Parigi Praga
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Da Parigi a Praga sulla PanEuropea
Parigi – Praga
Da Parigi a Praga o… da Praga a Parigi? In quale direzione intraprendere questo
viaggio?
La PanEuropea viene sovente descritta in Internet partendo da Parigi, ma le
tracce GPS che invece ho trovato, erano sempre in senso opposto. Quale direzione
scegliere?
La scelta della direzione doveva necessariamente seguire determinati parametri.
Le variabili delle pendenze da superare per esempio, ma anche il vento prevalente.
Dai siti Internet ho scoperto che statisticamente, nel periodo di fine luglio, il
vento spira da ovest verso est. Inoltre le pendenze del primo tratto francese sono
in leggerissima salita, ma non impossibili. Bene, la scelta è fatta: da Parigi a
Praga!
13/07/2012 – Treno Milano – Parigi. Ore 22.00 – Stazione Centrale di Milano.
Il treno è il Thellò, con carrozze letto, che raggiunge Parigi viaggiando di
notte. Questo è perfettamente adatto per essere già nella mattinata a Parigi pronto
per il viaggio. Sistemo la bici, smontata e impacchettata, nel portabagagli alto
sopra il corridoio, con l’aiuto di altri passeggeri, e mi preparo per la notte.
14/07/2012 – Parigi – Isle les Villenoy
– 59.7 km.
Il viaggio in treno scorre tranquillo. La mattina, appena sveglio, mi preparo
con l’abbigliamento ciclistico e, sceso dal treno, trovo un angolo tranquillo della
Gare de Lion, per rimontare la bici. In breve, sono già a pedalare tra le strade
di Parigi. Direzione: la Torre Eiffel. Infatti, mia intenzione partire, per questo
viaggio, dal simbolo storico della città.
Oggi, 14 luglio, è festa nazionale! Parigi è un brulicare di gente e alcuni
blocchi alla circolazione, anche per i ciclisti, mi creano dei problemi. Sono passati
alcuni anni da quando ho visitato l’ultima volta la città, ma ricordo ancora le
vie principali, così passo davanti al Petit Palais, poi a Notre Dame e, seguendo
la riva sinistra della Senna, arrivo ai giardini e quindi alla base della famosa
torre. Ci sono molte piste ciclabili e abbastanza diffuse le bici di uso collettivo.
Suscita la mia curiosità anche un parcheggio riservato alle auto elettriche con
l’apposito dispositivo per la ricarica delle batterie.
La torre Eiffel ha sempre un insolito fascino! Attraverso il Parc du Champ de
Mars e mi mescolo tra i turisti. Anzi mi faccio, da loro, aiutare per la classica
foto di rito.
Sono già le 11e30. È tempo di partire. Devo riattraversare la città. Le manifestazioni
e i cortei militari mi obbligano a diverse variazioni di percorso.
La ciclabile della PanEuropea, asfaltata per i primi 30 km, parte dalla Gare
dell’Est o meglio dalla piazza della Bastiglia. Esattamente dove il Canal Saint-Martin,
unisce la Senna e il canale dell’Ourcq che seguirò fino a Claye-Souilly, la fiorente
città visitata da numerosi escursionisti e ciclisti.
Il sole spunta tra grosse nubi e l’aria è abbastanza fresca e umida.
Questa zona, durante il periodo della rivoluzione industriale era residenza
di classi operaie. Oggi, invece, un luogo per il tempo libero e la cultura.
Il canale fu completato all’inizio del 1800 e fu costruito come “scorciatoia”
per raggiungere la Senna, ma successivamente si rivelò anche una ottima barriera,
dai quartieri ribelli dell’est di Parigi, durante la Rivoluzione francese.
Dopo poche decine di metri sono a costeggiare il Bassin de la Villette.
Il bacino ha una larghezza di 70 metri ed è lungo circa 700. Fu inaugurato da
Napoleone, e a quel tempo era un luogo alla moda. Successivamente, lo scavo dei
canali di Saint-Martin e Saint-Denis, e il sistema di navigazione verso Parigi,
resero il bacino solo centro di transito delle merci. Oggi, su tutto il perimetro,
numerose banchine di attracco sono per i battelli delle mini crociere. Sul lato
destro si trovano numerosi luoghi di incontro, magazzini, cinema, negozi e ristoranti.
Proseguo adesso attraverso una grande zona a verde. Da non credere, il Parc
de la Villette, che era il luogo della macellazione e della lavorazione della carne,
è oggi un avveniristico “Parco delle attività” che sfata il concetto di parchi e
giardini come luoghi di relax e ben ordinati! Con uno scontro di stili, il suo punto
focale è la Cité des Sciences. L’edificio principale è un museo High-Tech, quattro
volte più grande del Centro Pompidou.
Di fronte al Museo della Scienza e dell'Industria “galleggia” il Geode. Una
gigantesca sfera rivestita da lastre di acciaio inox, che riflettono la luce del
cielo e le nuvole.
All'interno, uno schermo a 180° è per i film Omnimax. Combinando la proiezione
a 70 millimetri e 30 fotogrammi al secondo con le poltrone oscillanti, creano una
reale sensazione di movimento durante la visione dei film.
La bella pista è asfaltata e a tratti addirittura in tartan, ma con parti in
pavé e dissuasori di velocità, che fanno sobbalzare le sacche laterali. Uscendo
da Parigi, continuo a seguire il canale navigabile dell’Ourcq attraversato da alcuni
ponti pedonali. Infatti, salto un ponte per continuare sull’altro lato del canale
e devo purtroppo tornare indietro. La ciclabile adesso corre tra il canale e la
ferrovia. Solo in corrispondenza di curve e restringimenti è presente un parapetto.
Ormai alla periferia della città entro direttamente nel Parc National Forestier
da la Poudreire de Sevran.
Il parco è ben tenuto e recintato. Alcuni viali fanno intravedere dei binari
ferroviari conglobati nella pavimentazione. Tra le diverse aree boschive, una palazzina
in stile liberty ospita un piccolo bar. Tutto intorno l’esterno una moltitudine
di gente ai tavolini si gode la giornata di festa e di sole. Scelgo per pranzo una
baguette. Il barista ci mette dentro di tutto, tanto che non riesco a finirlo e
una parte lo porto via con me.
Proseguo quindi costeggiando il canale e ormai nel pomeriggio inoltrato, con
una piccola nuvola fastidiosa, piove un po’. Sono in quell’ansa del canale prima
di Chantilly quando è ora di trovare da dormire. Non risulta facile e mi affido
al GPS. Devo fare così una piccola deviazione per raggiungere l’hotel più vicino.
L’hotel è della catena Formula1, un po’ ristretto con il bagno e doccia in comune
nel corridoio, ma va bene per solo 35 euro. C’è un distributore automatico di bibite
e bevande calde. Un the caldo dopo gli ultimi chilometri fatti sotto la leggera
pioggia è un gradito ristoro. In hotel non c’è posto per la bici così mi consentono
di portarla in camera.
15/07/2012 – Isle les Villenoy – Dormans
– 92.7 km.
La mattinata è fresca e il cielo, molto nuvoloso, non promette niente di buono.
Dopo la colazione devo ripercorrere, per qualche chilometro, la deviazione di ieri
sera e quindi in breve raggiungo Trilbardou.
Qui una gigantesca ruota idraulica alimentava d’acqua il canale dell’Ourcq de
la Marne. Oggi l’Usine élévatoire de Trilbardou, sostituita da pompe elettriche,
è divenuta un monumento storico.
La strada è a lato del canale e sovente si discosta per attraversare piccoli
paesini. Qui alcuni cartelli stradali ricordano agli automobilisti la prudenza nei
confronti dei ciclisti. Il profilo è ondulato. Nei pressi di un castello, quasi
una fortificazione che si affaccia sulla strada, incontro un ciclista che mi chiede
informazioni sulla mia bici Olympia. Scambio con lui alcune considerazioni sui viaggi
cicloturistici.
Alberi ad alto fusto mi accompagneranno per altri 30 chilometri, fino a Meaux.
Il percorso ora mi fa abbandonare l’asfalto e, dopo una bella salita in sterrato,
indicata come il Chemin de l’Ermitage, arrivo su di una altura, circondato da campi
di grano. Lo sterrato peggiora e quasi mi pento a aver abbandonato la strada asfaltata.
Tra grosse lepri, che si nascondono nel grano, al mio sopraggiungere e ancora salita,
incrocio una strada di grande traffico. Il mio GPS mi indica l’attraversamento,
invece di recente è stato costruito un sottopasso e ne approfitto in tutta sicurezza.
Sono contento di questo sottopasso, però, solo fino all’incrocio successivo!
Infatti, un enorme cumulo di terra sbarra la via fin oltre il marciapiede. Non ne
comprendo il motivo, ma, per superarlo, devo mettere in spalla la bici e arrampicarmi
sulla terra fangosa e resa scivolosa dalle recenti piogge. Successivamente una leggera
discesa mi permette di riposare un po’ e raggiungo Meaux. Una nascosta passerella
passa sopra la ferrovia e, un bel ponte ciclabile, supera il fiume e raggiunge una
zona residenziale di recente costruzione.
La cittadina di Meaux sul fiume Marna è considerata la patria del formaggio
Brie.
Già ai tempi dei Romani e dei Galli era un importante centro urbano. Fuori città
un monumento è in omaggio alle truppe americane che arrestarono l’esercito tedesco
nella battaglia della Marna.
Il Brie de Meaux, “il formaggio del re... e il re dei formaggi” disse Napoleone
I°, ma il Brie fece la sua prima apparizione storica nel 774 grazie a Carlo Magno,
che assaggiandolo avrebbe detto: "Ho appena scoperto una delle pietanze più
deliziose". Il principale elemento architettonico è la gotica Cattedrale di
S. Stefano.
Esco dalla cittadina, su un percorso che passa davanti all’edificio de l'Usine
de Traitement des Eaux Potables de Meaux, che risale ai primi anni del 1800.
Seguendo ancora il canale, spesso incontro molti monumenti in riferimento alla
prima guerra mondiale e della battaglia della Marna.
Il percorso è ora nuovamente su sterrato e a volte anche in single trek ai lati
di belle villette, ma le borse e le mie scarpe sono completamente infangate.
Ad un incrocio, ai margini di una zona boscosa, la strada è stata volutamente
sbarrata da grossi rami. Probabilmente le forti piogge l’hanno resa impraticabile.
Nessun problema, proseguo a sinistra su una strada che pare corra parallela al mio
percorso predefinito. Dopo qualche chilometro però tento il rientro sulla pista
indicata dal mio GPS, ma adesso è in sterrato pietroso in discesa. Credo sia più
opportuno, per il momento, rimanere sulla strada!
I campi si alternano tra coltivazioni di lattughe e granoturco. Però, malgrado
ormai manchi poco alla regione dello Champagne, del vino ancora nulla!
È il momento di pedalare lungo la Marna, a zig-zag, per altri 30 chilometri
fino a La Ferté-sous-Jouarre. Qui si susseguono piccoli tratti in pavé a zone impossibili
per le ruote della mia bici. Spesso la ruota posteriore perde aderenza ed evito
di sterzare velocemente per non cadere.
A La Ferté sous Jouarre, la locale delicatezza è una "macina" ripiena
di mousse al cioccolato. Infatti La Ferté è famosa per le sue macine da mulino,
con cui, il grano è macinato per le famosissime baguettes.
Le piste ciclabili sono indicate con GR11 e GR14 tra Ussy Sur Marne e Saulchery.
Superato il ponte, entro in un bel paesino con chiesa e mercato in piazza. Una
bancarella vende dolci. Almeno, credo che quelli esposti siano dolci! Ne compro
uno che sembra uno strudel per due euro e il tempo adesso migliora un po’.
L'autostrada E50, tra Parigi e Praga, corre lontana e parallela al mio percorso,
quando mi fermo per pranzo in un piccolo giardino. Mangio lo strudel, ma non mi
piace. Forse sarebbe stato meglio scaldarlo un po’ in forno. Lo mangio lo stesso,
perché purtroppo non ho niente altro ed è importante, adesso, una adeguata carica
di proteine.
Uscito dal paesino, sono di nuovo sulla ciclabile che costeggia il fiume. La
pista qui sinceramente non è bella per niente. Soprattutto per il fango e spesso
rischio di cadere. Alterno parti sulla ciclabile con tratti sulla provinciale. Un
tratto sterrato in particolare è davvero da MTB da gara! Percorro così la strada
cittadina parallela e senza traffico. Vedo e controllo comunque in distanza la ciclabile
infangata. A Azy sur la Marne sbaglio strada e in più inizia a piovere fortissimo.
Mi riparo un po’, ma poi proseguo per altri 10 km fino a Château Thierry.
Per raggiungere Château Thierry e il suo castello medioevale occorre aggirare
una piccola collina, ma ne vale la pena.
A Château Thierry soggiornò, nel 1435, Jeanne D'Arc (Giovanna d’Arco), come
riporta una insegna sulla volta di un arco in muratura. Infatti, molti sono i riferimenti
alla Pulzella di Orleans. Giovanna d'Arco, l'eroina nazionale francese è qui venerata
come una Santa. Riunì al proprio Paese parte del territorio caduto in mano inglese,
contribuendo a risollevarne le sorti durante la guerra dei cento anni e, nel 1920,
fu proclamata patrona di Francia.
Proseguo lungo il fiume della Marna, la sua valle e i suoi vigneti incorniciati
dalle creste delle colline, punteggiate dalle grandi pale eoliche.
Improvvisamente riprende a piovere, e rapidamente trovo un riparo di fortuna.
Troppo “di fortuna”, sono già bagnato! Ad ogni modo mi attrezzo per la pioggia.
Sono sulla D969, a sinistra della pista che è a ridosso del fiume, dove un single
track schifosissimo aumenta più volte il rischio di cadere. Decido, con l’aiuto
del GPS, una strada alternativa.
Sulla strada tra dolci colline, il percorso è abbastanza facile lungo il lato
nord del fiume, lontano dai camion e dal traffico.
Raggiungo Dormans e scorgo i cartelli del suo Ufficio del Turismo. La gentile
signora mi indica su una cartina i due hotel della città. Quando li raggiungo sono
entrambi chiusi. Così torno appena in tempo prima della chiusura dell’ufficio. La
veramente gentile signora a questo punto telefona e, dopo una breve discussione,
ne fa aprire uno per me. La stanza è veramente grande e accogliente. Dopo una doccia
ristoratrice, esco per cena e giro tutta la cittadina. I ristoranti, paninoteche
e fast food sono chiusi! Chiedo informazioni a un gestore di una birreria il quale
mi informa che il primo ristorante è purtroppo a sei chilometri da lì. Per fortuna
un negozio di frutta e verdura in piazza è ancora aperto. Compro anche dei tramezzini
e dei biscotti.
16/07/2012 – Dormans – Epernay 32.2 km, Epernay – Reims (treno), Reims – PanEuropea
39.1 km, PanEuropea – Saint Martin Sur 34.2 km – Totale in bici: 105.5 km.
Mattina soleggiata, finalmente! Ho fatto colazione con i biscotti comprati dal
fruttivendolo. Subito in partenza mi aspetta una dura salita. Fino al Memorial della
battaglia della Marna. A tratti, su sterrato, devo spingere la bici a mano, ma la
campagna attorno è davvero molto bella.
Il Memoriale è un imponente edificio a cui si adduce da una monumentale scalinata
che parte da un bel giardino dove si trovano una meridiana e la tavola d’orientamento
che indica i nomi dei villaggi della valle della Marna dove si svolsero le battaglie
del 1918.
Adesso sono sulla D18 per un breve tratto, poi a sinistra, tra i campi coltivati
e le vigne.
Ogni villaggio che si incontra ha numerose case produttrici di champagne, riconoscibili
dalle belle insegne in ferro battuto o anche un piccolo torchio delle viti quale
simbolo di riconoscimento.
E ho già la borraccia asciutta! Ho qualche difficoltà a trovare delle fontane
e quelle poche che trovo sono di acqua non potabile. In questa zona sarebbe più
facile trovare dello Champagne da mettere nella borraccia piuttosto che della semplice
acqua! Ancora una salita su erba e una gradevole discesa su asfalto senza traffico.
Di nuovo ripida salita e devo spingere. Una ennesima deviazione mi porta sulla strada
trafficata D3 che corre parallela alla pista, ma pericolosa. Non è facile e ora
sono un po’ stanco.
Lascio la strada nazionale per girare a destra verso la città di Oeuilly e ritorno
finalmente sul percorso prestabilito.
La strada indicata come la Rue de Champagne, fatta fino ad adesso è abbastanza
piacevole. Tutta a saliscendi, ma asfaltata tra bei paesini, passando in mezzo alle
proprietà di case vinicole.
Davanti ai filari della vite sono spesso piantate delle rose. Questi sono come
dei sensori per segnalare ai contadini eventuali malattie delle piante. Le rose
infatti, più sensibili e delicate, si ammalano prima.
All’incrocio, il GPS segnala la strada più a monte, mentre io mi trovo su una
sua parallela. Quella che indica il GPS è in mezzo al bosco con divieto di accesso
(il percorso GPS era forse al contrario?). Preferisco scendere sulla D3 anche perché
sono ormai a 10 chilometri da Epernay.
In questo tratto le doti di navigazione dei ciclisti sono messe a dura prova!
Già “navigazione”!
La regione dello Champagne-Ardenne è bagnata da 600 km di canali e vie navigabili
costituite da parti della Mosa, della Marne, della Senna, e da numerosi canali.
Questa rete è aperta alla navigazione di battelli da crociera e house-boats senza
bisogno di patente nautica e di piccole barche a motore. Le imbarcazioni offrono
l'occasione di conoscere la regione da un punto di vista diverso e di scoprire paesaggi
spesso inaccessibili.
All’ingresso di ogni Comune, il cartello che ne indica il nome, reca anche una
classificazione turistica, con il simbolo dei fiori.
In Francia la regione Champagne-Ardenne ha conquistato il primo posto nella
classificazione delle "Villes et Villages Fleuris". Valutati da uno a
quattro fiori, l'attribuzione del marchio si basa sull’apprezzamento del patrimonio
paesaggistico e verde del Comune, degli sforzi per il miglioramento degli scenari
urbani, lo sviluppo e gli interventi di animazione e valorizzazione turistica. Tra
i più premiati è Epernay che raggiungo in breve.
Nel cuore dei vigneti, Epernay è famosa nel mondo come la “Capitale dello Champagne”.
Questo sito straordinario, le sue vigne e le cantine, accolgono ogni anno circa
450.000 visitatori da tutto il mondo. Epernay, centro di un importante mercato internazionale,
ha una storia legata alla produzione e all’esportazione dello champagne. Nel Quartier
Generale delle grandi case di produzione, l'Avenue de Champagne è costellata di
numerosi palazzi del XIX secolo, rinascimentali o neoclassici che ospitano le sedi
delle più prestigiose “maisons dello champagne” come Moët et Chandon, Perrier Jouët,
Mercier e De Castellane. Ma a Epernay il vero grande spettacolo è sottoterra, nelle
cantine.
Le cantine Moët & Chandon sono come un dedalo con più di 100 km di tunnel,
scavati nel terreno gessoso, che contengono i prestigiosi tesori!
Da Epernay voglio raggiungere in breve tempo Reims e le sue cattedrali Patrimonio
dell’Unesco. Reims è situata più a nord fuori dall’allineamento Parigi Praga. Ma
a una distanza comunque raggiungibile.
Alla stazione ferroviaria, un giovane addetto alla biglietteria mi suggerisce
di acquistare il biglietto per Reims dalle macchinette verdi, piuttosto che da quelle
blu. Infatti quelle verdi sono Regionali e costano meno.
In appena 22 minuti arrivo a Reims una delle destinazioni francesi da non perdere.
La città di Reims è arte e storia, infatti, ben quattro dei suoi siti sono classificati
nel patrimonio mondiale dell’UNESCO.
La Cattedrale Notre Dame di Reims è un capolavoro dell’arte gotica e una delle
più grandi realizzazioni dell’Europa medievale. Più di 2000 statue scolpite ne segnano
il carattere unico ed eccezionale. La Cattedrale, costruita nel Medio Evo, è il
monumento più famoso della città, fu destinato ad accogliere la consacrazione di
ben 33 Re di Francia, da Clodoveo a Carlo X, gioiello dell’architettura gotica francese,
con il magnifico “Angelo che sorride” diventato il simbolo della città.
Il Palazzo del Tau, antica residenza dell’arcivescovo di Reims, oggi sede del
Museo, il suo nome deriva dalla pianta dell'edificio a forma della lettera greca
tau. Inserito nell'elenco dei Patrimoni dell'umanità dell'UNESCO dal 1991, è visitato
da circa 100.000 visitatori ogni anno.
Da qui mi sposto all’altra Cattedrale della città, quella di Saint Remì. A differenza
della Cattedrale di Reims, qui tutto attorno, mi delude un po’ per l’incuria dei
giardini e delle strade.
La Basilica di Saint Remì, meraviglia del romanico che ha festeggiato il millenario
nel 2007, è il luogo dove è stata conservata, fino alla Rivoluzione Francese, la
Santa Ampolla, indispensabile alla consacrazione dei Re di Francia. Insignita del
titolo di Basilica minore, denominazione onorifica che il Papa dà ad edifici religiosi
cattolici particolarmente importanti, le vetrate nell'abside, come pure gli arazzi,
rappresentano la storia di San Remigio, e dell'abbazia benedettina attigua.
L’Abbazia di Saint Remi, luogo chiave della storia di Francia e della spiritualità,
ospita un ricco museo di storia e archeologia della città di Reims. L'Abbazia, fondata
intorno all'anno 1000, conserva le reliquie di San Remigio, vescovo della città,
che convertì al Cristianesimo il re dei Franchi Clodoveo I il giorno di Natale del
496.
È ora di ritornare al percorso originario dopo la bella deviazione di Reims.
Seguo la ciclabile su sterrato, lungo il canale navigabile de l'Aisne a la Marne
in direzione sud-est indicata come V30. Dopo pochi chilometri però nei pressi di
Sillery la pista diventa impraticabile e con l’aiuto del GPS mi sposto sulla D37
che però è tutta un saliscendi. Passo davanti ad un cimitero di guerra americano
a 10 km dalla PanEuropea, che approccio a Condè sur Marne. Numerosi piccoli villaggi
ai lati della strada nel mio passare.
Le alzaie del canale sono strade a volte sterrate, non sempre piste ciclabili
vere e proprie, ma è proprio bello attraversare i numerosi villaggi che si incontrano.
Dopo pochi chilometri sono nei pressi di Châlons en Champagne e trovo un discreto
hotel a Saint Martin sur le Prè. L’hotel Balladins è un po’ fuori città, ma giusto
all’esterno trovo un ristorante cinese della serie “all you can eat”. La cucina
un po’ pesante ma comodo.
17/07/2012 – Saint Martin sur le Prè – Commercy 132.0 km.
La mattina si preannuncia fresca e molto nuvolosa.
Dopo colazione mi dirigo verso Châlons-en-Champagne, tornando sul lato nord
della Marna e seguendo la D1.
Nel cuore della regione di Champagne-Ardenne, Châlons-en-Champagne è stata per
lungo tempo un crocevia economico, per la sua posizione strategica sulla Marne e
sulla via Agrippa, la strada romana che collegava Roma con Boulogne-sur-Mer. Immersa
in un ambiente naturale particolarmente piacevole, la città deve ai numerosi corsi
d’acqua, che la attraversano, il soprannome di “piccola Venezia”. La vita artistica
della città è in grande sviluppo, come l’artigianato. In particolare, per la lavorazione
della pietra, la scultura e le vetrate. Châlons-en-Champagne, che ha conservato
nel corso dei secoli un importante patrimonio architettonico, è una città dove è
piacevole passeggiare per le strade fiancheggiate da case a graticcio o lungo i
canali. La visita della città è un vero momento di relax, tanto è costellata di
soste in splendidi giardini e spazi verdi. La Cattedrale Saint Etienne, bell’edificio
gotico, è famosa per lo splendore delle sue vetrate. Ma è soprattutto davanti alle
vetrate della Notre-Dame-de-Vaux, classificate dall’UNESCO, che si rimane incantati.
Dalla Place de Mairie, la piazza di fronte all'Hotel de Ville, luogo pubblico
principale della città, mi sposto in direzione nord-est, verso la piccola cittadina
di L’Epine.
L’Epine è sede di una basilica Patrimonio dell’Unesco e richiede una escursione
di andata e ritorno.
La strada è un rettilineo un po’ pericoloso. Nella prima parte molto trafficata
con molti camion. Successivamente scorgo una strada di campagna che scorre a lato
che mi conduce fino nella piccola cittadina. La fantastica Basilica merita sicuramente
la deviazione.
Adagiata nella grande pianura agricola della regione dello Champagne, la Basilica
di L’Epine, dalle dimensioni di cattedrale, è meta di grandi pellegrinaggi. Elevata
su una piccola altura, la basilica appare già da lontano. Sarebbe stata edificata
dopo la scoperta da parte di un pastore, verso il 1400, di una statua miracolosa
della Vergine. Il materiale strutturale è una pietra bianca, insieme al gesso di
Champagne, che si trova sul posto, utilizzato per le arcate e le volte.
Ritorno a Châlons sulla stessa strada e riprendo la pista PanEuropea, tra campagne
di girasoli e coltivazioni di ortaggi in genere.
Su strade secondarie, con traffico leggero, si pedala abbastanza facilmente.
Spesso però le piccole città, lungo la strada, non hanno servizi. Sembra di essere
in una zona residenziale. Per fortuna a La Chaussée sur Marne trovo una boulangerie.
Baguettes, coca-cola e ricarica della borraccia.
Seguo il percorso sull'alzaia del canale laterale della Marne, o sulla via GR654
e poi sulla strada D760, che corre lungo il canale. Nelle indicazioni stradali la
lettera "D" indica le strade Dipartimentali e la lettera "N"
le strade Nazionali, che bisogna evitare.
La pista è abbastanza piatta e in alcuni momenti tra piccoli boschi. A tratti
è a lato della strada, per poi distaccarsi nei pressi di Vitry le Francois e svoltare
decisamente a est.
Uso la ciclabile a nord della cittadina di Vitry, punto di incontro di diversi
canali, ma senza fermarmi, proseguo in direzione nord-est tra campi di granoturco,
girasoli e verdure tra fattorie sparse.
Qui abbandono la Marna per seguire il corso del fiume La Saulx e poi l’Ornain.
Panino al prosciutto, croissant con le mele e una bottiglia di acqua per 6 euro!
Ancora la pista su sterrato che, per un tratto, costeggia la ferrovia.
Da Vitry en Perthhois a Landstassen incontro poco traffico, diretto alla prossima
meta di Bar le Duc, città d’arte e di storia.
Adesso sto attraversando praterie e enormi campi di grano ed erba medica in
una leggera e costante salita, sempre di compagnia delle pale eoliche sulle vicine
grandi colline.
Poi riprendo il canale da Revigny a Bar-le-Duc, piatto e bello. In alcuni punti
si ha in ordine il canale, l'alzaia, la strada e la ferrovia, tutte una al fianco
dell’altra.
Ancora qualche chilometro non ben indicato, ma per fortuna il mio GPS fa il
suo dovere e raggiungo Bar le Duc e il suo Chateax Marbeaumont.
Simpatico è il monumento agli inventori della bicicletta. A immagine del Manneken
pis di Bruxelles, questo monumento è intitolato a Pierre Michaux, fabbro originario
di Bar-le-Duc. Questi fu l’inventore che aggiunse i pedali alle biciclette nel 1860.
Lui, o suo figlio Ernest, adattarono leve e pedali sulla ruota anteriore di una
draisina o dandy-horse. Il telaio fu rifatto in ghisa e imbullonato, invece dell’originale
in legno. Questo per renderlo più elegante e per una migliore produzione di massa.
Però, divenne ben presto evidente che ben 45 kg di ghisa e telai non abbastanza
robusti necessitavano di un nuovo progetto, che portò ben presto alla costruzione
di biciclette con telaio diagonale.
Bar-le-Duc, capitale del dipartimento di Mense, è una città medievale arroccata
su una scarpata.
Una passeggiata attraverso la "città alta" fa scoprire uno degli edifici
rinascimentali più belli di Francia, lo Chateax Marbeaumont. Questo Castello fu
costruito da un banchiere per mostrare il successo della sua banca. Così lui copre
l’edificio con tutti i lussi e sfarzi dell’epoca. La facciata è in mattoni e pietra
e il tetto in ardesia e zinco.
Bar le Duc è anche famosa per una specialità tipicamente francese. Il “caviale”
ovvero una marmellata di ribes rosso senza i semi! Infatti a Bar-le-Duc, dove sono
pazienti quanto golosi, rimuovono tutti i semi dai ribes! Victor Hugo e Alfred Hitchcock
ne andavano abbastanza matti.
Uscito da Bar le Duc, la pista in asfalto è al fianco del canale navigabile
con diverse chiuse di sbarramento e indicata con il simbolo verde del ciclista.
Pedalo per circa 20 km lungo il Canal de la Marne au Rhin su strade di campagna
fino a Ligny-en-Barrois. Questo tratto di ciclabile è molto bello e di conseguenza
molto frequentato da tanti ciclisti. Tra allevamenti al pascolo di pecore, mucche
e cavalli, arrivo al piccolo porto di Randonnee en Vallee de l'Ornain.
E ancora problemi con la ricerca dell’acqua. Il cielo è migliorato e un gradevole
vento a favore mi aiuta nella pedalata. Sono sul lato destro del canale quando ad
un tratto un airone vola al mio fianco a pelo d’acqua sopra il canale. Sono ammirato
e troppo tardi estraggo la macchina fotografica. Un cartello, forse orientato male,
mi fa sbagliare, ma poi confronto il tracciato con il GPS. Mangio qualcosa e una
mamma in bici col bambino passando mi augura buon appetito. Sono poco prima di Menaucourt.
Dopo Menaucourt, nei pressi di Naix Aux Forges, abbandono momentaneamente il
Canal de la Marne au Rhin, per andare ad incrociare la Meuse e successivamente ancora
il Canale.
Lungo questa scorciatoia una cortina di strutture eoliche cattura il vento che
ancora mi sta gradevolmente aiutando nella mia pedalata. La strada è attraverso
la verde campagna senza traffico e a tratti attraverso piccoli paesi. Raggiungo
Marson Bourboure e finalmente adesso, le fontane con acqua potabile, sono molto
frequenti. Con l’aiuto del vento riesco a tenere i 26-27 km/h. Sono sempre sulla
strada D29 e attraverso delle zone rurali tra piccole fattorie e installazioni per
l’energia eolica. Sono vicino ad una base aerea. Pedalando seguo il volteggiare
dei piccoli aerei, alcuni dei quali compiono piccole evoluzioni.
Arrivo a Void-Vacon intorno alle 17e30. È ora di trovare da dormire. Scruto
ogni cartello e ogni indicazione, ma invano. Neanche il GPS mi segnala alloggi nei
pressi. Con un po’ in ansia chiedo agli abitanti della piccola cittadina. “L’alloggio
più vicino è a 8 km a nord di Void e per raggiungerlo ci sarà una lunga salita”
mi avvertono. Non c’è alternativa, devo andare a nord, a Commercy. Infatti, come
correttamente indicato, alle porte della città, trovo rapidamente l’hotel “Madeleine”.
A Commercy il dolce tipico è appunto il "Madeleine". Inventato alla
corte del re Stanislao nel 18° secolo, è una miscela leggera di zucchero, burro,
uova, farina e limone, a forma di conchiglia allungata.
Qui il palazzo del re Stanislao e il palazzo della musica sono gli edifici storici
più rilevanti.
L’hotel è molto confortevole e la cena è servita nel salone al piano terra.
Qui incontro degli italiani, a Commercy, per un lavoro a un impianto tessile. Scelgo
il menù fisso che prevede la classica entrecote con patate e una deliziosa creme
caramel.
18/07/2012 – Commercy – Dombasle sur
Meurthe 113.2 km.
Questa mattina il cielo è terso e già il sole tenta di riscaldare, un po’, la
fresca mattinata.
Sto pensando che troppo spesso ho perso tempo in interpretazioni del percorso
e dei cartelli e troppo spesso ho preso direzioni sbagliate.
A Foug acquisto un panino e una lattina di aranciata per 3.30 euro ed ecco la
città di Toul. La sua cattedrale di St. Etienne, in stile tardo gotico, domina la
città circondata da mura tra incantevoli spazi pubblici e bellissimi fiori.
Da Toul proseguo a destra per seguire la Mosella con le sue chiuse in salita.
La pista ciclabile adesso è davvero fantastica e accoglie molti ciclisti che si
godono, anche la bella giornata. A tratti sono su un lato un bel bosco e il vento,
anche oggi, prosegue ad aiutarmi. La decisione presa per la direzione del percorso,
da Parigi verso Est, è stata davvero corretta!
È ora di pranzare. Il panino acquista maggior sapore in una area attrezzata
di tavoli in pietra disposti lungo il fiume. Vicino, una famigliola sta apprestandosi
a una grigliata e i bambini chiassosi giocano intorno.
Sono nella zona meridionale del Parc Naturel Régional de Lorraine e la pista
è la Veloroute “Charles le Temerarie”, che mi conduce verso Nancy, seguendo un altro
canale che collega il fiume La Meurthe.
Il percorso della PanEuropa bypassa Nancy a sud, ma una deviazione è davvero
necessaria per visitare la città piena di ricchezze culturali e storiche.
Poi arrivo a Nancy e di nuovo mancano dei cartelli. In piazza entro nel locale
ufficio del Turismo e faccio presente la mancanza. Mi dicono che altri ciclisti
hanno segnalato questa situazione, ma attendono che intervengano a più presto le
autorità competenti.
Nancy, antica capitale della Lorena, è oggi una delle più belle città della
regione francese. Con un passato avventuroso e sotto la guida dell’amatissimo duca
Stanislao, che le regalò un rinnovato prestigio architettonico e culturale, vide
contendere il primato artistico addirittura a Parigi.
Al duca Stanislao, tanto importante per la crescita della città, è dedicata
la bellissima Place Stanislas, cuore di Nancy, sempre brulicante di affascinati
visitatori e dichiarata, non a torto, patrimonio dell’umanità dall’UNESCO.
La piazza è costeggiata da una splendida schiera di monumenti decorati in ferro
battuto, ornata da balconate e cancellate in ottone, che sono gli elementi caratteristici
della città. Una piazza barocca, sontuosa, ma equilibrata nelle dimensioni. Colpisce
per il bianco abbacinante della pavimentazione che risplende anche la sera!
L’Hotel de Ville (Municipio), il Museo delle Belle Arti, la Fontana di Nettuno,
l’Arco di Trionfo e i numerosi e raffinati ristoranti, sono alcuni dei dettagli
che non si possono trascurare guardandosi attorno dal centro della piazza.
Da una delle tante aperture, che danno sulla piazza, si raggiunge poi il Parco
della Pépinière, abbellito da un rigoglioso e caratteristico giardino all’inglese,
e poco lontano ci si imbatte nella imponente Basilica di Saint Epvre.
Vale poi la pena di lasciarsi trasportare dall’atmosfera spensierata e allegra
della bella Rue des Marchéaux, preparandosi a scorrere di fronte ad alcuni dei migliori
esempi di Art Nouveau della città.
Infine, percorrendo l’Arc de Triomphe e l’alberata della piazza, si raggiunge
il Palais du Gouvernement in Place de la Carrière.
Fuori Nancy prendo la strada D2 e poi la ciclabile sterrata vicino al canale
De La Marne Au Rhin che ora, per un tratto, è in discesa.
Alla mia destra c’è Saint Nicolas de Port. È già tardi e devo trovare un hotel,
così decido di non compiere una ulteriore deviazione.
Saint Nicolas de Port è però un centro con una spiccata vocazione ai maestri
del cioccolato, della pasticceria e anche del vetro colorato. Spiccatamente ambientalista
sta provvedendo alla salvaguardia delle cicogne. Se nel 1960 queste erano quasi
sparite, oggi vivono sul territorio del comune più 80 esemplari. Ma è tardi e proseguo
per fermarmi all’hotel Bis di Dombasle sur Meurthe.
Dombasle sur Meurthe si trova alla confluenza del Meurthe e del Sanon.
Dal 1873 sorge qui la fabbrica della Solvay, fondata da Ernest Solvay, ingegnere
belga attivo nella industria chimica e della plastica. Infatti, il sito di Dombasle
è uno dei più importanti in Europa e attualmente impiega più di 400 tecnici.
19/07/2012 – Dombasle sur Meurthe – Strasburgo 144.0 km.
Questa notte ha piovuto, ma ora le strade sono asciutte.
Riprendo la ciclabile sterrata vicino al canale in leggera discesa, purtroppo
senza un deciso interesse paesaggistico, fino a Sarrebourg.
La rete dei canali navigabili in questa regione è davvero molto vasta e intricata.
Questo canale mi accompagnerà fino a Strasburgo. Occorrerebbe fermarsi ad ammirare
il ritmo della vita dei turisti su di loro.
A Lorquin, il sentiero lastricato ciclabile lungo l'ex ferrovia conduce direttamente
alla città di Sarrebourg.
I campi coltivati e le colline sono la meraviglia di questo tratto. Dall’alto
si godono in ogni direzione spettacolari paesaggi delle enormi aziende agricole.
In generale sto seguendo il percorso della Paneuropa, ma anche se le strade
“D” sono facili da percorrere, purtroppo sento a volte la mancanza un più precisa
segnaletica.
La città è bella e molto tranquilla. Sarrebourg, situata a lato del fiume Sarre
non ha particolari monumenti storici, ma prevalgono industrie e le fonderie, collegate
ai piccoli giacimenti di ferro e di carbone nelle vicinanze.
Esco da Sarrebourg in direzione dell’aeroporto e subito dopo incrocio il Canale
Au Rhin.
L’aria è fresca e il cielo nuvoloso.
Mi dirigo verso il “ligne de partage
des eaux Sarre/Rein.
Nella parte superiore del Canal de la Marne au Rhin. A 50 km a nord ovest da
Strasburgo, un paio di gallerie attraversano le colline, facendo risparmiare la
onerosa costruzione di numerose chiuse per le barche. Scavalcare la cima della collina
avrebbe fatto perdere moltissimo tempo alle imbarcazioni.
Un primo Tunnel è quello di Niderviller lungo 470 m, al quale si aggiunge un
secondo a Arzviller di 2306 metri.
Mi fermo sul piazzale di sosta dove il canale-tunnel esce dalla montagna. Il
canale è navigabile e permette alle imbarcazioni di “attraversare” la montagna.
Il canale è stretto, quindi le imbarcazioni procedono in senso unico alternato.
Nell’attesa alcuni ragazzi improvvisano, nel piazzale, una partita di pallone.
Poi mi sposto a poca distanza, sempre a Arzviller, per visitare il piano inclinato.
Gli ultimi metri, per raggiungere l’ingresso turistico di questa grande opera ingegneristica,
sono su una decisa salita.
Qui un eccezionale ascensore è per barche! Una enorme vasca lunga 45 metri,
che ospita fino a quattro barche contemporaneamente, viene fatta salire o scendere
lungo la parte scoscesa della collina su dei binari. Questo ascensore per imbarcazioni
sostituisce ben 17 chiuse.
Ritorno poi sul percorso prestabilito e mi ritrovo su una strada un po’ troppo
trafficata. Ad un tratto scorgo la pista alla mia sinistra, ma un, se pur piccolo
canale, ci divide e non c’è modo di oltrepassarlo. Proseguendo scorgo un ponte arrugginito
e chiuso al traffico. Decido di passare malgrado il divieto e spero che il ponte
regga al mio passaggio.
Dopo pochi chilometri lascio la regione della Lorena e sono in Alsazia e già
tutto sembra più tedesco.
Dall'alto, sulla pista ciclabile asfaltata, sto seguendo il percorso di numerose
chiuse ormai abbandonate, tra bellissimi boschi, in un percorso favoloso, tra vecchie
chiuse arrugginite, bacini d'acqua, piante acquatiche e le case in muratura per
lo più abbandonate.
Sto attraversando la punta meridionale del parco nazionale dei "Vosges
du Nord". Questo parco è stato riconosciuto come riserva della biosfera dall’Unesco.
Qui sono su uno dei tratti più belli dei Vosges, che corre lungo l'alzaia della
Marne-Reno. La pista ciclabile attraversa la stretta valle dello Zorn fino a Saverne,
la porta Alsazia.
Arrivo a Saverne definita la citta delle rose. Qui degno di nota è il maestoso
castello di Rohan dalla solenne facciata di arenaria rosa e con il suo fantastico
roseto.
La vicina Torre Chappè Telegraph era usata come linea telegrafica che collegava
Parigi a Strasburgo intorno al 1800.
E ancora, forse, salto una indicazione e perdo mezzora in una deviazione, prima
di incrociare la Pista de Fortes. A questo punto chiedo indicazioni, a due anziani,
lungo il canale. Uno dei due ha una maglietta con scritto “Little Italy” e mi indica
di svoltare a sinistra per portarmi sull’altro lato del canale e poi di andare sempre
dritto, indicandolo con un braccio che, dall’alto si porta in orizzontale che, nella
gestualità internazionale, indica “di qua, sempre dritto”. Poi aggiunge che sua
moglie è di Benevento e accenna a qualche parola in italiano.
La pista è tra deliziose foreste e ampi prati nella zona del Hochfelden, una
roccaforte dell’arte della birra. Poi Brumath che in epoca romana era conosciuta
come la capitale dell'Alsazia.
Ai confini della città di Strasburgo la pista ciclabile è molto affollata e
richiede una guida prudente.
Arrivo a Strasburgo lungo il canale de la Marne au Rein e con emozione sono
davanti al palazzo del Parlamento Europeo. Poco distante c’è il Palazzo d’Europa
e la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo. La via ciclabile che circonda i Palazzi
è intitolata ad Acide de Gasperi.
Alcune tende intorno al palazzo mi fanno pensare a dei campeggiatori più o meno
abusivi. In realtà queste genti sono qui per esprimere la loro protesta alla Corte
Europea. Infatti numerosi cartelli, danno informazione e spiegano le azioni e motivi
del loro gesto.
Strasburgo è una città bellissima sita a metà strada tra Parigi e Praga, da
sempre crocevia dell'Europa. Il suo nome in tedesco significa “borgo di strade”.
Città aperta e cosmopolita, dove cattolici e protestanti vivono in armonia e pregano
nella stessa cattedrale. Infatti, il suo cosmopolitismo e la sua centralità sono
stati alcuni dei motivi per cui si decise di farne, dal 1949, una delle capitali
dell'Europa Unita.
L'antico centro storico è situato su un'isola del fiume Ill e dominato dalla
maestosa cattedrale gotica, che con la sua guglia di 142 metri, nel 1439, era l'edificio
più alto del mondo.
In una parte dell'isola, l'antico quartiere di case a graticcio è il “Petite
France”, un tempo ritrovo di pescatori, oggi sede di laboratori artigianali. Questo
luogo, dove sembra che il tempo si sia fermato, con le sue stradine, i ponti turriti
e i tetti a graticcio, è uno dei siti patrimonio dell'Umanità dell’Unesco.
Strasburgo fu accampamento militare romano e la sua posizione strategica la
fece diventare nel medioevo un importante centro commerciale. Grazie a questo, nel
1262, diventò una città libera del Sacro Romano Impero e ai giorni nostri Strasburgo
è anche la città con il porto fluviale più importante della Francia.
Un importante monumento cittadino è ai caduti di tutte le guerre e mostra una
madre che regge i corpi di due figli, simboleggiando in questo modo la Francia e
la Germania. Essi sono nudi, privi di qualsiasi divisa simbolo riconducibile ad
una parte o all'altra.
Nella zona ovest, i Ponts-Couverts, i ponti coperti, collegati dalle torri di
guardia medievali e un tempo punti strategici sui quattro canali dell'Ill, danno
accesso alla pittoresca Petit France.
La splendida Cattedrale di Notre-Dame è realizzata in arenaria. Un capolavoro
di intrecci e ricami scolpiti nella pietra. In origine era prevista la costruzione
di una guglia gemella sul lato opposto che non fu mai realizzata. Le bellissime
vetrate riflettono la luce all'interno sotto forma di scintillii e bagliori.
Nella piazza della cattedrale, la Maison Kammerzell, fu la residenza di un ricchissimo
mercante, con la sua sontuosa facciata è oggi adibita a bellissimo ristorante!
Altro posto da vedere è il Palais Rohan, un palazzo classico destinato ai principi-vescovi
della città. Ora è sede di musei, tra cui, il museo delle belle arti è noto per
i dipinti italiani da Giotto a Botticelli, Raffaello, Canaletto e Tiepolo.
La città è poi una tipica città universitaria. Infatti, dopo aver trovato un
discreto hotel, quasi in centro, per pochi euro vado a mangiare alla mensa dei cattolici
universitari. Dopo cena visito Strasburgo “by night” tra i suoi canali, orchestre
di ogni genere, che vanno dal Blues ai ritmi africani. E per finire, in un coloratissimo
negozio, compro dei saporiti biscotti.
20/07/2012 – Strasburgo – Karlsruhe 92.3 km.
Parto di buon mattino dall’hotel e mi dirigo, prima di lasciare la città, al
ponte coperto. Coperto come il cielo. Raggiungo il ponte e arriva un po’ di pioggia
fine, quindi è tempo di attraversare il Reno e, costeggiandolo, di dirigermi verso
nord.
Ho fatto un po’ fatica a “imbroccare” la strada giusta perché in questa zona
di Kehl ci sono numerosi moli industriali e poche indicazioni. Inoltre, da questo
momento non avrò più l’aiuto del percorso pre-caricato sul prezioso GPS. Infatti,
la memoria del mio vecchio Garmin non può contenere tutto il lungo viaggio e così
ho necessariamente sacrificato la parte tedesca.
Attraverso il confine tra la Francia e la Germania sul ponte d’Europa e al di
là del ponte c’è Kehl, una piccola città industriale, ma con un porto importante,
con diversi settori, motore economico della regione. Senza entrare nel centro città,
incrocio la pista ciclabile sulla 52A al fiume Kinzig, che scorre dalla Foresta
Nera e si getta nel Reno dopo 4 km da qui.
La PanEuropea in Germania si snoda in un ambiente molto piacevole. Segue quattro
regioni molto diverse tra loro. L’Alsazia, il Baden, il Palatinato e il Hohenlohe.
Le regioni diverse tra loro hanno però una cosa in comune: il vino. Inoltre, paesaggi
panoramici si alternano a molte attrazioni culturali.
Il percorso sull’argine sterrato del fiume Reno è, adesso a dispetto, a volte
stucchevole. Qualche installazione per le chiuse laterali suscitano il mio interesse.
A volte il percorso circonda degli impianti di estrazione della sabbia dal fiume.
Mi fermo per una breve pausa e un caffè, allo Yatch Club costruito come una palafitta
sul fiume e la pioggia è sempre fine.
Qui il "Percorso del Reno" è riconoscibile con le indicazioni dello
scudo blu con oro e stelle europee.
I successivi 15 km sono su un sentiero di ghiaia, poi la pista ciclabile si
sposta sulla strada, tra diga e un canale di drenaggio.
Il Reno è un gigante e ha poco flusso per quanto è largo. Come un grande lago,
passa vicino a Greffern.
Dopo aver costeggiato il Reno per circa 50 km, e in corrispondenza di una diga,
svolto a destra in direzione di Baden-Baden e quindi subito a sinistra per Rastatt.
A meno di due chilometri dalla città, sulla sinistra, costeggio un stabilimento
della Mercedes-Benz.
Entro nel centro della città di Rastatt attraversando il ponte sul fiume Murg
e visito il Rastatt Schloss, bellissimo ed imponente castello barocco la cui progettazione
fu affidata all’architetto italiano Domenico Egidio Rossi e fu concepito sulla impronta
di quello di Versailles. Voluto dal sovrano Guglielmo di Baden Baden, detto Turk
Louis per i suoi successi militari contro i turchi, il castello è veramente splendido,
enorme ed in ottimo stato di conservazione. Vale sicuramente la pena di essere visitato
anche all'interno, ma adesso non ho proprio tempo.
Esco dalla città, usando un sottopasso ferroviario, per riprendere il percorso
in direzione di Ettlingen mangiando una ottima Bretzel imburrata!
Le indicazioni della PanEuropea riportano “Muggensturm”, da dove seguo la ciclabile
Ortenauweg, che mi accompagnerà fino a Ettlingen.
In questo viaggio, c'è molto da scoprire. L’ottima atmosfera, le prelibatezze
culinarie e le testimonianze di un ricco passato, offrono ai ciclisti (ma anche
ai turisti senza bici) un percorso molto vario e sempre interessante.
Ad un tratto mi accorgo che il mio contachilometri non funziona più. Si è fermato
a 779.4 km e un filo cade penzoloni dal manubrio. Caspita, avevo scelto un modello
a filo perché l’ho ritenuto più affidabile! Sarà necessario sostituirlo al primo
negozio di bici che incontrerò.
Ettlingen, con un passato che risale all’epoca della antica Roma, ha anche una
importante notorietà per lo sviluppo del software in Europa. Forse perché è vicina
alle famose scuole tecniche di Karlsruhe e l'università di Mannheim, dove fu sviluppato
il programma SAP.
Dal centro storico di Ettlingen abbandono momentaneamente la PanEuropea per
dirigermi a nord verso Karlsruhe che ben vale la deviazione. Trovo subito un hotel
carino e visito la bella città.
Infatti la città di Karlsruhe e il suo Palazzo con i suoi ampi giardini meritano
di pianificare una visita. Karlsruhe è una città relativamente giovane, infatti
qui mancano le vie medievali caratterizzanti molte altre grandi città tedesche.
La disposizione urbana è organizzata secondo un piano dove il fulcro centrale
è la torre del Castello e la strada che circonda tutto il complesso, denominata
Zirkel (Cerchio). All'esterno dello Zirkel si diramano 32 strade che hanno origine
dalla torre e rappresentano allegoricamente i raggi del sole. Lo sviluppo della
città, in direzione sud, ha fatto poi sì che il centro città assomigliasse più ad
un ventaglio, piuttosto che al sole. Il numero e la disposizione corrispondono,
inoltre, alle direzioni indicate dalla Rosa dei venti.
La Marktplatz con la Chiesa Evangelica ed il Municipio (Rathaus), insieme alla
connessa Via Triumphalis, che si sviluppa come asse principale lungo la direttrice
nord-sud, si pone sicuramente come una delle piazze più importanti del neoclassico
europeo.
Secondo la leggenda, il margravio Carlo Guglielmo di Baden-Durlach, durante
una gita di caccia, si addormentò in un bosco e sognò un sontuoso castello dal quale
si dipartivano, come i raggi del sole, delle strade. Si dice però di lui, invece,
che si fosse fatto costruire questo castello per sfuggire alle angherie della sua
concubina, lasciando la sua residenza a Durlach (Karlsburg). Infatti, la città assunse
il nome di Karlsruhe. “Ruhe” significa tranquillità, quindi tradotto letteralmente
significa "il riposo di Carlo".
Una cena da Mc Donald conclude la serata in questa splendida città.
21/07/2012 – Karlsruhe – Heidelberg 73.8 km.
Una buona colazione mi permette di iniziare bene la giornata. Non piove, ma
la temperatura è fresca. Mi dirigo verso est, sulla Durlacher Allee, in direzione
di Durlach dove incontro il percorso prestabilito della PanEuropea e quindi, verso
nord est.
Subito dopo Durlach, sulla sinistra, c’è la riserva naturale di Weingartner
Moor. Una particolare bellezza della natura è questa riserva naturale. Il sentiero,
a volte nel bosco e tra numerosi vigneti, raggiunge Weingarten dove una varietà
di ristoranti e taverne sono meta di brevi vacanze o fine settimana.
Proseguo sul percorso ciclabile della Kraichgau-Stromberg, fino a Bruchsal (Untergrombach)
con il suo magnifico castello.
Poi, su un percorso ondulato attraverso il bosco di querce della "Büchenauer
Hardt" a Bruchsal, dalla “montagna” alta 269 metri, posso godere di una magnifica
vista di tutta la valle del Reno.
Infine a Bruchsal arrivo al castello barocco, del Cardinale Damian Hugo von
Schönborn, che, con la sua imponente scalinata, merita una visita. Non meno interessante
è il Museo Civico della Preistoria e della Mineralogia, così come il Museo “Music
Machine", che è tra i musei con la più varia collezione di strumenti musicali.
Da Bruchsal parto in direzione nord verso Heidelberg sulla strada forestale
e percorso ciclistico, che unisce Schwarzwald al Bodensee (lago di Costanza!).
Sulla Forster Strasse in breve raggiungo la cittadina di Forst e poi entro nel
vicino parco.
La pista è la Odenwald Radweg (che seguirò fino a dopo Eberbach) in direzione
St. Leon, e adesso piove. Mi riparo sotto l’androne di una casa e aspetto che smetta
un po’ intanto mangio un panino. Poi proseguo attraversando un bel parco. Un'altra
piccola sosta sotto un capanno di legno, da dove, ad un tratto, sento in distanza
un rumore assordante di automobili. La Formula 1 a Hockenheim! Controllo sul GPS.
Si, sono a soli tre chilometri in linea d’aria e questo è il sabato delle prove
cronometrate!
Mi fermo a Schwetzingen per visitare il suo castello, ma il suo parco è chiuso
per restauri.
Tutto intorno nelle campagne le coltivazioni sono di tabacco, ma soprattuto
di asparagi. Tanto che a Schwetzingen in piazza c’è un monumento che riproduce una
venditrice degli ortaggi con il suo carretto. Soprattutto in estate, non vi è struttura
gastronomica che non offra un menu speciale a base di asparagi con creazioni fantasiose
di questo ortaggio.
L’asse principale del castello mi dirige verso la stazione ferroviaria e il
suo sottopasso per pedoni e biciclette. Adesso mancano 16 km a Heidelberg.
Sono un po’ lento a trovare il percorso e a volte anche a uscire dalle cittadine.
Forse sarebbe opportuno avere una mappa più dettagliata.
La pista ciclabile per Heidelberg passa attraverso i campi di grano ben lontano
dalle strade. Il percorso sufficientemente piatto, con fattorie, e anche un po'
di industrie, non è molto impegnativo.
Arrivo abbastanza stanco a Heidelberg e, dato che domani si svolgerà la prova
del mondiale di Formula 1, gli hotel sono già tutti occupati. La ricerca è molto
dura e, alla fine ormai stremato, devo accettare una stanza per ben 115 euro.
La città di Heidelberg, sulle rive del fiume Neckar, ha la più antica università
della Germania (del 1386). Oggi è un importante centro industriale, per le numerose
fabbriche del tabacco, meccaniche, cartarie ed elettrotecniche.
Il Castello di Heidelberg, uno dei più famosi della Germania, è l'emblema della
città e si innalza per 80 metri sopra il fondovalle, sul fianco nord del Königstuhl,
a dominare il centro storico.
Nel 1764 un grande incendio, causato da un fulmine, determinò la sorte del castello.
Fu abbandonato, e poi sfruttato come cava di materiale da costruzione per la nuova
residenza estiva di Schwetzingen.
Vicino, il Ponte Vecchio (Alte Brücke), denominato ufficialmente "Karl-Theodor-Brücke",
è uno dei più antichi della Germania.
La chiesa dello Spirito Santo (Heiliggeistkirche), a breve distanza dal Castello,
è la più importante della città, ma in realtà la chiesa più antica è la chiesa di
San Pietro (Peterskirche). Si ritiene che sia stata costruita ben prima della fondazione
di Heidelberg, e si calcola che abbia circa 900 anni.
Un panorama molto apprezzato del centro storico si ha dalla "Passeggiata
dei filosofi" (Philosophenweg). Essa ha inizio nel quartiere di Neuheim e si
sviluppa a mezza costa sul pendio dello Heiligenberg, proprio di fronte al castello
sulla riva opposta del Neckar, e si snoda lungo la valle fino a Ziegelhausen.
Per compensare la spesa dell’hotel, anche stasera, cena da Mc Donald e gelato
in piazza.
22/07/2012 – Heidelberg – Heilbronn 92.1 km.
Finalmente una bella giornata di sole! Dopo colazione attraverso il ponte vecchio
e lancio un’ultima occhiata al castello che si erge sulla collina dominante la città.
Sto risalendo il corso del fiume Neckar, che scorre, qui, un una valle molto stretta.
Il percorso della PanEuropea è ben segnalato in questa zona e mi porta, lungo
il bellissimo fiume e la sua valle, su un sentiero relativamente piatto, ma che
varia molto tra ghiaia e asfalto.
Continuo a pedalare ai piedi di numerosi castelli, alcuni in restauro, altri
in rovina, che si affacciano dalla collina sul fiume, ma in un lussureggiante paesaggio.
Le grandi chiatte delle merci lungo il fiume attirano la mia attenzione. La loro
larghezza è perfettamente adattata alla larghezza delle chiuse.
Il percorso nella valle del Neckar affascina i cicloviaggiatori e offre Castelli
e atmosfere romantiche in abbondanza. Anche gli amanti del vino apprezzano questa
pista ciclabile, che passa sulle colline dei famosi vini. Principalmente i rossi,
ma sono qui coltivati anche importanti vini bianchi, come per esempio, quelli delle
uve Riesling.
Una scopa di saggina sull’uscio contraddistingue alcuni locali tipici e indica
che la stagione è iniziata! Il modo più gradevole per gustare il vino svevo è quello
di recarsi nelle “Besenwirtschaften” (cantine) o in breve “Besen”, dove servono
direttamente il loro vino accompagnandolo con cibi semplici e gustosi. Una volta
seduti a tavola, ci si ambienta in pochissimo tempo. Le “Besen” sono luoghi di pura
socializzazione. Qui una delle specialità della cucina sveva è la torta salata alle
cipolle e la Schlachtplatte, piatto a base di salsicce e crauti.
A Neckargemund, dopo 10 km dalla partenza, passo sul lato destro del mio percorso.
Poi sotto il piccolo paesino di Dilsberg, arroccato su uno spuntone di roccia.
Pochi chilometri e sono a Hirschhorn a percorrere la parte interna di un’ansa
strettissima del fiume. Qui è la regione del Hessen, la più grande regione viticola
della Germania.
Sparse nella campagna alcune grandi costruzioni simili a delle piramidi di 3
o 4 metri di altezza mi incuriosiscono. Un cartello all’accesso di una scala in
ferro che porta alla sommità reca scritto in tedesco “Protettorato Acquatico”.
La mancanza del contachilometri non mi fa stare bene! Ho necessità di sapere
quanti chilometri ho percorso, per poi pianificare le tappe successive del viaggio,
quindi devo necessariamente tentare di ripararlo o in alternativa alla prima città
comprarne un altro. Poi in un piccolo giardino all’uscita di un single track, mi
fermo in un chiosco per una pausa con torta e caffè e ne approfitto anche per tentare,
con successo, di ripararlo.
In breve eccomi a Eberbach tra le colline del Odenwald. La città sorge sull’altro
lato del Neckar. Qui a Eberbach una abbazia fu set cinematografico per alcune riprese
del film “Nome della Rosa”.
Poco dopo passo per Rockenau e vicino a Bad Wimpfen che è definita una città
delle fiabe, con i vecchi edifici straordinariamente conservati. Ma decido di non
compiere questa deviazione.
Il percorso si alterna ai due lati del fiume che adesso è tortuoso e nell’ultimo
tratto, prima di arrivare a Heilbronn, ho un po’ di vento contro e la ricerca dell’hotel
richiede un po’ più di tempo.
Heilbronn, nel Baden-Wurttemberg, il cui nome significa "pozzo della salute"
è una città a forte densità industriale e con un'alta percentuale di immigrati.
Il suo nome però deriva da Heiliger Brunnen, che significa “fontana santa” e come
buona parte delle città rase al suolo dai bombardamenti, manifesta l’aspetto inquietante
di finto e di nuovo.
Il fiume Neckar, che la attraversa lascia sulle sue sponde un insieme di parchi
dove alcuni spazi sono destinati a concerti e rappresentazioni teatrali.
La specialità gastronomica è l’“Heilbronner", che combina 3 diversi piatti
di pasta: ravioli, gnocchi e tagliatelle, con carne di maiale e salsa di funghi
alle erbe. Pesante, ma una delizia! Io più semplicemente scelgo un piatto di tortelli
con la carne, insalata di patate e per finire un bel gelato per soli 11 euro.
23/07/2012 – Heilbronn – Bachlingen 88.6 km.
Stamattina la colazione è alle macchinette in un lato dell’ingresso dell’hotel.
Due pacchetti di biscotti e un caffè!
Nel bel mezzo della città di Heillbronn sorge la famosa industria alimentare
della Knorr. Passo davanti allo stabilimento dove numerosi camion autoarticolati
stanno già caricando i prodotti e un persistente profumo di brodo di carne pervade
la fresca brezza mattutina.
La Knorr venne fondata da Carl Heinrich Theodor Knorr e nacque come fabbrica
per la lavorazione della cicoria (!) destinata all'industria del caffè.
Successivamente, col progressivo sviluppo industriale, iniziò a sperimentare
la produzione di cibi veloci da preparare, ma comunque nutrienti e con un buon sapore,
destinati principalmente ai lavoratori delle fabbriche.
Adesso abbandono la valle del Neckar e svolto decisamente a est, sulla pista
ciclabile che conduce, attraverso le vigne del Hohenlohe, Öhringen e Neuenstein
in direzione di Schwäbisch Hall.
Appena uscito dalla città devo inerpicarmi su alcune colline circondato da estesi
vigneti. Adesso capisco il significato del soprannome di Heillbronn cioè “pozzo”,
infatti a fatica sto cercando di uscirne dal bordo!
L’ospitalità sveva e il corposo vino Württemberg credo che siano una bella esperienza
da tenere come ricordo. Una visita guidata del vigneto o una degustazione di vini
meriterebbe una sosta.
Qui, gli esperti di vini, chiamano lo splendido paesaggio circostante "Gli
Svevi di Toscana". Infatti dolcemente ondulate, le colline si alternano a fitte
foreste e alle incantevoli pianure.
Successivamente, passo da Bretzfeld e il suo famoso vino Verrenberg, fino a
fermarmi a Öhringen, una tranquilla cittadina con una importante Moschea bianca.
Appena fuori città acquisto, in un negozio di cicli, una camera d’aria. Una
in più, giusto per un eccessivo senso di sicurezza. Eccessivo, in quanto veramente
non ho mai bucato in tutto il mio viaggio. Mi fermo poi per i panini, dolce e caffè.
Un leggera salita mi porta a Neuenstein. La città medievale impressiona con
le sue belle case a graticcio, le sue fortificazioni, e soprattutto il castello
con fossato molto ben conservato.
In uscita, seguo il fiume Epbach per qualche chilometro e ancora una ripida
salita fino a Waldenburg. Waldenburg è una piccola città con un grande passato storico.
La vista impressionante della città, che si trova dalla collina vale la ripida salita.
A Waldenburg, la pista Kraichgau-Hohenlohe-Radweg è leggermente più corta della
PanEuropea e mi porterebbe direttamente Braunsbach, ma il percorso oltre ad attraversare
alte colline, mi farebbe perdere la bella città di Schwabisch-Hall.
Ai piedi della montagna Waldburger, il Museo Freilandmuseum Hohenloher raccoglie
70 edifici della storia rurale dei luoghi con arredi originali delle aziende agricole
di un tempo.
Adesso fa caldo! Una indicazione mostra ancora 15 km alla città imperiale di
Schwabisch Hall. La storica città, con le sue belle case merita una visita. Già
i Celti e Romani si stabilirono qui a causa del sale.
Schwäbisch Hall è uno dei centri economici più importanti della regione situata
tra Francoforte, Stoccarda e Norimberga. Il centro storico con i suoi edifici medioevali
e i vicoli stretti, ospita una delle più belle piazze del mercato della Germania.
Un'ampia zona pedonale, ristoranti e birrerie accoglienti creano un'atmosfera intima
e rilassata. Schwäbisch Hall è famosa per il festival estivo all'aperto che si svolge
sull'ampia scalinata davanti alla chiesa di San Michele.
Da Schwäbisch Hall, proseguo lungo la pista ciclabile “Kocher-Jagst” verso Untermünkheim
e dopo una bella discesa nel bosco, mi fermo per una bibita fresca ad un chiosco.
In Germania il vuoto delle bottiglie di plastica è “a rendere”. Restituendo al negoziante
la bottiglietta di plastica vendono resi 15 centesimi di euro.
Sto pedalando su una strada non molto trafficata e, in distanza, scorgo un ponte
dell’autostrada. È altissimo! La mia strada passa sotto, tra due piloni. Questo
è l'imponente Geislingen Kocher Bridge, con 1128 m di lunghezza e 185 m di altezza,
che fino al 2004 era il ponte in cemento armato più alto in Europa.
Proseguo verso Braunsbach. C’è un cartello lungo la ciclabile che indica l’ubicazione
dei prossimi hotel. Il primo è a Braunsbach, e i successivi sono 6, 14 e 16 km.
Quando arrivo all’hotel di Braunsbach questo è già completo.
Braunsbach è dominato dall’ennesimo castello e una parte delle antiche fortificazioni
testimoniano la ricca storia della città.
Da Braunsbach seguo la pista Kraichgau Hohenlohe Weg alla ricerca del successivo
hotel.
Adesso è tardi e ho davvero paura di non trovare più alloggio. Spero solo nel
prossimo hotel segnalato. Pedalo forte in salita. Sono alla stessa quota del ponte
che ho passato un ora fa. E poi in discesa tocco i 50 km/h, ed ecco l’hotel. È in
ristrutturazione, ma mi ospitano. Questa volta credevo davvero di non farcela. La
signora mi accompagna alla rimessa (che in realtà è il fienile), per parcheggiare
la bici, e lei stessa sgancia le mie borse dalla bici.
La stanza è grande e si vive un bel clima familiare. Dopo la doccia, una cena
a base di snitzel, insalata, patatine e birra. Poi, un po’ stanco, vado a letto
presto.
24/07/2012 – Bachlingen – Oberdachstetten 71.6 km.
Colazione fantastica e abbondante! In una mattinata soleggiata, passo per Langerburg,
e vado su al castello. La pendenza segnata è del 17%! La fortezza, sul costone della
montagna, è un castello rinascimentale, ancora abitata dai proprietari e adibita
a museo dell’automobile tedesca. Langenburg è anche unica per i biscotti "Wibele".
Semplici biscotti considerati una specialità della Svevia, a forma di otto inventati
alla corte del principe Jakob Christian Carl Wibel.
Lascio Langenburg, arroccato sopra la valle, e continuo sulla Paneuropa. Le
colline e le valli accompagnano il percorso in genere su strade poderali e attraverso
piccole comunità agricole. Poi continuo ancora sulla Kraichgau Hohenlohe Radweg
attraverso la pianura di Schrozberg. Poi passo per Schrozberg.
Ad un tratto dei lavori in corso sulla strada mi costringono ad una deviazione.
Chiedo informazioni a una gentile signora che ha appena parcheggiato la sua auto.
Questa torna in auto, prende un block notes e matita e mi disegna la deviazione.
La spiegazione è molto utile e precisa, ma la strada è sterrata e a volte con grossi
sassi.
Quasi tutti i tetti delle case in Germania sono coperti da pannelli solari.
Infatti le normative tedesche negli ultimi venti anni hanno sostenuto il loro sviluppo
e grazie a questa lungimiranza, oggi la Germania è il paese leader mondiale nell'esportazione
delle tecnologie ad energia rinnovabile.
Dopo poco, attraversato un bel bosco in leggera discesa, arrivo a Rothenburg,
gioiello di architettura medioevale.
L'approccio a Rothenburg è da ovest attraverso il famoso ponte doppio. Dopo
la Porta Kolbolzell, la piazza di fronte al Rathaus è piena di turisti in attesa
per l’ora piena dell’orologio.
Rothenburg o.d. Tauber è una delle città e borgo medievale più famosa della
Germania. Quando si cammina attraverso le mura della città quasi completamente conservato
con torri, si è entusiasti per il fascino e la bellezza di questa città. Le numerose
case a graticcio, il municipio bellissimo e le numerose chiese nelle strade acciottolate,
trasportano i visitatori in una intatta città medievale.
Da un lato dei bravissimi musicisti in strada accompagnano una giovane cantante
lirica.
Oggi sono un po’ stanco e per pranzo voglio fermarmi a mangiare in un ristorante.
Ne scelgo uno tipico e condivido il tavolo con una coppia tedesca. Lui appassionato
di nautica ha circumnavigato la Corsica in barca a vela e sta seguendo un corso
di lingua italiana, lei è una insegnate di latino! Ho mangiato crocchette e insalata.
Forse non molto “tipiche”, ma buone.
Dopo pranzo non seguo perfettamente la PanEuropea, ma “raddrizzo” la sua tortuosità
su strade non molto trafficate. Lascio quindi la regione del Baden Wuerttenberg
e entro in Baviera.
A 10 km da Oberdachstetten mi ritrovo sulla pista Biberttalweg. Pista ciclabile
accogliente e per famiglie. A Oberdachstetten trovo un bel albergo a 500 metri dal
centro storico.
25/07/2012 – Oberdachstetten – Hersbruck 105.0 km.
Oggi esco di buon mattino. Giornata di sole e caldo. All’uscita della città
seguo la pista ciclabile Biberttalweg. Poi seguo per Hansbach e a tratti incontro
degli scoiattoli dal manto marrone, che si nascondono nel grano o nell’erba al mio
sopraggiungere.
Incontro la città di Flachslanden in leggera salita (poi da qui fino a Norimberga
sarà tutta discesa per 50 km) sulla Bibert River Valley, in gran parte vecchia linea
ferroviaria abbandonata del Bibertbahn fino a raggiungere la città di Zirndorf.
Questa pista utilizza anche le strade locali con piccole quantità di traffico,
sentieri dei campi e forestali, dove solo alcune delle quali sono asfaltate.
Incontro interessanti case a graticcio a Grosshabersdorf.
In Germania, gli automobilisti che incrocio, hanno sempre un notevole rispetto
dei ciclisti. Spesso si fermano in corrispondenza di zone sterrate e si spostano
lasciandomi un notevole spazio per passare.
Sono a meno di 10 km da Norimberga quando un altro cantiere per la sistemazione
del manto stradale non consente il traffico automobilistico, ma con la bici mi è
consentito continuare. Una donna, autista di un grosso camion per il movimento della
terra, mi indica a gesti il percorso da seguire. La sistemazione della strada prevede
anche la costruzione di una nuova pista ciclabile. Poi, per qualche chilometro,
mi ritrovo su una strada ad alto scorrimento e un automobilista, sorpassandomi,
mi indica l’imminente accesso alla pista.
Un buon panino al formaggio e uno strudel per 2.20 euro!
Sto seguendo in parallelo il fiume Bibert nel suo corso. La sua pista si conclude
a Furth per inserirsi nelle numerosissime piste della città di Norimberga.
La segnaletica è stata per tutto il giorno eccellente, ma sto anche imparando
che, in caso di dubbio, devo fermarmi e capire bene la direzione da prendere.
Nella periferia prima di Norimberga, a Zirndorf, c’è la fabbrica della Playmobil.
I famosi pupazzetti di plastica, molto apprezzati dai bambini sono esposti nel vicino
Playmobil FunPark. Nell’ultimo tratto la pista svolta a nord facendomi fare un ampio
giro intorno alla città, ma anche attraversando dei magnifici parchi. Seguo quindi
il fiume Pegnitz che mi porta nel centro di Norimberga. Questo fiume, e il suo affluente
Regnitz, a tratti in canale artificiale collega il fiume Meno al Danubio.
Norimberga, in Baviera, è un importante centro economico e culturale, che ha
subito gravi danni durante i bombardamenti della seconda guerra mondiale, in parte
ricostruito, presenta tuttora edifici interessanti sotto il profilo storico e artistico.
Dopo la seconda guerra mondiale fu sede del tribunale chiamato a giudicare i
criminali nazisti resisi responsabili della Shoah.
Il centro storico della città è circondato da mura costituite da due cinte,
quella interna alta circa 8 m con camminamento e quella esterna alta circa 15 m,
circondata in origine da un fossato. Le mura hanno circa 80 torri difensive.
Il Castello Imperiale, eretto come residenza dei Conti Hohenzollern, rappresenta
una delle fortificazioni storicamente e architettonicamente, più significative del
Medioevo in Europa.
La Chiesa di San Sebaldo è un grande edificio medievale iniziato in stile romanico
e terminato in forme gotiche. Dedicato al Santo eremita, che soggiornò nei dintorni
di Norimberga, vi si conserva la sua tomba. La Chiesa fu una delle roccaforti del
movimento protestante della città.
La Chiesa di San Lorenzo, grande edificio gotico, è invece uno dei migliori
esempi di questo stile in città. Nel Medioevo era la parrocchiale del borgo meridionale,
in contrapposizione all'altra grande parrocchia di San Sebaldo.
La Frauenkirche (Chiesa di Nostra Signora), in stile gotico, che si apre sulla
ampia piazza del Mercato, rappresenta il più alto e unitario esempio dell'architettura
gotica in città.
Il mercato principale era una volta uno dei centri più grandi e importanti in
Europa.
Arrivo, infine, al parco Hallerwiese e raggiungo il centro storico di Norimberga.
Nel 793, l'imperatore Carlo Magno ordinò il progetto Regnitz per il collegamento,
con un canale navigabile, del Danubio ai bacini del Reno. La sua costruzione detta
Ludwigs-kanal serve per collegare il regno Svevo. In pratica questo canale artificiale,
collegando il Danubio al fiume Meno (Main) che poi si getta nel fiume Reno, collega
il Mar Nero a Rotterdam!!!
Mi fermo in piazza per una breve sosta. Un chiosco vende delle bibite fresche,
mentre una giovane coppia di bravi sassofonisti allieta il passeggio con i pezzi
più classici di Gershwin e Louis Armstrong.
Sto uscendo da Norimberga seguendo ancora il Pegnitz, quando il tempo si fa
un po’ nuvoloso, anche se la temperatura è ancora elevata.
Seguo il percorso, in leggerissima e costantemente salita, per Röthenbach an
der Pegnitz e poi per Lauf, che è una bellissima cittadina. Un cartello indica 395
km a Praga!
Le indicazioni ciclistiche sono sempre utili e precise, ma sembra che, alle
indicazioni delle piste cittadine, si aggiunga il simbolo della PanEuropa, solo
a quelle dove è presente l’asfalto. Le indicazioni sono simboleggiate da delle onde
blu. Questa pista è chiamata la Via dell’Oro. Infatti, l'antica rotta commerciale
che, da Norimberga arriva a Praga, era la Golden Road. Io la seguirò per un giorno
e mezzo, fino a Sulzbach.
Fa molto caldo e alcune piscine sono già molto affollate. Lungo la strada sul
prato di una villetta una signora sta innaffiando il suo giardino. Mi fermo e le
chiedo di poter riempire la mia borraccia, che è già vuota da tempo.
Pedalo sul lato settentrionale del Pegnitz e la sua valle con le sue strade
pittoresche, torri e case con i tetti appuntiti, fino a fermarmi a Hersbruck per
la notte.
Hersbruck fu fondata con la costruzione di un castello vicino ad un ponte. Purtroppo,
durante il regime nazista, qui c’era un campo di concentramento la cui intera area
è oggi sede del monumento Ohne Namen (senza nomi) di Vittore Bocchetta.
Ancora Snitzel, patate, insalata e gelato e a letto presto.
26/07/2012 – Hersbruck – Weiden 101.0 km.
La signora, proprietaria dell’hotel, è molto simpatica e parla bene inglese.
Ieri sera mi ha dato le istruzioni per la colazione: “Segui l’odore del caffè!”
ha detto.
Cielo terso questa mattina. Vado in direzione Konenstad seguendo la ferrovia,
ma poi sbaglio e seguo per Eschenbach. Anche qui c’è una ciclabile, azzurra sul
mio roadbook, ma non è quella che ho programmato. Non importa, perché la distanza
sarà più o meno la stessa.
Il percorso “5 Flusse Radweg” si snoda attraverso il pittoresco e roccioso paesaggio
di Neukirchen per poi continuare verso Sulzbach-Rosenberg.
Mi sto avvicinando alla città ducale di Sulzbach-Rosenberg, la cui storia è
indissolubilmente legata al minerale del ferro. Qui gli edifici storici risalgono
alla fine del 9° Secolo. Questo rende il Castello di Sulzbach uno dei primi castelli
medievali in Baviera.
L'imperatore Carlo IV, re di Boemia, aveva concesso il diritto di costruire
miniere nell'intera zona, designandone così l'economia.
Prima di Sulzbach-Rosenburg incontro degli altri lavori stradali e nell’ultimo
tratto, prima di Sulzbach, in salita devo spingere circondato da grossi insetti
che mi danno particolarmente noia.
In Germania, le grandi strade, in prossimità delle città hanno, almeno su un
lato, una pista ciclabile. In asfalto o sterrata. Adesso è bella e in discesa. E
mi prendo una piccola pausa con un bretzel e una sprite.
Sulzbach-Rosenberg è un comune del distretto di Amberg-Sulzbach, in Baviera.
La città si compone di due parti: Sulzbach a ovest, e Rosenberg a est. Il castello
fu fondato probabilmente dal regno Merovingio ed è stato residenza dei potenti conti
e dell’imperatore Carlo IV. Infatti, circa 1200 anni fa, Sulzbach-Rosenburg era
al centro della politica europea fino alla chiusura del Maxhütte, fabbrica dell’acciaio,
che è stato un duro colpo economico per la città.
Adesso dritto verso Hirschau. Hirschau è la "città del bianco mondo".
Il nome è dato meritatamente per gli scavi per l’estrazione del minerale di caolino,
che è un molto ricercato nell'industria della carta e della porcellana. Il prodotto
di scarto è una sabbia bianca, che nel corso del tempo creò una enorme montagna,
il "Monte Kaolino". Questo è divenuto un insolito luogo per il divertimento,
attrezzato, nei mesi invernali, di una sciovia e noleggio sci!
E… ho di nuovo finito l’acqua nella borraccia! Nella ricerca di un bar, o una
fontana, scorgo un campo da calcio che stanno innaffiando. Senza nessuna indecisione
entro sul campo e, fermando una girante, riempio la mia borraccia.
Dopo Kettnitzmuhle seguo il fiume Naab fino a fermarmi a Weiden in Der Oberpfalz.
Piccola città con una bella piazza. Alcuni turisti mi fanno notare che ci sono
ben 16 ristoranti nella piazza, ma Weiden è famosa per la porcellana.
L’hotel è proprio all’ingresso del centro città. L’albergatore è però dispiaciuto
di non poter disporre, al momento, del garage per le bici. Infatti, nel cortile
alcuni operai stanno apportando delle modifiche alla struttura. Affermo che per
me non è un problema e userò i miei lucchetti e la ringhiera. Lui approva e per
scusarsi mi offre una birra! Cammino un po’ tra i vicoli e piazze e poi ceno da
Burger King, per finire la serata con un ottimo gelato.
27/07/2012 – Weiden – Stribro 119.0 km.
Giornata tersa senza una nube e il termometro all’esterno che segna già 18°C!
Questa mattina la direzione è verso Neustadt an der Waldnaab, il più piccolo
capoluogo di contea in Baviera.
Fuori città, tra numerosi centri sportivi e grandi parchi pubblici, incrocio
molti ciclisti. Milioni di ciclisti!
In breve, da Neustadt Waldnaab, inizio a percorrere la pista “Böckl-Radweg”,
la più lunga e bella della Baviera.
Nel suo tracciato seguo il corso della vecchia linea ferroviaria che mi guida,
con il suo percorso adesso pianeggiante, attraverso le colline della Foresta dell'Alto
Palatinato.
A Störnstein, da lontano, scorgo la chiesa di San Salvatore, arroccata su una
roccia. Questa città è strana! Qui, a Störnstein ci sono i campioni del mondo di
rotolamento dei barili di birra!!! Infatti, ogni anno viene organizzata una competizione
dove i concorrenti devono far rotolare i propri barili su una strada cittadina,
guidandoli con dei lunghi bastoni.
Ottima sosta al Raststation, proprio sulla ciclabile che offre bevande e se
necessario anche pernottamento.
Adesso sono nella regione della Selva Palatinato, in mezzo a belle foreste e
a fantastici panorami e, dopo Neustadt, inizia una leggera salita sulla fantastica
pista della ferrovia dimessa. Ogni tanto incontro aree per pic-nic e gli edifici
delle ex-stazioni. La strada panoramica mi regala una splendida vista sulle colline
dell’Alto Palatinato e il castello di Waldau proprio sulla pista ciclabile è un'altra
testimonianza della ricca storia della zona di confine ceco-bavarese.
Sto per superare i monti di confine con la Repubblica Ceca. Una pietra miliare,
nei pressi di una piccola stazione un tempo funzionante, segna la quota massima
che ho raggiunto di 605 metri sul livello del mare. La pista, ora in discesa, si
interrompe per l’incrocio con una strada ad alto traffico automobilistico, ma poi
riprende nuovamente a tratti in brecciolino ben compatto.
Subito dopo Waldau raggiungo la città di Vohenstrauss con il suo simbolo, il
castello rinascimentale di Fredericksburg.
La quota della montagna più alta di questa zona di confine è di 800 metri, così
che non può certo considerarsi una catena montuosa. Inoltre la minima pendenza della
pista aiuta molto i ciclisti.
In leggera discesa, attraverso il bosco fino a dopo Pleystein, dove la Chiesa
di Kreuzberg Pleystein è costruita in quarzo rosa su una alta roccia.
La successiva città di Waidhaus, nel dicembre 1989, ha scritto la storia del
valico di frontiera, quando gli allora rispettivi ministri degli esteri, simbolicamente,
tagliarono la "cortina di ferro". Qui la pista prende il nome di Dach
Grunes Radweg fino al confine.
L’ultima città della Germania è Eslarn dove compro due panini e una aranciata
per 2.50 euro! Da Eslarn una pista ciclabile porta fino al confine di Tillyschanz.
L’ultimo tratto, prima del confine, è nel bosco. Un grande cartello indicante
la PanEuropa è con le foto di tutte le città che la pista attraversa da Parigi a
Praga. Dopo il confine mi fermo nel parcheggio di un supermercato e mangio i panini.
La moneta della Repubblica Ceca è ancora la corona ceca (Kč), ma nessun problema
ad usare gli euro nelle zone di confine. Importante è però sapere che i ciclisti
sotto i 18 anni devono, per legge, indossare un casco e i sentieri sono in genere
indicati e classificati con numeri. Questo facilita molto i ciclisti.
Poco dopo il confine, il sentiero svolta a destra e mi porta nuovamente nel
bosco.
La prima impressione è che le strade non siano molto curate. Adesso ho di nuovo
l’ausilio delle tracce caricate sul GPS, così seguo le indicazioni della PanEuropea
prima sulla pista numero 36 e poi su una strada nella bella pineta fino a Karlova
Hut, dove inizia la pista numero 37, in una decisa picchiata. Nel bosco molti automezzi
dei taglialegna rovinano il fondo del percorso e spesso ci sono tratti molto fangosi.
Esco dal bosco su una strada trafficata e constato che qui gli automobilisti, al
contrario della Germania, hanno decisamente poco rispetto per i ciclisti.
La pista 37 passa in mezzo a un bel parco cittadino e mi fermo in un chiosco
delle bibite. Una cedrata e una bottiglia d’acqua per l’equivalente di 0.80 euro!
Le strade sovente incrociano delle linee ferroviarie protette a volte da passaggio
a livello. In queste occasioni occorre fare moltissima attenzione! Quando il semaforo
lampeggia fermatevi immediatamente! Le sbarre scendono molto rapidamente e molto
rapidamente arriva il treno. Conosco questa situazione da altri precedenti viaggi
in auto in repubblica Ceca.
Tratti in discesa si alternano a decise salite. Il fondo nel bosco non è buono,
a volte anche con sassi in discesa. Molto ben segnalato, ma “selvaggio”, il percorso
passa attraverso foreste di abeti e pini, con strade spesso in cattive condizioni,
che variano tra ghiaia e fango.
Incontro una coppia di cicloturisti spagnoli. Lei davanti in canottiera mi anticipa
su un unico passaggio asciutto a lato di una pozza. Sono partiti da Praga e hanno
intenzione di arrivare a Strasburgo. Scambiamo informazioni sulle caratteristiche
della strada, alloggi e fontane. Loro viaggiano in completa autonomia con tenda
e fornello e mi avvisano che, nelle piccole città, nessuno parla inglese e, naturalmente,
io come loro, non parlo ceco.
È decisamente tardi quando arrivo alla deserta Kladruby. Qui davanti la chiesa
benedettina, prendo la decisione di dirigermi direttamente a Stribro utilizzando
la strada 193 e nell’ultimo tratto seguendo la pista 306. Le piste principali in
Repubblica Ceca sono classificate con un solo carattere numerico, con due le secondarie
e con tre quelle vicino ai centri abitati.
Stribro in cecoslovacco vuol dire “argento”. La città, che si trova sopra la
valle del fiume Mze, è la più antica della repubblica Ceca. Infatti, i più antichi
reperti archeologici sono dall'età della pietra e del bronzo. Un tempo era poco
più di un villaggio di minatori con una chiesa della Vergine Maria, ma la sua posizione
vantaggiosa sulle rotte commerciali tra Praga e Norimberga e l'industria mineraria
dell'argento, la fecero crescere notevolmente.
Il centro storico della città è area pedonale. Particolarmente importante è
il municipio rinascimentale con una bella facciata in graffito e notevoli sono i
portali delle case rinascimentali. La città che ha molti importanti edifici storici,
tuttavia offre ai suoi visitatori numerose botteghe artigiane per la lavorazione
dell'argento.
Entro in Stribro e, dopo il ponte, il primo hotel è completo, il secondo è in
ristrutturazione, ma finalmente trovo posto nel terzo, che è anche una fabbrica
di birra.
La cena è con un piatto unico di pasta penne e pollo accompagnate della birra
locale.
28/07/2012 – Stribro – Revnice 123.0 km.
Sono adesso a 160 km da Praga. Troppi da fare in un sol giorno su queste strade,
ma oggi devo provare a spingermi più avanti possibile per avere nell’ultima tappa,
di domani, molto più tempo per visitare Praga e per poi prendere in serata il treno
di ritorno a Milano.
La colazione è superba. Due anziane, ma arzille signore, mi servono wurstel,
frittata con le cipolle e pezzetti di prosciutto, panini al burro e paté e da bere
aranciata e caffè turco.
Preparo la bici e, forse per l’abbondante colazione, oggi faccio un po’ fatica
ad imbroccare la ciclabile che esce dalla città.
Attraversando il paesaggio ceco e le grandi aziende agricole, mi sto velocemente
avvicinando a Praga.
Dopo soli 5 km da Stribro faccio una deviazione su uno allargamento del fiume
seguendo sempre la pista 37, ma in questo tratto ci sono troppe salite e troppi
sassi sul percorso! In salita faccio 6 km/h e in discesa 8 km/h. Mancano 40 km a
Plsen, se la strada continua così non ce la farò mai! Su questo pezzo di strada
devo ricorrere a tutte le mie energie e a una buona dose di forza di volontà.
Mi fermo in una osteria lungo la strada per prendere da mangiare e dell’acqua.
Lascio fuori la bici e un ciclista si ferma a curarla. Al mio ritorno mi consiglia
di non lasciarla mai incustodita. “Qui non è come in Germania!”, mi avvisa.
A 10 km da Plsen, il percorso 37 diventa di nuovo difficile e non più interessante.
A Kozolupy salto volutamente la deviazione indicata. Esco da un single track tra
casette di villeggiatura e proseguo sulla strada che mi porta direttamente a Plsen.
La Regione di Pilsen è molto vasta, ma scarsamente popolata. Il centro della
regione è proprio la città di Pilsen, la più grande metropoli culturale e sociale
di tutta la Boemia occidentale.
La maggior parte della regione è coperta da boschi, di cui i più importanti
sono Sumava (Selva Boema) a sud, Cesky les (Bosco Boemo) a sud-ovest e arricchita
da numerosi parchi.
A testimoniare il miglioramento dell’ambiente ha contribuito, l’inserimento
della regione tra le riserve biosferiche dell’UNESCO, soprattutto per il ritorno
di alcune specie animali da lungo tempo assenti dalla zona. Infatti, si possono
incontrare la lontra, la lince, il gallo cedrone e, nella foresta Boema, il castoro
europeo. Nei torrenti e negli stagni sono tornati anche i gamberi che, come è risaputo,
necessitano di acque molto pulite per poter sopravvivere.
I boschi, che ricoprono circa il 40% del territorio della regione, sono per
la maggior parte accessibili, sia ai turisti, sia a coloro che raccolgono liberamente
funghi o i vari frutti di bosco.
Plzen è la quarta città più grande della Repubblica Ceca, nella Boemia occidentale,
e capoluogo della regione.
Ma, chiunque visiti Pilsen, dovrebbe anche visitare la famosa fabbrica di birra
Prazdroj. Infatti, per molti turisti la vera meta di pellegrinaggio non sono le
chiese, ma le sue birrerie. La Pilsner Urquell, conosciuta in tutto il mondo, in
tedesco significa "antica fonte di Plsen, merita una visita ben approfondita.
L'elegante architettura urbana della città di Plsen e la sua storia, a circa
90 km da Praga, venne fondata dal re Venceslao II di Boemia e re di Polonia.
Oggi il centro è dominato dalla lunga e sottile Torre della Cattedrale gotica
di San Bartolomeo, che, con la sua guglia, è la più alta di tutta la Repubblica
Ceca. In piazza Republiky, la principale della città, molti edifici lungo il suo
perimetro sono il palazzo del Municipio in stile rinascimentale e alla sinistra
il Palazzo dell'Imperatore, edificio rinascimentale a due piani con il tetto in
tegole fiamminghe e sul pilastro centrale esterno una statua raffigurante appunto
l'Imperatore.
La Colonna della Peste, eretta nel 1681 durante un'epidemia, si trova in prossimità
della piazza del Mercato.
In piazza con un bel sole caldo mi gusto un saporitissimo gelato al gusto banana
e mango che ho acquistato al prezzo di 30 Kc.
Vorrei godermi ancora a lungo la piazza e la sua atmosfera. Passo davanti alla
Sinagoga che è la seconda più grande di Europa, dopo quella di Budapest, e poi esco
dalla periferia di Plsen su strade comunali a scarso traffico. Attraverso il fiume
Radbuza e continuo sulla pista che adesso è la numero 3 a lato di una grande strada.
E ancora, fuori città, passo davanti gli stabilimenti della Škoda, fondata da
Emil Škoda nel 1859. Questa fabbrica è destinata ai veicoli industriali da non confondere
con quella del settore automobilistico già acquisita da Wolkswagen.
Le colline boscose di Rokycany mi accompagnano nel percorso. A Rokycany, anche
se i vari eventi della guerra e gli incendi, hanno cancellato il carattere storico
della città, numerosi monumenti importanti sono stati qui conservati. La più importante
è la chiesa gotica della Vergine Maria della Neve. La storica chiesa che risale
al 1110, fu danneggiata da un incendio e la sua ricostruzione è stata eseguita in
stile impero.
Rokycany è inoltre un fiorente centro commerciale e di produzione metallurgica
e ha storiche testimonianze fin da quando era sede vescovile. La città rimase proprietà
della chiesa fino a quando a seguito delle guerre del 1500 la diocesi fu devastata
e definitivamente sciolta. Tuttavia, la città è molto ben tenuta.
Esco dalla città su strada tra cascine e campi coltivati, fino al villaggio
di Dobøív, dove incrocio il fiume Klavaba e un bel mulino. Ora inizio a seguire
il suo corso verso nord in direzione di Strasice. Attraverso altri piccoli paesini
quali Nova Ves, Komarov, in Boemia Centrale.
Lascio così la regione di Pilsen Kraj per entrare nella regione centrale della
Stredocesky Kraj. Passando per i comuni di Strasice e Komarov, il percorso conduce
attraverso la valle del fiume Cerveny Potok, fino a Horovice.
Il castello di Horovice è il monumento principale della città. Si entra dalla
Porta del Sole, attraverso un grande parco. Inizialmente costruito in stile barocco,
fu poi riadattato ai dettami della più classica architettura. Splendidi affreschi
della volta sopra lo scalone sono, in un certo qual modo, avveniristici e gli interni
della residenza, studiati con un occhio all’arte e all’estetica, ma sono assolutamente
funzionali secondo un concetto assai moderno per l’epoca.
Altri monumenti più significativi di Horovice includono la Chiesa barocca della
Santissima Trinità dell’architetto italiano Carlo Lurago, alcune case di valore
storico e, ultima ma non meno importante, la colonna cosiddetta del “detenuto”.
È una colonna in stile tardo gotico, in cui i condannati dicevano la loro ultima
preghiera prima di procede all'esecuzione.
Su tranquille strade secondarie e asfaltate, circondato da castelli e monumenti,
quali Lochovice e Neumitely, raggiungo la valle del Berounka.
Continuo sulla strada 114 e poi sulla 115 in direzione Revnice sul fiume Berounka.
Sono un po’ stanco e velocemente trovo da dormire in un centro sportivo.
La signora, gestore dell’hotel, però non accetta la carta di credito e anche
lo sportello bancomat, li vicino, non mi è d’aiuto. La signora così impietosita
mi cambia 50 euro in Corone, consultando Internet per il valore del cambio. Ceno
in un buon ristorante situato nella piazza principale. La televisione mostra l’incontro
di tennis di London 2012, tra l’olimpionica Ceca Klara Zakopalova e la nostra Francesca
Schiavone. Con un po’ di disappunto degli altri commensali, la Ceca, dopo un recupero
nel secondo set, perde l’incontro. Io guardo il match con molta gioia, ma rispettosamente
in silenzio!
Intanto fuori piove, ma fortunatamente, quando esco ha smesso. Torno in hotel
per una birra e poi a letto. Domani… Praga!
29/07/2012 – Revnice – Praga 36.0 km.
Ha piovuto tutta la notte, ma smette quando sono pronto a partire. Il primo
tratto in discesa è un po’ freddo. Per 14 euro ho dormito bene e ho fatto colazione
con pane, prosciutto, formaggio e caffè.
A sei chilometri da Revnice c’è probabilmente il più bel castello della Repubblica
Ceca, Karlštejn, che merita una visita.
Carlo IV del Sacro Romano Impero, a capo del Regno di Boemia e fondatore dell’università
e della città nuova di Praga, commissionò l’edificazione di vari castelli. Tra questi
spicca il complesso del Karlštejn, da lui voluto allo scopo primario di avere un
luogo sicuro per riporre i gioielli della corona e gli archivi di Stato.
Nel Castello, distante da Praga solo una giornata a cavallo, venne inoltre dedicata
la cappella della Santa Croce nella torre maggiore.
La struttura massiccia e inespugnabile del castello, le cui pareti hanno fra
i 5 e i 6 metri di spessore, contiene altre cinque cappelle. Nella grande torre
del castello, una scala a chiocciola decorata con scene della vita dei Santi Venceslao
e Ludmila, patroni della Boemia, conduce alla famosa cappella della Santa Croce.
Questa cappella, dedicata alla Passione di Gesù, contiene ancora oggi i gioielli
della corona e le reliquie più preziose, che, pur essendo meta turistica di grande
importanza, per ragioni di tutela del patrimonio storico e artistico, non è normalmente
accessibile ai visitatori. Le finestre sono realizzate in pietra traslucida e lo
zoccolo è decorato con più di duecento pietre semipreziose incastonate in una superficie
di stucco dorato.
Karlštejn si erge su di un colle, circondato da altre colline, che lo nascondono
allo sguardo sino a quando non ci si trova nelle sue immediate vicinanze. Questa
astuta posizione strategica ha dato buoni risultati. Essendo impossibile da vedere
da lontano, il castello è stato attaccato solo una o due volte in passato e mai
conquistato.
Continuo a seguire le indicazioni della pista con il numero 3. La ciclabile
adesso, nei pressi di Praga, è davvero bella. Tra villette da un lato e il fiume
dall’altro. Orti e spesso incrocio tanti gruppi di ciclisti. Quasi tutti con le
MTB. Faccio caso che non ci sono bici parcheggiate. Neanche una! Un panificio sta
sfornando il pane proprio ora. Il suo profumo, al mio passaggio, mi fa ricordare
quello di un tempo del panettiere sotto casa. Caspita avevo dimenticato quel profumo!
Passo su un ponte con assi in legno e viscide per la pioggia e questo punto
seguo le indicazioni ciclistiche della strada invece del mio GPS, intanto che un
altro scoiattolo marrone è troppo veloce nel nascondersi per poterlo fotografare.
Adesso i cartelli indicano solo una generica “pista ciclabile”, tra tanti gruppi
di ciclisti.
Al fianco della ferrovia mancano solo 13 km all’arrivo. Le indicazioni del mio
GPS sono a volte in contrasto con i cartelli ciclabili con indicazione “Centrum”,
forse più recentemente aggiornati.
Un campo da golf devia la pista sul suo perimetro. E poi ancora seguo il fiume
ed ecco il Castello! Sono in mezzo a centinaia di turisti e a tratti devo scendere
dalla bici e proseguire a piedi spingendola. Sono a 5 km dall’arrivo e la ciclabile
è sul marciapiede.
Ed eccomi al Ponte che ho scelto simbolicamente come punto di arrivo di questo
mio viaggio!
Il Ponte Carlo (Karlův Most) è lo storico ponte in pietra sulla Moldava, che
collega la Città Vecchia al quartiere di Malá Strana. Questo è forse il più famoso
monumento della capitale della Repubblica Ceca. Misura più di 500 metri di lunghezza
ed, essendo una delle più grandi attrazioni turistiche della città, è molto frequentato
da milioni di turisti e arricchito dagli artisti di strada, musicisti e venditori
di souvenir durante tutto l'anno.
Qui finisce il percorso della PanEuropea, la "Golden Road" del commercio
medievale e il mio fantastico viaggio in bicicletta!
Vado subito in stazione ferroviaria per acquistare i biglietti di ritorno a
Milano. Dovrò prendere ben quattro treni, passando per la Germania. Per necessità
uso il bagno pubblico della stazione. C’è da inserire una moneta. Semplice è l’operazione,
ma l’addetto si offre insistentemente di aiutare tutti i turisti. Apre il passaggio
con un badge e intasca la moneta di 10 Kc. Acquisto dei regali da portare a casa,
qualche panino e bibite per il viaggio.
Ho ancora qualche ora e torno a visitare il centro storico di Praga.
Praga è la capitale, e la più grande città, della Repubblica Ceca. Centro politico,
culturale e turistico di fama mondiale. Già capitale del Sacro Romano Impero, il
suo centro storico è visitato ogni anno da più di 6 milioni di viaggiatori, ottenendo
nel 1992 l’inserimento nella lista dei patrimoni dell'umanità dell'UNESCO. Si potrebbero
scrivere numerose pagine per solo tentare di descrivere questa meravigliosa città,
ma è mio intendimento qui adesso dare solo qualche piccola informazione.
Situata sul fiume Moldava (Vltava), ricca di molte case antiche, alcune delle
quali con splendidi murali, la città contiene una delle più variegate collezioni
di architettura del mondo. Tra le principali attrazioni turistiche il Staré Město,
alcuni luoghi legati a Franz Kafka, il Malá Strana, Hradčany con il Castello di
Praga, il Vicolo d'Oro e la Cattedrale di San Vito (dove sono conservate le reliquie
più importanti della Chiesa cattolica boema), il Ponte Carlo (Karlův most), e il
quartiere di Nové Město con il suo municipio, Novoměstská radnice.
Veramente questa meravigliosa città meriterebbe un soggiorno più lungo, ma nel
pomeriggio ritorno nuovamente in stazione per il ritorno a Milano. Il primo treno
è l’Albert Einstein delle 17e07 per Monaco. Sul treno, una ragazza cinese occupa
il posto assegnato alle bici e non si vuole spostare perché, dice, non troverebbe
altro posto. Intanto io con la bici sono in mezzo al corridoio. Alla prima fermata
di Beroun quindi si crea molta confusione con la mia bici tra passeggeri che scendono
e salgono. A quel punto la ragazza capisce il problema e si sposta dalla zona biciclette.
Arrivo a Monaco alle 23.05 poi alle 23e40 prendo il treno per Mestre, con posto
a sedere prenotato in compagnia di coppia di escursionisti francesi.
L’arrivo a Mestre è alle 08e21 giusto in tempo per la colazione e alle 11e16
con il regionale arrivo a Milano alle 14e35.
Questo viaggio è stato tra i miei più lunghi e avventurosi. Viaggiare, in bici,
attraverso l’Europa per 1550 km è stata un'occasione per confrontarsi con gli altri,
per conoscere il significato di essere Cittadini Europei e scoprire nuovi e interessanti
itinerari.
Itinerari per la maggior parte basati su piste ciclabili o su strade a basso
traffico automobilistico, tra piccoli paesi, grandi metropoli, popoli, monumenti
e paesaggi stupendi. Unità non vuol dire comunque omogeneità. I valori dell'Europa
unita devono comunque mantenere il rispetto delle diversità e delle tradizioni di
ciascun Paese.
Sandro Foti.