Iran
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Iran, la culla di ogni inizio
Teheran, in persiano significa, per alcuni studiosi, "scendere o andare verso il basso". Infatti, il centro originario è localizzato su un altopiano ai piedi della catena montuosa Alborz, i cui picchi, visibili verso nord, superano i 4000 metri.
La città si è sviluppata tanto da essere oggi larga 70 km e lunga più di 50 km ed è abbellita da un centinaio di giardini pubblici. Questa megapoli ha avuto uno sviluppo demografico impressionante. Nel 1939 c’erano 540.000 abitanti, mentre oggi sono più di 12 milioni. In più, Teheran, è il principale centro culturale, finanziario e di sviluppo industriale del paese.
L’Iran è un Paese ricco di storia e di cultura, in cui è ancora possibile rivivere i fasti dell’antica Persia. Purtroppo, ciò che maggiormente limita il turismo è l’attuale situazione politica, che rende il Paese insicuro sotto molti aspetti.
Ma nei momenti di calma politica e se si è disponibili ad accettare le rigide regole islamiche, l’Iran è in grado di accogliere i visitatori con la tipica ospitalità dei Paesi del Medio Oriente.
L’Iran ha cominciato il suo cambiamento con la venuta al potere di Khomeini nel 1979. Diciamo che prima era molto “libero” nei modi e nei costumi. Adesso non c’è in Iran libertà di opinione, non puoi parlare di politica senza elogiare il governo o anche parlare in pubblico male del regime può costare la tortura o la morte. Chiaramente non si può bere alcolici e per strada non si può cantare né suonare se non si ha l’autorizzazione delle autorità. Ballare è invece proibito in qualsiasi luogo. Ci sono autorizzazioni solo per corpi di ballo, che eseguono balli tradizionali accettati dal regime.
Il centro di Teheran si sviluppa intorno alla piazza Imam Khomeini e allo sterminato Bazar. La zona intorno al centro è composta principalmente da quartieri popolari, mentre le zone più benestanti si trovano a nord. L'urbanizzazione degli ultimi anni ha portato ad una espansione incontrollata fino alle pendici dell'Alborz, complice anche la tarda promulgazione di leggi che proteggessero il delicato ecosistema.
All'aeroporto
L’addetto ai controlli dei passaporti è un militare molto severo. Mi mette a lato della faccia il mio passaporto per controllare la foto, poi mi pone una lunga serie di domande. Dopo aver risposto all'interrogatorio mi fa passare ed il mio collega prende il mio posto, ma lui si limita a dire "uguale al collega che mi ha preceduto" e così il controllo per lui è rapidissimo.
Appena fuori l'aeroporto vediamo il mausoleo di Khomeini. È illuminatissimo. A volte alcune compagnie aeree compiono un giro attorno affinché i passeggeri in volo possano ammirarlo.
Già dal percorso notturno, tra l’aeroporto e l’hotel, ho immediatamente dissolto qualche pregiudizio che dipinge questo paese come sospettoso, intransigente e cupo.
Ciò che mi ha colto più impreparato è stata la profusione di luci lungo la strada, costellata di luminarie pseudo-natalizie. Il traffico è caotico, ma non raggiunge il livello di quello indiano. L'inquinamento dell'aria è però ugualmente notevole.
In città
Sui muri delle case alcuni manifesti (grandi anche tutto il palazzo) ammoniscono il governo americano e quello israeliano. La cosa che più è in evidenza per gli occidentali è che le donne devono vestirsi in maniera “islamica”. Alcune indossano il Chador, il mantello nero che lascia scoperta solo la faccia. Molto più frequente, invece del Chador, è Russarin. Questo è un semplice foulard che copre i capelli. Questa regola è valida sia per le donne iraniane sia per quelle straniere ospiti nel territorio. Dentro casa, invece, le donne sono completamente libere tanto che si dice che nelle feste molte ragazze indossino la minigonna. La femminilità comunque traspare da sotto quei veli, divenuti ormai degli ornamenti, da cui escono ciuffi di capelli ribelli e colorati, che sottolineano la bellezza elegante di queste donne. Questo obbligo per le iraniane non le ha relegate ad un ruolo marginale nella società, anzi, sono riuscite ad imporsi, ricoprendo ruoli chiave nella società. Le donne iraniane (contrariamente a quelle di alcuni Paesi Arabi) possono guidare, vivere ed uscire da sole e, in campo lavorativo, hanno accesso alle professioni di avvocato, sindaco, deputato e sono nomi importanti nel campo della Ricerca, della Medicina e dell'Architettura. Al momento della mia visita, era donna il Vicepresidente della Repubblica Islamica Iraniana, il rettore dell’università di Tehran e Shirin Ebadi la vincitrice del Premio Nobel per la pace 2003. Le donne iraniane già dal 1920 hanno diritto al voto mentre in Svizzera solo dagli anni ‘60. Curioso è che la metropolitana ha i vagoni in testa riservati alle donne e gli altri invece misti. Ma anche in Giappone è così.
Il monumento più emblematico della capitale è la piazza Azadi (che vuol dire “libertà”!!!), all'entrata della città, con la sua porta colossale.
Alloggiamo in hotel nella parte nord della città, tra strade strette e tortuose dove troviamo caratteristici bazar insieme a moschee e antichi monumenti. Le strade sono disseminate di numerose cassette dell'elemosine. Buona regola per i mussulmani (ma non solo per loro). Sul lato delle strade, un canale a “cielo aperto” raccoglie le acque piovane.
Un collega iraniano ci porta in un caratteristico ristorante. Tutto è molto buono, ma apprezzo decisamente la carne di agnello. Chiaramente, seguendo le leggi islamiche, non è consentito bere vino e liquori. Qui dopo mangiato ci accomodiamo, a gambe incrociate e senza scarpe, su un tappeto circondati dai narghilè per le classiche foto.
Il venerdì è festa, quindi il bazar del centro che volevamo visitare è chiuso, ma la ragazza della reception ci suggerisce un altro bazar ed un simpatico ristorante. Andiamo al bazar a piedi. È un immenso brulicare di gente in strette viuzze. La merce esposta è soprattutto di spezie, pistacchi (il prezzo è un decimo di quello di Milano) e frutta tra cui le angurie a novembre. Poi anche apparecchiature elettroniche, vestiti e scarpe. In alcuni negozi di quadri si trovano delle scuole di pittura. Molte ragazze riproducono su tela bellissimi quadri famosi.
Il ristorante consigliato è fantastico. Non sembra di essere a Teheran. Pieno fino all'inverosimile di giovani ragazzi e ragazze. I camerieri tengono nota delle prenotazioni e scrivono il mio nome in arabo sul loro taccuino.
In ufficio
In ufficio mi accordo per gli orari delle lezioni che terrò al personale locale. Il loro capo è perentorio e dichiara che la professionalità dei loro ingegneri permetterà di ridurre i tempi. In effetti, dopo gli ormai classici problemi informatici, il corso procede molto spedito.
Chiedo, in una pausa, se è possibile fare delle foto. Loro mi rassicurano e di non temere niente per ciò. Così facciamo la classica foto di gruppo che è per me ormai una consuetudine per tutti i colleghi che ho conosciuto in giro per il mondo di cui porto un vivo ricordo.
È ora di andare
Questa settimana di lavoro è passata velocemente. Siamo di nuovo in aeroporto. Al controllo bagagli, mentre aspetto il mio collega, il militare ferma un passeggero e gli intima di aprire il bagaglio a mano. Dentro scopre una bottiglia di plastica con dell’acqua. Il militare chiede "acqua?". Il passeggero terrorizzato risponde "sì" aspettandosi una reazione. Invece il militare con il pollice alzato dice in inglese "va bene"!
Conclusione
Spero che un giorno possa venire a visitare il vostro Paese fantastico, come un tempo, lo era l'antica Persia!
Iran, la culla di ogni inizio
Hanno scoperto il fuoco, inventato la scrittura, ideato i numeri, creato un sistema di irrigazione con acquedotto, scoperto il rame, creato i filati tessili, creato l'unità di misura, creato la moneta, scoperto il vetro, scoperto il vento come fonte di energia, scoperto che il mondo è tondo!