Nigeria - SANDRO FOTI Personal WebSite

Sandro Foti
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Nigeria

VIAGGI
Nigeria, un posto pericoloso...
Un'altra volta in Nigeria. E poteva essere l’ultima…
Un altro mio viaggio in Nigeria ha come destinazione finale Port Harcourt, il sito di prefabbricazione di carpenteria metallica.
Nei mesi scorsi la Società mi ha fatto seguire un corso “on line” di norme di comportamento in caso di eventuale rapimento. Molto interessante ma sinceramente spero vivamente di non metterlo mai in pratica.
Sveglia inusuale questa mattina. Ho il volo per Francoforte alle 7e30 e devo essere a Malpensa almeno 2 ore prima. Prendo il Malpensa Express e raggiungo l’aeroporto in poco più di mezzora. Ecco c’è già una gran fila al Check-in. La gentile hostess però controlla il mio passaporto e la lettera di invito che ho ricevuto via mail dalla nostra sede nigeriana. Il volo a Francoforte l’ho fatto tante volte e dura il tempo dello snack.
Ma quanto è immenso questo aeroporto! Ora da un lato devo raggiungere l’altro. Dei cartelli suggerisco i tempi di percorrenza e faccio la fila al controllo passaporti per voli fuori Europa. Uno scanner non legge il mio passaporto per cui vado dall’ufficiale che verifica passaporto e lettera di invito e mi fa cenno di andare.
Il volo da Francoforte a Port Harcourt durerà circa 8 ore. Ho il tempo di vedere un film e leggo un po’.
Il volo fa tappa prima a Lagos. Molti passeggeri scendono qui. Io proseguo e raggiungo la destinazione finale in un'altra ora di volo.
Già dalla scaletta scendendo sul piazzale, anche se è ormai sera si fa sentiere il classico caldo afoso. Gli autisti di Chevron e Total aspettano i loro colleghi qui. Seguo la fila che si allinea sotto un passaggio coperto. “Due file” ordinano i militari! A destra quelli provenienti da Parigi con AirFrance e a sinistra noi da Francoforte. L’area “arrivi” è costituita da una grande tenda bianca tipo festa della birra. Ma per fortuna con l’aria condizionata. Uno strappo su una parete della tenda permette la raccolta dei bagagli dall’esterno.
Il primo controllo è sul documento comprovante il vaccino della febbre gialla. Un passeggero italiano davanti a me viene invitato a spostarsi di lato dal desk e senza mezzi termini ad “allungare” una mancia alla addetta. Accanto a lei c’è un militare che osserva. Dopo la mia verifica del certificato, quest’ultimo mi affianca alla fila del controllo passaporti. Mi chiede di quale Società faccio parte. Saipem rispondo. Mi chiede il passaporto. Fa una prima lettura e dice “Visa” (il visto). Io rispondo che la base nigeriana della mia Società mi ha dato una “Invitation letter” che gli consegno. Lui la legge e mi chiede nuovamente “Visa!”.
A questo punto, intanto che continuo nella fila al controllo passaporti, inizia di continuo a dire Visa e io a rispondere “invitation letter”. Sono convinto che il militare stia tentando di spaventarmi per indurmi a “allungare” una mancia, come il passeggero di prima.
Arrivo così al bancone. Consegno il passaporto e mi fanno una foto poi torna questo militare dice qualcosa all’addetto al bancone e prende il mio passaporto. Finalmente vedo il mio autista. Il militare parla con lui. Il mio autista mi chiama da parte e mi dice di stare calmo e che il militare tratterrà il mio passaporto.

Dear all,
yesterday night Mr Foti landed in PHC without any VISA on his passport.
As SCNL’s HR department we issued the LOI for the business visa application and we took care about flights. Could you let me know how is possible that nobody from Milan followed up his VISA application?
Be aware that yesterday evening we had many issues with Nigerian Immigration and they retrieved his passport: definitely he entered illegally in Nigeria.
We are now discussing with Immigration authorities in order to find a way to get a VISA on arrival and allow him to return to Italy.
I really ask you to pay attention of these sensitive issues which are putting myself and my team in troubles…
Carissimi,
ieri sera il signor Foti è atterrato a PHC (Port Harcour) senza il visto sul suo passaporto.
Come Dipartimento Risorse Umane di SCNL abbiamo pubblicato la Lettera d'Invito per la domanda di Visto Business e abbiamo preso cura di voli. Potreste farmi sapere come è possibile che nessuno a Milano ha seguito sua richiesta di visto?
Devete essere consapevoli del fatto che ieri sera abbiamo avuto molti problemi con l’immigrazione nigeriana che ha trattenuto il suo passaporto per ingresso illegale in Nigeria.
Ora stiamo discutendo con le autorità di immigrazione, al fine di trovare un modo per ottenere un visto all'arrivo e che gli permetta di tornare in Italia.
Davvero, vi chiedo di prestare attenzione su questi temi sensibili che stanno mettendo me e la mia squadra in difficoltà…

Usciamo dall’aeroporto e viene organizzato il convoglio. Salgo su un SUV blindato nel quale ci sono già altri due colleghi. Uno proveniente con il volo AirFrance e l’altro di ritorno da una breve vacanza in un safari fotografico. Il caldo è asfissiante. I militari si danno ordini perentori nella loro lingua. È notte mentre attraversiamo la città di Port Harcourt. C’è una moltitudine di gente in strada. Molti sono intenti a vendere bibite fresce lungo gli spartitraffico dei viali. Le strade denotano una grande incuria e versano in completo abbandono. Spesso fanno gruppo i tuc-tuc, quelle Ape Piaggio usate anche in India tra gruppi di rottami di auto abbandonate. Montagne di copertoni si mescolano tra la gente che vende bibite e che, malgrado l’ora, fanno festa. La nostra auto blindata è scortata avanti e dietro da due pickup su cui trovano posto alcuni militari armati. Il convoglio ha l’ordine di non fermarsi mai. Qualunque cosa succeda.
Alcuni tratti di strada sono in sterrato. La radio collega i tre mezzi. Si danno ordini che non capiamo. Noi italiani in auto non parliamo e siamo visibilmente molto stanchi. Ecco un posto di blocco della polizia, ma chiaramente si tira dritto. Anzi la nostra auto blindata urta una transenna e il poliziotto in strada urla qualcosa, ma il nostro autista non fa una piega.
Arriviamo alla Base. Sono le 23.30. Entriamo nell’ufficio di Sebastian, il “capo della logistica”. Ci consegna le chiavi dei nostri alloggi e ci invita ad andare in mensa. Ho già cenato in aereo, ma vado in mensa perché hanno preparato qualcosa per noi. Poi con l’aiuto dei due colleghi raggiungo il mio alloggio. La zona degli alloggi è in un’area recintata e controllata da altre guardie e si trova all’interno della area della base anchessa recintata da alte mura e super controllata. Chiedo ai colleghi di indicarmi gli uffici e a che ora normalmente si inizia domani. Mi hanno assegnato un alloggio al primo piano. Pare che sia per persone più importanti. Il bagno però non è certamente dei migliori hotel. Ma mi adatto tranquillamente perché la mia permanenza qui sarà relativamente breve. La stanza ha un letto, un armadio con chiave, una scrivania, un televisore, un minifrigo e l’immancabile condizionatore. Alcuni cartelli alla parete invitano a proteggersi con gli spray dalla zanzara tigre portatrice della malaria. Io sto comunque anche seguendo una profilassi con medicinali specifici. Infina, la rete WiFi funziona abbastanza bene.
La mattina arriva presto e sono già pronto a svolgere qui la mia attività. Prendo la mia documentazione cartacea e i DVD della documentazione e vado prima in mensa per la colazione. In questi luoghi la frutta ha sapori che abbiamo dimenticato. Adoro i manghi e altre frutte esotiche. Però non mi accorgo che è presente un bar e così non bevo un caffè. Cerco di scoprire le cose da solo perché non ho contatti con i colleghi locali né tanto meno con gli italiani espatriati. Comunque mi dirigo verso il fabbricato che ieri sera mi è stato indicato, ma per fortuna Sebastian mi vede da lontano e mi indica un altro fabbricato.
Entro negli uffici. È presto. Troppo presto. Gli orari che i colleghi ieri mi hanno dato erano riferiti al reparto di prefabbricazione. Comunque aspetto il collega Andrea che è il responsabile Saipem della Base. Andrea è simpatico e a lui spiego il problema di ieri sera all’aeroporto. Poi arriva il responsabile del Dipartimento Civile che è nigeriano. Insieme mi conducono nel fabbricato adibito ai corsi. Mi viene assegnata un’aula dove i computer sono stati predisposti su mobiletti non proprio adatti, ma ci si adatta. Non c’è il proiettore e non ho un pc per me. Così si attivano le segretarie e in breve viene trovato un proiettore che viene collegato ad un pc di uno dei colleghi nigeriani. Bene siamo pronti! No, qui alle 11 si fa pausa. Mi dicono che è istituzionale. Portano cracker e bibite. Io prendo una bottiglietta d’acqua. La prima mattinata passa veloce.
Per la pausa di pranzo passo prima dalla mia stanza e poi torno in mensa. Non mi hanno dato un badge e devo suonare alle guardie ogni volta che passo. Sono un po’ confuso. Non conosco nessuno dei colleghi qui in mensa. Non è da me, io che in ogni parte del mondo incontro amici e colleghi. Leggo i cartelli in inglese di istruzioni per il self service. Cerco un tavolo. I colleghi italiani e stranieri sembra abbiano posti assegnati. Spero di non togliere il tavolo a qualche gruppo. Dopo pranzo torno in stanza per un po’ di relax e guardo le notizie sul canale della CNN, ma ad un tratto va via la corrente. E smette di funzionare anche la WiFi e il condizionatore. Comunque è già ora di tornare in aula. Anche il pomeriggio scorre tranquillo. Solo il condizionatore dell’aula è a livello “congelatore”, ma non lo posso modificare perché collegato agli altri della palazzina. A metà pomeriggio si ripete la istituzionale pausa caffè con bibite e biscotti.
Le giornate proseguono uguali, ma sono contento del gruppo di giovani ingegneri. Sono molto attenti e preparati. Molto motivati per le mie lezioni di modellazione 3D di strutture metalliche e opere in cemento armato in ambito del dipartimento civile.
Il mercoledì ci avvisano che dobbiamo lasciare momentaneamente l’edificio per ragioni di sicurezza perché devono spostare un container e useranno una grande grù. Noi ne approffittiamo per scattare nel cortile le classiche foto di gruppo. La Base di Port Harcourt offre ai colleghi alcuni modi per passare piacevolmente il dopo lavoro. La palestra è all’interno della Club House all’interno della zona degli alloggi. Per me è molto utile perché mi permette di correre sui tapis roulant per una buona mezzora. Sono presenti anche dei campi di basket e pallavolo. Ma il giovedì sera non si mangia in mensa. C’è la serata Special Pizza nel gazebo in giardino intorno alla piscina.
Le giornate passano presto e giunge il momento della partenza. Si organizza il convoglio. Tutti davanti all’ufficio di Sebastian all’ora prefissata. Ho preparato un report di valutazione che consegno al responsabile della base. Con noi c’è anche un collega spagnolo che avrà un altro incarico in Società ma non più qui alla Base. Non finisce più di salutare tutti. Io sono già un po’ teso per paura di perdere troppo tempo.
In aeroporto, l’autista mi chiede di aspettarlo appena dopo l’ingresso. Lo vedo che raggiunge il famoso militare che dovrebbe avere in custodia il mio passaporto. Il mio autista credo che sia stato “in qualche modo” convincente e ritorna verso di me sorridente con il mio prezioso documento. Ci salutiamo e proseguo per il controllo passaporti e bagaglio. C’è anche una perquisizione e ogni (sottolineo ogni) addetto mi chiede dei soldi. Io affermo, ogni volta, (ed è la verità) di possedere giusto delle monete per il caffè a Francoforte e 50 euro per il taxi in Italia. Così, un po’ delusi, mi fanno proseguire. Il check-in è svolto da due donne difficilmente riconoscibili e sedute sulle poltroncine della sala d’aspetto. Bene, entro così finalmente nella sala delle partenze. Qui incontro il responsabile del Dipartimento Healty and Safety dell’ENI. Parliamo per molto tempo e mi offre una bottiglietta d’acqua. Ne bevo un po’ e il resto mi viene immediatamente sequestrata all’imbarco.
Giunto a Milano accuso forti dolori ad un orecchio e racatomi al pronto soccorso con Lidia mi viene diagnosticata una severa forma di otite che curerò nei seguenti dieci giorni con antibiotici.
In ufficio, giunta la notizia del problema del passaporto, qualcuno era già in apprensione. E qualcuno già ironizzava nel volermi suggerire di trovare passaggio su un barcone di migranti. Ho successivamente tranquillizato tutti, ma senza ombra di dubbio il problema era nato nel nostro ufficio “Passaporti e Visti”. Non certo mio, altrimenti mi avrebbero assolutamente “crocifisso in sala mensa” come nel film del grande Fantozzi.
In Nigeria la minaccia per gli europei è generata da una corruzione che si mescola a forti diseguaglianze economiche, politiche e religiose. Nel Nord Est, dove è attivo il gruppo terroristico Boko Haram, la cui traduzione è “l'istruzione occidentale è proibita”, i sequestri sono caratterizzati da premeditazione e feroce violenza indiscriminata.
All'Aeroporto
Il mio lavoro mi porta sovente a viaggiare. Purtroppo, non sempre in belle o sicure località. Questa volta sto volando verso Lagos in Nigeria. Le ultime informazioni sulla sicurezza, per noi “del cane a sei zampe” che lavoriamo negli impianti petroliferi, non ci hanno tranquillizzato. Sono in classe economica e ho al mio fianco una simpatica ragazza giapponese con la quale scambio qualche parola. Molto meglio che viaggiare in Business al fianco di persone taciturne immerse nel loro PC portatile. Il volo giunge a Lagos in orario e saluto la ragazza giapponese che prosegue per Accra in Ghana.
In aeroporto incontro altri colleghi della Società e insieme incontriamo gli autisti. Nei giorni precedenti mi era stata inviata una e-mail con le loro foto perché siano riconoscibili.
Il vento caldo proveniente dall’interno del paese trasporta della sabbia che si mischia con l’umidità dell’aria tipica della costa.
L’autista e la guardia armata mi ha accompagnano all’esterno e, intanto che uno “mi fa compagnia”, l’altro va a prendere l’auto. È sera quindi il traffico non è eccessivo. In circa un ora e un tragitto di 50 km arriviamo alla Guest House. Questa ha una architettura orientale e assomiglia ad un fortino. Tutte le finestre sono protette da massicce grate. Sono in tempo per la cena. I colleghi mi raccontano che la settimana precedente gli autisti in aeroporto erano stati “distratti” dalla partita finale di calcio di Coppa d’Africa, così che loro sono arrivati in Guest House a tarda sera.

La domenica in Guest House
Ho qualche difficoltà a telefonare con il mio cellulare a casa. I telefoni della Guest House, contrariamente a quanto affermato, non mi permettono di chiamare! Per fortuna la ragazza della Reception compra una tessera telefonica e mi fa usare il suo cellulare. Mi costa 10 euro, ma almeno tranquillizzo mia mamma. La stanza non eccezionale, ma per una settimana va più che bene. La televisione riceve una decina di canali tra cui Rai International. La porta è dotata di chiave elettronica, che contrasta con un arredamento un po’ datato e un po’ “spaccato”.
Per ragioni di sicurezza non posso uscire dalla Guest House, ma all’interno ho a disposizione una piscina, sauna, idromassaggio e palestra. Vado in palestra. Il tapis roulant mi permette di allenarmi per un ora, ma è molto caldo e il ventilatore che ho in faccia non è sufficiente.
La ragazza alla reception si chiama Beauty. Ovvero il suo nome è complicato per noi, così che lei ha scelto questo, che (a ragione) è la sua traduzione.
Domenica pomeriggio andiamo in ufficio. Anche perché non c’è niente altro da fare.
In serata ci raggiunge un altro collega da Port Harcour. La serata passa tra i racconti di cantiere con il responsabile del cattering, un italiano che ha passato una vita sulle navi da crociera che ci intrattiene con racconti affascinanti.

In ufficio
Lunedì è il primo giorno di lavoro. I colleghi nigeriani, ai quali dovrò insegnare alcune attività di ingegneria civile, dovrebbero essere sette, ma Lorretta (con due erre) non c’è perché ha la figlia di otto mesi che non è stata bene. Invece Michael è stato vittima questa mattina di una rapina e ha telefonato che farà tardi. Le rapine sono frequenti anche se siamo in una zona della città supercontrollata. In Guest House infatti mi hanno detto che la scorsa settimana anche il cuoco nigeriano è stato rapinato e in più duramente picchiato.
Tutti i fabbricati, compreso il nostro ufficio, hanno un generatore di corrente e molte antenne sul tetto. La rete elettrica, quando presente è molto instabile. Un controsenso in un paese che produce una enorme quantità di gas. Noto che sul tavolo di Lorretta c’è una rosa. I colleghi gliel’hanno regalata per la festa San Valentino!!! Il corso continua perfettamente e i colleghi sono abbastanza interessati.
A sera in Guest House arrivano altri colleghi dalla vicina piattaforma petrolifera (Scarabeo2) qui in transito per tornare in Italia o nei loro paesi di origine.
Dopo cena guardiamo una partita di calcio in tv. Ma a 5 minuti dalla fine va via la corrente. As usual, così ci siamo accorti che la guardia era seduta fuori dalla finestra del ristorante stava guardando la tv con noi.
In settimana riceviamo in ufficio l’inaspettata visita del Responsabile dell’Area. Sono contento perché i giovani ingegneri hanno modo di dare una ottima impressione della loro preparazione e attenzione. Oltre al nostro impegno sul lavoro, scambio con loro alcuni momenti dove cerco di capire la loro vita e le loro aspettative. Loro vivono in un paese devastato dalla delinquenza e dove la ricchezza è ad appannaggio di solo poche persone. Il loro stipendio (di giovane ingegnere) è di 100 euro, ma si scontra con una disoccupazione dell’80 percento della popolazione. Mi spiegano che loro sono gli unici che lavorano in tutta la loro “parentela”. Uno di loro carica la batteria del telefonino in ufficio, perché a casa non ha la corrente!
Questa mattina arrivo in ufficio sempre attraversando il collegamento interno per non rischiare di passare nei due lati pericolosi per noi europei dei marciapiedi. Il collegamento interno però non è comunque altrettanto salutare. Devo scavalcare un piccolo canale di liquami imprecisati e male odoranti. Nel cortile dell’ufficio una cisterna di gasolio sta rifornendo il Diesel Generator e dai tubi metà del gasolio cade a terra! C’è un paciugo allucinante e molto scivoloso che i colleghi con le scarpe unte portano dentro l’edificio. Poi finalmente qualcuno mette un provvidenziale tappeto.

Lo shopping mancato
Le giornate di questa settimana si susseguono pressoché uguali. Solo giovedì abbiamo a disposizione un autista che ci accompagna in un grande magazzino. Lo “Shop Ride” è un supermercato come i nostri a Milano. Solo la frutta e la verdura hanno colori e sapori diversi, molto più buoni. L’autista ci suggerisce di andare in un altro mercato questo più tipico. Arriviamo in una “favelas” attraverso una lunga strada sterrata. Siamo un po’ timorosi, visto quello che abbiamo sentito nei giorni precedenti. Quindi decidiamo di non scendere dal pulmino e di tornare in Guest House. Forse siamo stati eccessivamente prudenti, ma non abbiamo voluto rischiare solo per acquistare un souvenir che tranquillamente troviamo a Milano ad ogni fiera.

L’ultimo giorno
È venerdì e sono felicissimo di incontrare il mio amico rumeno Alin, giunto qui per un altro lavoro.
I ragazzi del corso mi organizzano una “festa di arrivederci”. Lorretta ha comprato delle arance che vengono vendute già sbucciate! Ripenso alle raccomandazioni della dottoressa della Società e ai vaccini che ho fatto. Non mi sembra corretto rifiutare e così lo mangio. Speriamo di sopravvivere!
È ora di partire. Il percorso fino all’aeroporto sarà molto trafficato quindi lasciamo l’ufficio abbastanza presto e raggiungiamo la Guest House attraverso il passaggio interno.
Puntualmente arriva il pulmino con autista e guardia armata e partiamo direttamente per l’aeroporto.
Nel traffico l’autista segue un’auto della polizia che con la sirena ci procede facendoci così largo nel traffico.
Incredibile quello che c’è sulla strada che porta all’aeroporto. Venditori di ogni cosa tra le corsie della strada e negozi a cielo aperto.
Ad un tratto squilla il telefonino della guardia armata. Lui mi mostra il display e mi dice “your number”. Io non capisco. Lui risponde alla chiamata e parla nella sua lingua. Poi mi spiega che era suo fratello dal Belgio. Forse per lui il Belgio e l’Italia sono vicini o comunque in Europa, ma molto lontano da lui e dal suo mondo!
In aeroporto aspettiamo in auto 2 o 3 minuti, fino a quando arriva un incaricato della nostra Società. Intanto la guardia armata è fuori dal pulmino in assetto da guerra. Quindi scendiamo e lo seguiamo dentro l’aeroporto.
Diamo a lui passaporto, tessera mille miglia Alitalia e mail del biglietto elettronico. Lui compila la immigration form e ci chiede di firmarla. Consegna poi il tutto al check–in. Qui dobbiamo discutere perché la hostess sostiene che il peso della valigia supera il limite, ma poi verifichiamo che anche senza valigie la bilancia segna comunque 9.7 kg! Poi andiamo al controllo passaporti e qui l’incaricato della Società ci saluta.
Visto il largo anticipo di tempo visitiamo i due negozi di souvenir. Poi andiamo alla Lounge anche perché non abbiamo mangiato niente.
Dobbiamo lasciare la Lounge due ore prima del volo. Occorre, come da indicazioni della Hostess, che non sta al E51 come indicato, ma al E52 e per fortuna riconosce il biglietto che ho in mano, andare sul piazzale dell’aerostazione per riconoscere il proprio bagaglio prima di imbarcarlo. Quindi dopo un controllo "visivo" del bagaglio a mano, entriamo in una area di attesa senza aria condizionata. Arriviamo a Milano così in orario.
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