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Sandro Foti
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Parigi Copenaghen

BICICLETTE > Il Cicloturismo - Viaggi in Bicicletta (CHE SONO DI PIU' GIORNI)
Sandro Foti
 
I miei Viaggi: PARIGI – COPENAGHEN IN BICI
 
                                               
 
 
Sabato 16/07/2016  Milano – Parigi in Treno.
 
Parto presto da Milano e Lidia mi accompagna alla stazione. Prendo il treno “Thello”, questa volta viaggio di giorno. In poche ore sono già alla Gare de Lion, che ormai conosco molto bene. Fuori dalla stazione delle nuvole nere e minacciose mi preoccupano un po’. Raggiungo, pedalando lentamente, l’hotel già prenotato da Milano. Ma ecco la prima difficoltà. La signora, italiana, alla reception mi avvisa che dovrò lasciare la bici fuori in strada, legata ad un palo. Avevo però chiarito nella prenotazione della necessità di un ricovero adeguato. Per fortuna parliamo in italiano. Io sono deciso a contattare Booking, ma lei non ha proprio posto e pare non abbia letto le mie note. Alla fine, telefona ad un vicino garage e mi dà indicazioni per raggiungerlo. Ma non è finita. I due gestori del garage mi chiedono, per la bici, 26.50 euro, la stessa cifra di un’auto per un intero giorno. Avevo chiaramente già letto i prezzi esposti all’ingresso. Così inizia una ulteriore e lunga trattativa. Loro usano Google Translate sul telefonino e io, ormai esausto, chiedo di parlare con un loro responsabile e, magicamente, il prezzo scende a 5 euro!
 
Doccia e esco per la cena. Poi a letto presto.
 
 
Domenica 17/07/2016  Parigi - Compiègne
 
Parto presto dall’hotel e recupero la bici nel garage. Poi mi dirigo verso la Torre Eiffel, che adotto come punto di partenza del mio viaggio verso Copenaghen. Le strade sono ancora deserte in questa domenica mattina. La festa Nazionale del 14 luglio e il ponte del venerdì hanno dato ai francesi qualche giorno di vacanza. In Place de la Concorde stanno ancora rimuovendo le transenne della parata. Dopo le foto di rito davanti alla torre Eiffel, punto diritto verso il Louvre e ne attraverso il cortile interno ancora senza turisti. La direzione è verso nord.
 
Le grandi strade parigine hanno sovente marciapiedi larghi nei quali è ricavata una comoda pista ciclabile. In altri casi è possibile condividere la corsia riservata ai taxi e ai bus. Sono invece preoccupato per la quantità di vetri di bottiglie rotte. Spero proprio di non bucare una gomma! Attraversando delle belle zone residenziali mi rendo conto di quanto Parigi è enorme e, prima di uscirne completamente, il mio contachilometri segna già 27. Il cielo è tornato limpido ed è un vero piacere pedalare.
 
    Ora attraverso un bel bosco. È il parco del museo del Rinascimento. All’improvviso, in una radura, ecco sorgere lo Chateau d’Ecouen. La pista è ricoperta da un notevole strato di sabbia che da un po’ fastidio nella pedalata, ma probabilmente è usata dai numerosi cavalli. Infatti, a pochi chilometri entro nel paesino di Coye-la-Foret dove si trova un importante centro ippico. Da un parco ad un altro. Questo circonda lo Château de la Reine Blanche (castello della Regina bianca), sulla sponda occidentale dello stagno di Commelles. Un piccolissimo castello con quattro torri, ma il luogo è una attrazione turistica con tanto di bar, ristoranti, tavolini e sdraio. Proseguo ancora nel bosco su strada dipartimentale. Un cartello raffigurante una verde rana invita a prestare attenzione alla migrazione degli anfibi. E poi, ancora una strada sterrata di campagna dove, sulla destra, ho estesi campi di granoturco e a sinistra filari di piante da frutto, principalmente pesche.
 
Lascio alla mia sinistra Chantilly e, dopo aver costeggiato un ennesimo ippodromo, arrivo al suo stupendo castello. I giardini alla francese e il possente edificio ricordano i castelli della Loira. Al suo interno una pinacoteca di quadri di Raffaello e Botticelli lo portano ad essere il secondo museo di Francia dopo quello del Louvre.
 
    Raggiungo la cittadina di Senlis e ora ci starebbe un buon panino, magari una baguette con il Camembert! E invece scelgo un piatto di salmone.
 
La foresta di Halatte è vastissima. Misura 43 chilometri quadrati di estensione. E io, in bici, la sto attraversando per un bel pezzo.
 
A Pont Sainte Maxence faccio una brusca virata a destra. Attraverso Verberie e comincio a costeggiare il fiume Oise, che qui crea una vasta zona umida, fino a raggiungere la fine della tappa odierna a Compiègne. Qui l’accoglienza in hotel è fantastica e mi ripaga della arrabbiatura di quello di Parigi.
 
A Compiègne trovo l’ennesimo classico castello edificato nel 18° secolo che ospita un paio di musei ed è considerato uno dei più belli di Francia. Ma molto interessante è il parco annesso e il viale dei Beaux-Monts, che è quella lunga striscia verde tra due lati di foresta tipico in molti castelli. Il municipio, invece, è in tardo gotico e sopra campeggia una torre campanaria con una delle più antiche campane di Francia. Intorno alla città si trova la foresta di Compiègne, antica foresta reale che si estende per 15.000 ettari. Nella foresta, l'11 novembre 1918, fu firmato l'Armistizio che mise fine alla prima guerra mondiale.
 
 
La Parigi-Roubaix è una corsa in linea di ciclismo maschile su strada.
 
Una delle cinque cosiddette “classiche”, che si svolge nel nord della Francia, in prossimità della frontiera belga, la seconda domenica d'aprile di ogni anno. Questa è nota come l’"Inferno del Nord", per la durezza a cui sottopone i corridori partecipanti. Infatti, la Classica del pavé, famosa appunto per i numerosi di questi tratti, elemento caratterizzante di questa corsa, con i continui sobbalzi e vibrazioni, mette in difficoltà ciclisti e relativi mezzi meccanici con forature o rotture.
 
Ma perché ne parlo qui? Perché, se nelle prime edizioni (1896) la corsa partiva da Parigi e terminava, come sempre, nel velodromo di Roubaix, negli anni successivi cominciava da Chantilly e oggi inizia proprio dalla città di Compiègne.
 
 
Lunedì 18/07/2016  Compiègne - Cambrai
 
Attraverso il ponte sul Oise e invece di percorrere l’alzaia, allungo il percorso per ripassare ancora davanti al castello. Imbocco una stretta via con la pavimentazione in pavé, ecco! Per fortuna breve, ma ci siamo, faccio anche io la “Parigi-Roubaix”. Queste strade sono una eredità dei nostri antichi romani, che però non usavano la bici!
 
    Un paio di chilometri dopo, e alla confluenza del fiume Oise con l’Aisne, uso una passerella a lato di un ponte ferroviario. Vorrei quindi percorrere la pista tra ferrovia e fiume, ma appena dopo qualche centinaio di metri devo desistere. La pista è poco mantenuta e infestata da ortiche, quindi preferisco la vicina strada. Farò frequentemente oggi questa scelta in quanto le piste ciclabili, in questa zona, non sono sufficientemente transitabili. Suggerisco, a chi voglia fare questo viaggio, qui di passare per la Foret Domaniale de Laigue che si ricongiunge al mio percorso a Pinprez con la pista EuroVelo3.
 
Caspita! Ho già scaricato le batterie della fotocamera. Spesso uso una piccola macchinetta che tengo nella tasca dietro dell’abbigliamento ciclistico. Non è certo per foto di qualità, ma è molto pratica e veloce. Ho preso una certa dimestichezza negli anni e riesco ad accenderla nel movimento di estrarla dalla tasca. Quasi fossi uno sceriffo del far west. I miei amici, cultori della fotografia, saranno certamente inorriditi!
 
Davanti la stazione di Ourschamp incrocio la strada D48 e decido di seguire le indicazioni della EV3.
 
L’Abbazia di Notre Dame di Ourscamp, che mi appare davanti, è oggi in parte in rovina, ma è elencata come monumento storico. Fu fondata sul sito di un antico oratorio e ben presto divenne uno dei più importanti monasteri cistercensi nel nord della Francia. Il nome Ourscamp (ours è orso in francese) risale a una leggenda molto antica dove, durante la costruzione dell'oratorio, si sia riusciti ad imbrigliare un orso che aveva appena ucciso il bue intento a tirare l’aratro.
 
    Attraverso ancora un paio di piccoli paesini prima di giungere alla città di Noyon. Le belle case prospicenti la piazza del municipio hanno tutte le facciate con mattoni rossi a vista e in centro alla piazza c’è una bella fontana infiorata. Proseguo ora in direzione della Cattedrale. Edificata intorno al 1100 in uno stile di transizione tra il romanico e il gotico. Questa è una città dalla architettura medievale e dalle origini molto antiche. Qui ebbe luogo nel 768 la consacrazione di Carlo Magno a re della regione della Neustria.
 
La strada che conduce ad Ham è una riga diritta tra estesi campi di grano. Ham non ha niente di particolarmente interessante se non un vecchio castello lasciato in rovina e addirittura recintato per evitare di avvicinarsi. Peccato.
 
La strada ora è la D930 che porta diritti a Saint-Quentin. Vengo accolto in questa città da una musica che sembra arrivare dal centro. Saint-Quentin è città d’arte e storia, dalla architettura di una grande varietà di stili, dal gotico al neoclassico, ma, nei mesi di luglio e agosto, incredibilmente, la antica piazza del municipio si trasforma in… una stazione balneare!
 
Da non credere. Con tanto di spiaggia di sabbia fine, palme, sdraio, piscina, piscina per i bambini, trampolino, campo per il beach volley e giochi. La musica delle radio dei chioschi dei gelati e, addirittura, lo stridere dei gabbiani. L’ampia piazza di gusto fiammingo è completamente occupata per un piacevole momento di svago e relax degli abitanti, da passare con la propria famiglia o con gli amici.
 
Quello che riesco ad intravede tra le palme è il municipio, la cui splendida facciata in stile gotico è decorata con 173 sculture finemente scolpite, raffiguranti scene di vita della città! In alto tre frontoni e un carillon con 37 campane.
 
Intorno alla piazza del municipio, percorro le strade pedonali, e potrei seguire il circuito Art Dèco che permette di esplorare lo straordinario patrimonio della città degli anni Venti. In particolare, sono per me imperdibili le facciate di rue de la Sellerie, rue de la Sous-Préfecture e la scuola di musica. Più avanti trovo la basilica gotica di Saint-Quentin e il Museo delle Farfalle, dove sono esposti più di 20.000 esemplari!
 
Vorrei fermarmi ancora a lungo, ma mancano 50 km al completamento della tappa e sono già le 2 del pomeriggio. Ma, prima, mangio una insalata di pasta.
 
Molti sono i paesini attraversati e incontro il canale artificiale di Saint-Quintin che seguo parallelamente su di una strada di campagna poco distante. Dopo Honnecourt-sur-Escaut il mio percorso incrocia più volte il canale, ma è un po’ tardi e punto deciso verso Cambrai che raggiungo alle 17e30. La tappa di oggi da Compiègne a Cambrai è stata di 124 km.
 
L’hotel un po’ fuori dal centro è del tipo Formula1, un po’ spartano ma economico e comodo. Mi fanno mettere la bici in camera e dopo la doccia vado al supermercato.
 
 
Martedì 19/07/2016  Cambrai - Lille
 
    Oggi la tappa sarà solo di 80 km così me la prendo comoda. Il cielo è limpido e la temperatura ideale. Cosa chiedere di più? Ripasso ancora dal centro città e via, direzione nord.
 
Attaccato a Cambrai c’è Neuville-Saint-Rémy. Questa piccola cittadina ha dato i natali a Alfred Fronval. Già sapete la mia passione per il volo e le macchine volanti. Bene, qui è dedicato a lui un monumento, che si compone di una scultura affiancata da due motori stellari con la relativa elica. Ma chi era Alfred Fronval? Fu quello che nel 1921 ideò il Link-Trainer, un'apparecchiatura che oggi chiamiamo “Simulatore di volo”. Fu così principalmente istruttore di volo e realizzò il record di 962 looping (giri della morte) in un volo di quasi 4 ore. Il record avrebbe potuto essere migliore, se la scarsità di benzina non lo avesse obbligato ad atterrare. In seguito, con benzina a sufficienza, ne fece 1111.
 
Un cartello giallo con scritto “Deviation” sulla D49, che sto percorrendo, mi preoccupa. La deviazione per lavori in corso è di 7 km. Stanno lavorando al ponte sul Canal de la Sensee. Provo lo stesso a proseguire e quando giungo sul cantiere, fermo la bici e proseguo a piedi per parlare con gli operai. Il capo cantiere è comprensivo e, in deroga alle norme sulla sicurezza, mi permette di passare.
 
    Prima di Mastaing una enorme torre di raffreddamento mi incuriosisce e faccio una deviazione per capire. È forse una centrale nucleare? No, è la centrale termoelettrica di Bouchain. Inizialmente una centrale elettrica a carbone e costruita nel 1970, che poi ha cessato la produzione nel 2015. Oggi è stata riconvertita a ciclo combinato a gas naturale. La torre di raffreddamento, che mi aveva incuriosito, è alta 125 metri e utilizza le acque del canale Scheldt situato nelle vicinanze. Ma ha una particolarità, nei primi mesi del 2016, è stata inserita nel Guinness dei primati come la centrale elettrica più performante del mondo.
 
A Hornaing un bel chiosco, forse per la musica, mi permette di fare una piccola pausa all’ombra con qualche biscotto.
 
Qualche piccola salita toglie il fiato, e poi respiro un po’ per un breve tratto nella foresta demaniale de Marchiennes, prima di giungere nella città di Orchies. Qui, nelle fiandre francesi, già l’architettura, i tetti delle torri, e del municipio fanno intravedere un riferimento al vicino Belgio. Ancora un’altra città: Templeuve, ma davvero sembrano tutte uguali. Fretin, con l’unica particolarità del museo della vita rurale. Buono comunque il bar dove prendo una fresca limonata.
 
Entro nella città di Lille passando per la testa della pista del suo aeroporto e attraverso grandi viali alberati. Lille è una delle città più importanti della Francia. Il mio hotel è vicino la stazione ferroviaria, ma a 500 metri dal centro storico e posso mettere la bici nell’androne. Nel primissimo pomeriggio, fatta la doccia, visito la città.
 
Ne approfitto per una bella passeggiata tra le strade della Vieux Lille, ovvero la “vecchia Lille”. Lille è un susseguirsi di case in stile fiammingo, di antiche botteghe e gallerie d’arte. Mi lascio trasportare da un ambiente allegro e vivace, tra i cartelli che pubblicizzano piatti tradizionali di cozze e patatine! Piano piano arrivo alla Grand Place, la piazza della vita cittadina. Qui domina la Colonne de la Deessè, costruita per celebrare l’eroismo dei cittadini. Da un lato la Vieille Borse di Lille è un edificio storico di grande bellezza, dove un tempo aveva sede la Borsa della città. Allungando poi il cammino arrivo al rilassante Parco della Cittadella, il parco più famoso e frequentato di Lille, dove le persone del posto vanno a passeggiare, correre o fare sport all’aperto. Il complesso è circondato da un canale d’acqua che è stato rinnovato poco prima del 2004, quando Lille è stata la capitale europea della cultura.
 
Ritornando poi verso l’hotel ho modo di ammirare il campanile del municipio. Si potrebbe salire la torre alta 105 metri per avere una magnifica vista della città. Questa torre è oggi patrimonio mondiale dell’Unesco. Il ristorante Ippocampo, comunque, serve una ottima insalata e tartare di tonno per pochi euro.
 
 
Mercoledì 20/07/2016  Lille - Brugge
 
Ore 07e50, partenza. Percorrendo la acciottolata Rue de Gand (senso unico, ma concesso alle bici) e passando attraverso la massiccia Porta, esco dalla bella città. Poi si presenta qualche difficoltà per un grosso svicolo stradale, ma sempre su una sicura fascia ciclabile.
 
    Il percorso prosegue a lato del Canal de la Deule. Uscito da Lille, e a lato della ciclabile, parte una linea tranviaria turistica. Usano dei tram gialli del tutto uguali a quelli di Milano. Li gestisce una associazione e ho capito essere in funzione solo la domenica e festivi. Alla stazione tranviaria di Saint-Chrisole, ultima di questa linea, svolto a destra e abbandono il canale. La campagna circostante è molto rilassante. Pecore e mucche bianche sono sempre presenti.
 
Arrivo a “Wervicq-Sud”, ultima città francese sul confine. In breve attraverso il ponte sul fiume Lys e sono a “Wervik” in Belgio. Sul ponte uno strano abitante è intento a recuperare dal fiume oggetti di ferro. Lancia una grossa calamita assicurata ad una corda, così mi fermo a vedere il “pescato” che risulta essere principalmente di vecchie e arrugginite chiavi inglesi.
 
    Sto cercando di capire la segnaletica delle ciclabili in Belgio. Adesso sono sulla LF6 e mi sto dirigendo verso l’incrocio 58, il “Knooppunt”. Quando due o più piste si incrociano vengono identificate con un “nodo”. Si può creare e percorrere un itinerario seguendo i cartelli numerati da un nodo all’altro. Quindi, per definire un percorso è sufficiente annotarsi i numeri dei nodi nell'ordine in cui si vuole percorrerli.
 
La campagna è piatta e con colture di ogni genere e pascoli. Queste sono anche zone dove ci sono state le più cruente battaglie delle guerre mondiali e, a testimonianza, spesso ci sono cippi con targhe. Una in particolare è riferita all’esercito australiano e poco lontano c’è un cimitero con 12000 lapidi bianche tutte uguali e perfettamente allineate. Di rilievo è invece il memoriale della battaglia di Paschendale tra inglesi e tedeschi che vide da ambo le parti enormi perdite. Ricordo che il gruppo musicale degli Iron Maiden scrisse a riguardo una struggente canzone.
 
Una piccola deviazione verso la cittadina di Passendale per un rifornimento d’acqua e qui i nomi delle città risentono della moltitudine degli idiomi locali e scopro che esiste un formaggio che, originario di questo luogo, ne prende anche il nome.
 
    La campagna di questa zona del Belgio è veramente fantastica. Estese colture di ortaggi, prati verdi, boschi, strade tranquille, pecore e mucche, tante mucche al pascolo. Se in Francia erano solo bianche qui ci sono quelle con macchie nere e con le macchie marroni. E poi sul lato della strada un “distributore automatico di cestini di fragole”! Buonissime e freschissime.
 
Incrocio una ragazza cicloturista che mi fa un cenno. Mi chiede indicazioni per una città e il mio fantastico gps mi fa fare bella figura.
 
Poco prima di Staden, mi fermo in un bar per una sana e fresca insalata e un toast. Proseguo, poi, nella bella campagna delle Fiandre occidentali fino al castello di Aertrycke con tanto di parco e laghetto. Altri castelli con parco e laghetto si susseguono e in particolare bello quello di Van Caloen. Alcuni con bar ristorante e hotel annessi.
 
La pista ciclabile che ora percorro è ricavata da una ferrovia dismessa e un grazioso tunnel passa sotto l’autostrada E40. Sono alle porte della città di Brugge.
 
Dopo un secondo tunnel, sotto la N31, ecco la porta storica di Smedenpoort, piccola per le automobili, che sono obbligate ad un senso unico alternato, comodi, invece, i due accessi per le bici. Sulla parete della massiccia porta campeggia un piccolo teschio in bronzo. È a ricordo di un traditore che stava per aprire le porte all’esercito francese.
 
Subito dopo passo sul ponte del fiume Boeverievest e una grande piazza pedonale a destra ha una fontana con zampilli d’acqua e sculture. Alcune di queste ritraggono vari tipi di ciclisti. Giro intorno alla cattedrale e raggiungo il mio hotel nella zona sud del centro storico.
 
    Qui, sul citofono, un cartello scritto a penna invita i clienti a telefonare per il Check-in. Anche se è un po’ presto, mi raggiunge la gentile proprietaria. Mi fa mettere la bici in cucina e al piano superiore mi mostra la stanza. In una seconda ci sono dei ragazzi a cui chiedo subito se è un disturbo la mia bici in cucina!
 
Ho fatto presto oggi, e ho avuto anche vento a favore per quasi tutti i 93 km. Il mio gps dice che sono a 1 metro sul livello del mare.
 
Esco poi a passeggiare tra le stradine in ciottolato tra i canali. Alcuni anni fa, in occasione di un altro viaggio, avevo già visitato questa stupenda cittadina dal fascino sempre sottile. Questo pomeriggio c’è un massiccio controllo di polizia. Forse perché è previsto un concerto.
 
Brugge è una cittadina incantevole! La Venezia del nord la chiamano. Dall'aspetto medioevale, con le case in mattoni, la mia passeggiata è un susseguirsi di tanti angoli suggestivi. Da cartolina, che fanno della bella città fiamminga un vero e proprio museo all’aperto.
 
Il centro storico, dichiarato dall’Unesco, Patrimonio Mondiale, si sviluppa intorno a due nuclei medioevali, il Burg e il Markt. Affascinanti, tutto intorno, sono le innumerevoli botteghe di pizzi e merletti.
 
Un po’ trascinato dai turisti, eccomi nella piazza del Mercato (Grote Markt) che era il centro commerciale di Bruges. Oggi invece è il cuore della città ed uno dei punti di maggior interesse turistico con ristoranti e caffè. Il Markt è fiancheggiato da caratteristiche case dalle guglie appuntite, un tempo le sedi delle corporazioni e, su tutto, domina la massiccia torre campanaria (Belfort), alta 83 metri e 366 gradini, il simbolo di Bruges ed anche Patrimonio dell’Umanità. In cima, il campanile contiene un impressionante meccanismo per l’orologio e un carillon con 47 campane. Al centro della piazza una statua raffigura i due eroi della rivolta fiamminga contro l’occupazione francese.
 
Il Burg, poi, è l’altra piazza principale di Brugge. Un tempo qui sorgeva il castello fortificato a difesa degli attacchi dei Vichinghi ed era il cuore amministrativo e religioso della cittadina.
 
    Proseguo, quindi, per la Chiesa di Nostra Signora, che è anche detta la “Chiesa di Michelangelo” e la sua massiccia torre in mattoni alta 122 m. La chiesa ha una ricca collezione di tesori d’arte. Primo fra tutti appunto, la “Madonna di Bruges” di Michelangelo, una piccola scultura in marmo di Carrara che, per sicurezza, è protetta da un vetro antiproiettile.
 
Un altro dei posti più caratteristici e popolari di Bruges è il Minnewater. Un lago circondato da un bellissimo parco e attraversato da un suggestivo ponte del 1720 che regala una vista spettacolare sulle torri e i tetti a punta di Brugge. Un’altra cartolina, un luogo è incantevole, un’oasi per chi è in cerca di tranquillità, ma non adesso con tutti i turisti. Questo luogo è conosciuto anche come “Lago d’amore” (minne in olandese significa amore), forse anche per la folta colonia di cigni.
 
Davanti al Teatro di Brugge una curiosa statua in bronzo rappresenta il Papageno, ovvero il cacciatore di uccelli de “Il Flauto magico” di Mozart. Indossa un costume con la testa di un uccello, con una mano sorregge una piccola gabbia e nell’altra il flauto. (quanto amo l’aria de “la Regina della Notte”).
 
È ora di provare la famosa gastronomia fiamminga. I prodotti di mare la fanno da padrone, ma le Moules et frites (cozze e patatine fritte) sono presenti in ogni menù. Il Belgio offre poi oltre 1000 etichette di birra e… cioccolato. Cioccolato ogni dove. Decine sono le cioccolaterie dove, dalle vetrine, si possono vedere i maestri all’incessante lavoro per soddisfare le richieste dei turisti.
 
 
Giovedì 21/07/2016  Brugge - Gand - Bruxelles
 
Parto presto da Brugge. Avrei avuto a disposizione la cucina ma non preparo la colazione per non disturbare gli altri ospiti che hanno fatto tardi al concerto, preludio oggi, 21 luglio, della festa Nazionale del Belgio.
 
    La prima tappa è verso Gand. Ma prima passo dal Begijnhof di Brugge, dichiarato Patrimonio dell’Umanità, che è uno dei pochi, e meglio conservati, complessi sorti intorno al XIII secolo proprio nelle Fiandre, come comunità semi-monastica di donne sole e vedove. Il muro di protezione e un portale settecentesco, che ho capito essere chiuso alle 18, preserva la tranquillità e la pace. All’interno un gruppo di case bianche, raggruppate intorno ad un giardino alberato, è oggi abitato dalle monache dell’Ordine di San Benedetto. Una delle abitazioni è stata trasformata in un museo per dare al visitatore un’idea dello stile di vita del tempo. Ma oggi, come un tempo, il Begijnhof resta un’oasi di pace nel cuore della città.
 
Seguo l’alzaia del canale Brugge – Gand. C’è molto traffico, sì ma di ciclisti. La pista in verità è un po’ noiosa. Sempre tutto uguale, ma sto attraversando la Valle dello Zuidleie. Una “zona umida”, intervallata da prati fioriti.
 
Dalle Fiandre occidentali, dove Brugge è in capoluogo, entro in quelle orientali di Gand.
 
Su entrambi i lati del canale si trovano preziose riserve naturali e capanne di osservazione. Tanti sono gli uccelli trampolieri, e riesco a vedere anche un Martin pescatore.
 
All’interno delle cittadine, la pista a lato del canale, è delimitata da una siepe sempre ordinata e un filare di piante che la separa dal marciapiede e dalla strada.
 
Ecco i Blikvanger, i famosi cestini dei rifiuti per ciclisti. Formati da un anello posto verticalmente e con una rete a sacco dietro, questi particolari cestini consentono ai ciclisti di gettare i propri rifiuti senza rallentare.
 
Qualche tratto è ora su strada poco trafficata. La pista è delimitata da una riga tratteggiata e dopo soli 45 km eccomi a Gand (Gent in fiammingo). Supero il canale con un ponte ciclopedonale e mi dirigo verso il centro città. Gand è una delle più belle città del Belgio.
 
    Con gli edifici medievali, ottimamente conservati e circondati dai canali navigabili, Gand è ricca di interessanti musei e gallerie d’arte dei diversi maestri fiamminghi. E così comincio a girare tra la Cattedrale, con il suo campanile e il castello di Gravensteen.
 
Il campanile, alto più di 90 metri, è sormontato da una banderuola di rame dorato a forma di drago. Nel 1300 era una torre di avvistamento, oggi è inserito nella lista dei siti dichiarati Patrimonio dell’Umanità.
 
Il Gravensteen invece è il castello dei Conti di Fiandra, sito alla confluenza dei fiumi Leie e Schelda dove, infatti, Gand significa confluenza. Poco distante attraverso il quartiere medioevale di Patershol. Strade strette e lastricate, case di mattoni rossi dalle belle facciate fanno da cornice a immagini da cartolina. Gand ha poi il primato dell’area pedonale più grande del Belgio.
 
L’ufficio del turismo segnala il “vicolo dei graffiti” il Werregarenstraatje. In questo stretto vicolo gli artisti di strada possono, in libertà, dare sfogo al proprio estro creando graffiti e murales. Ma, premesso che non ho cultura di questa arte, devo dire che non sono eccezionali. Ne ho visti di migliori. Una bella attrazione è la facciata del Metselaarshuis, sede della corporazione dei muratori. Qui, su sei colonne, sono disposte sei statue danzanti che volteggiano mosse dal vento. Poi Gand ha il primato della città europea con più ristoranti vegetariani per abitante, ma anche negozi e supermercati dedicati.
 
È presto per il pranzo e riprendo il mio viaggio, adesso verso Bruxelles. Seguo il fiume Schelda fino ad un punto di ristoro a Schellebelle preso d’assalto dai ciclisti. Mangio un panino e poi con un traghetto gratuito attraverso il fiume.
 
Il percorso, non particolarmente rettilineo, mi porta prima al fiume Dendre e poi alla città di Aalst. Gli edifici danno alla città un carattere più moderno, ma sempre con la sua bella piazza e le ampie aree pedonali. È il momento di una pausa e di un buon gelato in Grote Markt, all’ombra del Belfort (torre dell’orologio) e del municipio, il Schepenhuis, oggi patrimonio dell’Unesco. Uscendo dalla città giro intorno alla cattedrale di San Martino.
 
    A 10 chilometri da Bruxelles, ormai nella regione del Brabante Fiammingo, assisto al passaggio di tanti aerei probabilmente impegnati nei festeggiamenti della Nazione. Poi un paio di salite, muri (muur) come li chiamano qui, mi tolgono il fiato, ma nulla in confronto a quelli del Giro (ciclistico) delle Fiandre che si disputa la prima domenica di aprile di ogni anno. Non è facile descrivere i Muri delle Fiandre, ovvero le ripide salite solcate dal mitico pavé. Brevi di lunghezza e con una elevatissima pendenza, queste salite costituiscono l’elemento fondamentale dove si rivelano i veri campioni.
 
    Koekelberg è un comune di Bruxelles, ma tra loro non c’è separazione. È tutto una grande città. Mi fermo alla Basilique Nationale du Sacré-Cœu, la quinta chiesa più grande del mondo! Costruita in stile Art Dèco è un gioiello dell’architettura del Novecento. Fatta costruire dal Re Leopoldo II, la Basilica si affaccia sul parco Elisabeth. La grande cupola verde si nota già da molto lontano. Fa molto caldo e mi è molto gradita l’offerta di una fresca bibita in lattina da dei ragazzi che ne fanno pubblicità.
 
Entro quindi a Bruxelles e raggiungo il mio hotel. Ho percorso oggi 121 chilometri. Doccia, giro della città e cena.
 
    La città è assediata da migliaia di uomini di Polizia armata. Infatti, nel recente mese di marzo sono stati perpetrati tre attacchi terroristici nell'area metropolitana di Bruxelles. La presenza della gendarmeria è tale che, a cena da McDonald, ho poco distante un agente che mangia il suo panino tenendo il fucile appoggiato sulle gambe.
 
Bruxelles, in quanto sede della Commissione Europea, del Consiglio dell'Unione Europea e, parzialmente, il Parlamento Europeo (ufficialmente con sede a Strasburgo), è considerata la capitale di fatto dell'Unione Europea. Tutti questi edifici si trovano tra il centro città e il parco del 500.
 
Il parco del 500 è un enorme parco con edifici monumentali e a semicerchio intorno all’Arco di Trionfo, costruito a ricordo del cinquantesimo anno dell'indipendenza belga. Degno di segnalazione sono gli edifici dell’architetto Victor Horta in stile Art Dèco e oggi patrimonio dell’Unesco. In particolare la Solvay House, commissionata da quel signore belga magnate della chimica, ha una struttura in metallo e impreziosita dall’uso di materiali costosi quali l’onice, il bronzo e i legni tropicali.
 
Concludo il mio girovagare per le vie di Bruxelles alla Grand Place, la piazza centrale e storica della città, circondata dai maggiori monumenti cittadini e dalle belle case delle corporazioni, che è ritenuta una delle più belle piazze del mondo anch’essa “patrimonio”. Il municipio è l'edificio clou della città e la torre con un’altezza di 97 m svetta sulla piazza. Poi la Cattedrale di San Michele e, per concludere, la bolgia dei turisti davanti al Manneken Pis, simbolo dell'indipendenza di spirito degli abitanti di Bruxelles.
 
 
Venerdì 22/07/2016  Bruxelles - Anversa - Roosendaal
 
    Nella notte ha piovuto, ma adesso è poco nuvoloso. Pedalando per il centro, direzione nord, la città rivela la movida della sera precedente con tante bottiglie rotte in strada e ancora tanti agenti di polizia. La mia prima direzione è verso l’Atomium.
 
Dopo un piccolo errore di percorso, che comporta il superamento della ferrovia su un ponte pedonale bici in spalla, eccomi al parco Heysel di Bruxelles (questo nome mi provoca tristezza). La costruzione dell’Atomium è in acciaio alta più di 100 metri e rappresenta i 9 atomi della molecola del ferro. Era stato costruito, nel 1958, per durare solo sei mesi, ma invece è tuttora lì.
 
Nei pressi del Grimbergen Castle è ora di fare colazione, e dopo, costeggio il canale navigabile che collega Bruxelles al fiume Schelda.
 
    Altro ponte mobile e aspetto con altri ciclisti la sua apertura ammirando i velieri che passano. La pista, lungo il canale, è alberata e con sezioni specifiche per ciclisti e pedoni. Altri ponti si susseguono. Il RingBuck, il Vredesbrug e il Willebroek in struttura metallica, alzano la zona centrale per il passaggio delle navi. Per fortuna in questo caso seguendo l’argine non sono interessato dal traffico fluviale o automobilistico.
 
Poi lascio il canale e un ponte levatoio, aperto al traffico fluviale sul fiume Ruper, raggruppa nuovamente tutti i ciclisti. La città che segue si chiama Boom. Il parco di Claydael e il suo castello con i tetti a punta in mezzo al lago sono spunto per foto da matrimonio.
 
    La zona comincia ad essere molto urbanizzata e alle porte di Anversa sono su una bellissima pista ciclabile e raggiungo il fiume Schelda, che mi conduce diritto al centro della città. Avevo visitato questa fantastica città già alcuni anni or sono, così le dedico solo poco più di un’ora. Comunque il fiabesco castello Het Steen, situato tra il porto e il centro cittadino, mi dà il benvenuto.
 
E poi subito in Grote Markt dove ammiro il bellissimo municipio sulle cui finestre sono state poste le bandiere del mondo che formano un caleidoscopio di colori e la fantastica statua posta al centro della piazza che rappresenta il fondatore della città. La statua simboleggia un uomo che è nel gesto di lanciare una mano mozzata. Infatti secondo una leggenda il nome "Antwerpen" deriva da hand werpen, cioè mano lanciata (o buttata). Un soldato romano tagliò la mano al gigante cattivo e la gettò nello Schelda. La conseguenza di questa leggenda è che ogni negozio vende cioccolatini a forma di mano. Passo poi dalla cattedrale di Nostra Signora e, infine, in Groenplaaz dove c’è la statua di Rubens, mentre la sua casa natale e museo sono poco distanti.
 
    Uscendo dalla città attraverso le lunghe e contorte anse del porto, quando, da un ponte scorgo, l’edificio della Capitaneria di Porto. Al di sopra della costruzione più datata e, in uno strano equilibrio, è posta una struttura avveniristica. A forma di nave, con facciate di vetri a specchio verde e blu. Questo edificio ha ricevuto un premio internazionale per la sostenibilità. Dovuto, tra le altre cose, a tecniche innovative di controllo ottimale della luce diurna per ridurre la necessità di luce artificiale.
 
Sulla ciclabile capisco che una signora ha qualche problema meccanico con la sua bici. È una bici a pedalata assistita ed è caduta la catena. Su una bici normale la tirerei su in 3 secondi e avverto la signora che non sono esperto di bici elettriche, ma nessun problema risolvo e la signora mi ringrazia porgendomi un fazzolettino per pulire le dita.
 
In breve arrivo al castello di Ravenhof sul confine con l’Olanda. Ma non c’è alcun segno, per terra o cartello che indichi la separazione dei due Stati. La linea di confine è visibile solo dal mio gps. Questa serpeggia a lato della strada e, a 11 km dopo il primo confine, rientro in Belgio per circa 200 metri. Sono ormai ad una decina di chilometri da Roosendaal in un bel bosco ed ecco il primo di una lunga serie di mulini a vento. In hotel mi permettono di mettere la bici in palestra e la mia stanza è tappezzata da gigantografie di mucche al pascolo. Oggi 106 km.
 
La città di Roosendaal non si può dire di un vero interesse. Principalmente è “commerciale”. Ma… nella piazza del mercato hanno allestito due campi di Beach Volley e sono incuriosito anche da una strana piccola statua in bronzo che rappresenta (e lo capisco dopo) una faraona. Un pollo vestito elegantemente, con giacca e cappello, ha in mano delle chiavi. Qui a Roosendaal sono proprio burloni e amano festeggiare il Carnevale. La statua è il Tullepetaon, dal francese appunto "faraona". A Carnevale il sindaco le consegna le chiavi della città per sancire l’inizio ufficiale. Questa festa popolare ha ogni anno un tema diverso. Poi il martedì delle ceneri, a mezzanotte in piazza con i fuochi artificiali, termina tutto e viene annunciato un nuovo tema per il successivo anno.
 
 
Sabato 23/07/2016  Roosendaal - Den Haag
 
Parto presto da Rosenthal con l’aria fresca. L'Olanda si conferma il paese più ciclabile d'Europa, dove l'uso della bicicletta è in continuo aumento e soprattutto dove si progettano sempre più nuove piste ciclabili e grandi parcheggi per le bici.
 
Agli incroci un semaforo è per pedoni, uno per ciclisti e uno per le auto. Un pulsante richiede la priorità che è immediata a scapito del traffico automobilistico. Un pannello elettronico fornisce dati sulla qualità dell’aria e il numero di bici che transitano.
 
Fuori città le piste sono stupende. Pedalo con un filare di alberi da frutto alla mia destra e in mezzo a colorati campi coltivati di ogni genere e, ogni tanto, mi supera un motorino. Nei Paesi Bassi le piste ciclabili non sono ad uso esclusivo delle biciclette. I ciclomotori fino a 50cc e velocità fino a 25 km/h, ma con targa e assicurazione, posso essere condotti, senza casco, dai maggiori di 16 anni in possesso di una licenza di guida.
 
    Tra le più varie coltivazioni scorgo anche vasti campi di lavanda che armonizzano l’aria. Sto pedalando in direzione nord verso l’Olanda e Rotterdam.
 
    Le strade a doppio senso di marcia hanno quasi sempre due piste ai lati. Queste sono identificate da un colore diverso della pavimentazione, spesso rosso, e una linea tratteggiata bianca. La parte restante, tolte le due piste, non ha una larghezza tale da consentire il passaggio contemporaneo di due auto così, quando due auto si incrociano, possono usare la pista ciclabile se non ci sono ciclisti, altrimenti aspettano dietro il ciclista e poi lo sorpassano. Gli automobilisti, in ogni caso, hanno sempre una grande attenzione e il massimo rispetto.
 
    Una piccola deviazione mi porta a Willemstad, una piccola città sulla riva dell'Hollandsch Diep, nella provincia del Brabante Settentrionale. Willemstad, una delle le città fortificate più belle dei Paesi Bassi, ha il fascino di un villaggio di fiabe. Infatti è circondata da un doppio canale navigabile e, pur non avendo mura di cinta, ha ben sette bastioni che, visti dall’alto, rappresentano una stella con cinque punte. Sul terrapieno di mezzo tra i canali si può pedalare su una bella pista alberata. L’Holland Bastion è rivolto a ovest verso il mare aperto, sull'ampia via navigabile, a difesa dell’ingresso del fiordo. Pedalo tranquillamente per le strade fiancheggiate da belle e curate case di mattoni e alcuni degli ingressi sono attraverso piccoli ponti di legno che attraversano uno stretto canale d'acqua. Un piccolo porto, storico e caratteristico, allinea yacht credo di notevole costo quanto sono grandi ed equipaggiati. Al molo si trova una fila di ristoranti e un maestoso mulino a vento bianco, ora una magnifica residenza privata.
 
Ritorno sui miei passi ma attraverso la attigua zona residenziale e vengo attratto da una antenna direttiva radioamatoriale (tutti voi sapete che sono radioamatore). L’antenna è posta su un alto traliccio a lato di una villetta con un bel giardino. Sul divano a dondolo si riparano dal sole moglie e marito. Così mi avvicino al cancello e dico: “italy kilo two uniform lima mike”! Dal dondolo scatta in piedi un distinto signore in pantaloncini e maglietta bianca e dice: “papa alfa three hotel delta golf”! Si avvicina e gli spiego da dove sto venendo e la mia prefissata destinazione finale. Mi chiede se ho con me una radio portatile. Probabilmente perché vorrà continuare a contattarmi per un po’ nel mio viaggio. Ho sì la radio, ma la uso con un sistema che si chiama APRS (Automatic Packet Reporting System). È un sistema di radiolocalizzazione inventato da un radioamatore già negli anni ’90, che mi permette di mostrare alla mia famiglia, attraverso il rimbalzo automatico di altri radioamatori, la mia posizione, ogni momento del mio viaggio, e così anche a lui.
 
Passo sopra il grande complesso delle chiuse di Volkerak, che collegano Rotterdam all’entroterra tedesco che, pur mantenendo le giuste altezze delle acque interne, sono il complesso di chiuse più trafficato d’Europa. Queste chiuse fanno parte del progetto Delta dei Paesi Bassi. In queste chiuse, inoltre, si è tenuto in particolare attenzione di non mischiare l’acqua salata con quella dolce del Hollandsch Diep. È stata adottata così una soluzione con uno “schermo a bolle”. Soffiando aria si crea un flusso verticale su entrambi i lati, acqua dolce – acqua salata, che ne impedisce il rimescolamento.
 
Eccomi sul ponte Haringvlietbrug. Il ponte, di 1200 m, è autostradale ma con, a lato, una strada ordinaria usata anche come pista ciclabile. Il ponte è in parte levatoio per il traffico fluviale, e sono già in nello Zuid-Holland.
 
Attraverso piccole cittadine e grandi campi lavorati spesso contornati da ampi canali. Una grandissima serra è per i fiori, ma niente dei famosi tulipani. La stagione in Olanda per questi fiori è fino a maggio. Tanti cavalli e caratteristici mulini a vento, ma anche vastissimi impianti eolici.
 
Le campagne olandesi sono rilassanti, tra casette di legno e mulini a vento, un pezzo di formaggio in un'azienda agricola dove assistere alla realizzazione dei tipici zoccoli in legno.
 
A 12 km da Rotterdam sono davanti all’imponente fiume Oude Maas. Non capisco: la pista sembra finire, ma il gps indica una linea sopra al fiume. E qui resto esterrefatto! Con un ascensore posso scendere di alcuni metri e imboccare un tunnel che passa sotto il fiume. Una ciclabile nel tunnel sotto il fiume!
 
Rotterdam è enorme e arriva subito. Ma devo percorrere almeno 16 km per raggiungerne il centro citta. Nei viali trafficati le bici hanno sempre la precedenza indicata anche da una appropriata segnaletica orizzontale. Rotterdam è principalmente un porto. Il porto più grande d’Europa, che ne condiziona la vita e l’aspetto. In sé questa città non ha un gran fascino e sembra voglia scimmiottare Manhattan per alcuni edifici. Passo sopra al ponte futurista “Erasmusbrug” detto “il Cigno”, il ponte sospeso sul Nieuwe Maas davanti ad alti grattacieli.
 
Fuori dalla città di Rotterdam, il gps mi mostra che sto pedalando a cinque metri sotto il livello medio del mare. E proseguo nella vasta campagna.
 
    Entro nella città di Delft dalla bella piazza con una pavimentazione a listelli di porfido posti a spina di pesce, e il municipio che è davvero una bella costruzione. Di fronte la Nieuwe Kerke. Questa chiesa ha un bel campanile con orologio e anche delle campane enormi. Un tempo, quando suonavano, gli abitanti della città lamentavano il fatto che tremavano tutte le stoviglie nelle loro case. Si giunse così ad un compromesso drastico. Suonano adesso solo in occasione della morte di un reale. Infatti, Delft e la casa reale olandese sono indissolubilmente legati. Willem van Oranje (Guglielmo d’Orange) e quasi tutti i suoi membri sono stati sepolti nelle tombe reali appunto nella Nieuwe Kerk.
 
Esco dalla città a lato del canale Delftsche Vliet che congiunge Delft a Leida, ma dopo 5 km svolto a sinistra direzione Den Haag (L’Aia per noi).
 
Nei viaggi in bici si incontrano tantissime persone e a volte anche cose strane. Una villetta ha una insegna molto vistosa: “Casa Maranello Ferrari Riccione”.
 
    A L’Aia ci sono ponti ciclopedonali che sono delle opere d’arte. Sempre su pista ciclabile passo davanti al Laakmolen, un bel mulino a vento con il cartello informativo in fiammingo. In città dei ragazzi pagaiano in piedi su tavole da surf in canali completamente verdi di alghe. Un mercatino dell’usato in strada è per lo scambio di oggetti o giocattoli tra gli abitanti e in piazza Spui mi ritrovo in mezzo ad una manifestazione sindacale. Supero la bella piazza del Hofvijver, ma ci voglio tornare dopo, adesso subito in hotel e lascio la bici nel loro garage.
 
La vita della città si concentra attorno all'Hofvijver, appunto, che è un laghetto rettangolare circondato da palazzi belli e importanti. In mezzo c’è una piccola e verde isola. Gran parte del lato lungo del laghetto è occupato dall'edificio del Parlamento e il Mauritshuis è un piccolo museo, ma che raccoglie le opere di diversi pittori olandesi. In particolare la famosa “Ragazza col turbante”, anche conosciuta come “La ragazza con l'orecchino di perla” di Jan Vermeer, ritratto noto soprattutto per il romanzo e il film.
 
La città è molto verde e ha un sistema di canali attorno al centro storico che viene utilizzato principalmente per gite in barca. Qui ha sede la Corte internazionale di giustizia, il principale organo giudiziario delle Nazioni Unite ovvero la Corte che risolve le controversie tra gli Stati.
 
Lo skyline della città è riempito da molti alti edifici. Quello del ministero della giustizia è molto alto, ma sono incuriosito dal Het Strijkijzer. Alto 42 piani è un grattacielo che contiene 300 monolocali per studenti e una cinquantina di appartamenti di lusso. Il costruttore ottenne un terreno triangolare di soli 35 m di lato tra strade e linee tranviarie e realizzò un edificio che oggi gli olandesi chiamano “il ferro da stiro”. Simile al Flatiron Building di Manhattan.
 
 
Domenica 24/07/2016  Den Haag - Amsterdam
 
Questa mattina vengo svegliato dallo stridere dei gabbiani. In strada è forte l’odore del mare ed è tutto pulito. Prima di lasciare la città desidero fare un giro nel parco del Palazzo Noordeinde, che è il palazzo di “lavoro” del Re dell’Olanda. Il bellissimo parco e le scuderie sono aperti al pubblico.
 
Esco dalla città in direzione nord-est. Passo a lato del parco Haagse Bos (bosco di Haag) dove però un alto e fitto filare di alberi non permette di vedere linterno del parco dalla ciclabile, ma la grandissima zona verde si chiude con il magnifico palazzo Huis ten Bosch, la residenza del Re e della Regina.
 
    Le immagini sono da cartolina. Il canale, la pista ciclabile, i mulini a vento, i nidi delle cicogne, le mucche e le pecore insieme al verde dei prati immensi e curatissimi.
 
Ho fatto colazione con un distributore automatico di caffè e biscotti. Una pausa è però ora necessaria. La strada a volte è ciotolata oppure con mattoni a spina di pesce, scorre a lato di laghetti dai quali emergono canne di bambù dall’acqua verde. Il più grande di questi è il Vlietland, un po’ prima di Leida.
 
    Attraverso la bella città di Leida, famosa per la Leiden University, l'università più antica del Olanda, per, è ovvio, i tulipani e per aver dato i natali a Rembrandt. Velocemente giro intorno alle due chiese principali Pieterskerke, fondata da pellegrini inglesi che poi andarono in America, e Hoogland Kerke e infine dal canale su un terrapieno vedo il Burcht van Leiden. Dovrebbe essere un castello, ma non è più che delle basse mura di cinta intorno a tre grosse piante.
 
Esco dalla città costeggiando, più o meno, l’autostrada fino alle sponde del lago Braassemermeer. Molte imbarcazioni lo solcano e quando, a nord, si chiude in un canale, uso un piccolo traghetto per superarlo, al prezzo di 1.50 euro, insieme a tanti moscerini.
 
Il gps, oltre che prevedere l’arrivo ad Amsterdam per le 14 al mio attuale ritmo di pedalata, mi avvisa che sono a 4 metri sotto il livello del mare e quindi c’è tempo per un panino, anzi un Hamburger. Ma sono deluso dalla salciccia bollente e le salse ghiacciate.
 
In Olanda ci sono 18 milioni di biciclette per 17 milioni di abitanti. Ma pochi dei ciclisti che incontro indossano il casco, forse solo quelli più veloci con le bici da corsa.
 
Alcune abitazioni galleggianti sui canali, preannunciano l’arrivo ad Amsterdam! Amsterdam è una città unica, con le sue case pittoresche di mattoni rossi e dai caratteristici frontoni. Capitale e maggiore città dell’Olanda. L'area al centro della città, circondata da canali fiancheggiati da file di olmi, è Patrimonio dell'Umanità. È bellissimo pedalare tra le numerose costruzioni e monumenti     storici intorno ai canali concentrici al vecchio porto affacciato sullo Zuiderzee. Oggi questo, dopo continui lavori di sottrazione di terre al mare, è diventato un lago. Ad avere tempo occorrerebbe visitare i tanti musei come per esempio il museo Van Gogh e il Rembrandthuis. Infatti Amsterdam possiede la più alta densità di musei al mondo, ma si gode anche un’atmosfera gradevole sui canali e molti turisti si spostano con battelli organizzati. Molti affollano il Vondelpark, il parco cittadino, ma forse di più, il famoso quartiere a luci rosse e i numerosi coffee-shop “autorizzati”, tra le viuzze incantevoli.
 
Raggiungo il mio hotel, ma… il bassissimo prezzo, in pieno centro di Amsterdam, avrebbe dovuto suscitarmi qualche dubbio. Diciamo che questo hotel non è nemmeno sufficiente. Per quanto io sia sicuramente poco schizzinoso, questo è sicuramente di pessimo livello. Alla reception spiego che ho richiesto un luogo sicuro per la mia bici. Hanno una cantina, ma devo aspettare un ora il proprietario che arrivi con le chiavi.
 
La stanza pecca di un minimo di igiene e la tappezzeria è valorizzata da moscherini schiacciati. Nei miei viaggi di vacanze e per lavoro sono stato in posti dove l’igiene dei luoghi non era certamente accurata, ma questo hotel li batte tutti. In ogni caso esco a visitare la bella città.
 
Nel mio girovagare desidero passare dalla casa di Anna Frank, oggi museo, che racchiude una storia straordinariamente struggente e mi dà sempre uno strano effetto. Entrare nel museo è impossibile perché la fila, con la prevendita in internet, è lunga due isolati. È già la seconda volta, nella mia vita, che mi trovo qui davanti e ogni volta ho una emozione incredibile ed inspiegabile.
 
Tornando in hotel passo dalla Stazione ferroviaria e compro il biglietto per domani per Groningen.
 
 
Lunedì 25/07/2016  Amsterdam - Groningen (in treno) poi Bremen
 
La mattina parte male. Il ragazzo della reception prova, per un paio di volte, circa una trentina di diverse chiavi alla porta della cantina e dopo venti minuti e un paio di telefonate al proprietario riesce a trovare quella giusta e così finalmente recupero la mia bici. Ho per fortuna ancora tempo per la partenza del treno, ma salto la colazione.
 
Questa mattina i canali sono punteggiati da numerose bottiglie di plastica galleggianti. I bagordi della sera precedente. Ma ad Amsterdam hanno istituito un servizio di barche dove, i turisti, retino in mano, pescano bottiglie e sacchetti. E per farlo pagano 25 euro a testa! Questa storia va avanti dal 2011.
 
Oggi ho pianificato di andare a curiosare nella cittadina di Groningen, a nord dell’Olanda. Questa cittadina è famosa per essere “la città più ciclabile del mondo”!
 
    L’edificio imponente della stazione centrale di Amsterdam è di mattoni rossi con delle torri e numerosi bassorilievi raffiguranti il commercio, la navigazione e l’industria. L’edificio è stato costruito su un’isola artificiale e il parcheggio delle bici è impressionante. Un altro ciclista sulla banchina afferma che sono parcheggiate almeno ottomila bici. Il primo treno alle 08:42 per Zwolle dove arrivo un’ora dopo. Qui ho due minuti per la coincidenza. Sono preoccupato: ho bici e borse. Eppure il bigliettaio ad Amsterdam era stato rassicurante. E infatti aveva ragione, due minuti sono anche fin troppo.
 
Sul treno una distinta signora è con una Brompton e la sposta di lato affinché io possa condividere lo spazio. Chiaramente sta andando al lavoro, così mi presento e dico che anche io uso la Brompton per il mio BikeToWork. Parliamo un po’ di viaggi e mobilità dolce. Il treno offre anche l’uso della Wi-Fi gratuita per 15 minuti, assolutamente sufficienti per leggere le mail e arrivo a Groningen alle 10e44.
 
Al centro di una regione essenzialmente agricola, Groningen è una città di contrasti. Famosa per essere la città più ciclabile del mondo, ha un centro storico interamente ridisegnato per spostamenti a piedi, in bicicletta e per il trasporto pubblico. Il 70% degli spostamenti avviene in bici e il parcheggio della stazione ha 5000 posti, è gratuito ed è sorvegliato 24 ore su 24!
 
    Il traffico automobilistico è interdetto ed in gran parte "filtrato". All'esterno del centro storico è poi presente una fitta rete di piste ciclabili separate dallo scarso traffico motorizzato, in totale continuità, con attraversamenti, dotati di precedenza per le bici, a tutti gli incroci.
 
Bella la cittadina, bella la piazza principale, bello girare in bici, ma nel pomeriggio vorrei raggiungere Bremen (Brema), la programmata destinazione finale di questa giornata.
 
    Ho previsto di prendere il treno delle 13e52 che “doveva” arrivare a Bremen appena dopo le 17. Ma… il bigliettaio della stazione mi avvisa che un importante ponte è adesso in manutenzione e che al suo posto è previsto un pullman sostitutivo. Salire con la bici è in funzione del numero dei passeggeri e a discrezione dell’autista. Aspetto alla fermata e, più arriva gente, più mi preoccupo. Il pullman arriva, e vedo già che è pieno. Chiedo all’autista la possibilità di salire. L’autista però è irremovibile. Ritorno quindi in stazione. Ci sono due compagnie ferroviarie e gli addetti, dopo le lunghe file, mi fanno rimbalzare da una compagnia all’altra. Mi rendo conto che sto perdendo tempo senza trovare una soluzione. Ad un tratto mi raggiunge un responsabile della sicurezza a cui con i dovuti modi, ma con fermezza, espongo nuovamente il problema. Lui, forse un ciclista o un po’ più pratico, capisce e trova la soluzione. Farò un tratto in treno fino a Bad Nieuweschans, poi in bici per 24 km e di nuovo con un treno fino a destinazione finale. Era semplice e assolutamente applicabile. Forse gli addetti alla biglietteria pensavano che io volessi fare il viaggio tutto, e solo, in treno.
 
Con il primo treno arrivo così a Bad Nieuweschans, quindi imposto il gps e via verso Leer. Confine tra Olanda e Germania. Sono 24 km e li faccio a tutta. Infatti un’ora dopo sono in stazione e il treno è già partito da 4 minuti. Aspetto il successivo. Questo è con prenotazione obbligatoria, ma la gentile signora controllore mi informa di scendere alla terza fermata (Oldenburg) e prendere il successivo sulla stessa banchina.
 
Poco dopo le 19 arrivo in hotel e sono stremato. È stato estenuante, ma l’hotel è strepitoso. Almeno così mi appare dopo l’esperienza di Amsterdam. Anche qui la carta da parati rappresenta le ampie campagne locali. Subito al ristorante e Snitzel con sopra l’uovo fritto.
 
Le giornate lunghe e la latitudine mi permettono di avere ancora qualche ora di luce per le foto e la visita alla città. Supero a piedi il canale Stadtgraben e sono in Altstad.
 
Il centro storico è centrato sulla grande e irregolare piazza di Marktplatz. Gli edifici storici e i vicoli sono un luogo di grande fascino e di vita frizzante. Ad ogni angolo tanti musicisti suonano i generi più diversi, contribuendo a creare un’atmosfera davvero unica. Il municipio è uno storico edificio costruito in stile gotico a cui fu successivamente aggiunta una nuova facciata. L'edificio è inserito nel patrimonio dall'Unesco. A lato davanti la facciata una curiosa statua di quattro animali, uno sulla groppa dell'altro è la Bremer Roland, anch’essa Patrimonio dell'Umanità. Rappresenta la favola dei fratelli Grimm “I musicanti di Brema”. Un asino, un cane, un gatto e un gallo, fuggitivi da una fattoria dove erano maltrattati, trovano riparo e provano a diventare musicisti nella banda della città.
 
Giro intorno al municipio e qui la statua, alta 10 metri, rappresenta appunto Roland, il paladino di Carlo Magno bene protetto dall’Unesco. La statua è “libertà e giustizia” e scopro dai turisti, che affollano la piazza, la tradizione che dice che chi la tocca avrà un viaggio fortunato. Dieci metri più avanti l’attrazione è un tombino stradale in bronzo lucidato. Ho capito che occorre inserire una moneta in una sua fessura e questa, cadendo, produce i versi dei quattro animali della fiaba. Questa cosa frutta alla città quindici mila euro all’anno! Altri venti metri ed ecco il St. Petri Dom zu Bremen, il Duomo, che appare imponente in arenaria e mattoni. Ma le stranezze di questa città non sono ancora finite. A sinistra del Duomo, una pietra del selciato è la "Spuckstein". Attenzione questa cosa è proprio schifosa e macabra! C’era una volta a Brema una serial killer, Gesche Gottfried che uccise, con l’arsenico nel cibo, quindici tra marito, parenti, amanti, il padrone di casa e l’insegnante di musica. Scoperta, fu condannata a morte e.… la testa cadde su quella pietra del selciato. Era il 1831 e fu l'ultima esecuzione nella storia di Brema. Ma da allora, in segno di odio per l'assassina, chiunque è autorizzato a sputare sulla pietra.
 
 
Martedì 26/07/2016  Bremen - Hamburg
 
Oggi occorre partire presto, prima del solito i chilometri saranno 135. Ho riposato bene e ho fatto una buona colazione, premessa di un buon viaggio.
 
Un bel passaggio nel Bremer Bürger Park che, di primo mattino, è fantastico con i laghetti e i corsi d’acqua. La ciclabile lo attraversa a nord e le zone di ristoro hanno il tetto di paglia. Uscito dal parco, una davvero avveniristica costruzione è il museo delle scienze. L’Universum Bremen. L’argenteo edifico esce da un laghetto ed ha la forma di una gigantesca balena dove i fanoni sono le finestre.
 
    Sto seguendo il canale Kuhgraben tra campi coltivati immensi e rigati da innumerevoli canali di irrigazione e zone paludose. Subito dopo il fiume Wumme, una grande costruzione in legno mi rende curioso. È il Telescopium Lilienthal (Lilienthal è la vicina cittadina). È una notevole ricostruzione storica dell'osservatorio che era un tempo il più grande dell'Europa continentale. Il telescopio poggia su una torre di mattoni alta circa 7 metri e viene ruotato intorno all’asse centrale della torre, mentre per la regolazione in altezza, viene utilizzata una puleggia. Le visite del pubblico hanno l’obiettivo di mostrare con quale tecnologia sono state eseguite osservazioni astronomiche più di 200 anni fa e quali risultati e intuizioni gli astronomi del tempo hanno raggiunto.
 
Sono in Bassa Sassonia a Lilienthal, in un negozio di alimentari acquisto una bottiglia d’acqua da 1.5 litri “con vuoto a rendere in qualsiasi altro negozio!” Così mi informa la gentile commessa. Ho pagato una piccola sovrattassa che mi verrà restituita alla riconsegna del vuoto. Si chiama “Pfand”. Alcuni negozi e supermercati sono dotati di macchinette automatiche che ritirano il vuoto e restituiscono il denaro. Attenzione però: chiaramente non possono essere smaltite quelle acquistate all’estero. Tutti gli esercizi che vendono bibite sono costretti ad accettarne i vuoti, anche se la specifica bottiglia non è stata acquistata da loro. Succede così che presso le macchine automatizzate si affollano i cosiddetti Pfandsammler, (collezionisti di pfand), ovvero persone, normalmente indigenti, che girano la città con carrelli della spesa raccogliendo tutte le bottiglie abbandonate per strada o buttate nei cestini. Di fatto così contribuiscono a ripulire la città.
 
Nell’incrociare i tanti ciclisti è veramente bello scambiarsi un “Guten Morgen” o semplicemente “Morgen”, ma attenzione va usato fino alle 11 poi di dice Guten Tag. Sono su una pista ciclabile a doppio senso e alla mia destra si alternano prati e piantagioni perdita d’occhio. A sinistra, invece, dopo una fascia di rispetto alberata di 2 metri c’è la strada delle auto e al di là un bosco. Il cielo è limpido in un luogo fantastico per pedalare. In queste campagne l’attività principale è la pastorizia e gli allevamenti di cavalli. I tetti spioventi delle fattorie hanno tutti dei pannelli solari. Ogni tanto attraverso una piccola foresta e la strada diventa un single trek.
 
I paesini si susseguono. Prima Sittensen e poi a Tarmstedt prendo un dolce alle mele molto buono e una nuova bottiglia acqua lasciando il vuoto.
 
Sono a 40 km da Amburgo. La strada inizia a salire. Infatti ho raggiunto le colline di Harburg (r non m). Non sono alte, la quota massima è 150 metri, ma la strada è una dura salita, immersa nella foresta di Buchenwälder im Rosengarten, una riserva naturale di boschi di faggio. Uno dei più grandi faggeti delle pianure della Germania settentrionale. Dopo la seguente ripida discesa sono nel quartiere di Harburg di fronte al municipio che, con il suo bel orologio, indica le 15e50.
 
    Supero il Suderelbe sul ponte ciclabile Alte Harburger Elbbrücke che era il primo ponte costruito, ma oggi ce ne sono altri due giusto qui a lato, di cui uno è autostrada. Il ponte ha una bella porta di accesso con un arco in muratura e due torri, poi il resto è in acciaio. Poco prima del successivo ponte sul Norderelbe, una torre cilindrica con mattoni rossi e un tetto a cono è la torre di Zombeck, una specie di bunker della seconda guerra mondiale. Furono costruite principalmente in corrispondenza di incroci stradali, stazioni ferroviarie e ponti, dove raccoglievano passeggeri in cerca di protezione dai treni fermi in caso di allarme aereo. I mattoni in klinker sono solo un rivestimento, dentro è tutto cemento armato e poteva ospitare fino a 500 persone.
 
Salgo sul ponte Neue Elbbrücke e la strada alla mia sinistra è a cinque corsie per senso di marcia. La pista è separata e protetta. Sotto scorre il Norderelbe una parte dell’Elba che tra pochi chilometri sfocerà nel Mare del Nord. La struttura di sostegno è posta in mezzo tra le due corsie e assomiglia al filamento del DNA.
 
Seguo poi il canale Oberhalfen, davanti all’edificio dalla facciata a specchio del giornale Der Spigel. Sull’altro lato del canale il quartiere Speicherstadt, patrimonio dell’Umanità, è un complesso di vari magazzini in mattoni, ora occupati da diversi musei, case discografiche e agenzie per gli spettacoli. Giro intorno al porto interno e raggiungo l’hotel.
 
    Amburgo è la seconda città più popolosa della Germania, dopo Berlino. Il suo porto è il maggiore della Germania e il secondo nell'Unione europea dopo Rotterdam. È anche la città con più ponti al mondo, circa 2.300.
 
Sono un po’ stanco e rinuncio ad andare alla Chiesa di San Michele e al Fischmarkt (mercato del pesce). Il mercato si tiene ogni domenica mattina, ma la piazza dovrebbe essere il posto ideale per birra e specialità tedesche, tra cui i panini fischbrötchen a base di aringhe, i wurst e le irresistibili pretzel. Passeggio invece intorno al Binnenalster, il lago interno. Parte del lago Alster circondato da splendide ville e parchi rigogliosi, con tranquilli viali ciclabili e preso d’assalto da persone che fanno jogging o, semplicemente, si godono una passeggiata. Lungo le Promenade si aprono numerosi negozi, boutique di lusso, alberghi, caffè e ristoranti con vista sul lago. A cinquanta metri dal lago ecco la piazza del municipio che ospita spesso festival, mercati stagionali e concerti. Adesso ci sono dei furgoni per lo street food e approfitto per un buon panino. L’edificio del municipio invece è solenne e maestoso in stile neorinascimentale.
 
 
Mercoledì 27/07/2016  Hamburg - Neustadt in Holstein
 
Sono se 07e30. Una buona colazione con due brioches e sono pronto a partire. Oggi è molto nuvoloso e un po’ freddo. La direzione è nord-est. Lungo i viali stanno aprendo i primi negozi, principalmente quelli etnici. Soprattutto indiani e turchi. Dalle insegne sembra che abbiano mediato le cucine tipiche di origine. Per cui, per esempio, c’è il negozio che vende i “curry wurst”.
 
Dopo più di un’ora esco dalla zona urbanizzata di Amburgo e inizia qualche tratto su sterrato, tra i campi coltivati e le serre di fragole. Dopo la piccola cittadina di Stellau, inizia invece una bella ciclabile recentemente asfaltata. È la Radwanderweg Glinde-Trittau, come recita il cartello informativo chiaramente in tedesco, ma intuibile con foto e cartine. La pista ciclabile è di circa venti chilometri e quello che sto percorrendo è il tratto “C” (sempre dal cartello). In ogni caso percorro dei bei viali ombreggiati alternati a foreste di faggi.
 
    Superato il ponte della ferrovia di Lubecca e il successivo ponte sul canale ed eccomi davanti al magnifico colpo d'occhio della porta della città. Attraverso prima il verdissimo e lungo prato e, di fronte, mi appare il monumento simbolo. È la Holstentor, una porta cittadina in mattoni rossi che proteggeva l'Altstadt, ossia il centro storico delimitato dal fiume. Questo ha un edificio centrale con una grande apertura ad arco e, ai lati, due torri rotonde, massicce e appuntite che si piegano vistosamente tra loro. Infatti furono costruite su palafitte in un terreno poco adatto e con il contributo poi dell’enorme peso dell’edificio centrale… Oggi è un museo.
 
    A destra e prima del successivo ponte sul Trave, i Magazzini del sale sono 6 edifici in stile gotico e sono patrimonio dell'Unesco. Tutti gli altri principali punti di interesse si trovano lungo una strada che divide l’isola dell’Altstadt. La Marienkirche (chiesa di Santa Maria) è una chiesa in mattoni rossi, una delle cattedrali più impressionanti del mondo. Con i suoi 125 metri di altezza, le due torri si ergono maestosamente sugli edifici circostanti della città vecchia di Lubecca, visibili da molti punti della città e dell'area circostante. Impreziosisce poi il Carillon e l’orologio astronomico. Ritorno passando dalla piazza Markt Lubeck. Su un lato c’è il Historische Rathaustreppe Lübeck. Lo storico edificio del 1200 è patrimonio mondiale dell'Unesco e da sempre sede del municipio, ma un tempo era stato anche un tribunale. Una curiosità riguarda le porte delle stanze, che hanno diverse altezze. Gli assolti uscivano a testa alta dalle porte più alte, invece i condannati dovevano abbassarsi per passare da quelle appositamente ribassate.
 
    Nella magnifica piazza una piccola statua in bronzo raffigurante un diavolo sorridente e seduto su di una grossa trave in pietra di almeno tre metri di lunghezza, accende la mia solita curiosità. C’è un cartello, in inglese, che spiega di cosa si tratta. Durante la costruzione della Marienkirche il diavolo chiese agli operai cosa stessero facendo. Loro impauriti dissero: “una osteria”. Il diavolo fu contento di questa risposta, ma successivamente tornò a controllare. Resosi conto dell’imbroglio, prese una grossa pietra (appunto quella dove adesso sono comodamente seduti dei turisti) per scagliarla contro la chiesa. A quel punto gli operai promisero la costruzione, anche, di una osteria. Così la gente di Lubecca mantenne la parola e fu costruita la taverna Ratskeller, ora ristorante stellato dall'altra parte della strada rispetto alla chiesa.
 
Proseguo verso sud fin quasi alla punta dell’isola. Qui c’è il Duomo di Lubecca. L'edificio si presenta in stile romanico e venne terminato nel 1230. Le due verdi torri altissime non erano, però, alte come quelle della Marienkirche e questo portò alla rivalità dell'epoca fra chiese e corporazioni cittadine.
 
Esco dalla città un po’ a malincuore. Questa città meriterebbe una visita molto più approfondita.
 
Dopo Lubecca, una pausa in un parco e un panino sulla panchina e dopo, a soli venti chilometri tra campagne e piccoli paesini, arrivo a Timmendorfer Strand e al Mare Baltico! Questa è soprattutto una popolare località balneare con hotel, ristoranti, spiaggia, bambini con i salvagente a forma di delfino e il trenino dei turisti. Ne approfitto per un buon gelato. Sulla lunga spiaggia di sabbia fine e modulata dalle maree ci sono centinaia di divanetti in vimini, gli strandkorb comodi per due persone, hanno una copertura per ripararsi dal vento e una tenda colorata per il sole.
 
    Proseguo sulla pista del lungomare per sette chilometri tra una marea di biciclette, pattini, monopattini e tricicli fino a Sierksdorf dove prendo la strada interna, più breve, per la mia destinazione odierna. Arrivo nel pomeriggio così a Neustadt in Holstein. In hotel ricevo una buona accoglienza e dopo la doccia sono pronto a passeggiare per la cittadina. La serata è fresca e occorre indossare un giubbetto.
 
Questa è principalmente una città portuale sulla baia di Lubecca, direttamente collegata con la Scandinavia ed è il più grande porto turistico sulla costa tedesca del Mar Baltico.
 
Dall’altro lato del canale ci sono dei ristoranti che fanno proprio al mio caso. Ordino un salmone in cartoccio, insalata e cetrioli e poi anche un buon dolce. Divido il tavolo, all’esterno sul molo, con altri avventori. Uno di loro si presenta. È un comandante di nave. Facile qui. Ma mi racconta delle bellezze di Neustadt e dice che per il clima mite (anche se adesso pioviggina) unito al paesaggio e alle foreste danno al luogo il nome di Svizzera dell'Holstein.
 
 
Giovedì 28/07/2016  Neustadt in Holstein - Puttgarden
 
Anche se le tende delle finestre non chiudono perfettamente ho dormito bene. Me la prendo comoda perché oggi saranno solo 80 chilometri.
 
Il percorso presenta diversi saliscendi in un vastissimo campo eolico, incrociando spesso l’autostrada.
 
Piccola deviazione per il paesino di Lensahn per un buon caffè e una brioche al formaggio, e ancora campi eolici. Poi passo per la cittadina di Oldenburg in Holstein. Appena fuori, una struttura molto grande penso sia un radar meteorologico, anche se non sono molto sicuro. Forse è una installazione militare perché assolutamente anonima. Nessun cartello, ma con recinzione e filo spinato tutto intorno. È una piattaforma circolare in acciaio alta 4 o 5 metri con sopra una rete metallica e una cinquantina di antenne bianche a fungo disposte in cerchio.
 
    Il paesaggio alterna ora estesi campi di grano a prati di verde acceso. Ad un tratto esce da alcuni alberi, a 10 metri da me, una volpe! Anche lei è sorpresa e resta ferma a fissarmi. Ha il caratteristico mantello rosso e la grossa coda. Non voglio fare movimenti, che potrebbero spaventarla, ma voglio anche una foto. Quando faccio il gesto di prendere la macchina fotografica, però, scappa via.
 
Sto pedalando verso la punta della Germania e l’isola di Fehmarn che va verso Copenaghen e la Svezia.
 
Sono sulla pista Monchsweg. Questa pista ciclabile segue le tracce dei monaci che portarono, nel medioevo, il cristianesimo al nord. Infatti mi porta tra bellissime chiese costruite con pietre e mattoni. Poi, improvvisamente, il ponte verde strallato. Per fortuna un altro ciclista davanti a me apre un cancelletto con su scritto “Fehmarn Puttgarden”, altrimenti lo avrei superato.
 
Il ponte Fehmarnsundbrücke, che in inglese è il Fehmarn Sound Bridge, è un bellissimo ponte stradale con pista ciclabile anche se è un po’ stretta, e il basso parapetto, dà qualche vertigine. È esposto al forte vento laterale e, una manica a vento tesa, lo conferma. Il ponte poggia, in parte, su dei piloni in cemento armato, ma la parte quasi centrale è strallata su due archi parabolici che si uniscono in alto da cui pendono i cavi che formano una struttura a diagonali incrociate. Per questa forma, e guardandolo di lato, il ponte ha preso il soprannome di “gruccia appendiabiti”! Ma in verità è un ponte elegante.
 
Nella parte centrale il ponte è ben alto per permettere il passaggio delle navi e quella che mi appare davanti adesso è l’isola di Fehmarn, piccolina e tondeggiante con le coste a sud piatte. Un’isola di contadini e pescatori. Ma questo è la sua forza.
 
    Oltre alla pesca e all'agricoltura, Fehmarn ha sempre avuto qualcos'altro da offrire. Anche prima dell'epoca del turismo di massa. La bellezza dei suoi paesaggi ha attirato da sempre i visitatori provenienti dalla terraferma. Da quando poi è stato inaugurato, nel 1963, questo ponte, il turismo è decisamente decollato e ha portato all'isola una nuova fonte di ricchezza che gli abitanti gestiscono abilmente e con saggezza, proteggendo la natura incontaminata, non distruggendo le coste e le spiagge con un'edilizia selvaggia. E i turisti apprezzano.
 
È mezzogiorno e l’aria fresca mette appetito. Una bicicletta colorata di rosa ha un cartello che indica Hof Cafè. L’Hof Cafè è il bar di una fattoria! L’edificio è in mattoni rossi estremamente curato. Un bel patio con tavolini e ombrelloni e all’interno ogni ben di Dio. Marmellate di ogni genere. Prendo un panino, una fetta di torta e una bibita e spendo 5 euro. Fuori dalla porta di accesso c’è appoggiata una grande X di legno colorata di blu. Penso sia per la festa del patrono o qualcosa di simile. Dopo pranzo, e proseguendo nel mio viaggio in direzione di Puttgarden, però queste X blu sono sempre più presenti. In ogni cortile delle case, davanti ai negozi, nelle stazioni di rifornimento.
 
Tutte le località dell'isola sono state unite nel comune che porta il nome dell'isola Fehmarn e il centro principale è il paese Burg auf Fehmarn che offre eccellenti infrastrutture turistiche e le spiagge più belle.
 
    Chiedo a dei ragazzi il significato delle tante X blu. Mi spiegano che è in corso una battaglia dei residenti dell’isola contro i governi tedesco e danese per fermare il progetto di un tunnel e una autostrada che collegherà Amburgo a Copenaghen, e che dovrebbe passare proprio da qui. In pratica si prevede di sostituire il famoso ponte di Fehmarn e creare sul lato opposto dell’isola un tunnel.
 
    Il progetto è il “Fehmarn Belt” tra le isole Lollaland in Danimarca e Fehmarn in Germania, che per estensione, scala e complessità, sarà tra i più ambiziosi progetti infrastrutturali al mondo ed è molto richiesto da una parte dei danesi per ridurre i tempi di percorrenza tra le due città. Dal tunnel, la Danimarca si aspetta più traffico commerciale, più turisti e relazioni economiche migliori con la Germania, ma a scapito degli abitanti dell’isola di Fehmarn, che perderanno i loro proventi del turismo locale. Malgrado il primo accordo fosse del 2007, al momento in cui scrivo, si sono realizzati solo dei siti preparatori di cantiere e il governo tedesco non ha ancora emesso la parola finale. Infatti il progetto è stato appellato al tribunale amministrativo federale.
 
Arrivo a Puttgarden e, prima di andare in hotel, passo dal molo per eventualmente già prendere il biglietto per la nave di domani. Ecco, un cartello è molto chiaro: i biglietti si acquistano direttamente sul molo all’imbarco. L’hotel è molto grande. Mi hanno assegnato una stanza al settimo piano da cui si gode di una vista spettacolare. Tutto intorno ci sono molti campeggi. Vado proprio in uno di questi per cenare. Salmone, patate, zucchine e pomodori.
 
Una statua di legno di San Giacomo, in un bel punto panoramico a ridosso del mare, indica il percorso della via scandinava per Santiago de Compostela. La Jakobsweg passa poi per Lubecca.
 
Su un lato del molo una grossa nave è trasformata in supermercato. Il Border Center è dentro una nave danese per cui il supermercato a bordo gode di extra territorialità. I prezzi di vari generi alimentari, ma soprattutto birra, dolciumi, liquori e prodotti scandinavi, hanno prezzi molto più convenienti di quelli tedeschi. E i tedeschi arrivano con i carrelli attaccati alle auto a far scorte.
 
 
Venerdì 29/07/2016  Puttgarden - Rodby (in traghetto) poi Rodby - Praesto
 
    Partenza tranquilla dall’hotel. I traghetti per Rodby sono uno ogni trenta minuti. Arrivo sul piazzale e gli addetti mi indicano la pista 1, aspetto così al semaforo insieme ad altri ciclisti. Noi saliamo per ultimi su questa grande e moderna motonave, intitolata alla principessa Benedikte di Danimarca. Sistemo la bici e salgo in coperta. La traversata è in soli 45 minuti e allo sbarco c’è un controllo passaporti veramente molto accurato per tutti. Sia in auto, camion o biciclette. Forse dovuto ai recenti attentati terroristici. In ogni caso l’agente mi indica la direzione e mi chiede di fare attenzione a non prendere l’autostrada.
 
    Sono sull’isola di Lollaland, conosciuta anche come "isola pancake" perché totalmente pianeggiante. La vetta più alta è 25 m sul livello del mare. La produzione principale è lo zucchero estratto dalle barbabietole, coltivate su terreni in gran parte di proprietà dei nobili.
 
Sono fortunato e ho un bel vento a favore. In mezzo a vastissimi campi di grano e di barbabietole pedalo nel silenzio assoluto. Solo vicino alle rare cascine si ode il cinguettare degli uccelli e i muggiti delle mucche.
 
Sono stupito quando, dopo ben dieci chilometri, incontro le prime due persone. Forse qui si svegliano tardi perché l’aria è impregnata dall’odore della pancetta abbrustolita per la colazione.
 
Il primo paesino è Tagerup con una bella chiesa che, appoggiata ad una parte esterna, ha una pietra runica con delle iscrizioni vichinghe.
 
I cartelli stradali sono impronunciabili. Hanno quelle strane O sbarrate, ma le piste ciclabili sono per me molto più comprensibili. Simbolo della bici, freccia, numero. Io sto seguendo la 35.
 
Nei pressi di Maribo giro intorno al lago Søndersø, uno dei più grandi laghi di acqua dolce della Danimarca che richiama rari uccelli e tanti altri animali.
 
Quando una strada, e la sua ciclabile a lato, attraversano una linea ferroviaria, il passaggio a livello ha una sbarra per le auto e un'altra più piccola per le bici.
 
    A mezzogiorno arrivo a Sakskøbing che è al vertice di un lungo fiordo. Un tempo dinamico villaggio commerciale, oggi una moderna città. Gli abitanti devono essere molto burloni. Sulla torre dell’acqua hanno dipinto una faccia sorridente che dà il benvenuto.
 
Una statua con due ragazze invece celebra gli immigrati polacchi dell'anno 1900, che lavoravano nei campi di barbabietole. Le “Roepiger” erano chiamate ed erano diventate membri rispettati e pienamente integrati della società danese.
 
Devo ora trovare un bancomat, perché qui in Danimarca la moneta ufficiale è la Corona danese. Vale più o meno un decimo di euro e, con i soldi, ora posso comprare un panino che non può che essere col formaggio. Dicono di avere i formaggi più buoni del mondo. Loro dicono.
 
    Pista numero 7 e direzione Guldborg, un villaggio di pescatori in un mare di siti archeologici. Passo sul Guldborgsund Bridge che unisce l’isola di Lollaland con l’isola di Falster, che ha le spiagge esposte sul Mar Baltico ambite per gli appassionati di windsurf. L’isola di Falster è lunga 15 chilometri. Un altro lungo ponte, lo Storstrømsbroen con pista ciclabile da un lato e ferrovia dall’altro, collega questa isola con la, ancor più piccola, isola di Masnedø. L’unica cosa di interesse è Masnedøfortet, una linea difensiva militare in abbandono. Questa isola è solo 2.5 km e poi un altro ponte, il Madsnedøbroen. Tutti questi ponti permettono, alzandosi o ruotando, il passaggio delle navi.
 
Vordingborg è la prima città di questa enorme isola danese chiamata Selandia (detta anche Zelandia) che arriva a comprende la città di Copenaghen. La città è sulla riva dello Stretto di Storstrøm luogo ideale per la costruzione di un castello. Purtroppo oggi del castello ci sono solo i ruderi e la Gasetarnet, la torre simbolo della città, in un bel parco attrezzato con giochi per i bambini a tema medioevale e circondato da un canale.
 
Passo attraverso la idilliaca foresta di Stokked Hovskov e poco dopo arrivo a Praesto che sorge su una insenatura. Le strade in porfido scorrono tra le case che purtroppo hanno poca manutenzione. La stanza per la notte è sopra un bar. Il proprietario ne è il gestore. C’è un ampio cortile dove lascio la bici e dopo la doccia vado a cena al porto. Torno presto, perché proprio nel cortile, questa sera, c’è un concerto di musica tradizionale. Una birra accompagna la serata.
 
   
 
Sabato 30/07/2016  Praesto - Copenaghen
 
Questo che inizia è l’ultimo giorno di viaggio. Farò oggi più di cento chilometri, ma quello che mi preoccupa è il meteo. Scorgo nuvole minacciose all’orizzonte. Alle 07e15 e dopo una buona colazione sono pronto a pedalare. Nella stanza il proprietario ha posto alla parete una cartina del mondo con alcuni pin da applicare per evidenziare la provenienza dell’ospite. Alcuni sono da molto lontano. Su Milano invece ce ne sono già tanti.
 
Sto costeggiando il Praesto Fiord ed è talmente bello che non mi accorgo di una indicazione e così ritorno sui miei passi per più di un paio di chilometri. La strada alterna boschi a estesi campi lavorati. Nei boschi la legna è già accatastata per il prossimo inverno. Il terreno qui è ondulato ma senza mai superare pendenze o quote estreme. Il cielo è sempre più nero e crea un fantastico contrasto con il giallo del grano.
 
Arrivo a Køge, ultima grande città prima di Copenaghen. L’accesso alla città, da sud, è attraverso il ponte Køge Bro. Køge è una città medievale. Nella grande piazza principale ci sono molti negozi e in questo momento c’è il mercato. Approfitto per acquistare qualcosa per pranzo. Si vendono oltre ai formaggi locali anche il Taleggio e il Gorgonzola. Per 13 corone prendo un dolce alla crema e sul cartellino c’è scritto “Garibaldi Bolle”.
 
    In piazza Torvet ci sono le case dei mercanti, le residenze ben conservate e, tra loro, la Distilleria, che era un'attività redditizia un tempo. Oggi le case sono attraenti negozi e caffetterie. In piazza poi c’è il più antico edificio municipale ancora funzionante in Danimarca. Nella parte superiore della sua facciata, un rilievo raffigura le due dee romane, Giunone e Minerva, e sopra di loro si trova il sole splendente come simbolo di felicità e prosperità.
 
Alcune di queste case in pietra hanno cornici in legno verniciati dello stesso colore. Questo ha dato origine a un detto danese "overstok og sten" (legno e pietra uguali) per indicare qualcosa di fatto in fretta.
 
La Chiesa di St. Nicolai è la bellissima chiesa cittadina dove il campanile, alto 43 metri, un tempo era il faro per le navi. Uscendo dalla città percorro la strada Vestergade che è la più antica strada di Køge. Adesso è lastricata da blocchi di porfido.
 
    Alcuni chilometri dopo, un edificio giallo ocra acceso è la chiesa di Højelse che si trova su una collina e la si vede già da molto lontano per il suo colore che contrasta adesso con il nero delle nuvole.
 
E adesso piove! Metto gli indumenti in “assetto da pioggia”, anche per giustificare il fatto di averli portati. Ho fatto tutto il viaggio senza pioggia ed è arrivata l’ultimo giorno, anzi, agli ultimi cinquanta chilometri.
 
Le pecore sotto la pioggia restano ferme e aspettano che smetta. Io invece no. Però aumenta e trovo riparo sotto la pensilina della fermata del bus. Quando smette un po’, riparto immediatamente.
 
Sono molto vicino a Copenaghen e attraverso il sobborgo di Greve. La strada è una favola. Doppia corsia per le auto con spartitraffico e sui lati, due piste ciclabili e pedoni. Nelle stazioni di servizio, oltre che lavaggio auto, c’è un’area attrezzata per il lavaggio delle bici. Agli incroci grandi aree blu sull’asfalto indicano il percorso ai ciclisti.
 
    Alle porte di Copenaghen la pioggia smette e velocemente fa comparsa il sole. Non c’è da stupirsi se i semafori delle principali arterie cittadine, garantiscono a chi pedala un’onda verde, purché si mantengano i 20 km/h.
 
    Passo davanti ai Giardini di Tivoli, che è un parco divertimenti per grandi e bambini. Poi a lato del palazzo di Christiansborg, il palazzo reale di Copenaghen sull'isoletta di Slotsholmen. Questa è la sede del parlamento danese e degli uffici del primo ministro. Una piccola deviazione, sempre sull’isola, mi porta al Børsen, (la Borsa) con la sua Guglia del Drago, dalla forma che ricorda quattro code di drago unite tra loro. Raggiunge i 56 metri di altezza ed è rappresentata in tutte le cartoline della città. Incrocio il Nyhavn, il cuore di Copenaghen con le sue casette colorate e i moltissimi ristoranti che si affacciano sul canale.
 
Sto pedalando sulla via Toldbodgate a sinistra la enorme piazza del Palazzo di Amalienborg in cui alloggiano i reali e pare che non sia difficile vedere uscire la Principessa Mary, che porta sulla bicicletta sua figlia, senza scorta e senza fronzoli. A destra, e dopo un giardino con fontana, c’è il lungo porto, che seguo in direzione della famosa Sirenetta, simbolo di Copenaghen, che assumo come punto finale del mio viaggio in bici.
 
La piccola statua, ispirata da una favola di Hans Christian Andersen, adagiata su uno scoglio dal 1913, è letteralmente presa d’assalto dai turisti. Le foto di rito e posso adesso andare in hotel. Ritorno attraversando il Kastellet. Un’antica fortezza militare, ma una cittadella tutt’ora attiva e con presenza continua di militari, in mezzo ad un parco circondato dal caratteristico fossato a forma di stella.
 
Alle 14e45 sono in hotel. Ho percorso in questo viaggio, da Parigi a Copenaghen, 1422 km in bicicletta. Dopo la doccia vado subito in stazione per programmare il ritorno a Milano.
 
Il percorso in treno avrebbe dovuto essere veloce fino Zurigo e poi Milano. Ma, a causa di una segnalazione di un possibile attentato, saltano tutte le programmazioni. Decine di viaggiatori e di ciclisti affollano già la sala informazioni della stazione. Per i “normali” viaggiatori l’addetto in qualche modo trova una soluzione, ma per noi ciclisti inizia l’avventura. Ho vicino, tra gli altri, una coppia di ragazzi di una città vicino Parigi alla loro prima esperienza in un viaggio lungo in bici. Ci diamo appuntamento per il giorno dopo, in stazione.
 
 
Domenica 31/07/2016  Treno Copenaghen - Amburgo - Milano, l’Odissea.
 
    Durante la notte penso alle varie possibili soluzioni per il ritorno a casa. Potrei andare da un ciclista e provare a vendere la bici. Ma no, la mia amata Olympia, la Mercedes, come la chiamo, con la quale ho viaggiato in tutta Europa? No, non posso. Potrei smontarla tutta, impacchettarla e spedirla a casa. Ma è domenica ed è tutto chiuso. Niente, vado in stazione ed incontro la coppia di Parigi.
 
    Iniziamo il viaggio da Copenaghen facendo tappa a Kolding, Padborg, Flensburg in Germania e a sera, dopo sette ore, siamo ad Amburgo. La biglietteria è già chiusa. Dobbiamo aspettare le 6 di domani mattina. Con Alice e Pierre andiamo da McDonald ceniamo e, visto che il locale resterà aperto tutta notte, ne approfittiamo anche per la Wi-Fi. Parliamo di viaggi fino alle 2 di notte poi devono pulire e usciamo. Siamo seduti per terra fuori, nell’atrio della stazione, spalle appoggiate alla vetrina di McDonald. Peter, da internet, scopre un bus che da qui va in Francia. Mi chiede di accompagnarlo alla fermata per verificare. Andiamo in gruppo nella nottata fredda di Amburgo. Sì, il pullman c’è. Domani mattina loro torneranno qui e sperano di prenderlo. Torniamo in stazione, anche per stare un po’ al caldo e le 6 del mattino arrivano presto. Ci salutiamo e io in biglietteria studio con l’addetto un nuovo percorso. Anche qui la notizia del possibile attentato ha sconvolto ogni programmazione. Studiamo un percorso che mi porterà a prendere ben otto diversi treni. Arrivo a Chiasso nella notte successiva. Ho dormito pochissimo sui treni per paura di perdere la fermata. Adesso devo aspettare domani mattina per il prossimo treno per Milano. Essere in ufficio lunedì ormai è impossibile. Ma è stato un viaggio fantastico!
 
 
Sandro Foti
 
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