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Sandro Foti
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Cecoslovacchia

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La libertà sociale e l'Aeromodellismo
Il mio primo viaggio in Cecoslovacchia (oggi repubblica Ceca e Slovacchia) è stato in occasione della Gara Internazionale di Aeromodellismo Radiocomandato, formula FAI F3D Pylon Racer. Ho, infatti, avuto l’onore di far parte della squadra agonistica dell'Aeroclub Milano - sezione Soci Aeromodellisti - composta dagli amici Flavio Pompele, Gianluca Romanò, Sergio Fois e, in qualità di caposquadra, Adolfo Peracchi.
Sergio ci raggiunse in nave dalla Sardegna e si partì, in gruppo, da Milano con due automobili stracolme di aeromodelli e attrezzature. La rotta fu diretta, prima verso Salisburgo dove facemmo tappa, per poi dirigerci verso nord e il confine Cecoslovacco.
Occorre però prima di proseguire con il mio racconto, inquadrare il particolare momento politico di quel paese, identificato dagli storici come “l’epoca comunista”, che durò dal 1945 al 1989.

Nel 1986, e quindi durante il periodo della nostra trasferta, la Cecoslovacchia era ancora sotto l’occupazione delle truppe sovietiche del Patto di Varsavia.
L’occupazione ebbe inizio nell’agosto del 1968 a seguito di un periodo di cambiamenti e di maggior libertà politica e culturale instradato da Alexander Dubcek, segretario del partito comunista, che cercò di creare una versione più umana del socialismo. Queste riforme, note come la Primavera di Praga, furono appunto viste come una minaccia dall’Unione Sovietica. Infatti, ogni segno di dissenso al regime fu perseguitato e l'opposizione divenne un movimento clandestino o si limitò a singoli atti di protesta come fu il suicidio di Jan Palach, il quale si diede fuoco su piazza Venceslao, a Praga, nel gennaio del 1969.
Diciamo poi, che la perestroika russa promossa da Michail Gorbaciov alla metà degli anni ‘80 segnò gli ultimi anni del comunismo in Cecoslovacchia e fu caratterizzata da dimostrazioni pubbliche. Una settimana dopo la caduta del muro di Berlino, nel novembre del 1989, la Rivoluzione di Velluto portò alla fine del comunismo. Václav Havel, ex dissidente, venne eletto presidente alla prime elezioni democratiche del paese nel gennaio 1990. Successivamente nel gennaio 1993 ebbe luogo la separazione della Cecoslovacchia in due nazioni indipendenti: la Repubblica Ceca e la Slovacchia. Oggi, le due nazioni sono membro dell'Unione Europea.

Ma torniamo al mio racconto.
Arrivammo al confine. I controlli, come ci aspettavamo, furono meticolosi. Anche perché gli ufficiali non avevano ben chiaro che cosa fossero questi piccoli aerei. Ma i fratelli Malina ci avevano inviato una lettera in lingua ceca che esibimmo loro e questo velocizzò molto il controllo.
Proveniendo dall’Austria, paese dai paesaggi da cartolina, dai verdi prati e abitazioni colorate e balconi fioriti, entrammo nel paese che era caretterizzato da case grigie e dimesse. Lungo la strada poi, in piena campagna ad intervalli regolari di circa due chilometri, dei militari erano a lato della carreggiata con fucile imbracciato dandoci proprio l’idea di come eravamo controllati. Una anziana signora davanti ad un tavolino vendeva un peperone, due patate, un frutto e un po’ più avanti una ragazza, vedendoci, ci venne incontro agitando le braccia. Pensammo avesse bisogno di aiuto, invece voleva solo proporre “la sua compagnia”. Che ingenui!
Lungo la strada le indicazioni erano proprio scarse. Io alla guida della mia auto con Adolfo a lato cartina in mano e Luca seduto dietro. Non era ancora il tempo dei GPS. Sergio seguiva con la sua auto con a bordo Flavio.
Particolare impressione ci fece un passaggio a livello ferroviario. Il semaforo rosso scattò al mio arrivo e la sbarra scese molto velecemente tanto che rimbalzò sull’auto. Giusto il tempo di aprire la portiera e passò il treno a tutta velocità. Ci sentimmo miracolati.
Dopo alcuni errori di percorso arriviamo a Praga. La capitale si distingueva dal resto del paese. Strade, piazze, monumenti e negozi. Ma i negozi erano vuoti, senza merce. Ricordo una pasticceria dai banconi e vetrine completamente vuote e solo una torta da vendere.
Ricevevamo continuamente richieste di cambio valuta. Alla borsa nera cambiammo dei pochi dollari come consigliato e che avevamo ben nascosto per evitare che ci venissero sequestrati in frontiera.
Minacciava pioggia e pensando al campo dell’aeroporto di Melnik il giorno dopo acquistammo degli stivali di gomma all’equivalente di 50 centesimi di euro. E poi tutti al ristorante. Era uno dei migliori ristoranti. Il conto non andò altre i 4 euro a testa.
Nel pomeriggio ci spostammo a Melnik la cittadina a 10 km a nord di Praga sede del Campionato.
La città di Melnik era strana. Nessuno in strada. Poi d’improvviso tutti alla stessa ora probabilmente escirono dalle fabbriche e dagli uffici.
L’organizzazione ci aveva consigliato un campeggio, che loro chiamano Autocamp. I bungalow erano da due persone e noi eravamo cinque così che alla reception ci fu suggerito di far dormire uno di noi in macchina. Protestammo e ci fu assegnata un altro alloggio.
Le doccie e i bagni poco distanti ci fecero perdere tempo e così ritardiamo l’orario della cena. In quegli anni i camerieri e gli addetti alla ristorazione rispettavano categoricamente l’orario di lavoro. Per cui si prospettò il fatto che saltassimo la cena. Solo l’intercessione dei fantastici fratelli Malina risolvette il problema e ci servirono qualcosa di rapido da preparare.
Dopo cena, al briefing dei capisquadra, Adolfo mi chiese di accompagnarlo. Quando entrammo tutti i concorrenti e commissari di tutte le nazioni vennero a salutarmi. Mi conoscevano perché erano sempre stati alla nostra gara a Melzo dove ogni anno facevo parte dell’organizzazione.
Nell’autocamp i bagni erano in comune poco distante dai bongalow così la sera incotrammo alcuni studenti in vacanza. Stentando un po’ di inglese e molti gesti ci fecero capire senza mezzi termini di portarli con noi in Italia, ma chiaramente non era possibile.
Dopo una notte tranquilla, è la mattina della gara. C’era adrenalina nell’aria. Giungiamo sul campo. La gara si svolse sull'aviosuperficie di Melnik a pochi chilometri da Praga. Gli altoparlanti trasmettono musica forse un po’ datata e comunque di non gradimento di Flavio che si aggirava con indosso le cuffie antirumore creando un po’ di ilarità tra noi. Ci allineamo con gli altri concorrenti per i controlli di misura e la punzonatura dei modelli. Fummo chiamati per allinearci e seguire l’inno nazionale e il discorso in lingua ceca del politico di turno. Ci fu assegnato anche un commissario politico che parlava italiano e ci seguiva in ogni dove.
La gara iniziò con i lanci e batterie con qualche nostra difficoltà ed inesperienza nella partecipazione ad un Campionato Europeo.
Un camiocino portava i concorrenti dalla zona della preparazione alla pista di lancio. Ai lati del camioncino c’erano degli striscioni con delle scritte. Chiedemmo così una traduzione al commissario politico e lui con nostra sorpresa disse “slogan di partito” con un aggettivo che non scrivo.
Nella zona del parcheggio un baracchino vendeva polli allo spiedo. Franco Marabelli allora presidente del Gruppo Mach Aurora che era qui chiamato in qualità di giudice internazionale, acquistò per sé e sua moglie un pollo arrosto. Una volta finito passarono gli ossicini al loro cane. Il commissario politico si avvicinò velocemente e chiese a Franco di spostare il cane e il suo pasto in una zona più nascosta. Scoprimmo che per molti cecoslovacchi quel pollo era una spesa insostenibile e non era “bello” secondo lui lasciare neanche gli avanzi al cane.
Noi invece ci portammo la pasta italiana e la cucinammo direttamente sul campo con i fornelli da campeggio. E chiaramente fummo fotografati da tutti i concorrenti stranieri.
Un biglietto sul parabrezza per vendere oggetti. Si respirava un’aria di attenzione e di sospetto. Mi accorsi che c’era un bigletto sul parabrezza della mia auto nel parcheggio. No, non era una multa. Era per segnalare che, se avessi avuto necessità di acquistare accessori o materiale modellistico, avrei potuto avvicinarmi ad una auto in un lato del parcheggio. Chiaramente la vendita era “sottobanco” da aeromodellisti cecoslovacchi che arrotondavano producendo in proprio del materiale e, a dir il vero, anche di una certa qualità. Quindi avvicinandomi all’auto indicata il proprietario che si teneva a distanza aveva modo di distinguere il possibile compratore da un eventuale commissario politico.
E la gara? Purtroppo non riuscivamo a mantenere le promesse. Probabilmente a causa di una prevedibile emotività. Accentuata forse dal fatto di essere alla prima gara internazionale. La presenza della squadra americana, poi, aveva dato, una importanza quasi mondiale alla manifestazione (44 concorrenti da tutta Europa), e le continue richieste di foto di gruppo, l'attenzione riservataci dalla Rivista Modela e dagli organizzatori, aumentavano ulteriormente la tensione in noi, con il risultato di falsarne notevolmente il comportamento in gara. Questa la mesta giustificazione data agli sponsor.
La gara si svolse in due giorni. In queste occasioni è abitudine degli organizzatori ospitare, il sabato sera, i concorrenti, provenienti da tutta Europa, ad una cena di Gala. Quella volta fu organizzata presso il Castello di Melnik. Con la “allegra” compagine italiana entrammo tra i primi nella vasta sala da pranzo e subito ci accorgemmo che il nostro tavolo, identificato da una bandiera tricolore segnaposto, era in una posizione non bellissima. Un po’ defilata. Con una mossa furtiva, lestamente sostituimmo la nostra bandiera con quella di una delle due Germania. Senza però accorgerci che avevamo posto così le due Germania a breve distanza tra loro. Questi senza nessuna esitazione, atleti tedeschi dell’est e dell’ovest, unirono i loro tavoli sotto un fragoroso applauso da parte di tutti i partecipanti. I tempi erano maturi! Infatti, in quella stessa estate a Berlino un dimostrante salì a cavalcioni sul muro e lo prese a martellate. Il 09 novembre 1989 cadde il muro e, successivamente, il 03 ottobre 1990 le due Germania furono unite.
Noi della squadra italiana indossavamo una bella maglietta bianca con il colletto e i colori dell’Aero Club Milano. Alla fine, della gara, la moglie di Marcus Griggs, che ne era anche il suo meccanico, mi chiese di regalarle la T-shirt. Io certamente accettai, mentre il marito suggeriva di scambiare la maglietta, come si usa tra giocatori alla fine dei più importanti incontri di calcio.
Questa gara internazionale fu per me una grande esperienza che porto tuttora nel cuore!
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