Lo Stelvio
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Stelvio Bike Day - Scalata Cima Coppi
Una sfida. Il divertimento. Lo stare insieme. Il mito.
Salire fino al Passo dello Stelvio in bici rappresenta una sorta di missione per ciclisti e amanti delle due ruote. Qualcosa che almeno una volta nella vita occorre fare e, perché no, anche più di una. Ancora meglio quando le strade vengono chiuse al traffico e si può pedalare in assoluta tranquillità e gioia.
Il passo dello Stelvio è una salita storica del ciclismo, è stata infatti percorsa dal Giro d'Italia molte volte ed è spesso stata teatro delle imprese di grandi campioni.
È una salita alpina lunga e dal grande dislivello. Dalla quota massima molto elevata con la conseguente rarefazione dell'aria che complica ulteriormente la scalata.
Il 27 agosto 2016 ho partecipato alla Stelvio Bike Day che si svolge lungo la “Strada dello Stelvio”, nell’omonimo Parco Nazionale. Divertimento e sfida! Immerso in scenari da favola per me e migliaia di altri ciclisti.
Rappresenta per noi l'opportunità perfetta per godersi in assoluta tranquillità la lunga salita al Passo, visto che i veicoli a motore sono “off-limits” su tutti e tre i versanti della montagna. Quello lombardo da Bormio (SO), quello svizzero dalla Val Monastero e da Prato allo Stelvio.
Si tratta di una manifestazione libera e senza iscrizione, con uno spirito che non è certo quello della competizione, ma è quello che punta a godere dell’incredibile spettacolo naturale. Respirando l'atmosfera della leggenda lungo una strada che negli anni ha accolto sfide indimenticabili e momenti epici di ciclismo.
La strada dello Stelvio fu costruita dagli austriaci agli inizi del XIX secolo per migliorare i collegamenti fra il Tirolo e la Lombardia, e rappresenta uno dei luoghi più suggestivi dell'intero arco alpino, con una serie infinita di tornanti che si inerpicano fra boschi e prati d'alta quota fino a giungere sul ghiacciaio. Il Parco Nazionale dello Stelvio, in Alto Adige, è poi anche la meta ideale per gli appassionati di bici da corsa e mountain bike.
Parto presto da casa per arrivare in 3 ore d’auto in tempo per trovare un buon parcheggio e prepararmi alla salita.
Il cielo è terso. In effetti Bormio gode molto spesso di un clima particolarmente favorevole. Pur ad una altitudine di 1225 metri, sorge in una ampia conca difesa da alte montagne.
Scarico e monto la ruota anteriore tra i tanti ciclisti che già si apprestano a salire. Sono le 08e45. Ho fatto una buona colazione viaggiando in auto e ho preso un caffè all’autogrill.
Bormio e le sue Valli devono la notorietà e l’importante sviluppo turistico principalmente allo Sci e alle Terme. Ma moltissimo anche al ciclismo sia professionistico che amatoriale. Giungo in breve alle Terme Bagni Nuovi e, appena fuori il centro abitato, una deviazione a sinistra porterebbe al Passo del Foscagno. Proseguendo mi accorgo di un ristringimento. Gli abitanti, per sensibilizzare a mantenere pulita la strada e i boschi hanno preparato dei cartelli e mostrano la quantità di spazzatura raccolta nella scorsa edizione. Occorre avere rispetto per la natura è soprattutto per questi magnifici luoghi.
Non devo forzare all’inizio. Questa è una salita di “quelle vere”. Qui si passano i 2000 metri di quota. Devo stare attento perché non ho un adattamento all’ossigeno arrivando direttamente da Milano.
La pendenza della salita parte subito impegnativa ma si alterna con tratti in cui posso riprendere fiato. I primi 3 km sono al 7% e sto salendo con il 36/27 (per i non addetti sono il numero di denti di corona e pignone). Il 36/29 me lo tengo per il pezzo più duro.
Stiamo salendo in silenzio un po’ per il fiato e un po’ per rispetto verso questo spettacolo della natura e in punta di pedali entriamo nel Parco Nazionale dello Stelvio!
Questa salita non si improvvisa. Per divertirsi in bici occorre un minimo di allenamento di base, ma lo Stelvio è un posto magico che ti entra e ti resta nel cuore.
Mi alzo sui pedali e rilancio l’andatura. Un cartello in legno dalla bella grafica indica il tornante numero 33 e 1665 m slm. I tornanti dal lato di Bormio sono 40 e sono numerati a decrescere in salita. Lo Stelvio va affrontato con estrema cautela.
Ecco la prima stretta galleria per noi ciclisti non c’è problema, ma qui due auto fanno veramente fatica a passare contemporaneamente. È breve e ben illuminata.
Sono ai Bagni Vecchi, antichissimo centro termale. Fino qui è aperto allo scarso traffico per dare modo di accesso al centro termale. Molti sono i gruppi di escursionisti che salgono a piedi. Dopo due serie di due tornanti ecco un’altra galleria dove cola dell’acqua e all’uscita ci accoglie il rudere della Casa Cantoniera. Un’altra serie di tornanti e sono a 1800 m slm. Occorre che mi fermi un attimo per abbassare i battiti cardiaci e comunque ammirare lo spettacolare il panorama. Giù è una cartolina.
Questa è una valle stretta e da qui non c’è modo di vedere la vetta. Infatti, in Passo sarà visibile solo agli ultimi 3 o 4 km. Dopo circa 8 km trovo una serie di piccole gallerie e a seguire la parte con le pendenze più impegnative queste fino al 14%.
Altre quattro gallerie in rapida sequenza preludono ad una serie infinita di tornanti e a un tratto più duro con pendenze del 16%. La mia velocità scende a 5 o 6 km/h e devo risparmiare le forze per altri tratti ancora impegnativi.
Ecco la cascata del Braulio. E c’è anche un bar. Ho passato i 2000 metri di quota tra prati verdissimi ma la vegetazione si fa molto più scarsa. Mancano adesso 7 km. Alzo la testa a vedere la parete della montagna segnata dai tanti tornanti. Sembrano le onde di panna di una viennetta di pasticceria.
Raggiungo così la parte centrale della salita al passo dello Stelvio, dove con i tanti tornanti guadagno rapidamente dislivello.
Un’area attrezzata e un parcheggio preludono alla successiva e rossa Casa Cantoniera e spiana un po’ al 5%. Un'altra Casa Cantoniera e sono ai piani del Braulio. Qualche abitazione sparsa, nella vallata che si apre, sono il punto dove è organizzato un punto di ristoro e, non si sa mai, anche una ambulanza. Sono adesso ai 2300 m slm davanti all’assolutamente suggestivo Sacrario della Grande Guerra del 1915-18 e di fronte la chiesina di San Ranieri. Qui non c’è più vegetazione, ma verdi prati tra le rocce. Riprende al 6% con altri tornanti. Un gruppo di case, tra cui l’ex-dogana, sono al bivio con la strada che va in Svizzera e mancano 4 km. Ma questi ultimi sono i duri ed impegnativi, con pendenze sopra l'8%.
Non c’è il guardrail a quota 2400 m slm e la neve imbianca le montagne. Qui si scia anche d’estate, ma adesso manca l’ossigeno e faccio fatica a respirare. Ho i battiti a mille e vedo il Passo. Ho già fatto 15 km. Qui un tratto di circa un chilometro ha pendenze più moderate. Anche le mucche sono adagiate su un fianco! Sembra vicino, ma non finisce più. Sopra il guardrail, in tronchi di legno, una scritta avvisa “Foto a 200 metri” e c’è già qualcuno che, raggiunto il Passo, sta già scendendo. L’ultimo tratto è al 10% tra le bandiere della Shimano e sotto il gonfiabile. Due ragazze a bordo strada si accorgono della mia Gopro sul manubrio e si fanno sotto per farsi riprendere. Sono le 11e40. Gli ultimi 50 metri devo farli a piedi nella folla di ciclisti. Sembra di essere in c.so Buenos Aires a Natale! Arrivo al Passo a 2760 m slm, la Cima Coppi. Qui incontro chi è venuto su da Prato allo Stelvio dall’altro versante facendo 5 km in più di noi. Poi il cartello per la foto di rito. Sto pensando a tutti i più grandi corridori che sono passati da qui. Questo è il valico stradale asfaltato aperto al traffico più alto d’Europa. Almeno lo era fino a quando la Francia non fece una nuova strada sul Colle dell'Iseran (2770 m) forse solo per portarci via il primato.
Guardo giù la vallata è stupenda. In alcune annate qui si sarebbe potuto trovare la neve anche a giugno. Ho una soddisfazione unica. Siamo più di 8000 ciclisti, che adesso vorrebbero mangiare un panino. Non è facile, ma sono molto fortunato e trovo posto su una panchina spintonando un altro ciclista. Ma, sei tu Antonio? Che sorpresa trovare tra 8000 ciclisti un amico al tavolo. Dopo il panino mi appresto alla discesa. La voglio fare piano, in sicurezza, e per godermela tutta. Ogni tanto mi fermo per una foto e anche per riposare le mani piantate sulle leve dei freni.
È stata una giornata epica.