Le grandi salite in bici
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Grimsel, Furkapass e San Gottardo
Grimsel (tratto dal mio racconto del viaggio in bici da Parigi a Milano)
Il valico del Grimsel collega l'Oberland bernese e la valle dell'Aare con l'alto vallese mediante una bella strada asfaltata e molto frequentata, che presenta bellissimi panorami.
Ma adesso, eccomi alla salita. La pista è la numero 8. Il percorso è considerato complessivamente impegnativo sia per la lunghezza della salita sia per le pendenze che si incontrano, ma non mi spaventano. Con il mio passo cercherò di superare il valico.
Da Meiringen (595 m) salgo facilmente fino a quota 706 metri per superare il bastione roccioso che chiude la valle dell'Aare e scendo, poi, con impegnativi tornanti a Innertkirchen a 622 m, dove lascio a sinistra la strada che porterebbe al Sustenpass, meta di molti ciclisti della zona. Mi dispiace un po’ di questa, comunque gradevole, discesa perché adesso dovrò riguadagnare di nuovo quota perduta.
Così dalla piazza principale di Innertkirchen, la scalata verso il Grimsel si preannuncia già faticosa, anche perché la giornata è particolarmente calda.
Procedo in falsopiano per i primi due chilometri che sono assolutamente riposanti. Quasi un riscaldamento. Sto risalendo la valle dell'Aare che, tra boschi e prati come sempre curatissimi, si va restringendo. Nessun problema anche nel tratto appena successivo, dove brevi e se pur più dure rampe si alternano a tratti decisamente meno impegnativi. Supero alcune brevi gallerie paravalanghe e, con una breve discesina, attraverso il piccolo centro di Boden (km 5,5 mt. 870) da cui procedo con altri ripidi tornanti. Con una galleria in curva ma ben illuminata arrivo a Guttannen (km. 8,4 mt. 1057). Qui trovo una fontana per il rifornimento. Al museo minerario di Guttannen si possono ammirare dei cristalli di tutte le dimensioni e colori e la vicina Handeck è il punto di partenza della Gelmerbahn, la funicolare che con una pendenza del 106% è la più ripida in Europa e conduce al pittoresco bacino Gelmersee.
La mia salita in bici ridiventa impegnativa e pedalo tra aspre gole rocciose superando alcuni tornanti intagliati nella roccia. Il GPS mi informa della quota raggiunta: 1137 m. Dopo una breve discesa ed un lungo ponte sull'Aare, attraverso un'altra galleria e passo vicino le grandi centrali idroelettriche del Grimsel, le più ampie d'Europa e, per buona parte, sotterranee. Con un primo ed un secondo tornante supero, faticosamente, una parete rocciosa per raggiungere il pianoro dove sorge l'albergo di Handegg a quota 1404 m. Non è ancora finita. Alla fine del pianoro riprendo a salire con pendenza molto dura con tratti fino all'11%. Qui, dopo un tornante, la strada per le auto entra in una galleria lunga più di un chilometro e molto ripida. Per i ciclisti però esiste, ed è obbligatoria, la vecchia strada, tuttora ben tenuta e segnalata, con un breve tratto in pavé, corre a strapiombo sul fiume in dura salita. La strada si ricongiunge quindi alla nuova strada all'uscita della galleria in località Chuenxentennlen (quota 1596 m), base per numerose escursioni a piedi. Proseguo ancora con ripidi tornanti per raggiungere la diga del Räterichsbodensee (quota 1767 m). Tanta fatica, ma il fantastico laghetto dalla acqua glaciale verde smeraldo, che costeggio in piano per circa 1.5 km, è inimmaginabile!
Alla fine del lago una stradina a destra va a perdersi sotto la neve, che in questa gola si conserva anche in piena estate.
Poi, con altri due duri tornanti, raggiungo la diga che genera il lago del Grimsel il più ampio dei bacini della zona. Sono a quota 1912 m e ho percorso 23 km. Manca poco, ma non è ancora finita!
Vedo una strada, alla mia destra che corre sulla diga e con una ripida rampa sale al nuovo ospizio, oggi però un albergo, che si erge in cima ad un roccione che domina il lago. Questo è il “nuovo” perché quello vecchio giace ormai sul fondo del bacino! Dopo 300 metri piani lungo il bordo del lago, la strada riprende a salire affrontando il primo degli ultimi quattro ripidi tornanti.
Il GPS mi avvisa che devo soffrire ancora per tre chilometri, ma la bellezza del panorama è tale che la fatica scompare d'incanto. Gli ultimi tornanti prima del passo mi consentono infatti di godere di uno spettacolo unico sui laghi sottostanti.
L'arrivo sul Grimsel Pass (km 26, mt 2165) è quasi in falsopiano e il traffico turistico è molto intenso. Sono le 12e30 del mattino. Nello spiazzo con vasti parcheggi, i numerosi bar e locande sono ottimi per rifocillarmi. Tra alberghi e ristoranti, scorgo la cappella dedicata a San Cristoforo che sorge su un dosso in posizione dominante.
Una stradina porta all’Oberaar See. Una escursione sarebbe da non perdere se non fossi troppo affaticato, perché il piccolo laghetto naturale, dicono, contribuisca a rendere ancora più fiabesco il paesaggio.
È tempo delle foto di rito a testimonianza della cima raggiunta con la mia bici.
Sul Grimselpass c’è anche una grotta artificiale di cristalli di ghiaccio e un giardino zoologico, inoltre è il punto di partenza per il paradiso degli escursionisti e scalatori, immerso in un paesaggio fantastico di alta montagna.
Furkapass (tratto dal mio racconto del viaggio in bici da Parigi a Milano)
Via, si riparte! Devo raggiungere quota 2436 m del Furkapass con un dislivello positivo di 677 m, in questa bellissima giornata sulle Alpi Svizzere.
Dal villaggio di Gletsch, con un breve falsopiano, entro in un catino dove nasce il fiume Rodano che inizia il suo percorso verso sud. Oltrepasso il Rodano che scorre in una stretta e profonda gola con alcune cascatelle e la ferrovia cambiando versante. Qui transita il famoso Glacier Express, il treno che collega Zermatt con Sankt Moritz. Affronto, quindi, tre tornanti ravvicinati. All’inizio, la salita è molto regolare. Supero dei lunghi rettilinei intervallati da qualche tornante fiancheggiando i binari della ferrovia. Le pendenze non sono proibitive, tutt'altro.
Oltre un ponte, la strada si inerpica verso il ghiacciaio del Rodano, subendo una improvvisa impennata, proprio in prossimità degli stretti tornanti che precedono l'Hotel Belvedere (2272 m). Qui le pendenze superano abbondantemente il 10%, seppur per un breve tratto di circa 500 metri. Questo è l'unico vero ostacolo alla conquista della vetta. Ad ogni tornante mi fermo per ammirare il ghiacciaio e, in tutta onesta, anche per tirare il fiato.
All’Hotel Belvedere, un grande parcheggio è contornato da bar e ristoranti con un meraviglioso punto panoramico sull’imponente e vicinissimo ghiacciaio del Rodano. Una bella cascata è l’inizio del grande fiume. C’è poi la famosa Eisgrotte, la grotta blu scavata nel ghiaccio. Ma non mi devo illudere, la salita non è ancora finita! Gli ultimi tre chilometri vedono un progressivo regredire della pendenza, e anche qui l'arrivo, sul passo, è addirittura in falsopiano. Il Furkapass è a quota 2436 m, uno dei più alti stradali svizzeri e segna il confine tra i cantoni del Vallese e dell’Uri. Sono le ore 15e40, è fatta! Infatti, ora, per raggiugere l’hotel a Hospental, c’è solo una lunga discesa. Il grandioso balcone naturale sulla valle è veramente molto bello. Non così ricco invece di punti di ristoro. Per fortuna un furgoncino vende panini e il gestore è davvero molto simpatico. Ha allestito dei tavoli che sono punto di incontro tra ciclisti.
Anche qui le foto davanti al cartello indicante la quota, e poi mi preparo per la successiva discesa a Hospental.
San Gottardo (tratto dal mio racconto del viaggio in bici da Parigi a Milano)
Oggi il programma prevede la salita al passo del San Gottardo. Anche se questo è considerato il versante più facile, non è comunque da sottovalutare.
Parto tardi questa mattina. Me la prendo con comodo. Voglio gustare a pieno questa famosa salita. Il passo del Gottardo in bicicletta deve essere spettacolare! E non deve mancare nel mio Curriculum di ciclista. Da Hospental la pista è la numero 3. Salgo con il mio passo. La salita è graduale e alla media del 6%. Il primo tratto è sulla statale.
Il San Gottardo è il passo storico delle Alpi centrali, che prende il nome dall’abate benedettino del X secolo rappresentato nell’iconografia con una piccola chiesa in mano, ed è considerato come una cerniera tra Nord e Sud di tutta l’Europa anche se per lungo tempo, la via, è stata poco più che un sentiero.
Approfitto di un tratto pianeggiante per prendere fiato e, giunto alla deviazione per la strada vecchia, esco dal cantone dell’Uri ed entro in Airolo Ticino.
C’è un segnale che mi obbliga a seguire questa strada. Ma all’incrocio altri ciclisti, con bici da corsa, però decidono di fare la più “liscia” strada nuova, infrangendo il divieto e percorrendo il tunnel a noi vietato e direi anche pericoloso.
Ora il fondo stradale è in porfido. La riga di spartitraffico della strada è di colore rosa. Questa è la vecchia strada del passo. Una successione di tornanti sorretti da spettacolari muraglioni in pietra per far passare le diligenze e il servizio postale.
Il paesaggio cambia, con la vegetazione che diventa sempre più scarna. Le rocce più spigolose e le montagne più vicine.
Passo a lato del lago di Rodont. Un po’ più su c’è il lago Lucendro con la sua diga, oltre il mio sguardo.
Ad un tratto, una pedivella dalla mia bici comincia a cigolare e in breve si allenta la vite a brugola che la tiene alla guarnitura! È un problema perché, pur avendo una serie di attrezzi, non ho con me la chiave specifica. Grave imprudenza! Stringo frequentemente accoppiando alla buona altri attrezzi, ma senza risolvere. Non nascondo che sono preoccupato. Continuo a pedalare quando, da lontano, scorgo un piccolo cantiere. Gli operai stanno facendo manutenzione ad un ponte. Loro, sicuramente, avranno degli attrezzi.
Raggiunto il cantiere, mostro il problema e loro direttamente si incaricano della riparazione. Un operaio da un lato e uno dall’altro danno una stretta anche all’altra pedivella. “Per sicurezza”. Uno degli operai, in dialetto ticinese, commenta la scena: “Sembra di essere ai box della Formula 1!”.
Il fascino di questa salita è rappresentato proprio dal pavé che si incontra lungo la via. La bici sobbalza continuamente, le braccia sono sottoposte a continue vibrazioni, eppure questa esperienza vale senz'altro le piccole sofferenze che inevitabilmente bisogna patire. Una strada spettacolare per la sua unicità, per il paesaggio e per la quasi totale assenza di traffico, deviato sulla vicina superstrada. Un vero capolavoro di ingegneria che a percorrerla incute grandi sensazioni. Quasi non avverto più, infatti, le vibrazioni, talmente sono assorto nella fatica e nelle emozioni.
Al lago di San Carlo, in un paesaggio in realtà un po’ brullo, arrivo al GottardPass a quota 2106 m e, poco dopo, ecco il lago della Piazza. Qui, su un lato del lago, c’è un piccolo paesino con Bar, ristoranti, il Museo sulla storia del Passo che ne illustra lo sviluppo, ed infine, il classico chioschetto di Hot Dogs.
Il museo del Sasso San Gottardo, invece, poco distante, dicono, sia un'esperienza unica al mondo, che permette di camminare per chilometri nel cuore delle Alpi in gallerie scavate durante la Seconda Guerra Mondiale. Sul lato sud del lago un monumento è all'aviatore Adriano Guex, schiantatosi sulla sommità del San Gottardo nel 1927.
Sono le 10e50 e mangio qualcosa preparandomi per la successiva discesa.
Il Passo del San Gottardo rappresenta una delle principali vie di comunicazione europee ed è sicuramente il più importante valico della Svizzera.
A sinistra del Museo inizio la discesa verso Airolo su questa strada che è un vero e proprio monumento, costruita ben due secoli fa!
Il pavé della Tremola è soltanto per 6 km, 417 metri di dislivello e ben 24 tornanti!
In discesa, a velocità sostenuta potrebbe essere una vera tortura e per un istante, mi viene voglia di imboccare la superstrada a destra, ma i cartelli sono perentori: “la strada è vietata al traffico ciclistico”. Qualcuno, in verità, con bicicletta da corsa, segue comunque la strada nuova fino a Motto Bartola, dove è costretto a riprendere comunque la Tremola fino ad Airolo. Però, a quanto ho letto, si narra di ciclisti multati in maniera spropositata per aver infranto il divieto. Ma poi, perché infrangere il divieto? Il fascino di questo passo si completa con la sua discesa sulla storica strada!
È intorno a mezzogiorno quando sono pronto per la discesa. Il cielo adesso è nuvoloso e chiaramente un po’ freddo. Scendo per la Tremola con dei tornanti bellissimi. Da qui, fino a Bellinzona, sarà tutta discesa per ben 70 km.
La Tremola, in alcuni tratti, raggiunge una pendenza del 12%. Quindi, mani serrate sui freni e qualche sosta per godersi il panorama dall’alto. Sto pedalando lungo splendidi scenari d’alta montagna con pascoli, ghiacciai, dighe, laghi artificiali e la vista va verso vette innevate oltre i 4000 metri. La strada conserva una parte dei vecchi muri a secco, una parte consistente del lastricato in granito, come pure le pietre chilometriche e paracarri.
Questa via collega la grigia e fredda Europa del Nord alle assolate terre del Meridione. La parte settentrionale della Svizzera, di lingua tedesca, e la parte italiana della Confederazione.
Arrivando dall’Oberland (che significa “terre alte”), mi lascio alle spalle ghiacciai e creste di granito e mi accoglie un’improvvisa folata di calore e vivaci colori. Già sembra di respirare l’aria del Mediterraneo. Posso solo allora immaginare quale seduzione doveva provare nel Medioevo un pellegrino quando, raggiunto il valico dopo giorni di cammino, si affacciava per la prima volta sulla Val Leventina e l’Italia.
Prima di Airolo, da destra giunge il nascente fiume Ticino (Passo della Novena, NufenenPass).
Adesso, dal Passo, ho già fatto quasi 14 km e sono sceso di 940 m di quota fino alla cittadina di Airolo. Il Museo del Forte di Airolo è considerato la partenza della Tremola per chi arriva da sud. Da qui seguo le indicazioni della pista ciclabile della Val Leventina, che in realtà conduce sulla strada normale, oggi poco frequentata dalle automobili grazie alla vicina autostrada.