Ausilia Vistarini, Beatrice Filippini, Bruno Pizzul, Davide Cassani, Filippa Lagerback, Gianni Bugno, Giovanni Storti, Paola Gianotti, Rita Sozzi, Vittoria Busso - SANDRO FOTI Personal WebSite

Sandro Foti
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Ausilia Vistarini, Beatrice Filippini, Bruno Pizzul, Davide Cassani, Filippa Lagerback, Gianni Bugno, Giovanni Storti, Paola Gianotti, Rita Sozzi, Vittoria Busso

PERSONAGGI
The Wall of Fame
Ausilia Vistarini
Ausilia Vistarini è una ragazza che si avvicina al ciclismo un po’ tardi. Dopo l’università e dopo un periodo in cui si è dedicata al free climbing. Ha iniziato in bici con le classiche “garette” di MTB in provincia, per poi partecipare alle più importanti Gran Fondo, tra cui il Circuito Gatorade nei primi anni 2000 o i Dolomiti SuperBike. Ma, senza ombra di dubbio, possiamo dire che è stata una “pioniere” nel mondo delle gare 24Ore. Queste gare l’hanno portata verso le ultra-distanze, sia in MTB sia su strada.
Il suo grande amore, in verità, sono gli animali. Ha una piccola “tribù” di gattini a cui dedica molte attenzioni e, oltre al lavoro come impiegata in uno studio commercialista, si occupa dell’azienda agricola di famiglia con suo fratello, istruttore di free-climbing.
Ausilia, una volta giunta alla MTB, ha attraversato i deserti del Marocco, nell’Acacus in Libia e nel Wadi Rum (valle della luna) in Giordania con Women Desert Ride, le steppe aride del Senegal e del Mali e, con gli amici di "Bici d’Italia in Africa", ha portato mille biciclette in Burkina Faso.
Ha poi corso le tre più lunghe randonnee europee. La Paris-Brest-Paris di 1200 km, la London-Edimburgh-London di 1400 km e la italiana 1001 Miglia di 1600 km. Ha preso parte al Naturaid Marocco di 700 km e ha vinto il Mondiale di 24Ore in MTB nel 2008 a Rupholding in Germania. Ha vinto, poi nel 2009 e 2010, il circuito italiano di 24Ore MTB, correndo con una bici singlespeed.
Conosco Ausilia nell’aprile del 2017, quando viene al Ciclobby Milano per raccontarci delle sue gare in Alaska.
Ausilia Vistarini, infatti, è la prima donna italiana a concludere l’Iditarod Trail Invitational, una gara ciclistica tra le più dure al mondo! 1800 chilometri, sui laghi ghiacciati e fra le foreste dell’Alaska a 38 gradi sottozero. Un’avventura estrema compiuta in 5 giorni, 5 ore e 50 minuti. Per Ausilia il traguardo più prestigioso e difficile da raggiungere. E Ausilia l’ha portata a termine per ben tre volte! L’ultima nel 2014 quando ha stabilito il record del percorso. Una gara che richiede davvero molte attenzioni perché, svolgendosi in un ambiente estremo, nulla deve essere trascurato e la scelta dei materiali è fondamentale. Così come l’allenamento. Ausilia per prepararla ha lavorato in palestra per irrobustire la muscolatura, ma se a Trieste le previsioni meteo davano vento di bora, andavano là per abituarsi a pedalare nel vento forte!
L’Iditarod è nota per essere la competizione no-stop più estrema al mondo. Sono ammessi solo 50 partecipanti in tutto il mondo che possono percorrere il tracciato a piedi, in MTB o con gli sci. Le condizioni sono estreme e si è in completa autosufficienza. Le temperature sono intorno ai meno 40 gradi e le bufere di vento e neve possono essere davvero terribili. Due anni fa un concorrente italiano, Alessandro Da Lio, ha salvato una ragazza dell’Alaska che aveva già i bulbi oculari ghiacciati!
Ad Ausilia le è capitato di non poter pedalare per la neve fresca e spingere la bici per 400 km o, di contro, vivere momenti indimenticabili come la visione della aurora boreale, ma per fortuna nessun pericolo. Come dice lei: “Tranne quelli naturali, nessuno. I lupi se ne stanno alla larga e gli orsi sono in letargo!”.
La sua avventura è immortalata nel film “Crisp - In search of a shared land”, un documentario avventura del regista Filippo Salvioni dove Ausilia è la protagonista.
https://www.youtube.com/watch?v=TDjAlK8xUK4
Dopo il nostro primo incontro al Ciclobby, da lì a due mesi, nel giugno 2017, ci ritroviamo concorrenti al Brompton World Championship di Milano che si tiene sul Circuito di Formula1 di Monza. (vedi pagina dedicata)
La gara, in Brompton, è di tre giri del Circuito. Al passaggio del primo giro sono davanti a lei per 14”!!! Nel secondo giro è lei davanti per 39” e all’arrivo, dopo mezzora di gara, mi batte per 01’e 01” e si classifica seconda tra le Woman. (per chi non ci crede del mio risultato, ci sono le classifiche pubblicate in internet).
Nel marzo del 2018 partecipiamo alla Martesana Van Vlaanderen, organizzata dall’amico Giovanni Pirotta. E a maggio 2018 siamo a Torino nel parco del Valentino per una nuova edizione della Brompton World Championship. Questa volta riesco a starle dietro principalmente perché lei ha problemi con la catena e rallenta molto in prossimità di un dosso che io invece faccio a tutta e mi avantaggio nella successiva discesa. Lei arriva terza e, purtroppo per un errore di cronometraggio, non sono pubblicate le classifiche complete.
Concludo con una sua frase:
Lo sforzo è il vivere le difficoltà del quotidiano. Un ambiente di lavoro in cui mi trovo come un pesce fuor d’acqua, il confronto con un mondo competitivo e senza scrupoli. Questo è quello che realmente mi mette in difficoltà. Le fatiche che vivo nelle gare estreme sono parte del sogno che inseguo e pertanto non le percepisco come tali.
Beatrice Filippini
A 27 anni aveva un posto fisso e faceva l'infermiera specializzata a Londra, con un contratto a tempo indeterminato ottenuto dopo tre anni di specializzazione in terapia intensiva. Quello che per molti suoi coetanei è un sogno. Ma per Beatrice Filippini il sogno era un altro! Attraversare il Sudamerica in bicicletta!
Dal febbraio al novembre del 2017, ha pedalato per dieci mesi, da sola, dalla punta settentrionale della Colombia fino a Puerto Williams, in Cile, laddove la strada più australe del mondo si interrompe, lungo l'intera dorsale montuosa della Cordigliera delle Ande. Una pedalata in solitaria di 11500 chilometri. La giovane Beatrice è stata capace di affrontare questo lungo viaggio solitario e trasformarlo in qualcosa di magico. La voglia di libertà e di prendersi il suo tempo. Lo ha fatto con la bici che la accompagnava dai tempi dell'università a Milano e che l'aveva seguita poi a Londra. Una Brompton! Una pieghevole rossa a sei velocità.
«Era dai tempi della laurea che volevo fare quel viaggio, poi sono andata a Londra, ho fatto tre anni in cui lavoravo e studiavo, senza pause. Rischiavo di perdere l'opportunità, ero stanca, stavo perdendo il contatto con la realtà e con la natura. Quando ho deciso di partire mi sono detta che dovevo fare con quello che avevo, se no avrei perso di nuovo tempo e avrei rinviato all'infinito. Così ho preso la bicicletta che usavo ogni giorno e mi sono adeguata a quella».
Incontro la prima volta Beatrice a maggio 2019 alla Stazione delle Biciclette. L’occasione è la presentazione del suo viaggio e del suo libro. “Pedalande. Alla ricerca del vero sapore delle fragole”. Beatrice è uno scricciolino che dimostra molti meno anni di quelli che ha realmente. Questa presentazione è una occasione per rivivere quell’avventura, che più che un viaggio in bici, è la storia delle vite delle persone da lei incontrate, ma anche un suo viaggio interiore. Condividere il cibo, il tempo, una parola o un sorriso. Imparare a fidarsi degli altri e degli istinti.
Qualche momento difficile c’è stato, ma la sua determinazione ha saputo trasformare ogni difficoltà in una lezione.
«Ho capito sulla strada che più dai, più ricevi. In realtà in Sudamerica non mi sono mai sentita sola, ho incontrato ogni giorno persone splendide, accoglienza e calore umano. Mi hanno fatto capire che le persone vere meno hanno e più danno».
A settembre ci ritroviamo aqncora al Brompton Junction Milano Store e a metà dicembre all’Hug Milano. Siamo a cena con un gruppo di amici e Beatrice ci informa di un suo nuovo entusiasmante progetto. Ha necessità per questo di reperire informazioni e strumenti di comunicazione in zone remote del pianeta. Data la mia esperienza nel mondo delle comunicazioni, mi offro di aiutarla a trovare contatti e apparecchiature. Purtroppo, al momento, per i noti problemi Covid-19, il progetto è in stand-by.
Ora Beatrice è tornata a fare l'infermiera nell’ospedale universitario di Zurigo, nel settore Intermediate Care, una sorta di medicina d’urgenza. Ma il progetto si farà!
Per vedere qualche foto del viaggio:
https://www.instagram.com/pedalande/
https://pedalande.wixsite.com/pedalande
Bruno Pizzul
Bruno Pizzul, il telecronista Rai degli incontri della Nazionale Italiana di calcio dal 1986 al 2002, non ha mai posseduto un’auto. Ma come dice lui di più: “Non sono in grado neppure di metterla in moto un’automobile”.
Infatti considera un privilegio potersi spostare ogni giorno in bicicletta. Quando lavorava in Rai, in bicicletta ci andava in giacca e cravatta e, se fino a qualche anno fa chi andava al lavoro in bicicletta veniva guardato in modo strano e considerato un poveraccio, oggi invece la situazione è completamente cambiata e di fronte all’ingresso della Rai di Corso Sempione non basta un intero marciapiede a contenere le bici parcheggiate. È questione di mentalità, in una Milano dove si usa la macchina anche per fare 500 metri.
È un piacere parlare con Bruno. Ha migliaia di aneddoti da raccontare uno per ogni occasione. Durante il nostro incontro raccontò di quella volta in cui un automobilista lo colpì leggermente con la sua auto facendolo cadere dalla bici. L’automobilista scese dall’auto per accertarsi delle condizioni di Bruno e appena visto lo riconobbe e svenne dicendo “Bruno Pizzul, Bruno Pizzul”.
Davide Cassani
Davide Cassani, 12 partecipazioni al Giro d’Italia con due vittorie di tappa, 9 partecipazioni al Tour de France e 9 presenze al Mondiale con la maglia azzurra, 3 Giri dell’Emilia, Coppa Bernocchi, 2 Coppe Agostoni, Milano-Torino, Giro di Campania, Giro di Romagna e Coppa Sabatini, Trofeo dello Scalatore del 1991, quattro tappe del Giro del Mediterraneo del 1994. Nono posto alla Milano-Sanremo del 1993, quarto posto alla Liegi-Bastogne-Liegi del 1992, ottavo nel 1988 e terzo nel 1992 al Giro di Lombardia, terzo nella classifica finale di Coppa del Mondo e sesto nel 1994, secondo all’Amstel Gold Race del 1995.
Poi nell’aprile del 1996 si ritira dall'attività agonistica a seguito di un incidente stradale e diventa commentatore televisivo Rai delle gare ciclistiche al fianco di Adriano De Zan, Auro Bulbarelli e Francesco Pancani.
Cassani è stato protagonista insieme all'ex ciclista professionista Massimo Boglia di una pubblicazione editoriale, completa di DVD e fascicoli, intitolata “Le Grandi Salite del Ciclismo”, nella quale i due ciclisti percorrono le salite più famose affrontate durante il Giro d'Italia e il Tour de France. Davide Cassani, dal gennaio 2014, è Commissario Tecnico della squadra nazionale di ciclismo su strada.

Filippa Lagerback
Gianni Bugno
Sono alla manifestazione organizzata da Ciclobby e Lega Ambiente contro l’inquinamento atmosferico che opprime Milano.
Filippa Lagerback è presente per sostenere questo importante tema. Infatti lei è definita una star molto "green", proprio per la sua grande sensibilità ai temi dell'ecologia.
Nell’attesa di partire con le bici, le chiedo di fare una foto con lei. Affido ad un signore lì davanti la mia macchina fotografica e lo prego di scattare. Filippa mi dice che ho scelto la persona meno esperta di fotografia e poi aggiunge “è mio papa!”. Fatta la foto, scambiamo qualche parola sui viaggi in bici e le racconto del mio da Milano a Vienna. Ad un tratto vedo arrivare, correndo, una troupe della RAI e ritengo vogliano fare un’intervista a Filippa. Lei però con un gesto della mano frena i tecnici RAI e mi prega di continuare nel mio racconto. Sono meravigliato e lusingato della sua estrema sensibilità!
Ho incontrato Gianni Bugno la prima volta nell’ottobre 2009 alla manifestazione ciclistica per la Pace nel Mondo organizzata per il Millennio dell’ONU. Io sono il coordinatore responsabile del raggio che parte da Vimercate, Monza-Agrate e, passando per Crescenzago, arriva al Duomo di Milano. Durante il tragitto, Gianni mi chiede spesso informazioni sul percorso e su come è previsto l’incrocio con altri cortei di biciclette.
Gianni Bugno è stato vincitore di ben due Mondiali, nel 1991 e 1992, vincitore di un Giro d’Italia nel 1990 e di numerose corse importanti fra le quali una Milano-Sanremo nel 1990 e un Giro delle Fiandre nel 1994 per un totale di 72 vittorie nella sua carriera.
Dopo la bici, il suo grande sogno è stato diventare pilota di elicottero! Alla guida dell’elicottero ha collaborato con la RAI, occupandosi delle riprese televisive del Giro d’Italia per poi approdare all’ENI con il compito di trasportare le persone che lavorano sulle piattaforme del mare adriatico, tra Ravenna e Ancona.

Giovanni Storti
Paola Gianotti
L’evento è all’Upcycle Cafè dedicato alla tecnica del ciclismo. Tema serio ed importante per i ciclisti, però affrontato in modo leggero e divertente grazie alla presenza del comico Giovanni Storti. Giovanni, infatti, quando non è sul palco di un teatro o davanti a una cinepresa ama correre o scoprire posti nuovi a bordo di una bicicletta. [inserisco le due foto].
Nei primi mesi del 2015 ho conosciuto Paola Gianotti all’UpCycle Caffè. Era appena tornata dal Guinness World Record per il Giro delle Mondo in bicicletta. In totale 29430 km in 144 giorni! Era arrivata a Ivrea, la sua città, a novembre 2014, abbattendo il record precedente di ben 8 giorni, che era stato stabilito dalla greca Juliana Bhuring nel 2012.
All’Upcycle Cafè racconta della grande esperienza, umana, sociale e sportiva e come le ha cambiato il suo modo di vedere le cose e di affrontarle.
Sono impressionato da questa ragazza. Dalla sua storia. Dal suo precedente passato sportivo. Forse non tutti sanno che ha scalato il Kilimangiaro (6.000 m), tentato la cima dell'Aconcagua (7.000 m) e attraversato la costa della Groenlandia in kayak.
In Swaziland (Africa) poi ha trascorso un mese in una riserva per proteggere i rinoceronti bianchi dal bracconaggio e nel parco del Kakadu in Australia ha cercato gli occhi dei coccodrilli di notte con il solo ausilio di una torcia elettrica e dalla cima del Kilimangiaro ha potuto invece ammirare le distese della savana.
Comincio a seguire, con Facebook, le sue imprese. Ed ecco che a Luglio 2015 attraversa la Russia, da Mosca a Vladivostock, partecipando, come unica donna, alla prima edizione della RedBull Transiberian Extreme. Il percorso si snoda lungo il leggendario percorso della Transiberiana di 9.200 km e 60.000 m di dislivello positivo. Un’esperienza estrema ma affascinante. Si classifica terza, in coppia con Paolo Aste, a questa gara considerata la più dura al mondo.
In autunno ci incontriamo di nuovo, a Milano. L’occasione è la presentazione della passata Transiberiana presso la Galleria d’Arte di Antonio Colombo, anche conosciuto nel mondo del ciclismo come il “Sig. Cinelli”, produttore della sua bici per il World Record.
Prima di Natale 2015, Caterpillar, il programma di Rai Radio2, lancia la speciale candidatura della bicicletta al premio Nobel per la Pace 2016 e, ancora una volta, l’Upcycle coglie la provocazione e ne parla con Davide Cassani e Marco Pastonesi. Sono seduto in prima fila. Davanti a me, Massimo Cirri, Sara Zambotti e Paolo Labati di Caterpillar stanno portando la provocatoria candidatura della bicicletta al Nobel per la Pace. Intervene anche Davide Cassani. Siamo invitati a partecipare alla discussione che vuole chiarire il ruolo della bicicletta e individuare la realtà che nel mondo oggi può meglio rappresentarla ed essere investita di una missione di pace in nome delle due ruote. La bicicletta merita sempre di più, non delude mai, è stata, ed è, contributo sociale per le nostre città e per molti paesi nel mondo. Parte quindi la raccolta firme per sostenere questa ambiziosa candidatura per consegnare il nome della bicicletta alla Commissione che si riunirà, nel febbraio 2016 ad Oslo, per ufficializzare le nuove designazioni.
Dieci giorni dopo eccoci all’A.S.D. Ciclisti Dergano Milano, dove Paola presenta il suo libro “Sognando l’infinito” e racconta il Guinness World Record.
Poi nella fredda mattinata del 16 gennaio 2016 il mondo milanese della bicicletta si ritrova per salutarla alla partenza del BIKE THE NOBEL 2016 davanti alla Rai di C.so Sempione.
Paola è la testimonial della campagna promossa da Radio Rai2 Caterpillar. Pedalerà da Milano a Oslo per 2.000 km in pieno inverno per portare le oltre 10.000 firme raccolte in tutto il mondo. Dovrà essere ad Oslo il 29 Gennaio accolta in Ambasciata Italiana. Un’impresa ricca di significato. Sono lì con la mia nuova bici da corsa, la Merida Scultura. Quale altra occasione per inaugurarla? Accompagno Paola fino a Como poi ci salutiamo e lei prosegue per la Svizzera.
Il primo Maggio 2016 parte una nuova grande sfida. Un secondo Guinness World Record. Paola pedala per 11.543 km e attraversa tutti gli Stati Americani in 43 giorni. Al Record Sportivo, questa volta, si aggiunge un’importante campagna di solidarietà per le donne dell’Uganda. Raccoglie così i fondi per acquistare 73 biciclette che, nell’ottobre 2016, consegna a 73 donne in Uganda.
Il 30 marzo 2017 è invitata da Ciclobby Milano a presentare il suo Record americano e il suo libro. Tutti sanno che parcheggiare in via Pietro Borsieri nel quartiere Isola di Milano è una impresa. Per cui scarichiamo i libri e salgo in macchina con lei per cercare parcheggio. “Parcheggia qui…” le dico. Lei però mi fa notare che è divieto di sosta. “Sì, ma parcheggiano tutti” aggiungo. E alla fine della serata scampiamo la multa per un pelo!
Nel 2017, Paola, batte un nuovo Guinness World Record. E questo è il terzo. Ha attraversato tutto il Giappone, da Nord a Sud, in 9 giorni pedalando per 2.740 km alla media di 304 km al giorno. Anche qui promuove una raccolta fondi per creare una micro-officina ciclistica in Karamoja (Uganda) e formare dei meccanici locali.
Il 13 luglio 2018 ci incontriamo nuovamente all’UpCycle. L’occasione è la Bike Night Milano-Arona del giorno dopo. Lei farà poi tutte le tappe mentre io mi limito alla sola Milano-Arona. Tra i racconti, Paola, ci spiega anche la sua ultima impresa del “Il Giro di Paola”, che l’ha vista percorrere lo scorso maggio le strade del Giro d’Italia, anticipando di un giorno la carovana rosa, per promuovere la campagna di sensibilizzazione “Io rispetto il ciclista”.
Infatti a maggio 2018 e maggio 2019, Paola percore tutte le tappe del Giro d’Italia un giorno prima dei professionisti, pedalando per oltre 3.000 km e superando i 40.000 metri di dislivello, per portare avanti la campagna di sicurezza sulla strada “IO RISPETTO IL CICLISTA”.
Il 18 aprile 2020, in pieno lockdown COVID-19, pedala per 12 ore consecutive sui rulli a casa in diretta social e su Zwift, per raccogliere i fondi ed acquistare 10.600 mascherine che dona all’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino e all’Ospedale di Ivrea. Inoltre, mette all’asta la sua Cinelli Superstar Disc del suo terzo Guinness World Record, che l’ha vista nel 2017 attraversare il Giappone in nove giorni.
Nel mese di luglio 2020 pedala per 1500 km tra 80 comuni della regione Piemonte per apporre 500 cartelli di sensibilizzazione tra automobilisti e ciclisti.
http://www.keepbrave.com/
Rita Sozzi
Vittoria Bussi
Ho conosciuto Rita Sozzi, e i suoi incredibili viaggi, ad una presentazione all’Upcycle Cafè [30/11/2017] alla fine del novembre 2017.
Già da qualche anno, però, seguivo le sue fantastiche avventure in giro per il mondo con la sua due ruote. Le sue imprese sono state sempre un crescendo di bellezza e di chilometri. Ha infatti pedalato ogni anno, durante le ferie estive, fino a Roma, Oporto, Istanbul, Atene e Mosca.
Di ritorno da Mosca pubblica il suo primo libro. “Ciao Mamma! Vado a Mosca in bici”.
Nel 2017 ha poi percorso la distanza da Mosca a Ulaanbataar (Mongolia), sulla rotta della ferrovia Transiberiana e Transmongolica e nel 2018 invece ha viaggiato lungo la via della seta da Teheran (Iran) ad Almaty (Kazakistan) pedalando per 5000 km tra i deserti e le vette innevate dell’Asia Centrale, in compagnia del cicloviaggiatore francese Raymond Puill. Un'avventura, in bici, sulle orme di Marco Polo, alla scoperta dell'Iran e degli stati che finiscono con “-stan” dell'Asia Centrale. La storia, le dune, l'arte, le lunghissime ombre sulla sabbia, le yurte dei pastori nomadi, la fatica e i racconti di chi vive quest'altra metà del mondo nel difficile equilibrio tra libertà e dittature.
Rita, soprannominata la Volpe a Pedali, è una insegnante di lettere classiche, ma soprattutto una cicloviaggiatrice. Ascoltare i suoi racconti e le sue descrizioni delle persone e delle situazioni è fantastico. I suoi racconti sono appassionanti. Quando la si ascolta, si ha l’impressione di immergersi nei luoghi da lei visitati. La professoressa di lettere cerca la poesia sulle strade del mondo. Viaggia per incontrare gli altri e per ritrovarsi sotto cieli diversi. Volti, profumi, orizzonti e suoni sono parole.
Ad ogni suo viaggio il suo blog è punto di riferimento per tantissimi appassionati cicloviaggiatori. (http://volpeapedali.blogspot.com/).
Nel 2018 pubblica il suo secondo libro. “Una bici per cammello” e incontro nuovamente Rita all’A.S.D. Ciclisti Dergano Milano per la sua presentazione.
Nel 2019 parte poi per una nuova avventura: da San Francisco a New York.
Una pedalata di 6000 chilometri con una nuova bicicletta e un nuovo compagno di viaggio, Pierluigi Mondani, insegnante di educazione fisica, e con tanta curiosità nello scoprire la vera essenza degli USA. Da giugno a settembre compie il “coast to coast” e ogni tappa dell’avventura è documentata con foto e racconti sul suo blog. Un diario ricco di aneddoti, curiosità e ironia, ma anche analisi e riflessioni sulla società e l’umanità incontrata.
Il viaggio parte da San Francisco per passare la costa della California fino a Los Angeles. Qui la mitica “Route 66” in Arizona e il Grand Canyon e la Monument Valley. Le Montagne rocciose del Colorado e le infinite pianure polverose del Kansas. La pedalata prosegue lungo una pista ciclabile di 400 km sul fiume Missouri. Un breve passaggio in Illinois, Indiana e Ohio per poi imboccare la Great Allegheny Passage, altra lunghissima ciclabile che conduce da Pittsburgh a Washington D.C. Risale lungo la costa atlantica a Filadelfia e poi New York, meta finale del viaggio.
In questi giorni stiamo seguendo il suo viaggio da casa a Capo Nord. Questo viaggio è per lei una sorta di piano “B” intrapreso per i problemi di Covid-19 che affliggono tutto il mondo.
Ripercorriamo le tappe di Rita:
2012 da casa a Roma
2013 da casa a Oporto
2014 da casa a Istanbul
2015 da casa a Atene
2016 da casa a Mosca
2017 da Mosca a Ulan Bator (Mongolia)
2018 da Teheran (Iran) a Almaty (Kazakistan)
2019 da San Francisco a New York (coast to coast)
2020 da casa a Capo Nord (passando per la Finlandia)
Scommetto che tutti sapete chi sono Bradley Wiggins, Rohan Dennis e Fausto Coppi. E almeno il 30% di voi sa dal record dell'ora di Moser dell'84. Se siete giovani ne avrete sentito parlare, se siete un po' meno giovani vi ricorderete di quale eco mediatica ebbe a suo tempo. Scommetto, però, che neanche il 15% di voi sa qualcosa di Vittoria Bussi. Eppure, Vittoria, il 13 settembre 2018, ha fatto proprio quello che hanno fatto anche Coppi, Moser, Wiggins e Dennis: ha conquistato il record dell'ora, ad Aguascalientes, in Messico, percorrendo 48,007 km in un'ora. Nessun servizio al telegiornale, ben poche interviste, al massimo qualche breve trafiletto, almeno fino a quando il Corriere della Sera le ha finalmente dedicato una corposa intervista.
Io Vittoria la seguo da un paio di anni. Da quando all’UpCycle Cafè ho assistito alla sua presentazione. Sono stato a parlare con lei e il suo fidanzato per tanto tempo quella sera. Di ciclismo, di preparazione e di sacrifici.
Ma perché la sua impresa è passata sotto silenzio? Perché è un'impresa al femminile, innanzitutto, e sappiamo bene quanto lo sport in rosa fatichi a trovare un minimo di spazio in questo paese. Perché il ciclismo su pista non se lo fila nessuno, e di conseguenza nessuno si fila gli anni di sacrifici e di fatica di chi si dedica a una disciplina tutt'altro che facile, in un paese dove non ci sono neanche i velodromi.
Ok, direte voi, non sarà conosciuta dal grande pubblico, Vittoria, non sarà finita più di tanto sui media, ma avrà pure la sua squadra, i suoi sponsor, sarà un'atleta professionista e ben pagata. Invece no. Primo perché il professionismo, a livello femminile, non è riconosciuto in Italia, secondo perché, come racconta nell'intervista, la squadra se l'è fatta lei insieme al fidanzato, e i possibili sponsor guardano più ai follower su Instagram che ai risultati in pista. Tranne alcuni partner prevalentemente tecnici le spese sono tutte a suo carico. Migliaia di euro per il passaporto biologico, altre migliaia per spostarsi ed allenarsi. E qualche sponsor minaccia pure di mollarla, dato che sui social non ha grandi numeri.
Nel marketing di oggi vale di più una influencer di qualcuno che sta scrivendo la storia del ciclismo. Eppure, ci sono tanti altri ragazzi e ragazze come lei, là fuori, che meriterebbero sostegno, che si fanno il mazzo, che hanno storie incredibili da raccontare.
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