Bike to Work
BICICLETTE
In ufficio in bicicletta
Bike to Work
No stress! Andare in bicicletta tutti i giorni a lavoro senza usare la macchina, è fonte di benessere anche psicologico. Perché ci si stressa meno e si abbraccia uno stile di vita più sano e a misura d'uomo. Fare attività fisica significa, da un lato, prendersi cura di sé stessi e del proprio corpo, dall'altro, vuol dire riuscire a ritagliarsi un piccolo spazio, al di là del lavoro e degli impegni quotidiani. Sgombra la mente dai pensieri più faticosi della giornata, e insomma, pedalare consente di abbandonare per un po' la ruotine. Ma non serve ammazzarsi di fatica. Allora, sottoporsi ad allenamenti durissimi o andare in palestra molte ore a settimana, non solo stanca dal punto di vista fisico, ma rischia anche di essere controproducente, invece fare ogni giorno un po' di attività fisica, come correre, nuotare, o semplicemente andare in ufficio con la bicicletta, significa essere più sereni.
Gareggiare tra Aziende virtuose
Qualcosa si muove, insomma. E nel frattempo, si riesce anche a giocare. Dove non arrivano i progetti, infatti, arriva la sfida a distanza targata European Cycling Challenge, la sfida tra le città più virtuose.
Oppure la Bike2work, che mira a mettere in sella il maggior numero possibile di lavoratori. Si tratta di una delle iniziative che fanno parte della Settimana Europea della Mobilità normalmete in programma a metà settembre. Partecipare alla gara mette in competizione Enti e Aziende, i cui dipendenti inseriranno i dati dei propri spostamenti casa-lavoro e alla fine risulterà vincitore l’Ente o l’Azienda con il maggior numero di dipendenti pedalatori e con il maggior numero di chilometri percorsi. Una vera e propria competizione a squadre, che si rinnova di anno in anno e sul podio finisce la Azienda.
L’Europa che fa?
Il problema italico di fondo è che il ciclismo urbano viene ancora visto come un appuntamento esclusivamente da weekend. “Se c’è una bella giornata faccio un giro con i bambini al parco”. Fino a quando anche le iniziative di sensibilizzazione e le giornate ecologiche verranno fatte solo la domenica o nei festivi, passerà l'idea che andare in bici è qualcosa da fare nel tempo libero, che sia qualcosa fuori dall'ordinario.
In Francia chi va al lavoro in bici viene pagato! Riceve un piccolo incentivo economico, variabile tra i 21 e i 25 centesimi per chilometro percorso. È il progetto ideato dal ministro francese dei Trasporti Frederic Cuviller.
O forse sarebbe il caso di prendere esempio dal modello danese. A Copenhagen, infatti, ogni giorno i ciclisti percorrono 1,2 milioni di chilometri, con il 36% che si reca al lavoro o a scuola in bicicletta (a cui va aggiunto un 28% che usa i trasporti pubblici e un 7% che va a piedi). Si stima che presto sarà il 50% della popolazione a usare le due ruote, in una città che offre 346 km di piste ciclabili separate dalla carreggiata e oltre 40 km di percorsi ciclabili verdi. Con questi numeri l’amministrazione di Copenaghen si preoccupa del traffico. Sì, ma sulle ciclabili. Così ha annunciato la prossima installazione di schermi informativi che suggeriscano, in caso di traffico, le strade alternative per i tanti ciclisti incolonnati ogni giorno a semafori e stop.
A Londra, tutti al lavoro in bici. Sono più degli automobilisti. Il 50% dei pendolari usa le due ruote per raggiungere la City. Sul ponte di Southwark, che attraversa il Tamigi, sono più del 42% del totale del traffico urbano. E il fenomeno riguarda anche Bristol, York e Oxford, con un traffico in bici triplicato rispetto a un decennio fa.
Bike to Work all’italiana
Siamo abituati, in questi ultimi anni, ad usare sempre più slogan in inglese! Ecco che “Al Lavoro in Bicicletta” è diventato il “Bike to Work”, così che l'ormai celebre “Yes, we can” di Obama si potrebbe trasformare in un “Sepoffà”, come dice Fulvio di Giuseppe.
Spesso, andando in ufficio in bici, incontri più o meno nello stesso punto ogni giorno altri ciclisti. Quando d’inverno con caschetto e scaldacollo credi di essere irriconoscibile, ti sbagli perché gli amici riconoscono la tua bici! Qualcuno lo conosci, con altri scambi qualche cenno di saluto, magari poi, un giorno, anche qualche chiacchierata.
E così nasce l’idea di ritrovarsi al bar dalla Stazione delle Biciclette di San Donato a bere un caffè in compagnia prima dell’ufficio.
Quelli che non vanno in bici fanno tutti una prima osservazione: “è che si arriva sudati al proprio ufficio”. Beh, questo è indubbio. Un minimo di sforzo fisico c’è, ma se ci fosse uno spogliatoio a propria disposizione bastano cinque minuti per cambiarsi, in alternativa io uso il bagno. L'altra osservazione riguarda l'assenza di posti dove parcheggiare la bici in sicurezza. Nel mio ufficio ci sono le rastrelliere, ma io uso una pieghevole, una Brompton, che è utile anche per gli spostamenti con i mezzi pubblici.
Nel 1998 è stato istituito il ruolo di mobility manager delle Società dall'allora ministro dell'Ambiente Edoardo Ronchi. Questo ha il compito di ottimizzare gli spostamenti dei dipendenti per ridurre l'utilizzo dell'auto privata e incentivare soluzioni di trasporto a basso impatto ambientale. In Italia ci sono oltre ottocento mobility manager, ma sono poche le aziende virtuose.
Non c’è bike to work senza intermodalità. Tra le poche Regioni che possono vantarsi di favorire l'intermodalità c’è senz'altro l’Emilia Romagna. La tessera del treno, infatti, permette di utilizzare non solo i mezzi del trasporto pubblico locale su tutto il territorio regionale, ma anche le biciclette del bike sharing.
L’azienda STMicroelectronics di Agrate Brianza riserva una attenzione particolare alla mobilità sostenibile. Dal car pooling al bike to work. Nella sua sede è stato messo a disposizione dei dipendenti un parcheggio coperto per bici e motocicli da 350 posti, sono state acquistate biciclette aziendali per la mobilità interna nello stabilimento ed è stata stipulata una convenzione con il comune di Agrate per l'utilizzo delle docce del vicino centro sportivo.
La Salewa, marchio di abbigliamento e attrezzatura outdoor, fuori dall'azienda a Bolzano e nella vicina stazione ferroviaria ospita biciclette a disposizione dei dipendenti e la Fater di Pescara, ha sostenuto 320 dei suoi quasi mille dipendenti nell'acquisto di una bicicletta elettrica e ha messo a disposizione dei ciclisti una stazione con 24 punti di ricarica.
A volte basta una piccola svolta nella mobilità urbana e il mondo del lavoro è stimolato ad adeguarsi. Così lo studio legale Lexellent, in piena Area C a Milano, ha regalato una bici a dipendenti e collaboratori (una ventina in tutto) per facilitare la mobilità casa-lavoro, ma, nel loro caso, anche la spola tra studio e tribunale.