riuscì a convincere la popolazione a finanziare la costruzione del ponte spostando da solo enormi pietre. Il gesto "miracoloso" convinse molti volontari ad aiutarlo: nel giro di 8 anni il ponte sul Rodano divenne realtà. Distrutti più volte e ricostruito, venne definitivamente spazzato via da una piena del Rodano durante il XVII secoli. Resta questo spezzone molto scenografico, sotto il quale si trova la cappella St. Nicolas, molto singolare perché costruita sotto in stile romanico e sopra in stile gotico dedicata a St. BénPzet. Oggi il ponte è il simbolo di
 
Avignone e come il Palazzo dei Papi, considerato Patrimonio dell'Umanità dall'Unesco.
 
La città vecchia di Avignone
 
Intorno al Palazzo dei Papi si snodano le strette stradine del centro storico che hanno il loro fulcro in Place de l'horloge, un'ampia piazza ombreggiata da platani, piena di tavolini di caffè e turisti e su cui si affacciano il municipio e il teatro. La via più caratteristica del centro storico di Avignone è Rue de Teinturiers, la via dei tintori che qui producevano i tessuti provenzali com motivi provenienti dall'India e portati durante le Crociate, per questo chiamate Indiennes. La via è molto pittoresca: fiancheggia
 
il fiume Sorgue e ha un pavimento in ciottoli ombreggiato da platani. Alcune delle grandi pale che facevano funzionare le fabbriche sono ancora visibili. Alla fine della strada c'è il Campanile dei Cordiglieri in cui, si dice, sia stata sepolta Laura, la donna amata da Petrarca.
 
I musei di Avignone
 
Tra i diversi musei della città, meritano certamente una visita il Petit Palais, con una ricchissima collezione di dipinti italiani in cui figurano Botticelli, Simone Martini, Taddeo di Bartolo. Il museo si trova di fronte al Palazzo dei Papi ed è aperto tutti i giorni escluso il martedì, dalle 10 alle 13 e dalle 14 alle 18. Il biglietto costa 6€. Il Museo Angladon è famoso perché conserva l'unico dipinto di Van Gogh rimasto in Provenza (Vagoni del Treno) ma anche quadri di Cezanne, Modigliani, Manet, Degas e Picasso. Il museo è aperto tutti escluso il lunedì dalle 13 alle 18. Il biglietto costa 6€
 
Provenza, visitare Arles
 
Amata dai romani e da Van Gogh
 
Arles è il più grande comune della Francia, con un territorio superiore a quello di Parigi. I monumenti più importanti, però, sono a pochi passi l'uno dell'altro, nel centro storico di questa bella cittadina che vivacchia placida sulle sponde del Rodano. Ha un passato glorioso, di cui conserva l'Arena e il Teatro Romano, a cui bisogna aggiungere il portale e il chiostro della Chiesa di St. Trophime, tutti entrati a far parte del Patrimonio mondiale dell'Umanità tutelato dall'Unesco. Arles è punto di passaggio obbligato durante una visita in Provenza, soprattutto per chi vuole visitare la Camargue.
 
Un po' di storia
 
La Arles romana nasce come città dei veterani della 6° Legione con il privilegio di avere un muro di cinta fortificato e, al proprio interno, un foro, diversi templi, il teatro, una basilica e l'acquedotto che portava acqua dalle Alpilles. Nel V Secolo Arles visse il suo secolo splendente che la rese città ricca e conosciuta: la "Piccola Roma di Gallia" esportava olio, salumi, carne, riso e aveva una propria moneta. Divenne così bella da diventare la seconda casa dell'Imperatore Costantino e capitale della Gallia, che comprendeva Spagna, parte della Francia e la Bretagna. Nell'VIII secolo la lotta tra Franchi e Saraceni trasformò Arles in un cumulo di macerie. Arles iniziò la sua lenta ripresa solo nel 1178 quando Federico Barbarossa fu incoronato re di Arles nella cattedrale di St. Trophime.
 
L'Arena
 
L'anfiteatro di Arles ha vissuto una storia simile al più famoso Colosseo Romano. Costruito alla fine del I. Sec., nel Medioevo divenne una fortezza e poi una piccola città. Sotto le arcate, nei sotterranei e nella pista furono costruite abitazioni con i materiali presi dalle antiche pietre dell'Arena. Come vedrete, una parte dell'Anfiteatro di Arles è mutilata. Il recupero della struttura originaria iniziò nel 1825. Per molti secoli l'anfiteatro è stato sede di combattimenti dei gladiatori, a cui potevano assistere più di 20.000 persone. Vietati nel 404 dal Cristianesimo, restano le gabbie delle belve e i macchinari per l'entrata in scena dei combattenti. Oggi l'anfiteatro è luogo di corride e di spettacoli, come la famosa Feria di Arles. Per cogliere tutta la maestosità dell'Arena, salite dalla grande scala centrale fino alla torre che domina l'entrata. Da qui si ammira una gran bella vista sui tetti di Arles. Il biglietto d'ingresso costa 6,0 € e 4,5 € + Teatro Antico. I prezzi sono diversi quando si tengono le corride, solitamente nei fine settimana.
 
Il teatro romano di Arles
 
Poco distante dall'anfiteatro c'è l'altra grande testimonianza della Arles romana: è il Teatro Antico, costruito nel 25-27 a.C. per volontà di Augusto, che nel corso dei secoli ha avuto un destino sfortunato che lo ha prima trasformato in cava, poi in fortezza fino alla sua scomparsa sotto case e giardini. Recuperato nel 1855, oggi mostra tutto il suo splendore. Si può ammirare il portico su cui era appoggiato, le colonne che facevano parte del muro di scena, il palcoscenico e il fossato per il sipario e l'orchestra. Il biglietto d'ingresso costa 6,0 € e 4,5 € + Anfiteatro.
 
Il Chiostro e la Chiesa di St. Trophime
 
Di fronte al teatro antico ci sono il Chiostro e la Chiesa di St. Trophime. Conservati quasi integri nella forma originaria dell'XI secolo, hanno visto l'incoronazione di diversi sovrani, tra cui Federico Barbarossa. Il punto più importante è il Portale, una delle più alte espressioni della scultura romanica con una ricchezza di decorazioni eccezionale: ai lati ci sono statue di santi e leoni mentre i rilievi nelle cornici presentano gli Eletti e i Dannati. Sui capitelli sono raffigurate a sinistra l'Annunciazione e a destra la Natività. Sull'architrave ci sono i Dodici Apostoli e nel timpano sovrastante Cristo coronato dagli angeli. Dal portone di destra della cattedrale si accede al chiostro, metà romanico e metà gotico, uno dei più famosi della Provenza, per l'eleganza e la ricchezza delle decorazioni. La visita al Chiostro costa 3,5 €.
 
Il foro romano e i criptoportici
 
Da Rue Des Arenes, proprio di fronte all'Anfiteatro, parte una strada piena di negozi e ristoranti che porta in Piazza del Foro, piena di tavolini all'aperto. La piazza occupa lo spazio dove sorgeva l'antico foro romano. Al centro c'è la statua del poeta Mistral, su cui si appoggiano i colombi. Questa piazza, un tempo luogo di raccolta dei braccianti agricoli, si chiamava Place des Hommes, degli Uomini. Dalla piazza, attraverso Rue du Forum si arriva alla Cappella dei Gesuiti, ingresso dei Criptoportici immense gallerie sotterraneo costruite per sostenere il Foro romano e usate nei secoli come granaio. La visita costa 3,5 €.
 
Arles e Van Gogh
 
Vincent Van Gogh visse ad Arles dal 21 febbraio 1888. Colpito dall'eccezionale luce della Provenza e dalla bellezza delle donne, dipinse alcune delle sue opere più famose, come La Stanza di Vincent, Notte Stellata, i famosi Girasoli, i Mangiatori di patate, Autoritratto con orecchi mozzato e altre opere che ritraevano il lavoro nei campi, la natura, ritratti e vedute. Durante il soggiorno ad Arles venne abbandonato da Gauguin e si accentuarono le sue crisi di pazzia che lo spinsero a ricoverarsi volontariamente nel manicomio di St-Paul-de-Mausole, a S.t Remy de Provence. Per uno strano scherzo del destino, Arles non ha neanche un quadro di Van Gogh ma ha una raccolta di quadri e altre opere di grandi artisti che hanno reso il loro omaggio al genio olandese. Tutte le opere sono raccolte nello Spazio Van Gogh che si trova nell'ex manicomio che ospitò Van Gogh durante uno dei suoi ricoveri.
 
Cosa e dove mangiare
 
Verso le 11 del mattino i ristoranti di Arles cominciano a invadere la città di allioli (aglio e olio) e Bouillebaisse, la zuppa di pesce tipica della Provenza. Come porta di ingresso alla Camargue, Arles è in una posizione privilegiata per l'arrivo di riso, salumi e carne di toro. Da non dimenticare che Arles è il centro di una zona agricola vastissima e quindi tutto quello che si produce ne La Crau, la pianura circostante, si può trovare nei mercati e nei ristoranti di Arles.
 
Shopping ad Arles
 
I negozi del centro brulicano di regali e souvenir. Oltra all'immancabile lavanda, Arles è il luogo ideale per comprare le tipiche tovaglie provenzali, scialli e cappelli di lino, carne di toro, riso e qualche bottiglia di assenzio, da bere con moderazione.
 
Les Baux-de-Provence
 
Un villaggio incantato
 
Les Baux-de-Provence non è uno dei paesi più conosciuti della Provenza ma è certamente uno dei più belli. E' un villaggio a picco su una rupe, in parte dominato da rovine, da cui si ammira uno straordinario panorama che nelle giornate più limpide arriva fino al Mediterraneo. Tutto intorno alla città ci sono le cave di roccia rossa, minerale indispensabile per la produzione dell'alluminio: scoperto dal geologo Berthier, lo chiamerà appunto bauxite in onore di Les Baux.
 
Un po' di storia
 
Les-Baux-de-Provence ha una storia affascinante, che merita di essere conosciuta. Nel Medioevo i signori di Les Baux erano celebri e potenti, tanto da affermare di essere i diretti discendenti di Baldassarre, uno dei Re Magi. Dopo la cacciata da Les Baux, i divennero signori di Marsiglia, Orange, ma anche di Avellino, Andria. Una figura particolare è rimasta nella storia di Les Baux: è il Visconte Raymond de Turenne, detto il "Flagello della Provenza" perché amava costringere i prigionieri a lanciarsi dalla rupe, divertendosi ad assistere alle loro espressioni terrorizzate.
 
Solo dopo molti anni, il Papa e il Re di Francia riuscirono a farlo fuggire da Les Baux. Nel 1632 iniziò la decadenza di Les Baux: diventato un centro protestante pullulante di ribelli, venne fatta smantellare da Richielieu che la fece radere praticamente al suolo, proprio così come si vede oggi.
 
Cosa visitare a Les Baux-de-Provence
 
Les-Baux-de-Provence è considerato uno dei più bei borghi della Francia ed attira quasi 2 milioni di visitatori ogni anno. Tutto il villaggio è un gioiello, soprattutto a primavera ed in autunno, quando le folle di turisti sono più rare. Una passeggiata tra le viuzze vi permetterà di scoprire angoli incantevoli, come la Chiesa di San Vincenzo e l'Antico Tempio Protestante. Costeggiate il villaggio a picco sui burroni e godetevi, se non soffrite di vertigini, gli splendidi panorami sulle valli sottostanti. Il "pezzo forte" di Les Baux è il Castello, cantiere permanente di restauro che ospita una bellissima mostra sulle armi medievali, tra cui tre splendide catapulte giganti realmente funzionanti che lanciano pietre fino a 200 metri di distanza. In funzione tutti i giorni da aprile a settembre alle 10h, 12h, 14h, 16h, 18h. L'ingresso al castello costa 7,6 €. Sempre nel villaggio, merita una visita la Chiesa di San Vincenzo, uno dei più begli esempi di arte Romanica della Provenza.
 
Aix-en-Provence, la capitale della Provenza
 
La città di Mazzarino e Cezanne
 
Aix-en-Provence è stato per secoli la capitale della Provenza. Ricca e signorile, era la città amata dal potente Cardinale Mazzarino e in cui Cezanne si ritirò a dipingere.
 
Oggi è una città in perenne movimento, animata dai giovani universitari che si incontrano nelle strade ad ogni ora del giorno e delle notte e dai turisti venuti a scoprire la città tanto amata da Cezanne. Aix-en-Provence è un ottimo punto di partenza per visitare la Provenza. Ha molti alberghi ed è ben collegata ma merita una visita anche se non decidete di andare in giro per la Provenza.
 
Corso Mirabeau
 
La vita di Aix-en- Provence si svolge prevalentemente lungo il viale principale della città, il Corso Mirabeau che con i suoi platani protegge il passeggio estivo dal forte sole provenzale, soprattutto in primavera ed estate. All'inizio del corso, all'incrocio con Boulevar de la Republique, c'è La Rotonde, la magnifica fontana del 1869 con le 3 statue che rappresentano La Giustizia, rivolta verso Aix-en-Provence, l'Agricoltura, verso Marsiglia e le Belle Arti, verso Avignone. Lungo il corso ci sono i caffè, i ristoranti, le librerie, eleganti negozi e alcuni magnifici palazzi di cui spiccano le cariatidi o gli atlanti che sostengono i balconi. Al centro del corso ci sono 2 fontane: dalla prima sgorga acqua termale a 34 C mentre l'ultima è dedicato al Re
 
Renato che è rappresentato con un grappolo di uva moscata in mano, varietà da lui introdotta in Francia.
 
La Città Vecchia
 
A sinistra del Corso Mirabeau si entra nella Città Vecchia, il cuore storico di Aix-en-Provence. I ristoranti etnici ospitano ad ogni ora del giorno gli studenti in pausa dalle lezioni o in "libera uscita". I due monumenti principali del centro storico sono
 
L'Hotel de La Ville con la Torre dell'Orologio e la Cattedrale di San Salvatore. La Torre ha una campana chiusa in una gabbia e un orologio con personaggi che cambiano ad ogni stagione. Nella piazza sottostante si svolge un animato mercato di frutta e verdura. Poco distante è la Cattedrale di St Saveur, risultato eclettico di molti stili sovrapposti e con il magnifico Trittico del Roveto Ardente.
 
Sulle orme di Cezanne
 
Il grande pittore nacque e visse ad Aix-en-Provence buona parte della sua vita. Era nato in un vicolo della Città Vecchia, dove ancora oggi si può vedere la casa natale. Si trova al 28 di Rue de L'Opera, alla fine del Corso Mirabeau. Il padre aveva un negozio di cappelli, di cui ancora oggi si può ammirare l'insegna al N. 55 del Corso Mirabeau. L'Atelier di Cezanne, rimasto così com'era al momento della sua morte, è fuori dal centro storico ma a soli 500 metri dalla cattedrale. Merita assolutamente una visita. Ingresso 5 €.
 
Per chi vuole completare il percorso sulle orme di questo genio della pittura, fuori Aix c'è la villa dove si era ritirato a scrivere e dipingere e da cui si ammirano i paesaggi provenzali che ritroviamo nei suoi quadri. L'ufficio del turismo locale organizza visite guidate ogni giorno.
 
I Musei di Aix-en-Provence
 
L'antica vocazione artistica di Aix-en-Provece è evidente nel numero di musei grandi e piccoli sparsi in questa cittadina tutto sommato piccola. Il più importante è il Museo Granet, che ospita 600 opere tra cui Cezanne e altri pittori di Scuola Francese, Il Guercino, Rubens, allievi di Rembrandt. Il Museo si trova alla destra nel Corso Mirabeau nel quartiere di Mazzarino. Il biglietto costa 4 €.
 
Dove mangiare ad Aix-en-Provence
 
Ci sono ristoranti di ogni parte del mondo: armeni, libanesi, vietnamiti, cinesi, giapponesi, senegalesi. E' certamente più difficile trovare un buon ristorante francese, anche se i cartelli "Cucina tipica provenzale" si sprecano. Evitate La Salle a Manger nella Città Vecchia e preferite Le Baccanales, poco distante. Ottimo il menu Gourmand da 27 euro a persona ma non ordinate acqua minerale (8 €), aperitivi (16€) e caffè (10 € in due).
 
Cosa comprare ad Aix-en-Provence
 
Nei negozietti del centro troverete un'ampia selezione dei classici souvenir della Provenza: tovaglie colorate, lavanda, liquori, anche se la specialità di Aix sono i Calisson, biscotti fatti con pasta di mandorle, zucchero e scorza di frutta. Ci sono diverse fabbriche artigianali sia nel centro, sia nella zona industriale. Costano parecchio ma sono un ottimo ricordo da portarsi dietro.
 
Provenza, St Remy-de-Provence
 
Tra Nostradamus e Van Gogh
 
St Remy de Provence ha avuto il privilegio di veder nascere in uno dei suoi palazzi Michel de Nostradamus,
 
che però ben presto tradì la città natale per trasferirsi, vivere e morire nella vicina Salon-de-Provence. Il percorso inverso lo fece Vincent Van Gogh che proveniente da Arles si fece ricoverare nell’Hôpital Saint Paul de Mausole. Affascinato dalla luce di St.
 
Remy e dai paesaggi circostanti, Van Gogh rimase in città per circa un anno dipingendo circa 150 quadri. Il museo dedicato al pittore e le rovine dall'antica Glanum sono le attrazioni principali che spingono i turisti verso questa tranquilla cittadina provenzale.
 
Come arrivare a St. Remy de Provence
 
St. Remy si trova al centro della Provenza, nel triangolo tra Marsiglia, Avignone ed Arles. Si raggiunge facilmente con molte strade locali, anche se la via più veloce è l'autostrada A7 con uscita a Cavaillon e seguendo le indicazioni per St. Remy.
 
L'antica Glanum
 
Poco fuori il centro città ci sono le rovine della antica Glanum, abitato celto-ligure poi ellenizzato nel periodo tra il II e I secolo a.c fino alla romanizzazione sottto l'imperatore Augusto che trasformerà Glanum in un importante centro romano con un forum, una basilica e la curia. Gli archeologi ritengono che quello che resta dell'antica Glanum sia solo una piccola parte della città dei romani, grande e maestosa, tanto da rivaleggiare in bellezza con Marsiglia, Arles e Orange. La visita di Glanum inizia dalla zona sacra in cui ci sono i tempi dedicati alla Fonte Sacra. Nella parte centrale del percorso si incontrano i resti della Basilica, il Forum, la Curia e altri templi. Si arriva poi alla zona residenziale dove abitavano i ricchi romani, come testimoniano le terme, la villa di Cybele e le altre case.
 
Informazioni per la visita
 
Il sito è aperto tutti i giorni, dal 1 aprile al 31 agosto, dalle 10 alle 18.30 Dal 1 settembre al 31 marzo, tutti i giorni escluso il lunedì dalle 10.30 alle 17. Il biglietto costa 6,50 € per gli adulti.
 
Les Antiques
 
Per molto tempo si è creduto che tutto quello che restava di Glanum fossero questi due eccezionali monumenti: il Mausoleo del 30 a.C, unico nel mondo romano con uno zoccolo rettangolare e le facce laterali scolpite e adornate con le statue dei dedicatori. Poi c'è l'Arco Trionfale che segna l'ingresso nell'abitato, con statue di prigionieri che si alternano ai classici simboli della Pax Romana.
 
La casa natale di Nostradamus
 
Nopstradamus nacque a St. Remy, dove visse fino a quando decise di trasferirsi a Salon-de-Provence. Una targa ricorda che Nostradamus è nato qui, ma la casa non si può visitare.
 
Hotel de Sade
 
Tutto quello che è stato estratto dalla antica Glanum e che non è collocato negli scavi è conservato in questo museo. La quantità di reperti è davvero impressionante: capitelli, colonne, fregi, sculture, oggetti di vita quotidiana. Una straordinaria testimonianza della vita quotidiana dei romani di Glanum, anche se conservata in modo discutibile e abbastanza caotico.
 
St. Paul-de-Mausole
 
Ex monastero del XII secolo, divenne ospedale psichiatrico nel 1700. Il suo ospite più illustre è stato Vincent Van Gogh che si fece ricoverare volontariamente e ammaliato dalla luce e dai paesaggi di St. Remy, rimase in città per un anno, dipingendo oltre 150 quadri.
 
Il Museo Estrine dedicato a Van Gogh
 
La riproduzione delle 150 opere che Van Gogh dipinse durante il suo soggiorno a St. Remy sono ospitate tutte nel Museo Estrine. Il museo presenta un omaggio permanente al grande artista, con un'esposizione tematica che varia ogni anno. Lo stesso hotel merita una visita per la sua architettura, armoniosa.
 
Informazioni per la visita
 
Aperto tutti i giorni dell'anno dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. Il biglietto costa 3,20 €.
 
Provenza, Salon de Provence
 
Il paese di Nostradamus
 
E' innegabile che provochi qualche brivido pensare che in questo tranquillo paesino della Provenza abbia vissuto il più famoso astrologo e profeta di tutti i tempi.
 
A Salon de Provence Nostradamus ha vissuto e vi è morto, scrivendo le sue famose centurie che secondo molti hanno previsto e continuano a prevedere i più importanti avvenimenti del mondo. Salon è un paese piccolo, pulito, ordinato e con poche cose da vedere: merita comunque una visita, anche solo per entrare nella casa di Nostradamus e visitarne il museo.
 
Cosa visitare a Salon de Provence
 
Il centro di Salon è molto piccolo e si gira tranquillamente a piedi. Proprio all'inizio del centro c'è un grande parcheggio sotterraneo in cui lasciare l'auto. Da lì pochi passi conducono nel centro: la prima cosa che noterete è La château de l'Empéri, che sorge al centro della città e fu l'antica dimora degli arcivescovi di Arles. Dopo la ripida scalinata si entra nel castello che dopo aver ospitato per secoli molti re francesi, oggi è adibito a Museo dei Costumi militari francesi. Ci sono circa 30 sale che mostrano la storia degli eserciti francesi da Luigi XIV al 1918. Scendendo dal castello e andando verso sinistra, si raggiunge la casa di Nostradamus. Poco più avanti, per Rue de l'Horloge, si visita la strana Fontana di Muschio, portafortuna della città che esisteva già dal XVI secolo. Il calcare uscito dall'acqua e il muschio hanno preso possesso della fontana, dandole questa strana forma di fungo gigante. Tornando indietro lungo Rue de l'Horloge si giunge alla piazzetta con la Casa Museo di Nostradamus.
 
Casa Museo di Nostradamus
 
La Casa di Nostradamus è un museo dedicato alla vita del famoso astrologo che dal 1992 si trova nella casa dove Nostradamus visse dal 1547 al 1566, anno della morte. Uno spazio multimediale permette di scoprire la vita dell'astrologo raccontando l'infanzia a Saint-Rémy-de-Provence, la formazione di medico fino alla svolta da astrologo e futurista. Il museo comprende anche un secondo spazio che però ospita mostre temporanee che variano durante l'anno. C'è una piccola libreria dedicata al 1500, il secolo di Nostradamus e l'immancabile vendita di Souvenir. Per gli studiosi, sono disponibili su richiesta le copie delle sue opere più famose. Il Museo è aperto dal Lunedì al venerdì, dalle 9 alle 12 e dalle 14 alle 18. Sabato e domenica dalle 14 alle 18. Il biglietto costa 4 € per persona.
 
Dove mangiare a Salon de Provence
 
Proprio ai piedi del Castello de L'Empéri c'è un pub in stile inglese ma che prepara ottimi piatti locali. Da provare la carne e da evitare, ovviamente, quello che loro chiamano pizza con mozzarella.
 
Cosa comprare a Salon de Provence
 
Salon de Provence è la capitale dell'olio d'oliva provenzale, che è ottimo e non ha nulla da invidiare ai migliori olii italiani. Con l'olio d'oliva si fabbrica il famoso Sapone di Marsiglia, che a Salon si trova in molti negozi in confezioni e pezzi singoli di tutte le misure.
 
Provenza, Martigues
 
La Venezia della Provenza
 
Da molti considerata la Venezia della Francia, in realtà Martigues non ha il fascino né la bellezza della nostra Serenissima. E' una città che si stende metà sull'acqua e metà sull'immenso Etang de Berre, lo Stagno di Berre. L'odore dell'acqua salmastra accoglie i turisti appena scesi dall'auto.
 
I ponti ricordano molto vagamente Venezia ma gli Yatch grandi e piccoli hei riempiono il porticciolo turistico ci ricordano che è prima di tutto un punto di partenza per escursioni in barca lungo la costa di Marsiglia. La luce di Martigues è particolare e insieme all'aspetto molto pittoresco delle casa, ha da sempre attratto molti pittori.
 
Cosa vedere a Martigues
 
Il Canale che collega Martigues al mare è il Canale di Caronte, pieno di barche dei marsigliesi che le ancorano qui in attesa dell'estate. Il luogo più caratteristico di Martigues è l'isola che si trova alla sinistra del Canale di Caronte: è l'Isola Brescon, antico porticciolo di pesca di Martigues con le caratteristiche case colorate affacciate su un canale interno, quello di Sant Sebastien. Questo è il luogo di Martigues che si vede in tutte le cartoline e che amano tanto fotografare i turisti e che è stato dipinto ed amato da molti pittori francesi. Questo specchio d'acqua è chiamato "Miroir aux oiseaux", lo "Specchio degli uccelli". Lungo il canale di Sant Sebastien c'è La Chiesa di Santa Maddalena, con una bellissima facciata in stile corinzio e l'interno con un imponente cassa d'organo. Dall'altra parte ponte, verso il centro di Martigues, ci sono alcune belle piazzette con bar e ristoranti dove i turisti prendono il sole d'inverno e si riparano dalla calura durante la lunga estate della Provenza.
 
Dove mangiare a Martigues
 
L'Isola Brescono è ormai un pullulare di ristoranti per turisti. Il prodotto locale più venduto sono le Meules, le cozze che qui vengono preparate in tutti i modi, comprese fritte. Attenti alle trappole per turisti. Prima di decidere il ristorante leggete bene il menu e i prezzi all'esterno. Noi vi consigliamo Le Bouchon a la Mer, proprio sull'Isola Brescon.
 
Provenza, visitare Orange
 
Amata dai romani
 
Ci sono due monumenti che da soli giustificano una visita ad Orange e sono entrambi di epoca romana: l'Arco di Trionfo e il Teatro Antico, entrambi inseriti nella lista del Patrimonio Mondiale tutelato dall'Unesco. Anche il centro storico di Orange merita una visita anche se il luogo da non perdere è la collina di St-Europe che permette di avere una splendida vista
 
non solo sulla città ma su tutta la Valle del Rodano. Nelle giornate limpide, da qui si riesce a vedere anche il Palazzo dei Papi di Avignone.
 
L'arco di Trionfo
 
L'arco di Trionfo di Orange si trova all'entrata nord della città sull'antica Via Agrippa che collegava Lione ad Arles. Costruito intorno al 20. a.C per festeggiare la vittoria dei romani sui greci a Marsiglia, è stato poi dedicato a Tiberio. Alto e largo circa 20 metri, è il terzo Arco di Trionfo più grande del mondo e uno dei meglio conservati. Sul lato nord, infatti, sono visibili buona parte delle decorazioni originarie. Dal punto di vista architettonico possiede due singolarità: il frontone triangolare sopra l'arcata centrale e due attici sovrapposti. La decorazione prende spunto sia del classicismo romano che dallo stile plastico greco. Le decorazioni illustrano scene di guerra e alcuni simboli marini che rimandano direttamente alla battaglia di Azio che segnò la vittoria di Augusto contro Antonio e Cleopatra. Sull'attico dell'Arco c'era originariamente una quadriga in bronzo con due trofei ai lati.
 
Il teatro antico
 
Edificato durante il regno di Augusto è l'unico teatro romano che ha mantenuto intatto il muro di scena. Il muro, che svolge anche la funzione di facciata esterna, è lungo 103 metri e altro 36. Luigi XIV lo definì "il muro più bello di tutto il regno di Francia". L'emiciclo è formato da tre grandi aree divise da muri che potevano ospitare fino a 7000 spettatori, suddivisi in ragione del ceto sociale. La scena, composta da un palco in legno, misura 61 metri. Nella parte posteriore si trova la fossa del sipario. Il muro di scena ha una ricca decorazione con rivestimenti marmorei, mosaici, stucchi, nicchie con statue tra cui quella di Augusto. E' straordinario scoprire l'eccezionale acustica di un teatro costruito 2000 anni fa. Gli espedienti usati per ottenerla si scoprono osservando bene porte cave, vasi risonatori e soprattutto il tetto, che fungeva da diffusore sonoro. Nel teatro si svolge, ogni luglio, un importantissimo festival musicale.
 
Informazioni pratiche per la visita al Teatro
 
Il Teatro Antico di Orange è aperto secondo questi orari:
 
Gennaio, febbraio, novembre e dicembre dalle 9.30 alle 16.30. Marzo e ottobre dalle 9.30 alle 17.30
 
Aprile, maggio e settembre dalle 9.00 alle 18.00
 
Giugno, luglio e agosto dalle 9.00 alle 19.00
 
Il biglietto costa 7,7€.
 
Saintes Maries de la Mer
 
Saintes Maries de la Mer è un paesino della Provenza che si affaccia sul Mediterraneo, attraversato all'interno dal fiume Rodano. Appartiene alla zona della Camargue, l'area che costituisce il Parco naturale Regionale di cui fa parte, oltre a Saintes Maries de la Mer, anche la città di Arles.
 
Il parco nasce nel 1970 ed è una delle prime riserve naturali in Francia, costituita per proteggere le specie animali selvatiche e quelle in via d'estinzione. Il paesaggio è a dir poco incantevole, tra i suoi innumerevoli stagni d'acqua salata è possibile scorgere le praterie dal suolo salato dette "sansouries" dove pascolano tranquillamente tori e splendidi cavalli bianchi, chiamati, appunto, Camargue. In queste zone sono presenti anche tantissime specie di uccelli, se ne contano addirittura 400, tra cui lo sgargiante fenicottero rosa. La flora della Camargue coesiste e si sviluppa con l'acqua salata; oltre alle alghe fioriscono la lavanda di mare, tamerici, salici e numerosi canneti: cibo per le specie che transitano da queste parti. Quando si dice "de gustibus non disputandum est". Nel caso il posto vi apparisse troppo selvaggio, non temete, sulle sponde del fiume si notano anche le "capanne dei guardiani", costruzioni semplici ma allo stesso tempo frutto dell'ingegno dei pescatori che le abitano.
 
Un tempo costruite con elementi di fortuna come argilla e giunchi, oggi continuano ad essere costruite per la capacità di ricordare le tradizioni camarguesi e soprattutto perché si adattano magistralmente alle condizioni climatiche. Il tetto, infatti, presenta un travicello che, piazzato dalla parte opposta rispetto alla conca della capanna, funge da parafulmine.
 
É l'ambiente naturale a caratterizzare la Camargue, ma come abbiamo ricordato poco sopra, questa zona, pur essendo un parco naturale, non é disabitata: oltre ai fenicotteri e ai cavalli c'é anche qualche anima viva tra i borghi di Arles e Saintes Maries. Le "Marie" Sante che danno il nome al paese sono Maria Salomé e Maria Jacobé, che secondo diverse leggende sarebbero arrivate in questi luoghi su una barca assieme alla serva Sara e ad altri seguaci di Gesù. Le statue delle tre donne sono custodite nella chiesa del paese.
 
Mentre alle prime due sono stati affidati ruoli di un certo calibro, a Sara è toccato tutt'altro. Infatti, la scultura delle due Marie, che normalmente è riposta nella chiesa, viene portata in processione nella ricorrenza dello sbarco. Invece, forse perché era una serva nera, la statua di Sara è deposta nella cripta e lei è diventata Patrona dei Gitani e degli zingari, festeggiata anch'essa sulle spiagge e le strade a Saintes Maries il 24 e il 25 maggio.
 
Spiaggia e mare
 
In effetti, la spiaggia è, assieme alla natura, il fiore all'occhiello di Saintes Maries de la Mer, con la sua sabbia finissima offre occasioni di ristoro per grandi e piccini, già dal mese di maggio. Mentre i bambini giocano, gli adulti amanti degli sport equestri si muovono sulle distese sabbiose al passo o al galoppo. Per i più romantici uno spettacolo evergreen invece è il tramonto del sole. Sinonimo di relax e spensieratezza, la spiaggia delle Saintes vale da sola una visita alla regione.
 
La chiesa di Nostra Signora del Mare
 
Il monumento principale del paese é la chiesa che domina il paese, infatti, è visibile già a 10 km di distanza dalla parte interna del territorio circostante. Il monumento, lo si vede a occhio nudo, da sempre ha avuto un'importante funzione strategica prima che religiosa: serviva come torre di avvistamento per proteggere gli abitanti dai pirati saraceni che tra il IX e l' XI secolo mettevano a ferro e fuoco la zona. L'edificio é costituito da un'unica navata dritta, priva di ornamenti, ed è alto 15 metri. Sul tetto c'è un passaggio per la ronda con feritoie e merli e anche i muri sono intervallati da feritoie. Sembrerà assurdo, eppure in una regione già "bagnata" come la Camargue all'interno della chiesa è stato costruito un pozzo, come se gli abitanti non ne avessero abbastanza di tutta l'acqua che li circondava. In realtà, questa costruzione è un'ulteriore testimonianza che gli abitanti consideravano la chiesa come un rifugio, e il pozzo come una fonte di vita da utilizzare in caso di necessità.
 
La festa di Santa Sara
 
La patrona dei Gitani deve il suo onore alla leggenda della fuga dalla Palestina. Si narra che le due Marie, una sorella della Vergine e l'altra madre degli apostoli Giacomo e Giovanni, furono abbandonate al largo delle coste della Palestina su una barca senza vele, senza remi e senza viveri. Le salvò una giovane egiziana loro serva, Sara, appunto. Con il suo mantello, trasformatosi miracolosamente in barca una volta in acqua, la serva guidò il gruppo di esuli in Camargue. Mentre il culto delle due Marie fu consacrato nel 1448, Sara, anche se aveva più meriti delle altre due, non fu mai riconosciuta Santa dalla Chiesa cattolica. Forse per via delle sue origini umili, per il colore della pelle o perché mendicava, divenne la protettrice degli zingari che ogni anno, a fine maggio, si radunano a Saintes Maries de la Mer per festeggiarla.
 
Già nei giorni precedenti alla festa gli zingari affollano il villaggio. Per molti è l'occasione per rivedersi dopo tanto peregrinare e per battezzare i propri figli nella chiesa di Saintes Maries. Non solo, quella di Santa Sara è anche un inno al folklore: è la festa degli abiti dai colori sgargianti, musiche gitane, bianchi cavalli, corride e tanto altro. La mattina del 24 maggio, una messa celebra l'apertura del pellegrinaggio. Nel pomeriggio, mentre, alcuni zingari portano la statua di Sara a spalle fuori dalla cripta, altri tendono le mani per toccare i mantelli, mandare baci. I bambini vengono sollevati per ricevere la protezione di "Sara la Kali". Gli zingari cantano, pregano e acclamano la loro Santa Protettrice e gridano "Evviva Santa Sara".
 
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